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AIFAnewsletter n.182 anno VIII del 02/09/2010
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Notiziario
sul Deficit d'Attenzione con Iperattività, disturbi e
problematiche ad esso correlati, diffuso dall'Associazione Italiana
Famiglie ADHD Onlus.
In questo numero:
1.
EVENTI:
- 9° RADUNO AIFA A CAMPITELLO MATESE, 4-5 settembre
2010
- SETTIMANA EUROPEA DELLA CONSAPEVOLEZZA DELL'ADHD 18-26
settembre 2010: Comunicato stampa
- PARENT TRAINING, Milano
presso UONPIA Ospedale Maggiore Policlinico, a partire da settembre
2010
- PARENT TRAINING, Roma, Piazza San Giovanni Bosco 86, a
partire da ottobre 2010
2. IL TAR PROMUOVE UN RAGAZZO
DISLESSICO
3. STORIE VERIE: lettera di una mamma al Dirigente
Scolastica ed al Dirigente dell'Ufficio Scolastico Provinciale
4.
RASSEGNA STAMPA:
articoli
positivi:
-
Se la “sindrome dei distratti” manda in crisi il
matrimonio
- L'ospedale di Feltre è stato autorizzato alla
prescrizione del Ritalin
- Campus estivo in Sicilia con tutor
all'insegna dell'integrazione
articoli
SI-NO:
-
non iperattivi ma solo troppo piccoli per la scuola
articoli
di interesse vario:
-Le
vacanze? A tutta salute
1. EVENTI:
9° RADUNO
AIFA A CAMPITELLO MATESE (CB), 4-5 settembre 2010
come
ogni anno, i referenti regionali e provinciali ed i collaboratori
della nostra Associazione si incontrano per un weekend di full
immersion tra aggiornamenti, progetti futuri, condivisione e
approfondimenti su social skill, adulti adhd, mutuo aiuto e tanto
altro che ruota intorno al pianeta AIFA e all'ADHD.
Il aduno si
terrà presso l'hotel Kristal
E'
prevista animazione per i più piccoli, mentre i più
grandi esploreranno la splendida natura di questo altopiano del
Matese
Le famiglie o coloro che sono interessati ad entrare in
contatto con la nostra associazione possono farlo nella giornata di
sabato 4 settembre p.v.
Per informazioni chiamare il
335.599.1894, o scrivere a vicepresidenza[at]aifa.it.
COMUNICATO
STAMPA AIFA ONLUS:
SETTIMANA EUROPEA DELLA CONSAPEVOLEZZA
DELL'ADHD 18-26 settembre 2010:
Settembre 2010: appuntamento in
piazza per la Settimana Europea della Consapevolezza dell’ADHD
In
Italia il disturbo colpisce più di 250.000 bambini e circa 1
milione di adulti, ma se ne sa e se ne parla poco.
Il
18/19 e il 25/26 Settembre prossimi a Roma e Milano saranno allestiti
gazebo informativi con la presenza di volontari AIFA Onlus per
promuovere una maggiore conoscenza dell’ADHD.
Gli
esperti la denominano con un acrononimo coniato dall’inglese,
ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder ovvero Disturbo da
Deficit di Attenzione/Iperattività) ed è uno dei
disturbi psichiatrici più comuni nei bambini1,2.
Si stima che nel mondo l’incidenza sia pari al 5.3% della
popolazione (con grande variabilità), mentre In Italia la
prevalenza di ADHD infantile è stimata intorno al 3/4%, che
corrisponde a circa 270.000/360.000 bambini.
“L’ADHD”
-
dichiara Patrizia Stacconi, Presidente AIFA Onlus, l’Associazione
Italiana Famiglie ADHD - “è
un disturbo complesso e problematico, purtroppo ancora poco noto e
riconosciuto nel nostro Paese”.
Nasce
proprio con l’obiettivo di favorire una maggiore conoscenza del
disturbo, l’iniziativa della Settimana Europea della
Consapevolezza dell’ADHD, promossa in Italia da AIFA Onlus e
ideata a livello internazionale da ADHD Europe, organizzazione che
riunisce le principali associazioni no profit europee attive
nell’ambito dell’ADHD. L’iniziativa, che ricorre
annualmente la terza settimana di settembre, prevede l’organizzazione
di numerose attività di sensibilizzazione in tutti i 20 Paesi
UE che aderiscono.
In Italia, AIFA Onlus allestisce dei
gazebo informativi nelle piazze delle principali città. Gli
appuntamenti in programma sono:
-
Sabato
18 e Domenica 19 Settembre a Roma
-
Sabato
25 e Domenica 26 Settembre a Milano
Volontari dell’associazione
e neuropsichiatri infantili saranno a disposizione per dare
informazioni sul disturbo e sulle sue implicazioni per il bambino e
la famiglia. “Questa
iniziativa”
-
contintua Stacconi - “è
una grande opportunità non soltanto per favorire la conoscenza
del disturbo, ma anche dei suoi risvolti nell’ambito della vita
familiare, scolastica e sociale”.
Maggiori
informazioni sugli appuntamenti e le iniziative in calendario saranno
disponibili sul sito dell’associazione: www.aifa.it
L’ADHD:
un disturbo di origine neurobiologica
“L’ADHD
è un disturbo di origine neurobiologica”
-
sostiene il Prof. Paolo Curatolo, Primario dell’Università
degli Studi di Roma “Tor Vergata” - “E’
caratterizzato da un marcato livello di disattenzione e da una serie
di comportamenti che denotano iperattività e impulsività,
più
seri e frequenti di quanto tipicamente venga osservato in individui
ad un livello paragonabile di sviluppo”.
“Pertanto”
– continua
Curatolo – “i
bambini affetti da ADHD non riescono a controllare le loro risposte
all’ambiente, sono disattenti, iperattivi e impulsivi, fino a
compromettere la loro vita di relazione e scolastica”.
L’ADHD
non è un dusturbo solamente pediatrico, ma interessa anche gli
adulti. Molti bambini ed adolescenti con ADHD, crescendo, diventano
infatti adulti con ADHD. “Il
quadro clinico può modificarsi rispetto a quanto riscontrato
in età giovanile, ma l'iperattività, l'inattenzione e
l'impulsività spesso permangono, soprattutto se non
diagnosticati e trattati in età giovanile.”
– continua
Curatolo. Secondo l’Accademia Americana di Psichiatria
Infantile (American Academy of Child and Adolescent Psychiatry,
AACAP) fino al 65% di bambini con ADHD può ancora manifestarne
i sintomi nell’età adulta.3
In
Italia, la prevalenza dell’ADHD negli adulti è stimata
attorno al 2%, che corrisponde a poco più di 1 milione di
persone.
Un disturbo che si può curare
“Grazie
ai grandi progressi compiuti dalla ricerca scientifica nell’ambito
delle neuroscienze”
-
spiega la dott.ssa Vera Valenti, Neuropsichiatra Infantile presso il
reparto di Neuropsichiatria dell’Ospedale Fatebenefratelli di
Milano - “sappiamo
che l’ADHD è un disturbo neurobiologico dovuto ad
alterazioni e disfunzioni che colpiscono i circuiti di aree
specifiche del cervello dei bambini. La diagnosi, lenta e complessa,
deve rispondere a criteri condivisi dalla comunità scientifica
internazionale, quali l’ICD-104
e
il DSM IV5
e
si basa prevalentemente sull’osservazione clinica del bambino,
sull’integrazione di informazioni raccolte nei vari contesti di
vita e sull’esecuzione di esami, necessari per la diagnosi
differenziale”.
“Completata
la diagnosi”
-
continua Valenti - “il
primo intervento consiste nel comunicare e spiegare alla famiglia
cosa significa avere l’ADHD. E’ necessario comunicare
anche con gli insegnanti per aiutarli a comprendere le difficoltà
e i punti di forza, che spesso non sono pochi, del bambino ADHD”.
“L’intervento
terapeutico per un bambino ADHD”
-
conclude Valenti - “deve
essere accuratamente personalizzato. Prevede una terapia multimodale
e cioè una combinazione di interventi medici, educativi,
comportamentali e psicologici sul bambino e sui genitori (Parent
Training), a cui può essere associata, nelle forme più
importanti e se ritenuto necessario, una terapia farmacologica”.
“La
strada che dobbiamo percorrere noi genitori di bambini ADHD”
-
dichiara Patrizia Stacconi - “non
è di certo facile ed è piena di ostacoli perché
per noi la vita quotidiana, le cose più semplici, diventano
spesso una dura prova”.
“Dolore
e frustrazione”
-
continua Patrizia Stacconi - “sono
i sentimenti che proviamo ogni giorno. Ma per fortuna c’è
anche la speranza che nasce dopo un’accurata diagnosi. E, dopo
aver intrapreso una corretta terapia, la gioia di vedere che tuo
figlio sta meglio, che può studiare, giocare come gli altri e
costruirsi una vita normale”.
Il
Registro Nazionale ADHD e i Centri di riferimento
“Un
corretto approccio all’ADHD e un percorso
diagnostico/terapeutico protetto, viene garantito, nel nostro Paese,
dal Registro Nazionale ADHD”. - dichiara
Patrizia Stacconi.
“Il
Registro”
-
continua Stacconi - “è
stato istituito dalle Autorità Regolatorie quali Ministero
della Salute, Istituto Superiore di Sanità e Agenzia del
Farmaco ed è, per struttura e modalità operative, uno
strumento unico a livello internazionale. Il suo scopo è dare
corrette indicazioni per la gestione, la diagnosi e la terapia
dell’ADHD, tramite la rete dei neuropsichiatri e dei centri di
riferimento regionali coordinati dall’ISS”.
“In
Italia” -
conclude Stacconi - “sono
accreditati circa 110 Centri di Riferimento regionali dove è
possibile ricevere la diagnosi, che viene eseguita da uno staff di
medici esperti, composto da neuropsichiatra infantile, pediatra,
psicologo, pedagogista/assistente sociale”.
Bibliografia
1.
Diagnostic
and Statistical Manual of Mental Disorders. 4th
ed.,
Text Revision (DSM-IV-TR®).
Arlington, VA: American Psychiatric Publishing; 2000:85-93.
2.
International
Classification of Diseases, 10th
ed.,
(ICD-10). World Health Organization; 2007:Chapter 5,F90. Available
from:
http://www.who.int/classifications/apps/icd/icd10online/.
3.
American
Academy of Child and Adolescent Psychiatry. Practice parameters for
the assessment and treatment of children, adolescents, and adults
with attention-deficit/hyperactivity disorder. J
Am Acad Child Adolesc Psychiatry.
1997;36(10
Suppl):85S-121S.
4.
International
Classification of Diseases 10, ICD-10 (Classificazione Internazionale
delle Malattie)
5.
Diagnostic
and Statistical Manual of Mental Disorders-IV, DSM-IV-TR (Manuale
diagnostico e statistico delle Malattie Mentali)
Per
maggiori informazioni:
AIFA Onlus segreteria – tel. 0761
508126 – e.mail: segreteria@aifa.it
Ketchum
PR Sara Bernabovi - tel.02 624119.63 - cell. 346 8442041 - e-mail:
sara.bernabovi@ketchum.it
,
Marilia Scavone - tel 02 624119.71 - e-mail:
marilia.scavone@ketchum.it
PARENT
TRAINING, Milano presso UONPIA Ospedale Maggiore Policlinico, a
partire da settembre 2010:
ricordiamo
che da settembre a dicembre 2010 si terrà il secondo ciclo di
PARENT TRAINING, rivolto ai genitori di bambini/ragazzi con
ADHD.
Questo percorso di supporto è organizzato dal
personale della UONPIA Unità Operativa di NeuroPsichiatria
dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell'Ospedale Maggiore
Policlinico in Via Francesco Sforza, 32 a Milano.
Si terranno 8
incontri della durata di 1 ora e mezza ogni 15 giorni, il giovedì
dalle 13.00 alle 14.30
Il numero massimo di partecipanti è
di 6 coppie di genitori ( è preferibile la presenza di
entrambi i genitori. Ma è possibile anche la presenza del
singolo genitore).
Gli incontri avranno inizio a settembre 2010
(al raggiungimento del numero minimo di 3 coppie partecipanti).
Prima
dell’avvio degli incontri, i conduttori incontreranno
personalmente i genitori interessati. Per poter partecipare agli
incontri, è necessario che la diagnosi di ADHD sia stata
effettuata o confermata da un Centro di Riferimento per l’ADHD.
Per
informazioni e iscrizioni contattare:
328-9894884 (Dr. Claudio
Bissoli) *
02-55038501
(lasciare un messaggio in segreteria ) *
E-mail:
claudio.bissoli@policlinico.mi.it
PARENT
TRAINING, Roma, Piazza San Giovanni Bosco 86, a partire da ottobre
2010
Il
5 Ottobre parte un corso di Parent Training per i genitori di bambini
e ragazzi con diagnosi ADHD organizzato dall'Associazione
“La
famiglia da zero a cento - centro di psicologia, psicoterapia e
mediazione interculturale” e patrocinato dalla FEDERPSI, in
collaborazione con il Prof. Tonino Cantelmi e la D.ssa Maria Beatrice
Toro
Il corso e i gruppi saranno condotti da psicologi
professionisti esperti nell’ambito dell’ADHD e facenti
parte dell’Associazione a promozione sociale “La famiglia
da zero a cento- centro di psicologia, psicoterapia e mediazione
interculturale” che vanta esperienza professionale nel campo
della prevenzione, diagnosi e cura dei disturbi psicologici oltre che
della formazione. L’associazione collaborando con scuole di
Roma e provincia ha istituito un servizio agevolato alle famiglie dei
bambini con ADHD afferenti a tali plessi, organizzando incontri di
parent training e teacher training.
Programma:
Primo
incontro: "comprendere
il problema"
•
dare informazioni corrette sul Disturbo da Deficit di
Attenzione/Iperattività,
• produrre delle aspettative
realistiche riguardo all'intervento,
• raccogliere
informazioni dai genitori in merito alla conoscenza dell’ADHD
Secondo
incontro: "Preparare
il genitore ad aiutare il bambino"
•
discussione su atteggiamenti, credenze e comportamenti genitoriali,
tali da rendere espliciti i pensieri e i comportamenti dei genitori
rispetto al figlio.
Terzo
incontro: "Analisi
dei comportamenti problematici"
•
acquisire un metodo per analizzare le situazioni, utile ad
identificare i fattori che favoriscono l'instabilità del
bambino (antecedenti, comportamenti-problema, conseguenze);
•
esaminare lo stretto rapporto tra caratteristiche del bambino, dei
genitori e delle situazioni contingenti.
Quarto
incontro: "favorire
l’autoregolazione e fornire modelli di comportamento positivo"
•
insegnamento di strategie per favorire l’autoregolazione;
•
individuare i comportamenti negativi del bambino e imparare ad
affrontarli fornendo al bambino modelli di comportamento positivo;
Quinto
incontro: "Ampliare
il proprio bagaglio di strategie"
•
apprendere l'uso del time-out, il costo della risposta, l'uso del
rinforzo;
• verificare l'importanza di poter prevedere da
parte del genitore il manifestarsi comportamenti problematici in base
alla conoscenza degli eventi antecedenti;
Sesto
incontro: "E
i miei fratelli cosa ne pensano?"
•
riflettere sull'impatto emotivo e psicologico che un bambino con ADHD
crea nella vita di una fratello più grande o più
piccolo di età;
• identificare modalità
adeguate per far esprimere rabbia e sentimenti negativi nei confronti
dei fratelli ADHD;
• far vivere tutti i figli come fratelli
senza "cambio" di ruolo;
Settimo
incontro: "Che
reazione suscita mio figlio negli altri?"
•
riflettere su come gli altri (famiglia allargata, amici, scuola,
altri contesti) vivono i bambini iperattivi e disattenti
•
affrontare l'isolamento "familiare" utilizzando i punti
forza di tutti i componenti
• riflettere su come il bambino
ADHD si vive il suo "essere incapace di stare fermo e stare
attento"
Ottavo
incontro: "il
genitore come modello di abile solutore di problemi"
•
sperimentarsi su come fornire un esempio di comportamento corretto e
adeguato al livello di sviluppo del bambino;
Nono
incontro: "facciamo
il punto della situazione"
•
revisione delle tecniche utilizzate e risultate maggiormente
efficaci;
• stabilire in quali ambiti il cambiamento del
comportamento del bambino si è stabilizzato e in quali si è
ancora nella fase di modificazione;
• individuare i
comportamenti negativi maggiormente resistenti al cambiamento
DATE
PREVISTE: Ogni martedì a partire dal 5 ottobre 2010 dalle ore
18 alle ore 20 in Piazza San Giovanni Bosco 86 scala D int.2.
Costi
e informazioni: Per ogni singolo modulo si richiede un contributo di
30 euro. Il costo complessivo del corso è 270 euro. Per
informazioni e iscrizioni Dott.ssa C.De Angelis , num.347 /3692379 e
e Dott.ssa L.Puglisi num.333 /9971364.I genitori interessati possono
lasciare il proprio nominativo via mail a
deangelisclaudia[at]tiscali.it e saranno contattati quanto
prima.
2.
IL TAR PROMUOVE UN RAGAZZO DISLESSICO
"Bocciato perché
dislessico”
La
sentenza del Tribunale amministrativo del Lazio critica il collegio
dei docenti di una scuola romana e accetta la tesi dei genitori: non
considerata la patologia, gli insegnanti si sono limitati a tener
conto delle insufficienze.
La bocciatura di un alunno con disturbi
dell'apprendimento che abbia gravi insufficienze in alcune materie è
illegittima quando non tiene conto della situazione complessiva
dell'alunno e delle sue difficoltà oggettive a conseguire
risultati nelle materie in cui trova maggiori difficoltà. Ad
affermarlo è il tar del lazio che ha accolto (sentenza 31203
del 23 agosto 2010) il ricorso dei genitori di uno studente romano
affetto da dislessia, contro il provvedimento con cui il consiglio
dei docenti del suo istituto aveva deciso la sua non ammissione alla
classe successiva.
I professori e il dirigente scolastico
avevano motivato la bocciatura con la volontà di "permettergli
di consolidare le conoscenze e le competenze di base nelle discipline
nelle quali ha manifestato maggiori difficoltà", ma i
genitori del ragazzo sottolineavano che non era stata considerata la
patologia del figlio, limitandosi a tener conto dei risultati
insufficienti in molte materie. Il Tar ha di fatto dato ragione alla
coppia, richiamandosi ad alcune indicazioni emanate proprio dal
ministero dell'Istruzione per valutare i casi di disturbo
nell'apprendimento: "Il consiglio dei docenti nella formulazione
del giudizio di non promozione - si legge nella sentenza - ha
chiaramente omesso di far menzione e di valutare nella sua globalità
la particolare situazione dell'alunno".
In particolare,
secondo il Tar, non è stato valutato che l'alunno aveva
riportato gravi insufficienze proprio in quelle materie che gli sono
più ostiche in ragione della patologia (in particolare gli
scritti delle lingue straniere) e che invece, oltre ad un netto
miglioramento fra primo e secondo quadrimestre in quasi tutte le
discipline (segno dell'impegno esercitato dal ragazzo), era stata
trascurata una giusta valutazione della piena sufficienza riportata
in quelle materie il cui studio comporta un minore impegno nella
lettura (dalla matematica alla musica fino all'educazione
artistica).
D'altronde, ricorda la sentenza, lo stesso
ministero nei suoi indirizzi ricorda che le difficoltà
derivanti ad esempio da una dislessia "si manifestano in persone
dotate di quoziente intellettivo nella norma e spesso vengono
attribuite a negligenza, scarso impegno e interesse": una
bocciatura, in questi casi, può avere come conseguenza un
abbassamento dell'autostima o comunque un rischio di abbandono
scolastico o di scelte di basso profilo rispetto alle potenzialità".
Tanto più che, nel caso concreto, la scuola non aveva messo in
atto alcun aiuto specifico per l'alunno, nonostante il padre lo
avesse esplicitamente richiesto già due anni prima della
bocciatura.
Il Tar del Lazio ha dato dunque torto alla scuola
e al ministero dell'Istruzione (rappresentati in giudizio
dall'Avvocatura generale dello Stato) e ha annullato il provvedimento
di bocciatura, ricordando che il collegio dei docenti, in sede di
formulazione del giudizio finale sull'alunno affetto da disturbi di
apprendimento certificati, deve tener conto di tutti gli elementi di
valutazione imposti dalla legge e non solo di quello prettamente
tecnico dei risultati conseguiti.
(27 agosto 2010)
3.
STORIE VERIE: lettera di genitori al Dirigente Scolastica ed al
Dirigente dell'Ufficio Scolastico Provinciale
…....,23
Giugno 2010 Raccomandata A.R
Alla cortese attenzione del Dirigente
Scolastico dell'Istituto Comprensivo “.........” di
….......
p.c. alla cortese attenzione del Dirigente
dell'Ufficio Scolastico Provinciale di …......
I
sottoscritti …......,genitori dell'alunno A;B; ,che ha
frequentato la classe prima A della Scuola Elementare di.......
nell'anno scolastico 2009/2010, dopo aver preso visione del
PEI,consegnato dopo ripetute richieste in data 29 Maggio
2010(nonostante dalle firme in calce risulti redatto il 31
Ottobre),unitamente alle relazioni di 1° e 2°
quadrimestre,chiedono alcuni chiarimenti in merito.
Dalle
intenzioni dichiarate nel PEI risulta evidente la volontà di
stimolare Edoardo attraverso l'accompagnamento e il rinforzo positivo
per migliorarne l'autonomia e il suo star bene a scuola,ci chiediamo
quindi
1.
le
svariate note sul quaderno degli avvisi ,relative anche al fatto di
non aver svolto compiti assegnati “a livello orale” (a un
bambino con deficit dell'attenzione...) o al fatto di non riuscire a
stare fermo e in silenzio e a non disturbare,le valutazioni negative
sui quaderni del tipo “anche oggi hai lavorato poco”,la
ripetuta soppressione del momento della merenda,il sequestro del
temperino che “doveva durare un anno”(e che poi non è
stato riconsegnato alla fine dell'anno scolastico...?...)per tutta la
durata del 2° quadrimestre,la pagella del 1° quadrimestre al
limite dell'accettabile che valuta con quasi tutti 6 un bambino che
le stesse insegnanti ad Ottobre sul PEI definiscono in grado di
“leggere ad alta voce in maniera scorrevole e precisa,che ha
già ben acquisito il concetto della permanenza della quantità
numerica,riordina i numeri fino a 10 in maniera crescente e
decrescente e riconosce semplici figure geometriche”,un voto in
condotta che punisce con una sufficienza dichiarata non meritata a
voce dalle insegnanti un bambino iperattivo proprio sul
comportamento,sono intese dalle insegnanti come rinforzi
positivi?
2.
il
fatto che nostro figlio fosse SEMPRE tenuto per mano all'uscita di
scuola invece di essere incoraggiato a stare in fila con i compagni
(come richiesto più volte),il fatto di essere stato messo IN
BANCO DA SOLO,come possono coincidere con le intenzioni dichiarate di
“farlo star bene all'interno del gruppo e renderlo consapevole
del proprio essere un individuo unico e importante”?
3.
come
sia stato possibile organizzare “momenti ludici di tipo
strutturato e giochi a squadre”se al bambino da un certo punto
dell'anno in poi è stata negata l'ora di educazione fisica
spostandola in un orario dove lui non frequentava?Se era un obiettivo
dichiarato che le insegnanti si erano preposte di far raggiungere al
bambino,come mai non ci si è organizzati per mantenere fede
all'impegno preso?
4.
Come
mai è stato dichiarato nella relazione del 1° quadrimestre
che “è stato creato un raccoglitore con diverse attività
distensive e didattiche che l'alunno ha potuto utilizzare a suo
piacimento durante le ore in cui l'insegnante di sostegno non era
presente “se tale strumento è stato predisposto il
giorno 22 Febbraio e quindi utilizzato nel 2°
quadrimestre?
5.
Come
mai se ad Ottobre era già stato dichiarato nel PEI “ha
bisogno di figure di riferimento stabili...solo sotto la
supervisione-stimolazione dell'adulto riesce a portare a termine le
attività...va stimolato e gratificato costantemente...presenta
difficoltà a gestire il materiale...non è autonomo
nell'esecuzione del lavoro....necessita della guida dell'insegnante
per organizzare e portare a termine il proprio lavoro...ecc...”,la
necessità di incrementare le ore di supporto è stata
richiesta solo nel 2° quadrimestre?
6.
Come
mai dal PEI non risulta che la riduzione dell'orario scolastico si è
resa necessaria dopo l'evidente peggioramento di A.B. riscontrato
anche dalla specialista che l'ha in cura?
7.
Come
mai dal PEI non risulta che la riduzione dell'orario scolastico si è
resa necessaria dopo l'evidente peggioramento di nostro figlio
riscontrato anche dalla specialista che l'ha in cura?
8.
Perché
per l'accoglienza,la predisposizione di un inserimento di un bambino
così particolare non è stata contattata la scuola che
nei 4 anni precedenti ha accolto ed educato Edoardo per 8,5 ore al
giorno?Perché non compare il vissuto della famiglia,l'enuresi
notturna comparsa con l'inserimento a scuola e scomparsa dopo la
riduzione dell'orario?
9.
E
poi:come mai è stato scritto “l'esecuzione dei lavori a
casa è risultata saltuaria”quando il bambino ha
regolarmente eseguito i compiti a casa?! Com'è possibile
affermare “dev'essere guidato ad allacciare le stringhe delle
scarpe”quando il bambino ha sempre e solo avuto scarpe con
allacciatura a strappo!!!E come si può affermare che le regole
erano “assolutamente inesistenti prima” quando è
(dovrebbe essere!) risaputo che il bambino iperattivo e con deficit
di attenzione fa un'enorme fatica a seguire le regole che gli si
danno, non che queste non gli vengano date!!!!
Vorremmo
proprio che qualcuno ci desse risposte,perché a nostro avviso
questo è un documento pro-forma,compilato a posteriori con
troppe inesattezze e falsità,con (scarsa) competenza e
conoscenza di come si osserva,si stimola e si valuta un bambino con
difficoltà; compilato senza un minimo coinvolgimento della
famiglia(che invece è previsto per legge) e che contraddice sé
stesso nei fatti sopra esposti.
Vorremmo che nostro figlio fosse
qualcosa di diverso di un problema da isolare,e così com'è
stato alla scuola dell'infanzia avremmo voluto poterci fidare delle
persone che accolgono un bambino con difficoltà guardandolo
nell'interezza di ciò che è ,senza fissarsi solo su ciò
che manca...
Per questo motivo abbiamo scelto di chiedere a nostro
figlio il sacrificio di cambiare scuola e dover ricominciare, nella
speranza di ritrovare la serenità per noi e per nostro figlio
e di trovare un luogo che lo accolga e lo ami per quello che è,nella
certezza che solo all'interno di un rapporto significativo un bambino
come lui possa crescere e migliorare,l o sappiamo per certo perché
è già successo nella vita di nostro figlio,ma non
qui,non nella vostra scuola...
Restiamo in attesa delle risposte
che riteniamo dovute...
Cordiali saluti
lettera firmata
Ndr:
A tutt'oggi ci risulta che non sono state date risposte alla
famiglia, ne da parte della Scuola ne da parte del Dirigente
Scolastico....... !!!!!
4.
RASSEGNA STAMPA:
articoli
positivi:
Se
la "sindrome dei distratti" manda in crisi il
matrimonio
CRONACA
LA SCIENZA Negli Usa esce un libro-denuncia: chi soffre di Adhd ,
cioè deficit di attenzione , rischia il doppio di divorziare.
Un blog di consigli per correre ai ripari sta avendo grande successo,
ma non tutti gli psicologi sono d'accordo
Una malattia che
colpisce quattro bambini su cento ma spesso non è
diagnosticata
VALERIA FRASCHETTI
All'inizio sbuffiamo
amorevolmente perché nostro marito dimentica ogni mese di
pagare le bollette, o perché in casa non muove mai un dito, se
non quello sul telecomando della tv. E, dopo qualche tempo, ogni
volta che s'avvicina il nostro anniversario di matrimonio ci viene un
inconsolabile magone: sappiamo già che non se ne ricorderà
come l'anno prima. Ebbene, invece di iniziare a pensare che non ci
ami più, e che sposarlo sia stata la scelta peggiore della
nostra vita, esiste un'altra possibilità: che il nostro
partner soffra di Adhd, o Add, meglio nota come sindrome da deficit
di attenzione e iperattività.
Nel mondo è presente
in 4 bambini su 100, ma alcuni studi dicono che la metà di
essi non ne guarisce completamente. Inoltre, molti adulti che
presentano questo disturbo del comportamento non sanno di averlo,
perché non era stato loro diagnosticato quando erano piccoli.
Ecco quindi che i sintomi - distrazione, disorganizzazione e
dimenticanza - di chi, inconsapevolmente, ne soffre rischiano di
essere fraintesi da mogli o mariti come mancanza di amore e di
dedizione alla vita coniugale. E addio matrimonio. L'idea chei
problemi di attenzione possano incrinare la felicità di una
coppia sta trovando interesse soprattutto tra gli esperti di salute
mentale americani. E forse non a caso. In America medici e genitori
hanno sempre dato all'Adhd nei bambini più rilevanza che in
Europa, scatenando tra l'altro feroci polemiche sull'eccessivo
ricorso a farmaci come il Ritalin per curarlo. Tra gli studiosi del
tema che arrivano a sostenere che gli adulti con Adhd hanno il doppio
delle possibilità di divorziare c'è l'americana Melissa
Orlov, che all'argomento ha dedicato il libro «A.D.H.D. Effect
on Marriage», in uscita a settembre. Prima di scoprire, cinque
anni fa, che anche suo marito soffriva del disturbo, Orlov era
sull'orlo della separazione. «Non potevo mai fare affidamento
su di lui - ha raccontato al New York Times - . Passavo dal sentire
una responsabilità completa verso tutto alla rabbia cronica».
Dopo aver scoperto che dietro la natura svampita del coniuge si
nascondeva l'Adhd, ha iniziato a studiarla assieme al dottore Ned
Hallowell. E, oggi che il suo matrimonio va di nuovo a gonfie vele,
tiene anche un blog (www.adhdmarriage.com
)
dove dispensa consigli a chi sta attraversando quel che lei ha
vissuto.
Secondo Orlov, le persone non realizzano che l'Adhd sta
avendo un impatto sul loro matrimonio perché si tratta di un
tema di cui finora si è discusso poco. Ma la distrazione, si
sa, è difetto assai diffuso e la frenesia delle vite
contemporanee non fa che peggiorare le cose. Anche per questo il
professore Alberto Oliverio, psicobiologo esperto di memoria, non se
la sente di attribuire alla Adhd il fallimento di molti matrimoni.
«Più spesso l'incostanza dell'attenzione negli adulti è
riconducibile ad un'eccessiva esposizione a stimoli e messaggi, come
quelli della televisione o dei videogame». Quindi quale può
essere il discrimine tra una disattenzione più fisiologica e
la sindrome verae propria? «Ad esempioi casi estremi, come
dimenticarsi i figli all'autogrill sull'autostrada». Tuttavia,
anche in mancanza di una vera sindrome da deficit d'attenzione, una
propensione a dimenticarsi faccende, oneri e appuntamenti non è
certo un balsamo per la felicità coniugale. Quindi, per
evitare di ritrovarsi di fronte a un avvocato matrimonialista,
adottare dei facili accorgimenti può aiutare a diventare dei
partner più partecipativi e solerti. Esempi? «Stilare
liste, appendere post-it e creare mappe che indichino le tappe in cui
fermarsi» per gli impegni domestici di giornata.
I punti
IGNORANZA Secondo lo studio americano molti adulti distratti non
sanno di soffrire della sindrome Adhd
RABBIA Di fronte ai sintomi
dell'Adhd il partner prova rabbia e risentimento
RIMEDI Se la
sindrome da disattenzione non è grave il ricorso ad appunti,
liste e post-it aiuta
PER SAPERNE DI PIÙ
www.adhdmarriage.com
www.nytimes.com
23/07/2010
La Repubblica - Ed. nazionale Pag. 41
-
L'ospedale di Feltre è stato autorizzato alla prescrizione del
Ritalin
IL FARMACO ASSOLTO
L'ospedale
è stato autorizzato alla prescrizione del Ritalin
FELTRE.
Il servizio per l'età evolutiva di Feltre che si avvale della
consulenza del neuropsichiatra infantile Viaro, presente in sede per
otto ore alla settimana, dal 2007 è stato autorizzato dalla
Regione alla somministrazione di Ritalin, lo psicostimolante che si
usa per i deficit dell'attenzione e per l'iperattività,
tuttora al centro di una polemica che ha preso piede dall'uso
indiscriminato che se ne è fatto in America. In realtà
lo psicologo responsabile del servizio, Ettore Morbin che lavora in
sintonia con il neuropsichiatra per i risultati più
efficienti, ne ammette l'uso «solo nei casi di disturbo da
deficit attentivo e solo se il trattamento farmacologico è
integrato da interventi di carattere psicologico, educativo e sociale
con l'obiettivo di stabilizzare il disturbo comportamentale».
Lo psicostimolante Ritalin, dal 2007, è stato prescritto a
pochissimi studenti. «La somministrazione avviene in scienza e
coscienza, solo dopo un'attenta valutazione della gravità del
disturbo», ribadisce Morbin. «Il farmaco è
testato, non crea dipendenza né assuefazione e può
essere sospeso improvvisamente, senza la necessità di
intraprendere la dose a scalare. Nei casi che abbiamo osservato si
sono prodotti risultati efficaci proprio perché al farmaco è
stato associato un intervento psicoterapeutico». Ma non per
tutti il servizio autorizzato alla somministrazione, è profeta
in patria. Più di una famiglia, magari per pudore e per
passaparola, porta il figlio affetto da Adhd in centri specialistici
a cento chilometri da qui e a cento euro a visita. (l.m.)
01/08/2010
Corriere delle Alpi - Ed. nazionale Pag. 19
ASSOCIAZIONE
«PROGETTO AITA» E CUS
Campus estivo con tutor
all'insegna dell'integrazione
Un'estate
all'insegna dell'integrazione. Una frase che può sembrare uno
slogan contro l'emarginazione rispecchia fedelmente l'attività
dell'associazione onlus "Progetto Aita" e del Cus Catania
impegnati anche quest'anno a organizzare un campus estivo con
importanti risvolti sociali. È infatti ormai l'ottavo anno che
Progetto Aita e il Cus Catania collaborano per organizzare il campus
per bambini e adolescenti diversamente abili. Il campus "Aita-Cus"
che si svolge da metà giugno e fine luglio, sta diventando
ormai un fiore all'occhiello per efficienza e professionalità.
Quest'anno i bambini inseriti erano ben 54, seguiti da 25 tutor
dell'associazione. I bambini inseriti erano affetti da patologie
neurocomportamentali ed erano inseriti nei gruppi di soggetti
normodotati. Il progetto di collaborazione è stato suddiviso
in due fasi e ha previsto all'inizio, durante il mese di maggio, un
corso teorico che ha visto la partecipazione di 80 iscritti e ha
riguardato la gestione di importanti patologie neuropsichiatriche
come il disturbo autistico, le paralisi cerebrali infantili, le
sindromi genetiche e la sindrome da deficit di attenzione con
iperattività. Il corso è stato finalizzato alla
formazione e alla selezione dei 25 tutor. La seconda fase è
stata quella operativa in cui è stato effettuato il tutoraggio
dei 54 bambini in modo da mediare e facilitarne l'inserimento
all'interno dei gruppi ludico-sportivi.
Il campus ha ricevuto
anche apprezzamento da parte del prof. Benedetto Vitiello, psichiatra
infantile che coordina progetti di ricerca presso il "National
Institute of Mental Health" di Washigton, in visita a luglio
nella nostra Università che ha rilevato come il campus
"Aita-Cus" sia un modello integrativo di standard
internazionale. Soddisfatto il presidente di progetto Aita, il
neuropsichiatra infantile dott. Luigi Mazzone, che ha dichiarato di
voler estendere tale modello integrativo anche al periodo invernale.
A inizio settembre, infatti, ci sarà un nuovo incontro con le
famiglie al fine di avviare il campus invernale "AitaCus".
08/08/2010
La Sicilia - Ed. nazionale Pag. 38
articoli
SI-NO:
STUDIO
USA
NON IPERATTIVI MA SOLO TROPPO PICCOLI PER LA SCUOLA
I
bambini
che vengono mandati a scuola un anno prima, da genitori ansiosi di
non far perdere loro nemmeno un mese utile, hanno un rischio anche
doppio di essere "bollati" come piccole pesti e iperattivi
- che soffrono della sindrome da deficit dell'attenzione e
iperattività (Adhd) - rispetto ai compagni che iniziano la
carriera di studenti in regola con il calendario. È quel che
emerge dallo studio condotto dal professor Todd Elder, economista
della Michigan State University, e pubblicato sul "Journal of
Health Economics": gli autori calcolano che, soltanto negli Usa,
quasi un milione di bambini ritenuti che soffrono di Adhd sono
vittime di un errore diagnostico. Almeno 900 mila, pari a un quinto
dei 4,5 milioni di under 18 statunitensi con diagnosi di
iperattività, vengono trattati da malati e spesso curati come
tali soltanto perché, avendo iniziato la scuola con mesi
d'anticipo, sono i più piccoli della classe, ancora troppo
immaturi per poter stare seduti composti tra sedia e banco. Gli
autori della ricerca sono arrivati alla loro conclusione considerando
un campione di quasi 12mila alunni, e analizzando le differenze in
termini di diagnosi di Adhd e prescrizione di cure fra i bimbi più
giovani e quelli più grandi che frequentavano classi dello
stesso grado. Gli studiosi hanno quindi osservato che i bambini più
piccoli avevano una probabilità del 60% maggiore di essere
"etichettati" come malati di Adhd rispetto ai compagni più
grandi dello stesso grado. Un rischio che diventava addirittura
doppio salendo di grado.
18/08/2010 Avvenire - Ed. nazionale Pag.
14
Ndr:
Non vogliamo entrare nel merito del rischio di essere “etichettati”
come malati di ADHD e degli errori diagnostici che purtroppo le
famiglie possono subire. L'osservazione di comportamenti iperattivi
in ragazzi non scolarizzati non necessariamente deve portare a
diagnosticare il disturbo. Comunque ai soggetti che hanno ricevuto
diagnosi di ADHD ed ai loro genitori, per le problematicità
riscontrate spesso può anche essere consigliato di posticipare
l'accesso al mondo della scuola figuriamoci di anticiparlo, per cui
pensiamoci quando vogliamo iscrivere i nostri piccolissimi alla
scuola primaria!!!
articoli
di interesse vario:
-Le
vacanze? A tutta salute
Maria
Gabriella Anania Psicoterapeuta
e giornalista
Scegliere dove e come trascorrere le proprie vacanze
ha a che fare con motivazioni ed esigenze del tutto personali, non
ultime di tipo economico. Tali scelte sono difatti precedute da tutta
una serie di valutazioni, considerazioni e giudizi che rimandano ad
interessi ed abitudini soggettive, che inducono a recarci in una data
località piuttosto che in un'altra. Sempre più persone
ad esempio, strette nella morsa dello stress urbano tutto l'anno,
optano per vacanze a misura d'uomo, in campagna o in montagna, alla
riscoperta di ritmi lenti e a contatto con la natura.
E' indubbio
che una semplice passeggiata tra i campi o nei boschi porti grandi
benefici oltre che al corpo, alla mente, stemperando così lo
stress, riducendo l'aggressività, allentando la tensione
nervosa, apportando sollievo persino negli stati depressivi. L'aria
tersa, il profumo dei fiori, il verde distensivo delle piante e dei
prati, la contemplazione passiva dei colori infuocati di un tramonto,
apportano piacevoli sensazioni di distensione mentale e rilassamento
fisico, migliorando nel contempo il nostro umore ed il conseguente
approccio con la realtà circostante, rapporti interpersonali
inclusi. Esistono numerose prove scientifiche sugli effetti
terapeutici della natura ed anche i bambini affetti da Adhd (Sindrome
da deficit di attenzione e iperattività), pare ne traggano
vantaggio. Dei benefici di tali scenari naturali, in particolare di
boschi e foreste, si parlerà ad agosto al Congresso mondiale
di Seoul, Corea.
30/07/2010 La Provincia di Como Pag. 7
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