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Come comportarsi con un bambino ADHD: il "parent training"

Parlate con vostro figlio delle cure farmacologiche

Mio figlio non vuole andare dal neuropsichiatra: come posso fare per convincerlo?

Strategie scolastiche (vai nella sezione riservata agli insegnanti)


COME COMPORTARSI CON UN BAMBINO ADHD: IL "PARENT TRAINING"

di Giulia Riccio e Raffaele D’Errico 

La vita familiare con un bambino affetto da  Deficit di Attenzione e iperattività non è delle più semplici e talvolta si creano vere e proprie disfunzioni sia personali, di coppia che familiari.

Compreso che il proprio bambino è affetto da una turba organica, bisognerà rendersi conto che la cosa più importante sarà quella di creare un ambiente che favorisca l’autoregolazione e la riflessività del bambino, dal momento che le sue difficoltà comportamentali consistono soprattutto nell’ impulsività, iperattività e deficit attentivo, con conseguente scarso autocontrollo.

Riteniamo, a tal proposito, che sia fondamentale rivolgersi al bambino non accavallando più pensieri ma esprimendo, con poche parole, un pensiero alla volta. Spesso è capitato che la nostra bambina, con fare disperato, dicesse: «Mamma, ma quante cose devo fare insieme?»

Ciò ci ha fatto riflettere sull’importanza, data la difficoltà intrinseca e peculiare nell’organizzazione del bambino, di dare un comando alla volta.

E’ inoltre importante che i genitori siano di supporto e di sostegno l’uno all’altro, anche nel confermare le richieste dell’altro genitore e nell’assicurarsi che esse vengano eseguite. Un ambiente severo e organizzato, con ritmi ordinari cadenzati, certamente aiuterà molto il bambino ad affrontare meglio le sue difficoltà.

C’è da dire che, almeno nel nostro caso, il supporto farmacologico è stato fondamentale per risolvere il problema della concentrazione, portando la nostra bambina da risultati insufficienti in seconda elementare, a risultati buoni nel primo quadrimestre della terza classe e distinti alla fine dell’anno scolastico. Questo ha accresciuto molto la sua autostima e l’ha resa più serena.

Naturalmente, non è un percorso semplice e per questo riteniamo fondamentale, pur comprendendo le difficoltà della bambina: 

Essere fermi nei comandi ed assicurarsi che vengano eseguiti

Ignorare gli atteggiamenti lievemente negativi 

Punire severamente gli atteggiamenti molto negativi 

Essere di esempio positivo 

Evitare di essere noi stessi aggressivi nei comandi

Evitare le punizioni corporali utilizzando, invece, tecniche del tipo: “Privare il bambino di qualcosa a lui particolarmente gradito” o “Obbligarlo a rimanere fermo per alcuni minuti” per riflettere sul suo atteggiamento

Premiare e gratificare i comportamenti positivi anche se siamo arrabbiati con lui per altri motivi.

La strada certamente non è facile ed è irta di ostacoli, ma siamo certi che l’amore reciproco dei genitori e degli stessi nei confronti del bambino, la tenacia, la volontà di voler consentire al bambino di costruirsi un futuro sereno, l’aiuto di Dio nel quale fortemente crediamo, siano gli ingredienti per il superamento di qualsiasi difficoltà.

Un grosso aiuto, soprattutto in quelle forme di ADHD particolarmente impegnative per la presenza di manifestazioni psichiatrichelibro psicologia vio.JPG (58306 byte) associate (forme comorbide) o in quelle in cui la componente psicologica è fortemente intaccata, sarà reso dal “parent training” guidato da esperti psicologi.

Per un ulteriore approfondimento e chiarimento su questo capitolo, rimandiamo all’esaustivo testo scritto da Claudio Vio, Gian Marco Marzocchi e Francesca Offredi 

“Il bambino con Deficit di Attenzione/Iperattività” (Ed.Erikson), dal quale noi stessi abbiamo tratto spunto e del quale ringraziamo chi si è adoperato e continua a farlo al fine di migliorare la qualità della vita di questi bambini e di rendere un buon supporto 

ai genitori nella gestione di un compito tutt’altro che facile.

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PARLATE CON VOSTRO FIGLIO DELLE CURE FARMACOLOGICHE

di Bob Seay - Tratto dal sito www.additudemag.com - Traduzione di Astrid Monetti

 

Se vostro figlio ADHD viene curato anche con terapie farmacologiche è bene parlargli e fargli comprendere i perché e i motivi di questa terapia. 

Vediamo cosa rispondono al riguardo psicologici esperti di queste problematiche.

 

Talking With Your Child About Their Medications

 

Il giornalista del TV della sera parlava di "ragazzi che prendono droghe" riferendosi ai bambini che prendono il Ritalin.

Michele, uno studente di quinta superiore che prende il metilfenidato per il suo disturbo ADHD, era interessato. 
"Voleva sapere perché parlavano della medicina che prende" - diceva sua mamma Anna, frustrata - "Ogni volta che parlano di queste cose in TV mi sento piccola, piccola".

Bambini con ADHD hanno spesso un'infinità di domande riguardo al farmaco. Vogliono sapere perché devono prendere una pillola mentre altri bambini non lo devono fare. Non sempre comprendono che questa medicina che fa bene a loro può non far bene agli altri. Se sono come Michele potrebbero voler sapere perché i loro genitori li costringono a prendere la "potente pillola che altera la mente" parola che sentono così spesso dire nelle notizie della TV.

"I genitori devono parlare con i loro figli sulla necessità di prendere questo farmaco e di come si sentono; devono chiarire le idee sbagliate che avevano sin dall'inizio", dice David Rabiner, uno psicologo infantile che sta svolgendo delle ricerche sull'ADHD nella Duke University. "Non avete idea quanti bambini ho visto che prendono questo farmaco e non hanno nessun idea su che cosa serviva".

"Spiegare a cosa serve e come aiuta a chi è ADHD", scrive Larry Silver, M.D, rispondendo alle domande di una lettrice di ADDitude, riguardo a suo figlio. "Spiegargli che ci sono persone che nascono con questo disturbo e che non è stato causato da qualche cosa. Sedersi vicini a lui e ascoltare tutte le sue domande. Spiegargli tutto quello che dovrebbe sapere. Altrimenti sarà lui a chiedere". Il dott. Silver risponde alle domande dei lettori tramite le "domande agli esperti" nel sito additudemag.com.

"Se è iperattivo, parlategli di "freni" che non stanno lavorando come dovrebbero", spiega il dott. Silver. "Se è distratto, parlategli di un "sistema di filtri" nel cervello che non lavora bene. Se è impulsivo, parlategli delle difficoltà del cervello di fermarsi prima di parlare o di agire. Accertatevi di finire ogni discussione con un commento incoraggiante".

Mary Kay Longwell, MSW, assistente sociale in una scuola nell'Illinois, spiega agli studenti con ADHD che la medicina che devono prendere li rende in grado di "funzionare" nel modo migliore. Longwell paragona il farmaco per l'ADHD con l'insulina che si da alle persone diabetiche. "La medicina che prendono serve solamente a questo. Nelle loro condizioni neurobiologiche la medicina serve a far funzionare nel modo migliore queste persone", dice. Un altro paragone frequentemente usato è quello degli occhiali da vista: chi li porta non vedrebbe bene senza. La medicina corregge un processo sfocato proprio come gli occhiali correggono la vista sfocata.

Kareen e Bill Foshee desiderano che loro figlia comprenda la differenza tra l'uso e l'abuso del consumo del medicinale. "Abbiamo parlato con Katia della sua cura farmacologica sin da quando è stata diagnosticata per la prima volta" - dice Karen. Katia è stata diagnosticata ADHD a quattro anni. "Lei capisce che in questo momento della sua vita, il Ritalin è per lei un aiuto".

Karen che ha vissuto gli anni Sessanta, gli anni della droga, e la successiva campagna degli anni Ottanta "Dite di NO", capisce bene che si possa parlare di abuso delle droghe. "E' difficile per me cercare di insegnare a mia figlia di non prendere droghe mentre le do un farmaco stimolante" - dice. "Le abbiamo parlato delle droghe buone e di quelle cattive". 
Prima di quanto previsto Karen e Bill hanno avuto la conferma se il loro messaggio anti-droga è stato efficace. Adesso Katia frequenta la sesta classe. Alcuni giorni fa un compagno di classe le ha chiesto se voleva farsi una canna insieme a lui dopo la scuola. Katia era spaventata da questo invito e ne ha parlato a sua madre. Questa è stata una vittoria per i suoi genitori, perché sono rassicurati dal fatto che Katia aveva parlato con loro dell'accaduto.

Comunicazioni aperte ed oneste come queste necessitano di anni di preparazione e costante mantenimento. Per Karen e Bill è chiaro che la comunicazione unita al trattamento diminuisce il pericolo della tendenza all'abuso di droghe diffuso tra i bambini con ADHD. Per loro il trattamento farmacologico è per Katia un importante aiuto.
"Per noi - dice Karen parafrasando l'ultimo slogan antidroga - "Il Ritalin è l'Antidroga"".

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MIO FIGLIO NON VUOLE ANDARE DAL NEUROPSICHIATRA: 

COME POSSO FARE PER CONVINCERLO?

di Laura Arcari - Genitore Referente AIFA per il Trentino Alto-Adige

 

"Sono la mamma di una ragazzo di 13 anni fortemente disturbato per il quale sospetto l'ADHD e vorrei portarlo dal Neuropsichiatria per una valutazione diagnostica dopo aver girovagato per anni senza risultati... Il problema è che mio figlio non si riconosce "malato" e non vuole sentire parlare di medici… Io, però, nel frattempo sono riuscita ad ottenere un appuntamento da un famoso professore ma lui proprio non vuole andarci… Come posso fare per convincerlo?".

LA GRATIFICAZIONE IMMEDIATA…
Mi è capitato diverse volte di ascoltare come genitore referente AIFA altri genitori che non "sapevano" come portare i loro figli dallo specialista (soprattutto i più grandicelli) e in quelle occasioni mi sono sentita di consigliare l'uso della GRATIFICAZIONE IMMEDIATA che sembra funzionare molto su questi ragazzi. 
I nostri figli ADHD, lo abbiamo notato tutti, vivono il presente e non hanno motivazioni che li spingano a preferire la "gallina domani", perché non pensano col futuro in testa. Pertanto frasi come: "Servirà: vedrai! Sarai contento anche tu un giorno! E' importante per il tuo futuro!", servono a poco!
Per un evento così importante (la ricerca di una diagnosi) bisogna scendere "terra-terra": "Se vieni, dopo la visita ti darò una paghetta supplementare…" oppure "Se vieni ti regalo ciò che da tanto tempo desideravi...".
Può sembrare eccessivo, ma alcuni genitori che mi hanno richiamato hanno confermato che il sistema funziona. Addirittura una mamma ha ceduto sull'acquisto del motorino, che era motivo di tanti conflitti quotidiani, pur di portarlo da uno specialista! Sono tante le volte che abbiamo "ceduto" e forse mai come in quest'occasione potrebbe essere necessario farlo pur di trascinarli ad un consulto medico che potrebbe veramente cambiargli la vita.
Di solito poi con il medico si rapportano diversamente e ne accettano i consigli e le terapie.
Questo consiglio nasce soprattutto da un vissuto personale ma che in questi mesi è stato rafforzato dalle esperienze ricevute da altri genitori i quali mi avevano contattato per essere indirizzati verso specialisti per la ricerca di una diagnosi, ma impossibilitati perché alle prese con figli "difficili" o adolescenti che si opponevano e quindi non facilmente "trascinabili per un orecchio" dal medico.
Non ho mai temuto di trasmettere l'uso di una forma di "corruzione" bensì mi è sembrato un metodo per "invogliare" questi ragazzi e quindi l' ho paragonato più ad una "ricompensa".

Corruzione e ricompensa non sono la stessa cosa…
Avevo letto in qualche libro che i genitori sbagliano quando a volte "corrompono" il bambino per "toglierselo di torno", promettendo, per esempio, un giocattolo se smette di fare i capricci. E' una reazione immediata ad un clima emotivamente teso e se riproposta più volte indurrà il bambino a pretendere ciò che desidera ancora prima di aver fatto qualcosa per meritarlo. La ricompensa cui mi riferisco invece mi sembra tutt'altra cosa perché è offerta solo dopo che è stato espletato ciò per cui il premio era stato promesso… mai prima! Una ricompensa specifica, dunque, e non solo una vaga promessa di "qualcosa di speciale".
L'incentivo motivazionale quindi sotto forma di premio per evitare la grave conseguenza di non poter accertare, tramite un consulto medico, l'esistenza di un disturbo che sta pervadendo la vita del ragazzo e della famiglia.
In tutti questi anni ho avuto anch'io modo di verificare quanto il mio bambino (adesso ragazzo) vivesse nel "qui ed ora", senza passato e senza futuro e quanto abbia dovuto adeguarmi o meglio ancora abbia dovuto sfruttare questa sua caratteristica per diminuire alcuni comportamenti negativi ed ottenere conseguentemente qualcosa di positivo, creando così delle situazioni gratificanti ed avere una reciproca soddisfazione.
Questa mia esperienza non vuole essere sicuramente la "verità assoluta" poiché con questi figli "speciali" non esiste una ricetta magica, ma vuole essere solo la condivisione di una tecnica adottata con successo e in diverse situazioni. L'ho voluta raccontare perché, come al solito, se servisse anche ad una sola persona… ne sarà valsa la pena!


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