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International Consensus Statement on ADHD
January 2002


Pubblicato su Clinical Child and Family Psycology Review, vol. 5, No. 2, June 2002

un consensus internazionale sottoscritto da 85 professionisti che hanno dedicato

molti dei loro studi o addirittura tutta la propria vita all'ADHD.

Rappresenta lo stato dell'arte oggi nel mondo sul

"Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività"

 

In lingua italiana Il testo dell'Accordo in italiano

In lingua inglese Il testo dell'Accordo in inglese

International Consensus Statement on ADHD

Il testo dell'Accordo in italiano

Traduzione dall'originale a cura di Enzo Aiello (A.I.F.A. onlus)
Novembre 2002


Noi, il sottoscritto consorzio di scienziati internazionali, siamo profondamente preoccupati per la costante e inaccurata presentazione fornita dai mass-media sul Disturbo da Deficit d'Attenzione ed Iperattività (ADHD). 

 

Esso rappresenta un disturbo che tutti noi ben conosciamo e per il quale molti di noi hanno dedicato studi se non addirittura intere carriere professionali. Temiamo che resoconti imprecisi che presentino l'ADHD come mito, frode o condizione benigna possano indurre migliaia di pazienti a non cercare la terapia per il loro disturbo. Ciò lascia anche l'opinione pubblica con la sensazione che il disturbo non fondato o reale o rappresenti un problema piuttosto banale.

Abbiamo predisposto questo accordo sull'ADHD come riferimento sullo stato delle scoperte scientifiche che riguardano questo disturbo, la sua validità e il suo grave impatto sulla vita dei soggetti diagnosticati di cui al presente documento.

Chi presenta occasionalmente il disturbo tratta il problema alla stregua di un evento sportivo con avversari che regolarmente s'incontrano. Le opinioni di un gruppetto di dottori non esperti che affermano che l'ADHD non esiste sono poste a confronto con le consolidate opinioni scientifiche che affermano il contrario, come se entrambe le opinioni potessero godere eguali meriti. Tali tentativi alla fine danno all'opinione pubblica la sensazione che vi sia un sostanziale disaccordo scientifico sul fatto che l'ADHD sia un disturbo reale. Infatti, non esiste affatto tale disaccordo almeno non più di quanto ve ne sia sul concetto che, ad esempio, il fumo possa causare il cancro o che un virus l'HIV causi l'AIDS.

L'Associazione americana di Chirurgia, l'Associazione Medica Americana (AMA), l'Associazione Psichiatrica Americana, l'Accademia Americana di Psichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza (AACAP), l'Associazione Americana di Psicologica e l'Accademia Americana di Pediatria (AAP), tra le altre, riconoscono tutte l'ADHD come fondato disturbo. Mentre alcune di tali Comunità scientifiche hanno emanato linee guida per la diagnosi e la terapia del disturbo, questo è il primo accordo emanato da un consorzio indipendente di scienziati eminenti riguardante lo "stato dell'arte" sul disturbo.

 

Tra gli scienziati che hanno dedicato anni, se non intere carriere professionali allo studio di questo disturbo non v'è alcuna controversia riguardo la sua esistenza.

 

 L'ADHD e la Scienza


Noi non potremo mai sottolineare abbastanza il fatto che, come dato scientifico, l'affermazione che l'ADHD non esista è semplicemente errata. Tutte le principali associazioni mediche e le agenzie governative sulla salute riconoscono l'ADHD come un disturbo effettivo a causa dell'evidenza scientifica che stabilisce la cosa in modo inconfutabile.

Vari approcci sono stati usati per stabilire se una certa condizione possa assurgere al livello di un fondato, reale disturbo medico o psichiatrico. Un approccio molto utile in tal senso stabilisce che vi deve essere una evidenza scientifica che i pazienti che soffrano di una data condizione manifestino una seria mancanza o uno scadimento di un meccanismo fisico o psicologico che sia comune a tutti gli uomini. Cioè, ci si aspetta che tutti gli uomini, normalmente e indipendentemente dalla cultura, abbiano sviluppato quella data capacità mentale. E vi deve essere una evidenza scientifica, egualmente incontrovertibile, che questa seria mancanza arrechi un pregiudizio al soggetto. Il pregiudizio è valutato sulla base dell'aumentata mortalità, degli aumentati stati di morbosità o scadimento nelle principali attività della vita richiesta in un determinato stadio del suo sviluppo. Le attività più importanti della vita sono quegli ambiti di funzionamento come l'educazione, le relazioni sociali, le interazioni familiari, l'indipendenza e l'autosufficienza, la funzionalità a livello lavorativo e che ci si aspetta che tutti gli uomini raggiungano in determinati momenti dello sviluppo.

Come confermato dai numerosi scienziati che sottoscrivono questo documento, non sussiste alcuna controversia tra gli eminenti ricercatori a livello clinico che l'ADHD attivi una grave mancanza in un insieme di capacità psicologiche e che queste mancanze creino grave pregiudizio alla maggior parte degli individui che manifestano il disturbo. L'attuale evidenza scientifica indica che i deficit nella inibizione comportamentale e nell'attenzione sostenuta siano i fattori centrali del disturbo, fatti dimostrati attraverso centinaia di studi scientifici. E non v'è dubbio alcuno che l'ADHD comporti uno scadimento nelle attività principali della vita, comprese le relazioni sociali, l'educazione, le relazioni familiari, la funzionalità lavorativa, l'autosufficienza e il rispetto delle regole sociali, delle norme e delle leggi. L'evidenza mostra anche che i soggetti con ADHD hanno maggiore predisposizione a procurarsi danni fisici e intossicazioni accidentali. Questo è il motivo per cui nessuna organizzazione medica professionale, psicologica o scientifica dubita dell'esistenza dell'ADHD come disturbo reale.

I deficit centrali di tipo psicologico nei soggetti con ADHD sono stati collegati attraverso numerosi studi, con l'utilizzo di svariate metodiche scientifiche, a numerose regioni specifiche del cervello (il lobo frontale, i suoi collegamenti ai gangli della base e la loro relazione alle posizioni centrali del cervelletto). La maggior parte degli studi neurologici hanno determinato che i soggetti con ADHD come gruppo hanno minor attività elettrica e mostrano minore reattività alla stimolazione in una o più di queste regioni cerebrali. Inoltre, studi di neuro-immagine di gruppi di soggetti con ADHD mostrano aree più piccole di materia cerebrale e di minore attività metabolica rispetto a quanto accade nei gruppi di controllo utilizzati in tali studi.

Si è scoperto in numerosi studi di gemelli omozigoti ed eterozigoti condotti in varie nazioni (Stati Uniti, Gran Bretagna, Norvegia, Australia, etc.) che gli stessi deficit psicologici nell'inibizione ed attenzione sono stati primariamente ereditati. Si è riscontrato che il contributo genetico in tali caratteri è di norma tra i più elevati di qualunque disturbo psichiatrico (dal 70 al 95% della variazione del carattere nella popolazione), risultando all'incirca simile al contributo genetico relativo all'altezza umana. E' stato dimostrato in modo attendibile che un particolare gene è associato a questo disturbo ed inoltre, in questo momento, più di dodici differenti team scientifici stanno conducendo indagini su altri geni.

Numerosi studi sui gemelli dimostrano che l'ambiente familiare non fornisce un significativo contributo specifico a questi aspetti. Ciò non significa che l'ambiente familiare, le capacità di gestione dei genitori, eventi particolarmente stressanti della vita, relazioni con coetanei a rischio non siano importanti o non abbiano qualche influenza sui soggetti con tale disturbo. Le tendenze genetiche sono espresse nell'interazione con l'ambiente. Inoltre, i soggetti con ADHD spesso hanno associati altri disturbi e problemi alcuni dei quali sono chiaramente collegati ai loro ambienti sociali. Ma v'è da dire che i deficit psicologici sottostanti che costituiscono l'ADHD non sono da soli o in modo primario il risultato di questi fattori ambientali.

E' questo il motivo per cui i più importanti scienziati mondiali, quali i sottoscritti, riconoscono l'evidenza sempre maggiore dei contributi neurologici e genetici a questo disturbo. Tale evidenza associata con innumerevoli studi sul danno recato dal disturbo e centinaia di studi sull'efficacia del farmaco, comporta la necessità in molti casi, sebbene non in tutti, di un approccio al disturbo con terapie multiple. Queste prevedono il farmaco combinato con interventi anche a livello educativo, familiare e sociale. Ciò è in straordinario contrasto con tutte le prospettive non scientifiche di alcune critiche di natura sociale che appaiono sui media e che ritengono l'ADHD un imbroglio, che sottoporre a trattamento farmacologico i soggetti che ne sono afflitti sia opinabile se non addirittura da riprovare e che qualunque problema associato all'ADHD sia esclusivamente il risultato di problemi familiari, eccessivo uso della TV o di videogiochi, di diete, mancanza di affetto ed attenzione, intolleranza da parte della scuola e degli insegnanti.

L'ADHD non è un disturbo benigno. Per coloro che ne sono afflitti l'ADHD può causare problemi devastanti. Studi di controllo (follow-up) su campioni clinici riportano che i pazienti ADHD tendono più della norma all'abbandono scolastico (32-40%), a completare raramente gli studi (5-10%), ad avere pochi amici o addirittura nessuno (50-70%), ad avere uno scarso rendimento nel lavoro (70-80%), ad attivare comportamenti antisociali (40-50%) ed usare tabacco o droghe vietate più degli altri coetanei. Inoltre, i ragazzi che crescono con l'ADHD tendono ad avere esperienze di gravidanza precoce (40%) e malattie trasmesse sessualmente (16%), a parlare eccessivamente e ad avere molti incidenti automobilistici, a sperimentare la depressione (20-30%) e disturbi della personalità da adulti (18-25%) e in centinaia di altri modi gestire male e rovinare la loro vita.

Tuttora, nonostante queste gravi conseguenze, gli studi indicano che meno della metà dei soggetti con il disturbo stanno ricevendo un trattamento. I media possono aiutare considerevolmente a migliorare tale situazione. Possono fare in modo di descrivere l'ADHD e le evidenze scientifiche che lo sottendono quanto più accuratamente e responsabilmente possibile, non sostenendo la propaganda delle critiche sociali e di dottori estremisti le cui azioni politiche vorrebbero che l'opinione pubblica ritenesse che non si tratta di un vero disturbo. Pubblicare storie in cui l'ADHD viene presentato come un disturbo fittizio o semplicemente un conflitto fra gli attuali gianburrasca e i loro educatori equivale ad affermare che la terra è piatta, le leggi della gravità sono discutibili e la tavola periodica degli elementi della chimica è un imbroglio. 

L'ADHD dovrebbe essere descritto dai media altrettanto realisticamente ed accuratamente quanto è descritto dalla scienza, come un reale disturbo che ha un sostanziale e variegato impatto negativo nei confronti di coloro che ne soffrono non per colpa dei loro genitori e degli insegnanti.

 

 Sottoscrivono:

 

 1 Russel A. Barkley Ph.D.
Professor
Depts of Psychiatry and Neurology
University of Massachusetts Medical School
55 Lake Avenue North
Worcester, MA 01655

 2 Edwin H. Cook, Jr., M.D.
Professor Departments of Psychiatry and Pediatrics 
University of Chicago 5841 S. Maryland Ave.
Chicago, IL

 3 Mina Dulcan, M.D.
Professor Department of Child and 
Adolescent Psychiatry
2300 Children's Plaza #10
Children's Memorial Hospital
Chicago, IL 60614

 4 Susan Campbell, Ph.D. 
Professor Department of Psychology 
4015 O'Hara Street University of Pittsburgh 
Pittsburgh, PA 15260

 5 Margot Prior, Ph.D.
Professor Departrnent of Psychology 
Royal Children's Hospital
Parkville, 3052 VIC Australia

 6 Marc Atkins, Ph.D.
Associate Professor University of Illinois at Chicago 

Institute for Juvenile Research Department of Psychiatry
840 South Wood Street, Suite 130 
Chicago, IL 60612-7347

 7 Christopher Gillberg, M.D.
Professor Department of Child and
Adolescent Psychiatry
University of Gothenburg
Gothenburg, Sweden

 8 Mary Solanto-Gardner, Ph.D.
Associate Professor
Division of Child and Adolescent Psychiatry
The Mt. Sinai Medical Center
One Gustave L. Levy Place 
New York, NY 10029-6574

 9 Jeffrey Halperin, Ph.D. 
Professor, Department of Psychology 
Queens College, CUNY 65-30 Kissena Ave.
Flushing, NY 11367

10 Jose J. Bauenneister, Ph.D.
Professor, Department of Psychology
University of Puerto Rico
San Juan, PR 00927

11 Steven R. Pliszka, M.D.
Associate Professor and Chief Division of Child and Adolescent Psychiatry 
University of Texas Health Sciences Center 
7703 Floyd Curl Drive
San Antonio, TX 78229-3900

12 Mark A. Stein, Ph.D.
Chair of Psychology
Children's National Medical Center and 
Professor of Psychiatry & Pediatrics George Washington Univ. Med. School
111 Michigan Ave. NW
Washington, DC 20010

13 John S. Werry, M.D.
Professor Emeritus Department of Psychiatry 
University of Auckland 
Auckland, New Zealand

14 Joseph Sergeant, Ph.D.
Chair of Clinical Neuropsychology Free University
Van der Boecharst Straat 1
De Boelenlaan 1109
1018 BT Amsterdam
The Netheriands

15 Ronald T. Brown, Ph.D.
Associate Dean, College of Health Professions
Professor of Pediatrics
Medical University of South Carolina
19 Hagood Avenue
P. O. Box 250822 Charleston, SC 29425

16 Alan Zametkin, M.D. 
Child Psychiatrist 
Kensington, MD

17 Arthur D. Anastopoulos, Ph.D.
Professor, Co-Dircetor of Clinical Training Department of Psychology
University of North Carolina at Greensboro
P.O. Box 26164
Greensboro, NC 27402-6164

18 James J. McGough, M.D.
Associate Professor of Clinical Psychiatry 
UCLA School of Medicine
760 Westwood Plaza
Los Angeles, CA 90024

19 George J. DuPaul, Ph.D.
Professor of School Psychology
Lehigh University
111 Research Drive, Hiiltop Campus
Bethlehem, PA 18015

20 Stephen V. Faraone, Ph.D.
Associate Professor of Psychology 
Harvard University
750 Washington St., Suite 255 
South Easton, MA 02375

21 Florence Levy, M.D.
Associate Professor School of Psychiatry
University of New South Wales Avoca Clinic
Joynton Avenue
Zetland, NSW, 2017, Australia

22 Mariellen Fischer, Ph.D.
Professor,
Departrnent of Neurology Medical College of Wisconsin 
9200 W. Wisconsin Avenue Milwaukee, WI 53226

23 Joseph Biederman, M.D.
Professor and Chief
Joint Program in Pediatric Psychopharmacology
Massachusetts General Hospital and
Harvard Medical School
15 Parkman St., WACC725
Boston, NIA 02114

24 Cynthia Hartung, Ph.D. 
Assistant Professor 
Oklahoma State University 
215 North Murray Stillwater, OK 74078

25 Stephen Houghton, Ph.D.
Professor of Psychology
Director, Centre for Attention & Related Disorders
The University of Western Australia
Perth, Australia

26 Gabrielle Carlson, M.D.
Professor and Director,
Division of Child and Adolescent Psychiatry
State University of New York at Stony Brook, Putnam Hall
Stony Brook, NY 1 1 794

27 Charlotte Johnston, Ph.D.
Professor Department of Psychology
University of British Columbia 2136 West Mall
Vancouver, BC, Canada V6T I Z4

28 Thomas Spencer, M.D.
Associate Professor and Assistant Director,
Pediatric Psychopharmacology Harvard Medical School and
Massachusetts General Hospital
15 Parkman St., WACC725
Boston, MA 02114

29 Thomas Joiner, Ph.D.
The Bright-Burton Professor of Psychology
Florida State University
Tallahassee, FL 32306-1270

30 Rosemary Tannock, Ph.D.
Professor of Psychiatry,
Brain and Behavior Research Hospital for Sick Children
55 University Avenue
Toronto, Ontario, Canada M5G 1X8

31 Adele Diamond, Ph.D.
Professor of Psychiatry
Director, Center for Developmental Cognitive Neuroscience
University of Massachusetts Medical School
Shriver Center Trapelo Rd.
Waltham, MA

32 Carol Whalen, Ph.D.
Professor
Department of Psychology and Social Behavior
University of Califomia at Irvine
3340 Social Ecology II
Irvine, CA 02215

33 Stephen P. Hinshaw, Ph.D.
Professor, 
Department of Psychology # 1650
University of Califomia at Berkeley
3210 Tolman Hall 
Berkeley, CA 94720-1650

34 Herbert Quay, Ph.D.
Professor Emeritus
University of Miami
2525 Gulf of Mexico Drive, #5C
Long Boat Key, FL 34228

35 John Piacentini, Ph.D.
Associate Professor
Department of Psychiatry
UCLA Neuropsychiatric Institute
760 Westwood Plaza
Los Angeles, CA 90024-1759

36 Philip Firestone, Ph.D.
Professor
Departments of Psychology & Psychiatry
University of Ottawa 120 University Priv.
Ottawa, Canada K IN 6N5

37 Salvatore Mannuzza, M.D.
Research Professor of Psychiatry
New York University School of Medicine
550 First Avenue New York, NY 100 1 6

38 Howard Abikoff, Ph.D.
Pevaroff Cohn Professor of Child and Adolescent Psychiatry
NYU School of Medicine
Director of Reswch
NYU Child Study Center
550 First Avenue
New York, NY 10016

39 Keith McBumett, Ph.D.
Associate Professor
Department of Psychiatry
University of Califomia at San Francisco
Children's Center at Langley Porter
401 Parnassus Avenue, Box 0984
San Francisco, CA 94143

40 Linda Pfìffner, Ph.D.
Associate Professor
Department of Psychiatry
University of California at San Francisco
Children's Center at Langley Porter
401 Parnassus Avenue, Box 0984
San Francisco, CA 94143

41 Oscar Bukstein, M.D.
Associate Professor
Department of Psychiatry
Western Psychiatric Institute and Clinic
3811 O'Hara Street
Pittsburgh, PA 15213

42 Ken C. Winters, Ph.D.
Associate Professor
Director, Center for Adolescent Substance Abuse Research
Department of Psychiatry University of Minnesota
F282/2A West, 2450 Riverside Ave.
Minneapolis, MN 55454

43 Michelle DeKlyen, Ph.D.
Office of Population Research Princeton University
286 Wallace Princeton, NJ 08544

44 Lily Hechtman M.D. F.R.C.P.
Professor of Psychiatry and Pediatrics,
Director of Research,
Division of Child Psychiatry,
McGili University, and
Montreal Childrens Hospital.
4018 St. Catherine St. West.,
Montreal, Quebec, Canada. H3Z-IP2

45 Caryn Carlson, Ph.D.
Professor
Department of Psychology
University of Texas at Austin
Mezes 330 Austin, TX 78712

46 Donald R. Lynam, Ph.D.
Associate Professor
University of Kentucky Department of Psychology
125 Kastle Hall
Lexington, KY 40506-0044

47 Patrick H. Tolan Ph.D.
Director, Institute for Juvenile Research
Professor, Departinent of Psychiatry
University of Illinois at Chicago
840 S. Wood Street
Chicago, IL 60612

48 Jan Loney, Ph.D.
Professor Emeritus
State University of New York at Stony Brook
Lodge Associates (Box 9)
Mayslick, KY 41055

49 Harold S. Koplewicz,M.D.
Amold and Debbie Simon
Professor of Child and Adolescent Psychiatry and
Director of the NYU Child Study Center
New York, NY

50 Richard Milich, Ph.D.
Professer of Psychology
Department of Psychology
University of Kentucky Lexington, KY 40506-0044

51 Laurence Greenhill, M.D.
Professar of Clinical Psychiatry
Columbia University
Director, Research Unit on Pediatric Psychopharmacology
New York State Psychiatric Institute
1051 Riverside Drive
New York, NY 10032

52 Eric J. Mash, Ph.D.
Professor Department of Psychology 
University of Calgary
2500 University Drive N.W.
Calgary, Alberta T2N IN4

53 Russell Schachar, M.D.
Professor of Psychiatry Hospital for Sick Children
555 University Avenue
Toronto, Ontario Canada MSG 1X8

54 Eric Taylor
Professor of Psychiatry
Institute of Psychiatry
London, England

55 Betsy Hoza, Ph.D.
Associate Professor
Department of Psychology, #1364
Purdue University
West Lafayette, IN 47907-1364

56 Mark. D. Rapport, Ph.D.
Professor and Director of Clinical Training
Department of Psychology
P.O. Box 161390
University of Central Florida
Orlando, Florida 32816-1390

57 Bruce Pennington, Ph.D. Professor
Department of Psychology
University of Denver
2155 south Race Street Denver, CO 80208

58 Anita Thapar MB BCh, MRCPsych, PhD
Professor,
Child and Adolescent Psychiatry Section
Dept of Psychological Medicine
University of Wales College of Medicine
Heath Park, Cardiff
CF 14 4XN United Kingdom

59 Ann Teeter, Ed.D.
Director of Training, School Psychology
University of Wisconsin - Milwaukee
Milwaukee, WI 53201

60 Stephen Shapiro, Ph.D.
Department of Psychology
Auburn University
226 Thach Auburn, AL 36849-5214
Avi Sadeh, D.Sc
Director, Clinical Child Psychology Graduate Program
Director, The Laboratory for Children's Sleep Disorders
Department of Psychology
Tel-Aviv University
Ramat Aviv, Tel Aviv 69978
ISRAEL

61 Bennett L. Leventhal, M.D.
Irving B. Harris Professor of Child and Adolescent Psychiatry
Director, Child & Adolescent Psychiatry
Vice Chainnan, Dept. of Psychiatry
The University of Chicago
5841 S. Maryland Ave.
Chicago, IL 60637

62 Hector R. Bird, M.D.
Professor of Clinical Psychiatry
Columbia University
College of Physicians and Surgeonsù
1051 Riverside Drive (Unit 78)
New York, NY 10032

63 Carl E. Paternite, Ph.D.
Professor of Psychology
Miami University
Oxford, OH 45056

64 Mary A. Fristad, PhD, ABPP
Professor, Psychiatry & Psychology
Director, Research & Psychological Services
Division of Child & Adolescent Psychiatry
The Ohio State University
1670 Upham Drive Suite 460G
Columbus, OH 43210-1250

65 Brooke Molina, Ph.D.
Assistant Professor of Psychiatry and Psychology
Westem Psychiatric Institute and Clinic
University of Pittsburgh School of Medicine
3811 O'Hara Street
Pittsburgh, PA 15213

66 Sheila Eyberg, PhD, ABPP
Professor of Clinical &Health Psychology
Box 100165
1600 SW Archer Blvd.
University of Florida
Gainesville, FL 32610

67 Rob Mc Gee,PhD
Associate Professor,
Department of Preventive & Social Medicine,
University of Otago Medical School,
Box 913 Dunedin,
New Zealand.

68 Terri L. Shelton, Ph.D.
Director
Center for the Study of Social Issues
University of North Carolina - Greensboro
Greensboro, NC 27402

69 Steven W. Evans, Ph.D.
Associate Professor of Psychology
MSC 1902 James Madison
University Harrisonburg, VA 22807

70 Sandra K. Loo, Ph.D.
Research Psychologist
University of California, Los Angeles
Neuropsychiatric Institute
760 Westwood Plaza, Rm 47-406
Los Angeles, CA 90024

71 William Pelham, Jr., Ph.D.
Professor of Psychology
Center Children and Families
State University of New York at Buffalo
318 Diefendorf Hall
3435 Main Street, Building 20
Buffalo, NY 14214

72 J. Bart Hodgens, Ph.D.
Clinical Assistant Professor
of Psychology and Pediatrics
Civitan Intemational Research Center
University of Alabama at Birmingham
Birmingham, AL 35914

73 Terje Sagvolden, Ph.D.
Professor
Department of Physiology
University of Oslo
N-0316 Oslo, Norway

74 Thomas E. Brown, Ph.D.
Asst. Professor
Dept. of Psychiatry
Yale University School of Medicine
New Haven, CT

75 Daniel F. Connor, M.D.
Associate Professor
Department of Psychiatry
University of Massachusetts
Medical School 55 Lake Avenue North
Worcester, MA 01655

76 Daniel A. Waschbusch, Ph.D.
Assistant Professor of Psychology
Director, Child Behaviour Program
Department of Psychology
Dalhousie University
Halifax, NS B3H 4R1 CANADA

77 Kevin R. Murphy, Ph.D.
Assistant Professor
Dept. of Psychiatry
University of Massachusetts Medical School 55
Lake Avenue North
Worcester, MA 01655

78 Michael Aman, Ph.D.
Professor of Psychology and Psychiatry
The Nisonger Center
Ohio State University
1581 Dodd Drive
Columbus, Ohio, U.S.A.

79 Blythe Corbett, Ph.D.
M.I.N.D. Institute
University of California, Davis
4860 Y Street, Suite 3020 Sacramento, CA 95817

80 Deborah L. Anderson, Ph.D.
Assistant Professor
Department Pediatrics
Medical University of South Carolina
Charleston, SC 29425

81 Lisa L. Weyandt, Ph.D.
Professor, Dept. of Psychology
Central Washington University
400 East 8th Avenue
Ellensburg, WA 98926-7575

82 Michael Gordon, Ph.D.
Professor of Psychiatry
Director, Child & Adolescent Psychiatric Services,
& Director, ADHD Program
SUNY Upstate Medical University
750 East Adams Street
Syracuse, NY 13210

83 Lawrence Lewandowski, Ph.D.
Meredith Professor of Teaching Excellence
Department of Psychology
Syracuse University
Syracuse, NY

84 Erik Wilicutt, Ph.D.
Assistant Professor
Department of Psychology
Muenzinger Hall D-338
345 UCB
University of Colorado
Boulder, CO 80309

85 Thomas M. Lock, MD
Associate Professor of Clinical Pediatrics
Acting Chief, Division of Developmental Pediatrics and Rehabilitation Center
State University of New York at Buffalo School of Medicine and Biomedical Sciences
936 Delaware Ave.
Buffalo, NY 14209


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International Consensus Statement on ADHD

Il testo dell'Accordo in inglese

We, the undersigned consortium of international scientists, are deeply concerned about the periodic inaccurate portrayal of attention deficit hyperactivity disorder (ADHD) in media reports. This is a disorder with which we are all very familiar and toward which many of us have dedicated scientific studies if not entire careers. We fear that inaccurate stories rendering ADHD as myth, fraud, or benign condition may cause thousands of sufferers not to seek treatment for their disorder.

It also leaves the public with a general sense that this disorder is not valid or real or consists of a rather trivial affliction.

We have created this consensus statement on ADHD as a reference on the status of the scientific fíndings conceming this disorder, its validity, and its adverse impact on the lives of those diagnosed with the disorder as of this writing (January 2002).

Occasional coverage of the disorder casts the story in the form of a sporting event with evenly matched competitors. The views of a handful of non-expert doctors that ADHD does not exist are contrasted against mainstream scientific views that it does, as if both views had equal merit. Such attempts at balance give the public the impression that there is substantial scientific disagreement over whether ADHD is a real medical condition. In fact, there is no such disagreement --at least no more so than there is over whether smoking causes cancer, for example, or whether a virus causes HIV/AIDS.

The U.S. Surgeon General, the American Medical Association (AMA), the American Psychiatric Association, the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry (AACAP), the American Psychological Association, and the American Academy of Pediatrics (AAP), among others, all recognize ADHD as a valid disorder. While some of these organizations have issued guidelines for evaluation and management of the disorder for their membership, this is the first consensus statement issued by an independent consortium of leading scientists conceming the status of the disorder.

Among scientists who have devoted years, if not entire careers, to the study of this disorder there is no controversy regarding its existence.  

 ADHD and Science

We cannot over emphasize the point that, as a matter of science, the notion that ADHD does not exist is simply wrong. All of the major medical associations and goverment health agencies recognize ADHD as a genuine disorder because the scientifíc evidence indicating it is so is overwhelming.

Various approaches have been used to establish whether a condition rises to the level of a valid medical or psychiatric disorder. A very useful one stipulates that there must be scientifically established evidence that those suffering the condition have a serious deficiency in or failure of a physical or psychological mechanism that is universal to humans. That is, all humans normally would be expected, regardless of culture, to have developed that mental ability.

And there must be equally incontrovertible scientific evidence that this serious deficiency leads to harm to the individual. Harm is established through evidence of increased mortality, morbidity, or impairment in the major life activities required of one's developmental stage in life. Major life activities are those domains of functioning such as education, social relationships, family functioning, independence and self-suffíciency, and occupational functioning that all humans of that developmental level are expeeted to perform.

As attested to by the numerous scientists signing this document, there is no question among the world’s leading clinical researchers that ADHD involves a serious deficiency in a set of psicological abilities and that these deficiencies pose serious harm to most individuals possessing the disorder. Current evidence indicates that deficits in behavioral inhibition and sustained attention are central to this disorder -- facts demonstrated through hundreds of scientific studies. And there is no doubt that ADHD leads to impainnents in major life activities, inclina social relations, education, family functioning, occupational functioning, self-sufficiency, and adherence to social rules, norms, and laws. Evidence also indicates that those with ADHD are more prone to physical injury and accidental poisonings. This is why no professioni medical, psicological or scientific organization doubts the existence of ADHD as a legitimate disorder.

The central psychological deficits in those with ADHD have now been linked through numerous studies using various scientific methods to several specific brain regions (the frontal lobe, its connections to the basal ganglia, and their relationship to the central aspects of the cerebellum). Most neurological studies find that as a group those with ADHD have less brain electrical activity and show less reactivity to stimulation in one or more of these regions. And neuro-imaging studies of groups of those with ADHD also demonstrate relatively smaller areas of brain matter and less metabolic activity of this brain matter than is the case in control groups used in these studies.

These same psychological deficits in inhibition and attention have been found in numerous studies of identical and fraternal twins conducted across various countries (US, Great Britain, Norway, Australia, etc.) to be primarily inherited. The genetic contribution to these traits is routinely found to be among the highest for any psychiatric disorder (70- 95% of trait variation in the population), nearly approaching the genetic contribution to human height. One gene has recently been reliably demonstrated to be associated with this disorder and the search for more is underway by more than 12 different scientifíc teams worldwide at this time.

Numerous studies of twins demonstrate that family environment makes no significant separate contribution to these traits. This is not to say that the home environment, parental management abilities, stressful life events, or deviant peer relationships are unimportant or have no influence on individuals having this disorder, as they certainly do. Genetic tendencies are expressed in interaction with the environinent. Also, those having ADHD often have other associated disorders and problems, some of  which are clearly related to their social environments. But it is to say that the underlying psychological deficits that comprise ADHD itself are not solely or primarily the result of these environmental factors.

This is why leading intemational scientists, such as the signers below, recognize the mounting evidence of neurological and genetic contributions to this disorder. This evidence, coupled with countless studies on the harm posed by the disorder and hundreds of studies on the effectiveness of medication, buttresses the need in many, though by no means all, cases for management of the disorder with multiple therapies. These include medication combined with educational, family, and other social accommodations. This is in striking contrast to the wholly unscientific views of some social critics in periodic media accounts that ADHD constitutes a fraud, that medicating those afflicted is questionable if not reprehensible, and that any behavior problems associated with ADHD are merely the result of problems in the home, eccessive viewing of TV or playing of video games, diet, lack of love and attention, or teacher/school intolerance.

ADHD is not a benign disorder. For those it afflicts, ADHD can cause devastating problems. Follow-up studies of clinical samples suggest that sufferers are far more likely than normal people to drop out of school (32-40%), to rarely complete college (5-10%), to have few or no friends (50-70%), to under perfonn at work (70-80%), to engage in antisocial activities (40-50%), and to use tobacco or illicit drugs more than normal. Moreover, children growing up with ADHD are more likely to experience teen pregnancy (40%) and sexually transmitted diseases (1 6%), to speed excessively and have multiple car accidents, to experience depression (20-30%) and personality disorders (18- 25%) as adults, and in hundreds of other ways mismanage and endanger their lives.

Yet despite these serious consequences, studies indicate that less than half of those with the disorder are receiving treatment. The media can help substantially to improve these circumstances. It can do so by portraying ADHD and the science about it as accurately and responsibly as possible while not purveying the propaganda of some social critics and fringe doctors whose political agenda would have you and the public believe there is no real disorder here. To publish stories that ADHD is a fictitious disorder or merely a conflict between today's Huckleberry Finns and their caregivers is tantamount to declaring the earth flat, the laws of gravity debatable, and the periodic table in chemistry a fraud. ADHD should be depicted in the media as realistically and accurately as it is depicted in science -- as a valid disorder having varied and substantial adverse impact on those who may suffer from it through no fault of their own or their parents and teachers.  


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