========= AIFAnewsletter n.191 anno IX del 20/05/2011 ======================
Notiziario sul Deficit d'Attenzione con Iperattività, disturbi e problematiche ad esso correlati, diffuso dall'Associazione Italiana Famiglie ADHD Onlus.
In questo numero:

1.   DANTE BESANA ci ha lasciati
2.   “PRENDERSI CURA DELL’ADHD” di R. Barkley – è uscita l’edizione italiana del più importante manuale per genitori di bambini con ADHD - editore AIFA ONLUS
3.   APPELLO: Ricerca sulla genitorialità – ADHD
4.   EVENTI
- Convegno "Vittime di un'idea ossessiva “ SALA VALLESE – Via Appia Nuova 444 – ROMA
- Prima conferenza nazionale delle organizzazioni civiche per la salute – CittadinanzaAttiva -10-11 giugno 2011, Riva del Garda
- Convegno nazionale AIR – sulla Sindrome di Rett – 11-12 giugno 2011, Siena
5.   ANGOLO DELLA POESIA
6.   IL NOSTRO PENSIERO
7.   STORIA VERA
8.   CAMPUS ESTIVO AIFA “Judo e avventura” – Una settimana a Prim’Alpe dal 9 al 16 luglio 2011
9.   LE PROVE INVALSI
10. RASSEGNA STAMPA
 

-articoli positivi:
- Bambini iperattivi 80 in cura assieme a mamma e papà
- Bimbi iperattivi il diritto di essere curati
- Si parla di dislessia anche tra gli alunni
- Olimpiadi a Cremona evento straordinario: grazie

-articoli negativi:
-Psicofarmaci e Adhd : minori in cura anche a Modena
-"La bimba urla? Diventerà soprano" Lo spot contro l'uso di psicofarmaci
-"Non sono malati, sono bambini"
 
-RISPOSTA AGLI ARTICOLI “La Bimba Urla?” e “Non sono malati, sono bambini”
-Lettera al Direttore di La Stampa e Repubblica firmata dai presidenti AIDAI e AIFA Onlus

-articoli di interesse medico:
- Stress in gravidanza, c'è il rischio di un bimbo iperattivo
-articoli di interesse vario:
-Senza limiti: non è fantascienza Ma qual è il prezzo da pagare?
1.    DANTE BESANA ci ha lasciati



Abbiamo appreso con ritardo che recentemente il Dott. Dante Besana ha lasciato questo mondo. Era il responsabile della UONPIA di Alessandria, Centro Capofila del Piemonte per l’ADHD, è stato uno dei “padri” del Registro Italiana dell’ADHD. Dante Besana  ci voleva molto bene e ci stimava come associazione, è stato presidente della Sinpia x alcuni anni. Una persona sempre gentilissima, ha contribuito  alla realizzazione di alcuni nostri lavori. E noi volevamo tanto bene a lui. Un GRAZIE di cuore per tutto quello cha ha fatto, sicuri che sentirà la nostra gratitudine anche là dove si trova adesso.


2.
    PRENDERSI CURA DELL’ADHD” di R.Barkley – è uscita l’edizione italiana del più importante manuale per genitori di bambini con ADHD - editore AIFA ONLUS

3.    APPELLO: Ricerca sulla genitorialità – ADHD
La Dottoressa Marta Cecalupo cerca per la sua tesi di laurea 5 o più famiglie con bambini non più grandi di 6 anni a cui è stato diagnosticato il deficit dell'attenzione e iperattività, disposte a perdere 2 ore per la somministrazione di alcuni test.Ricerche sulle dinamiche di attaccamento ai genitori e sui traumi dimostrano la profonda influenza del rapporto genitore-bambino nei primi mesi di vita sulla salute mentale degli individui. E' sempre stata data scarsa attenzione nella ricerca al ruolo dell'attaccamento ai genitori e al ruolo del trauma precoce nella formazione di quei comportamenti del bambino usati per classificare l'ADHD.

I presupposti della sua ricerca sono:
- individuare una possibile associazione tra attaccamento e ADHD
- valutare la qualità di attaccamento nei bambini con ADHD
- valutare l'impatto delle relazioni genitore-bambino sul decorso dell'ADHD
- individuare possibili fattori di stress nella relazione genitore-bambino per costruire un piano di intervento terapeutico più mirato possibile.
La ricerca si rivolge a famiglie residente nella Regione Lazio, chiunque sia disposto a partecipare invii una mail a
segreteria@aifa.it

4.    EVENTI
-       Prima conferenza nazionale delle organizzazioni civiche per la salute – CittadinanzaAttiva -10-11 giugno 2011, Riva del Garda
Alcuni degli argomenti affrontati:
Presentazione X Rapporto nazionale sulle Politiche della cronicità
Relazione introduttiva del Presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick
Il ruolo attivo del cittadino nei servizi sanitari
Seminario: “Rappresentanza e rappresentatività delle organizzazioni civiche nei servizi
sanitari” esperienze di partecipazione civica in Europa e in Italia, un modello partecipato sulle politiche di accesso al farmaco
Con l’intervento di molti parlamentari
Per il programma completo e l’iscrizione contattare: eventi@cittadinanzattiva.it Tel. 06/367181

-       Convegno nazionale AIR – sulla Sindrome di Rett – 11-12 giugno 2011, Genova
Dalla Diagnosi alla presa in carico delle disabilità complesse: Il modello della sindrome di Rett”
Per il programma completo e l’iscrizione contattare: www.airett.it

5.    ANGOLO DELLA POESIA
IO SONO UN BAMBINO MONELLO
IO SONO UN BAMBINO TANTO BELLO
IO NON SONO UN BAMBINO CATTIVO
IO SONO "SOLO" IPERATTIVO
IO NON SONO UN BAMBINO SFORTUNATO
IO SONO UN POCO POCO AGITATO
IO NON SONO UN BAMBINO DA SCARTARE
IO SONO UN BAMBINO DA ACCETTARE
A SCUOLA NON RIESCO A STARE ATTENTO
E PER QUESTO IMPARO A STENTO
A CASA LA MAMMA E' DISPERATA
QUANDO A TERRA BUTTO L'INSALATA
MA  QUANDO PRENDO LA MIA PILLOLINA
PER UN PO' LA MIA VITA E' PIU' BELLINA
MA SE PRIMA IO NON MANGIO
IO DAVVERO MI ARRANGIO,
PERCHE' LO STOMACHINO FA UN PO' IL BIRICCHINO
ECCO LA MIA VITA INCASINATA
AIUTATEMI LA VOGLIO PIU' ORDINATA
Antonella Esposito Mamma di un bambino ADHD

6.    IL NOSTRO PENSIERO
il pensiero nostro è che raggiungeremo sicuramente il nostro scopo
il pensiero nostro è che questa preside comprenderà a seguito di un dialogo costante e ripetuto nel tempo
il pensiero nostro è che la nostra azione quotidiana e determinata non può non ricevere risposta a un'esigenza sociale
il pensiero nostro è che la nostra fede negli ideali, le nostre preghiere, le nostre risoluzioni sono le armi per vincere la battaglia contro l'ignoranza
il pensiero nostro è che sia gli insegnanti che i genitori che tutti quelli che ci circondano hanno necessità di imparare a conoscere l'adhd così come hanno necessità di conoscere i dsa, così come hanno necessità di risolvere le difficoltà dell'apprendimento
il pensiero nostro è che i nostri figli crescendo troveranno un ambiente aperto, un ambiente al quale insegnare il rispetto per la sacralità della vita
il pensiero nostro è che i nostri figli sono i testimoni che porteranno avanti una nuova era di dialogo e di scambio e di mutuo aiuto
il pensiero nostro è che l'adhd è e deve essere conosciuta e riconosciuta in tutti gli ambienti: famiglia, scuola, lavoro, società il pensiero nostro è che l'adhd non deve più fare paura
il pensiero nostro è che nessuno più di noi genitori...
non possiamo dubitare di noi stessi,
non possiamo dubitare sugli obiettivi che ci poniamo,
non possiamo dubitare sui nostri figli,
non possiamo dubitare sulle nostre e sulle loro capacità,
non dobbiamo dubitare sulla riuscita dei nostri sforzi e del nostro impegno: sicuramente dobbiamo vincere.
non possiamo essere sconfitti,
non vogliamo perdere,
dobbiamo trovare nella determinazione e nella sicurezza e nella fiducia in noi stessi e nella nostra associazione, la fede per portare avanti il progetto PARENTS FOR PARENTS:

nessuno più di noi genitori....
pensiero di simona, mamma e referente AIFA

7.    STORIA VERA
Stralcio da una storia vera, raccontata dalla mamma di una ragazzo con ADHD
Mio figlio, che era ospite da alcuni  mesi di una comunità di disgraziati (i responsabili, non gli ospiti) si è buttato di testa dal balconcino del 1° piano.
E' vivo, è sano - per fortuna.
A parte alcune rotture di ossa, la curvatura delle vertebre cervicali leggermente ridotta, due interventi di chirurgia maxillo-facciale per ricostruire l'arcata orbitale e la frattura del setto nasale.
Oggi non si vede quasi più nulla, a parte le cicatrici sul volto
Fuori.
Ma dentro abbiamo una ferita abissale.
Abbiamo. Io e lui.
In questo ultimo anno ci siamo barcamenati tra quegli esseri spregevoli della comunità e dell'Uonpia che ci "seguiva" e dell'assistente sociale che ci ... "seguiva" (e che tuttora, purtroppo, ci dovrebbe seguire, perchè mio figlio è affidato al Comune).
Tra Tribunale dei Minorenni e Corte d'Appello.
Non riesco a raccontare tutto, è troppo.
Attualmente siamo seguito da un altro Uonpia, per quanto riguarda i farmaci.
Ed attualmente mio figlio è "seguito" (secondo me troppo a spot) da un educatore di un’altra organizzazione, imposta dal Comune.
Sto, stiamo cercando faticosamente di riemergere.
Ma succede tante, troppe volte che mio figlio, che ormai è adolescente, si fa sopraffare dalla rabbia e dall'aggressività.
Anche io, da quasi 2 anni, sono seguita - privatamente - da una psicoterapeuta.
Però vorrei tanto poter entrare nella testa di mio figlio per capire cosa vede lui, cosa vorrebbe che facessi o non facessi.
E siccome questa è una cosa impossibile, mi stavo chiedendo se può essere di aiuto poter parlare con un adulto adhd, che si ricordi bene il suo periodo dell'adolescenza e - ben sapendo che ogni esperienza è individuale e soggettiva - poter vedere mio figlio con altri occhi.
Non che io non riesca a vedere le sue difficoltà...
Ma è che a volte faccio fatica, e quindi vorrei entrare nella sua pelle, nella sua testa, per condividere la sua esperienza.
Perché è molto frustrante sentirsi - a volte - inutili o, peggio, dannosi.
Mio figlio non accetta assolutamente e non ha mai accettato la psicoterapia.
Per lui, tutto quello che è psico-eccetera è inaccettabile!
Quindi è veramente difficile poterlo aiutare.
E per me, come mamma, è tremendo vederlo così.
Lettera firmata

8.    CAMPUS ESTIVO  AIFA “Judo e avventura” – Una settimana a Prim’Alpe dal 9 al 16 luglio 2011
Ricordiamo che anche quest’anno, per la terza volta, proponiamo questa speciale vacanza ai ragazzi con ADHD tra gli 8 e i 12 anni. Come sempre il gruppo ei bambini sarà accompagnato da uno staff medico, da un gruppo di istruttori sportivi, da alcuni giovani educatori e volontari dell’AIFA Onlus. Ci sono ancora pochi posti disponibili !
Tutte le informazioni si richiedono direttamente a
segreteria@aifa.it opp. Tel 0761.508126. Le iscrizioni si ricevono entro il mese di maggio, la conferma verrà data alla famiglia entro il metà giugno.
Obiettivo del Campus: Divertirsi, aumentare l’autostima e la fiducia in se stessi, socializzare

9.    LE PROVE INVALSI
Nota sullo svolgimento delle prove del SNV 20102011 per gli allievi con bisogni educativi speciali.
Di fronte alle numerose domande pervenute, l’INVALSI ritiene opportuno fornire alcuni chiarimenti in merito alla partecipazione alle prove del Servizio nazionale di valutazione (SNV) degli alunni con particolari bisogni educativi, riconosciuti come tali in base alla normativa vigente.
A titolo di premessa generale, si precisa che la presente nota si riferisce solo ed esclusivamente alle prove del SNV (classe II e V scuola primaria, classe I scuola secondaria primo grado, classe II scuola secondaria secondo grado). Per la Prova nazionale prevista nell’ambito dell’Esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione, invece, si rinvia a quanto previsto dalle circolari ministeriali in materia.
http://www.invalsi.it/snv1011/documenti/Nota_sugli_alunni_con_particolari_bisogni_educativi.pdf


10. RASSEGNA STAMPA
-articoli positivi:
- Bambini iperattivi 80 in cura assieme a mamma e papà
I casi di Adhd : anche le maestre coinvolte nei progetti La Neuropsichiatria infantile di Udine è punto di riferimento
di Paola Lenarduzzi
Il problema di chi non è proprio capace di stare fermo sul banco ha una sigla precisa: Adhd.
E' il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, quasi sempre - se non adeguatamente curato - premessa di devianza, abbandono scolastico e depressione. Nella nostra provincia sono oltre 80 i ragazzini con questo disturbo seguiti alla Neuropsichiatria infantile dell'Azienda sanitaria 4, al Gervasutta, servizio che è centro di riferimento per la regione e anche per il ministero della salute riguardo all'Adhd.

E il programma di psicologi e operatori in questo campo, mirato a far sì che il bambino ricostruisca autostima e fiducia nelle proprie possibilità, passa soprattutto attraverso un lavoro con i genitori. «Già il fatto di definire correttamente il problema è un punto di partenza fondamentale, perchè permette di guardare il proprio figlio con altri occhi - argomenta la direttrice del servizio di Neuropsichiatria infantile dell'Ass 4, Silvana Cremaschi -. In molti casi infatti il bambino con Adhd viene bollato come aggressivo, disobbediente, bullo, aggressivo, incapace di stare con i compagni. E spesso i genitori si rivolgono al servizio con una convinzione negativa sul proprio atteggiamento: è colpa nostra, dicono, non riusciamo a farci obbedire, diventiamo incoerenti e contradditori».

Da qui la necessità di riconoscere le caratteristiche del disturbo ridefinendo il comportamento del bambino non più in termini di colpa, ma di disabilità. Attraverso interventi riabilitativi ed educativi specifici, il genitore può riprendere il proprio ruolo di sostegno e rinforzo. «Assieme a mamme e papà si costruiscono strategie per motivare il bambino, valorizzarlo e proporgli esperienze che gli facciano sperimentare il senso di efficacia», così la Cremaschi spiega la scelta dei corsi di gruppo. «L'intervento dei servizi - continua - punta a fornire strumenti e strategie che aiutino a focalizzare l'interesse e la motivazione riducendo l'effetto di disturbo di altri stimoli.

Tutto questo lavorando contemporaneamente sugli aspetti psicologici per rompere il muro di rifiuto e diffidenza che il piccolo si era già creato a causa dei precedenti insuccessi». Mamme e papà si sottopongono anche a sedute di gruppo tra di loro, i "parent training", nei quali si confrontano, illustrano e discutono le strategie messe in atto per aiutare i loro figli. Altro capitolo, strettamente connesso ai precedenti, coinvolge gli insegnanti.
Nella cosiddetta presa in carico multimodale, oltre agli interventi diretti sul minore, di aiuto e sostegno ai genitori, si chiede la collaborazione e il confronto con maestri o "prof" per poter agire sul contesto in cui il bambino vive. «Con gli insegnanti - informa la Cremaschi - si rielaborano progetti personalizzati sul singolo con quel particolare gruppo di compagni. Gli interventi sono mirati a strutturare un percorso di apprendimento in fasi brevi per obiettivi man mano più complessi. Anche lo stile di esposizione delle lezioni viene studiato in modo accurato per catturare l'attenzione del bambino e dei suoi compagni».

I farmaci vengono utilizzati soltanto per un numero ristretto di soggetti e per periodi limitati, in associazione con l'intervento psicoeducativo. La presa in carico è comunque complessa, richiede energie e impegno da più parti. Ma i risultati, secondo la Cremaschi, arrivano: «Questi interventi integrati - conclude la responsabile - riescono a evitare in questi soggetti il sovrapporsi di disturbi dell'umore e le più gravi situazioni di abbandono scolastico; possono di fatto cambiare la storia naturale del disturbo».
21/04/2011 Messaggero Veneto - Ed. nazionale Pag. 25

- Bimbi iperattivi il diritto di essere curati
Vivaci, distratti e irruenti: aggettivi che descrivono tra della personalità, ma anche segnali di un disturbo vero e proprio spesso sottovalutato, che invece è importante riconoscere.
Irrequieti, disattenti, impulsivi: certi bambini sembrano avere "l'argento vivo addosso".

Può essere normale nell'infanzia, ma se non si tratta solo di alcuni momenti, se la disattenzione e l'iperattività persistono e influenzano la vita del piccolo, allora può trattarsi di un disturbo ben preciso: la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (in sigla, Adhd), un disturbo da non sottovalutare. La Società italiana di psicopatologia (Sopsi) ha lanciato un allarme: molti bambini in Italia soffrono di disturbo da deficit di attenzione e iperattività, ma solo l'I,3% riceve cure. La malattia è sottostimata e troppi bambini sono ancora costretti a convivere con questo disturbo senza che sia diagnosticato. E l'Italia è molto indietro rispetto alla media europea.

CHE COSA È L'ADHD L'Adhd è considerato uno dei disturbi più diffusi nell'infanzia e adolescenza: si stima che colpisca tra il 3 e il 5% dei bambini al mondo, con una frequenza maggiore nei maschi. Non esiste un'unica causa per questo disturbo e le sue origini non sono ancora del tutto chiarite. Gli studi più recenti confermano che si tratta di un problema neurobiologico, caratterizzato cioè da alterazioni chimiche e anatomiche del cervello, soprattutto nelle aree adibite all'attenzione, all'inibizione e all'autocontrollo. In particolare si è osservato uno squilibrio tra due neurotrasmettitori (dopamina e noradrenalina) che svolgono un ruolo nella capacità di concentrazione. Le ricerche hanno evidenziato anche che la sindrome tende a trasmettersi per via familiare, ma alcuni fattori esterni possono favorirne la comparsa (per esempio il consumo di alcol e droga durante la gravidanza).

UN PROBLEMA SOTTOSTIMATO
Secondo la Sopsi, in l'Italia esiste un problema culturale rispetto all'Adhd: c'è una grande resistenza a considerarla una vera malattia non solo dalla gente comune,
ma in primo luogo dalle istituzioni e persino da una parte dei medici. Dati e ricerche confermano, invece, che l'Adhd è una malattia vera e propria ed è più diffusa di quanto si pensi. Secondo le ultime stime fornite dalla Sopsi, l'Italia ha il più basso numero di bambini in cura in Europa (poco più di duemila) e non perché ci siano meno malati, ma per mancata diagnosi. In Italia solo l'I,3% dei casi di Adhd viene riconosciuto e curato: troppo poco, rispetto a percentuali di diagnosi che in Europa vanno dal 17% della Francia al 65% della Germania, a fronte di un'incidenza della malattia che, in media, è del 5%.

QUALI SONO I SINTOMI
II disturbo da deficit di attenzione e iperattività si manifesta con comportamenti caratteristici.
Disattenzione
II bambino si distrae con grande facilità: non riesce a mantenere a lungo l'attenzione su un'attività, né a portare a termine un compito che richieda grande concentrazione. Questo lo porta ad avere scarsa cura dei dettagli, ad annoiarsi prima degli altri e a voler cambiare spesso gioco. Un bambino con Adhd sembra non ascoltare mai quello che gli si dice, ma spesso parla in continuazione e, per esempio, risponde in modo irruento ancor prima di aver ascoltato tutta la domanda. Impulsività Un bambino con Adhd non riesce a rimandare nel tempo una risposta a uno stimolo esterno o personale: quindi agisce senza riflettere, in maniera appunto "impulsiva". Questo significa che tende a non rispettare il proprio turno nelle attività quotidiane a casa, a scuola, nei giochi; è spesso avventato e questo lo porta a provocare danni o a farsi male. In generale, il bambino con Adhd non riesce a controllare i propri impulsi o a impegnarsi in qualcosa che non dia una gratificazione immediata. Iperattività Un bambino con Adhd non sta letteralmente "mai fermo". Fatica a rimanere seduto a lungo e anche quando lo fa, muove spesso le mani o i piedi o compie qualche gesto, cambia posizione. Sente l'urgenza di alzarsi, di muoversi, anche senza uno scopo ben preciso. Questa frenesia è legata, secondo gli specialisti, a una concezione del tempo particolare: pochi minuti sono percepiti dal bambino come molto più lunghi del reale.

CHE COSA PROVOCA
E importante chiarire che un bambino con Adhd non ha alcun ritardo mentale: il disturbo non riguarda la sua intelligenza. Al tempo stesso le difficoltà sono reali: disattenzione e iperattività non possono scomparire con un po' di "buona volontà". Le conseguenze sul comportamento causano non poche difficoltà.

A SCUOLA E NEI RAPPORTI CON GLI ALTRI
La scuola elementare è il momento in cui i sintomi diventano più evidenti, perché viene richiesto sforzo cognitivo, capacità di organizzarsi e di integrarsi con i compagni, rispetto delle regole. Di fronte a questi stimoli, il bambino con Adhd manifesta lentezza e difficoltà di apprendimento (per l'incapacità di concentrazione); difficoltà a organizzare e pianificare i propri compiti; problemi di disciplina; continua agitazione.
A farne le spese è il profitto scolastico, ma anche il rapporto con insegnanti e compagni. Questo provoca ansia, insicurezza e frustrazione nel bambino, che spesso diventa più aggressivo della norma e assume atteggiamenti provocatori. Un bambino con Adhd non è un compagno di giochi facile: la conseguenza è l'esclusione, che provoca una grande sofferenza.

IN FAMIGLIA
I genitori di un bambino sono sottoposti a un forte stress: hanno difficoltà a gestire i comportamenti del figlio e questo provoca tensioni quotidiane. Il motivo principale è la mancata diagnosi: non ricevendo l'aiuto necessario, mamma e papa non sanno come intervenire.

LA DIAGNOSI
La diagnosi prevede diverse fasi, gestite dai servizi di neuropsichiatria infantile in collaborazione con altri specialisti. In Italia esistono circa 110 centri di riferimento nazionale, accreditati dal Ministero della Salute per la diagnosi e la cura dell'Adhd. In questa fase (come in quella di cura) il consenso e la collaborazione dei genitori sono essenziali, perché gli specialisti devono fare una valutazione completa del bambino e dei suoi comportamenti. Due sono gli strumenti che stabiliscono i sintomi e i criteri di diagnosi dell' Adhd: la "Classificazione internazionale delle malattie" X edizione (ICD-10) dell'Organizzazione mondiale della sanità e il "Manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali" IV edizione (DSM-IV) dell'Associazione americana di psichiatria. La diagnosi di Adhd consiste dunque in una serie di test neuropsicologici e colloqui con il bambino per stabilire quali sintomi siano presenti, con quale intensità, con che frequenza e in quali ambiti; alcuni esami clinici come l'elettroencefalogramma, per esaminare l'attività del cervello; se lo specialista lo ritiene necessario, anche una risonanza magnetica; una serie di colloqui per raccogliere le informazioni relative al bambino, ai genitori e alla scuola. Al di là degli esami clinici, infatti, è molto importante analizzare i comportamenti del bambino, che devono essere cronici e manifestarsi in più ambienti, escludendo che siano dovuti a problemi di altro genere, per esempio a fasi transitorie di depressione o ansia.

QUANDO RIVOLGERSI ALLO SPECIALISTA
Tutti i bambini sono vivaci e quas tutti, prima o poi, attraversano fasi di grande irrequietezza. Come capire, allora, se un bambino è solo molto attivo o se manifesta sintomi di Adhd? Solo uno specialista (neuropsichiatra o psicologo infantile, con specifica formazione sull'Adhd) è in grado di stabilire se un bimbo ha questo disturbo.
Ma quali sono i segnali che devono far sospettare i genitori? Secondo gli esperti, si deve chiedere una diagnosi nei seguenti casi: quando i sintomi di deficit di attenzione e iperattività compaiono prima dei 7 anni di età; quando persistono per almeno 6 mesi; quando si manifestano ripetutamente in almeno due contesti diversi (a casa, a scuola, durante i giochi eccetera); quando la scarsa attenzione e l'iperattività del bambino causano problemi costanti nelle sue attività scolastiche e nei rapporti con i compagni. I comportamenti disturbati non migliorano con lo sviluppo del bambino, anche per questo è molto importante che i genitori non sottovalutino certi segnali, pensando che siano normali oppure che "gli passerà quando cresce...".
Se non curata, l'Adhd significa per il bambino emarginazione, insicurezza e difficoltà di apprendimento.

LA CURA
La cura dell'Adhd mira a ridurre i sintomi e ad assicurare al bambino l'inserimento in tutti gli ambienti sociali. Dato che il suo benessere dipende anche dalle relazioni con i genitori e con gli insegnanti, il trattamento deve riguardare il bambino, la famiglia e la scuola: è la cosiddetta terapia "multimodale". Interventi per il bambino Attraverso colloqui periodici con uno psicologo o psichiatra specializzato nella cura dell'Adhd, si cerca di insegnare al bambino a modificare gradualmente il proprio comportamento migliorando l'autocontrollo. Solo nelle forme più serie lo specialista può ritenere necessaria anche la cura farmacologica: in media accade in due o tre casi su dieci. I farmaci autorizzati in Italia sono il metilfenidato (stimolante della dopamina) e la atomoxetina (inibitore della noradrenalina), che riducono in maniera evidente i sintomi consentendo al bambino di trarre più benefici dalla psicoterapia. Interventi per i genitori Perché gli interventi psicologici e comportamentali sul bambino abbiano successo, la casa non deve diventare un ambiente ostile e ipercritico.
Il "parent training" è un percorso che insegna ai genitori, con il sostegno di psicologi ed educatori specializzati, a gestire il rapporto con il figlio: come dare istruzioni chiare, rinforzare i comportamenti positivi e ignorarne quelli problematici, evitare gli scontri e dosare le punizioni. Interventi per gli insegnanti Anche per gli insegnanti esiste un metodo, il "teacher training", per affrontare le situazioni più complesse che si possono verificare in classe.

TANTI PROBLEMI SE SI TRASCURA
Se non curata, l'Adhd può provocare seri problemi emotivi nel periodo adolescenziale, fino a sfociare in disagio sociale. Inoltre, se il bambino sviluppa con ritardo le capacità cognitive, questo si ripercuote poi sullo studio e sul lavoro, compromettendole possibilità di condurre una vita normale. Secondo gli esperti, inoltre, nei giovani e negli adulti con Adhd non curato si riscontra maggiore propensione alla tossicodipendenza e all'alcolismo, rischio di disadattamento e di comportamenti antisociali o violenti, disturbi dell'umore o della personalità. I sintomi, inoltre, non sempre scompaiono con l'età Servizio di Silvia Doriti con la consulenza del dottar Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze, A. 0. Fatebenefratelli di Milano.
22/04/2011 Viver Sani e Belli - N.17 - 29 aprile 2011 Pag. 78
Ndr: Finalmente si parla in modo corretto di ADHD, dei sintomi, dei percorsi diagnostici e terapeutici…

- Si parla di dislessia anche tra gli alunni
il convegno a.p. «Dsa e Adhd: scuola e servizi, ruoli e competenze» è il tema di un convegno organizzato dall'associazione «Il Germoglio», con la «Re.Ma.Pe.», la rete delle scuole di Marsala e Petrosino e con il patrocinio dell'Ordine regionale degli psicologi, dell'Associazione di ricerca e intervento nella psicopatologia dell'apprendimento e dell'Associazione medico-chirurgica lilybetana.
Da oggi a sabato, tra i temi da affrontare ci sarà anche la dislessia, che dopo il riconoscimento legislativo impone agli insegnanti di «adottare alcuni strumenti compensativi e misure dispensative per gli alunni che presentano una diagnosi del disturbo». E in questo contesto si ritiene «necessaria la collaborazione dei genitori, dei compagni e di quanti partecipano all'educazione»
28/04/2011 La Sicilia - Trapani Pag. 40

- Olimpiadi a Cremona evento straordinario: grazie
Egregio direttore, domenica Cremona è stata coinvolta in un evento sportivo straordinario: la manifestazione a scopo benefico Olimpiadi a Cremona. Presso tutte le società e i centri sportivi della città si sono svolti mini tornei, gare, dimostrazioni di sport di vastissima diffusione come di specialità poco note, che hanno visto la partecipazione di migliaia di persone, adulti e bambini. Tutto questo a favore di Aifa Onlus Lombardia, l'associazione di famiglie che si occupa di bambini, ragazzi e adulti affetti da Adhd (Disturbo da deficit di attenzione con iperattività). È stata una giornata esaltante, che si è conclusa con una bella cerimonia alla quale hanno preso parte numerose autorità.
A nome dell'associazione Aifa Onlus Lombardia desidero ringraziare di cuore tutti coloro che si sono prodigati affinché questa prima edizione di Olimpiadi a Cremona fosse un successo. E così è stato in effetti, grazie alle società canottieri e ai centri sportivi, alle società sportive amatoriali, agli sponsor e ai sostenitori, a tutti coloro che si sono dati da fare.
Un ringraziamento particolare all'amico Giovanni Ferrari, senza la cui convinta abnegazione l'evento non sarebbe neppure partito. E naturalmente grazie a tutti, adulti e bambini, per la loro partecipazione entusiastica. Remo Bonardi (vice presidente Aifa Onlus Lombardia, Cremona)
11/05/2011 La Provincia di Cremona Pag. 11

-articoli negativi:
 -Psicofarmaci e Adhd : minori in cura anche a Modena
Psicofarmaci e Adhd: un problema che da anni divide la comunità scientifica e che sarà il tema dell'incontro che si terrà stasera alla sala Pucci in via Canaletto, promosso dall'associazione LiberaParola. E sarà l'occasione anche per inquadrare il fenomeno nel Modenese, dove, stando ai dati dell'Ausl, i bambini in trattamento con Ritalin e simili sarebbero davvero pochi.
I numeri, stando al quadro fornito dall'Ausl, sono molto contenuti per quanto riguarda le prescrizioni di psicofarmaci per l'Adhd nel Modenese. Nel 2009, su 6219 minori in carico al servizio di neuropsichiatria infantile, 320 risultavano i casi di Adhd diagnosticato e solo 3 di loro erano sotto trattamento con psicofarmaci.

Nel 2010, benché i dati definitivi non siano ancora disponibili, il trend sarebbe stabile: in trattamento farmacologico sarebbe lo 0,08% del totale dei minori seguiti. «Ma, al di là dei numeri, è proprio diverso l'approccio tra la psicoanalisi e una parte della psichiatria. Per noi è la stessa somministrazione dello psicofarmaco nel bambino che non è eticamente accettabile» spiega il dottor Maurizio Montanari, psicoanalista di LiberaParola, l'associazione per organizza per questa sera alle 20.30 alla sala Pucci di via Canaletto 108 l'incontro dal titolo "Le nuove patologie" che parlerà proprio dell'Adhd.

Parteciperà anche Luca Poma, il portavoce della campagna nazionale "Giù le mani dai bambini", da anni punto di riferimento critico in Italia sul tema.
«La pratica psicoanalitica - spiega Montanari - evita categorie onnicomprensive che schiacciano l'individuo», come pare proprio essere «la questione Adhd». «Sul fatto che l'Adhd sia effettivamente una malattia - continua Montanari - il mondo scientifico non è concorde. Infatti, perchè un bambino riceva questa diagnosi, è sufficiente che presenti alcuni requisiti tra i quali muovere le mani con insistenza, distrarsi a causa di stimoli esterni, chiacchierare troppo, non ascoltare e interrompere gli altri. Negli Stati Uniti sono 11 milioni i bambini che utilizzano farmaci psicoattivi e il 10% della popolazione giovanile soffrirebbe di Adhd.

In Italia sono poco più di tremila i bambini ai quali viene somministrato Ritalin o Strattera. Ma se venisse confermato l'ampliamento dei criteri diagnostici previsti dal nuovo Dsm, il manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali, allora diventerebbero molti di più i bambini etichettati come malati, ampliando il mercato dei farmaci».
(cl.be.)
10/05/2011 Gazzetta di Modena - Ed. nazionale Pag. 16
Ndr: ancora una volta vediamo la situazione italiana paragonata solamente agli USA….e che dire del fatto che ancora si ha dubbi sulla vera esistenza di un disturbo così invasivo come l’ADHD. Se fossimo cattivi ci sarebbe da augurarsi che chi scrive e sostiene queste affermazioni abbiano un figlio con ADHD, magari con tutte le comorbilità…. Ma noi non siamo cattivi ed auguriamo ad ognuno una vita serena e figli sani!

-"La bimba urla? Diventerà soprano" Lo spot contro l'uso di psicofarmaci
LA CAMPAGNA - L'iniziativa del movimento Pensare oltre : "La sindrome del deficit dell' attenzione non si cura con le medicine". "Se un bimbo è vivace, non vuol dire che sia anche malato". A sostenere questa rete ci sono oltre 70 associazioni, federazioni, accademie e aziende, e più di 60 personaggi del mondo della cultura, dello sport e della politica

"La bimba urla? Diventerà soprano" Lo spot contro l'uso di psicofarmaci

 
-"Non sono malati, sono bambini"
il caso La filosofia «Siamo sicuri che essere chiassosi, iperattivi e disattenti equivalga a una forma di patologia?» I testimonial Sessanta personaggi dell'arte, dello sport e della cultura: «Anche noi siamo statipiccoli ribelli»
"Non sono malati, sono bambini"
Campagna al Salone del libro: "La sindrome da deficit d' attenzione non si cura con i farmaci"
ELENA LISA TORINO
Alla fine basterebbe sfogliare il dizionario, ma così, giusto per avere un abbozzo d'idea sulla strada intrapresa. Perché si può procedere con le migliori intenzioni, ma se poi si sbaglia in partenza allora meglio saperlo subito. Prendiamo i sostenitori neurologi, psicologi, insegnanti - della cura con psicofarmaci di una patologia infantile che non è chiara a tutti: l'«Adhd», il disturbo da deficit d'attenzione ed iperattività che si vedrebbe in bambini particolarmente attivi, disattenti a scuola, troppo esuberanti quando giocano a pallone o si rincorrono, quelli della serie - si diceva una volta senza troppa ansia - «bimbi con l'argento vivo addosso, che due minuti su un libro non ci sanno stare».
E prendiamo chi si oppone a questo metodo di cura, come il movimento culturale «Pensare oltre» che, a dire il vero, contesta non solo l'uso di farmaci, ma tutto l'approccio alla questione: il «deficit di attenzione ed iperattività» è davvero un limite, un problema di cui occuparsi e preoccuparsi?
I questionari attraverso cui sarebbe diagnosticabile la patologia, e che si basano sull'osservazione di genitori e insegnanti, sono oggettivi, in grado di tracciare confini netti tra ciò che è indole e ciò che è malattia? E a questo punto, prima di rispondere, prendiamo il vocabolario e cerchiamo la definizione. «Individuo - dice - è un essere distinto da ogni altro della medesima specie e formante un tutto che non può venire decomposto senza perdere le sue qualità distintive». Quello etimologico va oltre: «E' ciò che ha una personalità, un'esistenza sua speciale. Si dice di uomo, persona».
E quindi, e a maggior ragione, si dice di bambino. Bambini timidi, solitari, taciturni. Bambini irrequieti, disordinati, chiassosi. Bambini assorti, meditabondi, cervellotici. Bambini malati? La contrapposizione tra chi intravede nei bimbi di oggi una certa problematicità e chi, invece, ritiene che siano tali e quali a quelli di ieri, compresa la loro vivacità, la disattenzione nel fare i compiti o l'incapacità a restare concentrati anche davanti al cartoon preferito, è sempre più profonda. Si allarga però la schiera di chi si oppone all'idea che la diversità tra i bambini possa diventare una malattia da curare. Il Piemonte è stata la prima Regione, in Italia, a vietare la somministrazione di test e questionari nelle scuole. Ed è stata la prima a pretendere il consenso informato dei genitori prima di somministrare a bambini e adolescenti farmaci e sostanze psicotrope. E' il suo capoluogo, oggi, a promuovere una campagna di «Pensare oltre», che spiega più di molti esperti.
Una bimba che urla? «Sarà un soprano». Uno che non sa fare i calcoli, convinto che due più due faccia cinque? «E' un ottimista».
A sostenere il movimento culturale - presente al Salone del Libro di Torino - sono oltre 70 associazioni, federazioni, accademie e aziende, e più di 60 personaggi dell'arte, dello sport e della cultura: da Mariangela Melato ad Alex Zanardi, da Ennio Morricone a Mogol passando per Silver, il papà di Lupo Alberto, Elisabetta Armiato, étoile della Scala di Milano, Iginio Sraffi, inventore delle fatine Winx, che per il movimento culturale ha disegnato un fumetto distribuito al Lingotto, e per Bruno Bozzetto, il mito del cartoon italiano, autore dello spot della campagna in cui spaventosi indici neri tentano di schiacciare una pallina ribelle.
Hanno un passato comune: da bambini sono stati «diversi». Silver racconta di essere stato balbuziente, «di aver creato i miei personaggi quasi fossero alter ego». E la danzatrice ricorda: «Ero un fuoco inestinguibile, in casa mia saltavo da una parte all'altra come una saetta». Mogol dice di essere stato un disastro alle elementari: «Mi bocciarono, dicevano che andavo fuori tema». E Bozzetto parla al presente: «Sono strano fin da bambino. Ancora oggi è come se i miei pensieri mi estraniassero dal resto del mondo». Adulti.
Adulti malati? 5 percento La stima dei bambini affetti nel mondo da deficit d'attenzione 1 su due Continua ad avere disturbi da adulto (i maschi più colpiti delle femmine)
1600 in Italia Il numero di ragazzini e adolescenti presunti «colpiti» dall'Adhd
80 per cento I casi in cui il problema coesiste con altri disturbi complicando la diagnosi
13/05/2011 La Stampa - Ed. nazionale Pag. 27
Ndr: e a noi viene da pensare: “CI RISIAMO!”….Perché siamo noi gli orgogliosi genitori di quella bimba,  siamo noi i più interessati a che la nostra bimba urlante diventi  soprano,siamo noi gli artefici della realizzazione di quel possibile futuro….
E' tanto facile dire  PENSIAMO OLTRE quando non si è DENTRO alle cose

-RISPOSTA AGLI ARTICOLI “La Bimba Urla?” e “Non sono malati, sono bambini”
-Lettera al Direttore di La Stampa e Repubblica firmata dai presidenti AIDAI e AIFA Onlus
Gent.le Direttore,
facendo riferimento all’articolo dal titolo “Campagna al Salone del libro: La sindrome da deficit d’attenzione non si cura con i farmaci”, comparso su “La Stampa” il 13 maggio, intendevamo ringraziare per il suggerimento che viene fornito al nostro lavoro di clinici. Sarebbe molto comodo poter fare diagnosi con dei semplici questionari a crocette. Ma purtroppo, o per fortuna, ciò non è possibile. I questionari  sono semplicemente un ausilio che ci serve per raccogliere quante più informazioni possibili sui diversi contesti di vita del bambino, ma il percorso di diagnosi è molto più articolato e complesso rispetto a ciò che viene descritto nell’articolo. Siamo certi che nelle parole di Elena Lisa non ci sia alcun attacco alla cura e all’attenzione che psicologi e neuropsichiatri infantili dedicano alla loro professione; probabilmente è stata una “piccola svista”, derivante da informazioni parziali sul complesso mondo della psicopatologia infantile.
La vivacità è certamente un aspetto meraviglioso della vita. Quello che probabilmente viene sottovalutato è il fatto che quando si parla di Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADHD) non si parla di bambini vivaci, ma di bambini che presentano un disturbo che investe la loro vita sociale e scolastica in maniera rilevante e che, da adulti, può condizionare pesantemente l’attività lavorativa e le relazioni interpersonali. Per fare dei piccoli esempi parliamo di  bambini che hanno difficoltà a mantenere l’attenzione per tempi sufficienti ad imparare le regole di un gioco, che non riescono a gestire le operazioni necessarie per farsi lo zaino e che spesso sono rifiutati ed emarginati dai compagni a causa della loro impulsività emotiva. Nonostante non abbiano problematiche di tipo intellettivo, lo scarso controllo attentivo non permette loro di seguire la lezione ed apprendere anche concetti per loro accessibili, subendo poi a scuola ripetuti insuccessi e frustrazioni. Ma ciò che probabilmente conta più di tutto è che proprio a causa di questo disturbo sono bambini che soffrono. Purtroppo, inoltre, sia l’esperienza clinica che la letteratura scientifica nazionale e internazionale ci insegnano che un bambino con queste problematiche può sviluppare altri disturbi ancora più invalidanti e complessi.
Siamo d’accordo sull’importanza di trovare in loro, come in chiunque, i punti di forza e le meravigliose risorse che ognuno di noi possiede e valorizzarle, affinchè ognuno possa crescere nella consapevolezza delle proprie capacità e non solo delle proprie difficoltà. Nessuno che si occupi seriamente di queste problematiche, pensa di voler snaturare o costringere il modo d’essere spontaneo di un bambino. Ma non è facendo finta di nulla o minimizzando con la storia dell’argento vivo o dando la colpa ai genitori “...che non sanno più educare” che si risolvono le difficoltà, quando sono veramente grandi difficoltà. In quanto alle cure, dire che si pensi unicamente a dare gli psicofarmaci e che questo si faccia con leggerezza è semplicemente una falsità. Il trattamento previsto dalla letteratura scientifica prevede la terapia farmacologica solo in casi estremamente gravi e selezionati e comunque sempre nell’ambito di un intervento multimodale che comprende un lavoro psicoedicativo con il bambino, consulenza agli insegnanti e un programma per i genitori. La legislazione sanitaria italiana per la farmacoterapia di questo disturbo impone che la prescrizione dei medicinali sia ad opera di centri specialistici individuati dalle varie Regioni (Centri di Riferimento) costantemente monitorati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) attraverso una banca  dati sanitaria aggiornata periodicamente (Registro Nazionale); ad oggi i pazienti inseriti in tale registro e dunque in terapia farmacologica sono circa 2200 in tutto il territorio nazionale. La somministrazione di un farmaco  in questa patologia, come in tutte le altre, avviene dunque solo dopo un’attenta e approfondita valutazione diagnostica ad opera di  vari specialisti. Pertanto, nessun genitore o insegnante, o medico o psicologo può decidere di curare con uno psicofarmaco un bambino semplicemente perchè non sta sufficientemente attento a scuola o è “troppo esuberante quando gioca a pallone”.
Sarebbe stato bello se al Salone del Libro oltre ai personaggi dell’arte, dello sport e della cultura, che in modo encomiabile non vogliono che si schiacci una pallina ribelle (e chi lo vorrebbe!), ci fossero state anche testimonianze di genitori che vivono la difficoltà, a volte drammatiche, di crescere ed educare un bambino affetto da ADHD.
Cordiali saluti
Michele Margheriti
Presidente Associazione Italiana Disturbi di Attenzione e Iperattività (AIDAI)
 
Patrizia Stacconi
Presidente Associazione Italiana Famiglie ADHD (AIFA Onlus)
 

-articoli di interesse medico:
- Stress in gravidanza, c'è il rischio di un bimbo iperattivo
LONDRA - Una donna gravemente depressa o stressata in gravidanza rischia più di altre di avere un figlio iperattivo: è la conclusione di uno studio dell'Istituto di Psichiatria al King's College di Londra. Secondo la ricerca ansia e tensioni prima della nascita possono contribuire al 15% dei casi di Adhd, la sindrome da deficit di attenzione e iperattività che per la maggior parte dei bambini è ereditaria. L'ipotesi dei neurologi, che hanno seguito migliaia di bambini da prima della nascita fino alla scuola elementare, è che gli ormoni dello stress nell'utero materno disturberebbero il passaggio normale di neuroni tra i due emisferi del cervello provocando una serie di problemi neurologici.
10/05/2011 La Provincia di Cremona Pag. 20
NdR:  sarebbe interessante sentire il parere di un medico/ricercatore italiano

 
-articoli di interesse vario:
-Senza limiti: non è fantascienza Ma qual è il prezzo da pagare?
Al cinema Ricerca Esistono farmaci usati per aumentare le performance cerebrali. Ma i rischi sono assuefazione e dipendenza, a volte gravi psicosi La pellicola «Limitless» ripropone una tentazione ricorrente
Il problema non è solo individuale, ma anche bioetico e sociale I meccanismi di stress non possono restare attivati a lungo, senza provocare seri danni Il potenziamento può andare a compromettere l'identità stessa dell'individuo Si cerca anche di modificare la memoria, cancellando ricordi spiacevoli Roberta Villa

Senza arrivare agli eccessi declinati in Limitless, è innegabile che la frenesia e la competizione del mondo in cui viviamo spingano molti a cercare un "aiutino" per tenere il passo con le esigenze del lavoro, della famiglia, dello sport. Per analogia al doping, c'è chi pensa che fare uso di sostanze "potenzianti", che gli esperti chiamano neuroenhancer, sia in qualche modo sleale. «Ma soprattutto è pericoloso - interviene Piergiorgio Strata, presidente dell'Istituto nazionale di neuroscienze -. I meccanismi che regolano lo stress permettono di superare situazioni di emergenza, ma non possono restare attivati a lungo, senza fasi di recupero, a meno di provocare seri danni all'organismo».
«Inoltre si va a interferire con funzioni delicate come quelle cerebrali di cui ancora conosciamo troppo poco - interviene lo psichiatra torinese Vito Antonio Amodio -. Ancora non sappiamo quali potrebbero
essere gli effetti a lungo termine di queste sostanze sui circuiti neuronali».
Eppure sono stati proprio numerosi scienziati, interpellati dalla prestigiosa rivista Nature, ad ammettere, in un sondaggio anonimo online, che non solo le ritengono lecite (l'80% dei quasi 1500 che hanno risposto), ma di farne personalmente uso (il 20%).
Se infatti non esiste ancora una pillola magica come l'NZT, ci sono già sul mercato diversi farmaci che hanno una loro indicazione terapeutica, ma che vengono usati anche off label, cioè "fuori indicazione", da persone che non hanno disturbi e che vogliono solo incrementare la loro concentrazione, memoria, ideazione e così via. «Il più usato a questo scopo è il metilfenidato, che dovrebbe essere utilizzato solo per la sindrome da deficit di attenzione e iperattività dei bambini, ma che, in realtà, è diffuso nei college americani per facilitare gli studi - prosegue Strata -. In Italia è difficile poterlo usare a questo scopo, perché la sua prescrizione è regolamentata severamente attraverso un registro istituito presso l'Istituto superiore di sanità». Ci sono, poi, il modafinil, approvato per alcuni disturbi del sonno, che invece viene utilizzato per restare svegli notti intere, o i classici beta bloccanti, prescritti comunemente per patologie cardiovascolari, usati invece per tenere a bada il batticuore scatenato da una presentazione importante o da un esame.
«Non è un fenomeno così nuovo - interviene Giovanni Umberto Corsini, neurofarmacologo dell'Università di Pisa -. Molti studenti in vista della maturità si appoggiavano alle anfetamine, da cui derivano alcuni di questi prodotti, quando si potevano facilmente acquistare in farmacia. E l'uso della cocaina per migliorare le performance, soprattutto in termini di ideazione, è purtroppo molto comune. Tutti, poi, ci aiutiamo con una o più tazze di caffè».
Dov'è il limite, dunque? Qual è la differenza? È anche una questione semantica: in inglese la parola drug non distingue tra droga e farmaco. «Queste sostanze, la cui efficacia nelle persone sane è ancora tutta da dimostrare, portano però sicuramente con sé il peso di importanti effetti collaterali - prosegue Corsini -. Possono produrre assuefazione e dipendenza e a volte anche gravi psicosi».
«È una questione di rapporto tra rischi e benefici - aggiunge Amodio -. Gli effetti collaterali o la possibilità di gravi reazioni avverse possono essere giustificati per curare una malattia, ma non per
migliorare le proprie prestazioni». A meno che i limiti insiti nella natura umana non siano considerati di per sé inaccettabili. Non a caso Limitless, Senza limiti, è il titolo del film. La nostra società non prevede battute d'arresto, la stanchezza non è contemplata. La naturale tristezza che segue un lutto è trattata con gli antidepressivi; la timidezza si può trattare con una versione spray dell''ossitocina, un farmaco nato per favorire le contrazioni uterine ma che favorisce anche l'empatia e che, per questo, può garantire maggior successo nelle professioni a contatto con il pubblico. È facile intuire quanto potrebbe essere esteso il mercato di prodotti di questo tipo e quanto i potenziali clienti sarebbero disposti a pagare pur di ottenere il massimo da sé stessi: «Per questo l'interesse delle case farmaceutiche in questo campo potrebbe essere altissimo - commenta Amodio -. All'avanzare delle conoscenze sul funzionamento del cervello, esplose negli ultimi anni grazie alle recenti tecniche di neuroimaging, salgono alla ribalta nuove possibili molecole da usare a questi scopi».
Oltre a migliorare la memoria, si cerca anche come poterla modificare, per esempio cancellando ricordi spiacevoli: «In alcuni casi ciò potrà servire a prevenire sindromi post traumatiche, - commenta Reichlin – ma accentua il sospetto che queste pratiche di "potenziamento" possano andare a compromettere l'identità stessa dell'individuo, che si forma e si evolve anche a partire dalle sue esperienze, comprese quelle negative».
Un lavaggio del cervello che sa davvero di fantascienza e che non si serve solo di pillole: la rivista New Scientist ha dedicato recentemente uno speciale approfondimento alle tecniche che attraverso stimolazioni elettriche o magnetiche, superficiali o profonde, potrebbero potenziare oppure inibire l'una o l'altra funzione del cervello, controllandone l'attività. Queste procedure già esistono e sono usate per curare formi gravi di depressione, epilessia, Parkinson, ma, in teoria, potrebbero servire anche ai sani. Elettrodi impiantati nel cervello, o trattamenti periodici attraverso il cranio: questa sì che è fantascienza. O un futuro non troppo lontano?

Esci dal cinema dove hai visto Limitless, il nuovo film con Bradley Cooper e  Robert De Niro, e hai un solo pensiero: la voglio. L'oggetto del desiderio è una pastiglietta trasparente, chiamata NZT, che permette al protagonista, uno scrittore fallito e inconcludente, di sfruttare al meglio tutte le
sue potenzialità, trasformandolo in un mago della finanza, che addirittura aspira alla presidenza degli Stati Uniti. Nessun moralismo nella pellicola, che mostra i rischi di tale approccio, ma allo stesso tempo ha un finale aperto a un'interpretazione possibilista e positiva. «Non è fantascienza, - spiega Massimo Reichlin, docente di etica della vita presso la facoltà di filosofia dell'Università Vita Salute del San Raffaele di Milano - ma uno dei temi caldi della bioetica a livello internazionale: la medicina deve limitarsi a curare le malattie o può allargarsi a potenziare le capacità fisiche e mentali di individui sani, fino all'ipotesi di creare una sorta di "superuomini" in grado di prevalere sugli altri?».
01/05/2011 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 56
Ndr: ecco un esempio di uso improprio

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