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AIFAnewsletter n.191 anno IX del 20/05/2011
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Notiziario
sul Deficit d'Attenzione con Iperattività, disturbi e
problematiche ad esso correlati, diffuso dall'Associazione Italiana
Famiglie ADHD Onlus.
In questo numero:
1. DANTE
BESANA ci ha lasciati
2. “PRENDERSI
CURA DELL’ADHD” di R. Barkley – è uscita
l’edizione italiana del più importante manuale per
genitori di bambini con ADHD - editore AIFA ONLUS
3. APPELLO:
Ricerca sulla genitorialità – ADHD
4. EVENTI
- Convegno
"Vittime di un'idea ossessiva “ SALA VALLESE – Via Appia Nuova 444 – ROMA
- Prima
conferenza nazionale delle organizzazioni civiche per la salute –
CittadinanzaAttiva -10-11 giugno 2011, Riva del Garda
- Convegno
nazionale AIR – sulla Sindrome di Rett – 11-12 giugno
2011, Siena
5. ANGOLO
DELLA POESIA
6. IL
NOSTRO PENSIERO
7. STORIA
VERA
8. CAMPUS
ESTIVO AIFA “Judo e avventura” – Una settimana a
Prim’Alpe dal 9 al 16 luglio 2011
9. LE
PROVE INVALSI
10.
RASSEGNA
STAMPA
-articoli
positivi:
-
Bambini iperattivi 80 in cura assieme a mamma e papà
-
Bimbi iperattivi il diritto di essere curati
- Si parla di
dislessia anche tra gli alunni
- Olimpiadi a Cremona evento
straordinario: grazie
-articoli
negativi:
-Psicofarmaci
e Adhd : minori in cura anche a Modena
-"La bimba urla?
Diventerà soprano" Lo spot contro l'uso di
psicofarmaci
-"Non sono malati, sono bambini"
-RISPOSTA
AGLI ARTICOLI “La Bimba Urla?” e “Non sono malati,
sono bambini”
-Lettera
al Direttore di La Stampa e Repubblica firmata dai presidenti AIDAI e
AIFA Onlus
-articoli
di interesse medico:
-
Stress in gravidanza, c'è il rischio di un bimbo
iperattivo
-articoli
di interesse vario:
-Senza
limiti: non è fantascienza Ma qual è il prezzo da
pagare?
1.
DANTE
BESANA ci ha lasciati
|
|
Abbiamo appreso con ritardo che recentemente il Dott. Dante Besana ha lasciato questo mondo. Era il responsabile della UONPIA di Alessandria, Centro Capofila del Piemonte per l’ADHD, è stato uno dei “padri” del Registro Italiana dell’ADHD. Dante Besana ci voleva molto bene e ci stimava come associazione, è stato presidente della Sinpia x alcuni anni. Una persona sempre gentilissima, ha contribuito alla realizzazione di alcuni nostri lavori. E noi volevamo tanto bene a lui. Un GRAZIE di cuore per tutto quello cha ha fatto, sicuri che sentirà la nostra gratitudine anche là dove si trova adesso. |
2.
“PRENDERSI
CURA DELL’ADHD” di R.Barkley – è uscita
l’edizione italiana del più importante manuale per
genitori di bambini con ADHD - editore AIFA ONLUS
3.
APPELLO:
Ricerca sulla genitorialità – ADHD
La
Dottoressa Marta Cecalupo cerca per la sua tesi di laurea 5 o più
famiglie con bambini non più grandi di 6 anni a cui è
stato diagnosticato il deficit dell'attenzione e iperattività,
disposte a perdere 2 ore per la somministrazione di alcuni
test.Ricerche sulle dinamiche di attaccamento ai genitori e sui
traumi dimostrano la profonda influenza del rapporto genitore-bambino
nei primi mesi di vita sulla salute mentale degli individui. E'
sempre stata data scarsa attenzione nella ricerca al ruolo
dell'attaccamento ai genitori e al ruolo del trauma precoce nella
formazione di quei comportamenti del bambino usati per classificare
l'ADHD.
I
presupposti della sua ricerca sono:
- individuare una possibile
associazione tra attaccamento e ADHD
- valutare la qualità
di attaccamento nei bambini con ADHD
- valutare l'impatto delle
relazioni genitore-bambino sul decorso dell'ADHD
- individuare
possibili fattori di stress nella relazione genitore-bambino per
costruire un piano di intervento terapeutico più mirato
possibile.
La ricerca si rivolge a famiglie residente nella
Regione Lazio, chiunque sia disposto a partecipare invii una mail a
segreteria@aifa.it
4.
EVENTI
-
Prima
conferenza nazionale delle organizzazioni civiche per la salute –
CittadinanzaAttiva -10-11 giugno 2011, Riva del Garda
Alcuni
degli argomenti affrontati:
Presentazione X Rapporto nazionale
sulle Politiche della cronicità
Relazione introduttiva del
Presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick
Il
ruolo attivo del cittadino nei servizi sanitari
Seminario:
“Rappresentanza e rappresentatività delle organizzazioni
civiche nei servizi
sanitari” esperienze di partecipazione
civica in Europa e in Italia, un modello partecipato sulle politiche
di accesso al farmaco
Con
l’intervento di molti parlamentari
Per
il programma completo e l’iscrizione contattare:
eventi@cittadinanzattiva.it
Tel. 06/367181
-
Convegno
nazionale AIR – sulla Sindrome di Rett – 11-12 giugno
2011, Genova
“Dalla
Diagnosi alla presa in carico delle disabilità complesse: Il
modello della sindrome di Rett”
Per
il programma completo e l’iscrizione contattare: www.airett.it
5.
ANGOLO
DELLA POESIA
IO
SONO UN BAMBINO MONELLO
IO SONO UN BAMBINO TANTO BELLO
IO NON
SONO UN BAMBINO CATTIVO
IO SONO "SOLO" IPERATTIVO
IO
NON SONO UN BAMBINO SFORTUNATO
IO SONO UN POCO POCO AGITATO
IO
NON SONO UN BAMBINO DA SCARTARE
IO SONO UN BAMBINO DA ACCETTARE
A
SCUOLA NON RIESCO A STARE ATTENTO
E PER QUESTO IMPARO A STENTO
A
CASA LA MAMMA E' DISPERATA
QUANDO A TERRA BUTTO L'INSALATA
MA
QUANDO PRENDO LA MIA PILLOLINA
PER UN PO' LA MIA VITA E' PIU'
BELLINA
MA SE PRIMA IO NON MANGIO
IO DAVVERO MI
ARRANGIO,
PERCHE' LO STOMACHINO FA UN PO' IL BIRICCHINO
ECCO LA
MIA VITA INCASINATA
AIUTATEMI LA VOGLIO PIU' ORDINATA
Antonella
Esposito Mamma di un bambino ADHD
6.
IL
NOSTRO PENSIERO
il
pensiero nostro è che raggiungeremo sicuramente il nostro
scopo
il pensiero nostro è che questa preside comprenderà
a seguito di un dialogo costante e ripetuto nel tempo
il pensiero
nostro è che la nostra azione quotidiana e determinata non può
non ricevere risposta a un'esigenza sociale
il pensiero nostro è
che la nostra fede negli ideali, le nostre preghiere, le nostre
risoluzioni sono le armi per vincere la battaglia contro l'ignoranza
il pensiero nostro è che sia gli insegnanti che i genitori
che tutti quelli che ci circondano hanno necessità di imparare
a conoscere l'adhd così come hanno necessità di
conoscere i dsa, così come hanno necessità di risolvere
le difficoltà dell'apprendimento
il pensiero nostro è
che i nostri figli crescendo troveranno un ambiente aperto, un
ambiente al quale insegnare il rispetto per la sacralità della
vita
il pensiero nostro è che i nostri figli sono i
testimoni che porteranno avanti una nuova era di dialogo e di scambio
e di mutuo aiuto
il pensiero nostro è che l'adhd è
e deve essere conosciuta e riconosciuta in tutti gli ambienti:
famiglia, scuola, lavoro, società il pensiero nostro è
che l'adhd non deve più fare paura
il pensiero nostro è
che nessuno più di noi genitori...
non possiamo dubitare di
noi stessi,
non possiamo dubitare sugli obiettivi che ci poniamo,
non possiamo dubitare sui nostri figli,
non possiamo dubitare
sulle nostre e sulle loro capacità,
non dobbiamo dubitare
sulla riuscita dei nostri sforzi e del nostro impegno: sicuramente
dobbiamo vincere.
non possiamo essere sconfitti,
non vogliamo
perdere,
dobbiamo trovare nella determinazione e nella sicurezza
e nella fiducia in noi stessi e nella nostra associazione, la fede
per portare avanti il progetto PARENTS FOR PARENTS:
nessuno
più di noi genitori....
pensiero
di simona, mamma e referente AIFA
7.
STORIA
VERA
Stralcio
da una storia vera, raccontata dalla mamma di una ragazzo con
ADHD
Mio figlio, che era ospite da alcuni mesi di una
comunità di disgraziati (i responsabili, non gli ospiti) si è
buttato di testa dal balconcino del 1° piano.
E' vivo, è
sano - per fortuna.
A parte alcune rotture di ossa, la curvatura
delle vertebre cervicali leggermente ridotta, due interventi di
chirurgia maxillo-facciale per ricostruire l'arcata orbitale e la
frattura del setto nasale.
Oggi non si vede quasi più
nulla, a parte le cicatrici sul volto
Fuori.
Ma dentro abbiamo
una ferita abissale.
Abbiamo. Io e lui.
In questo ultimo anno
ci siamo barcamenati tra quegli esseri spregevoli della comunità
e dell'Uonpia che ci "seguiva" e dell'assistente sociale
che ci ... "seguiva" (e che tuttora, purtroppo, ci dovrebbe
seguire, perchè mio figlio è affidato al Comune).
Tra
Tribunale dei Minorenni e Corte d'Appello.
Non riesco a raccontare
tutto, è troppo.
Attualmente siamo seguito da un altro
Uonpia, per quanto riguarda i farmaci.
Ed attualmente mio figlio è
"seguito" (secondo me troppo a spot) da un educatore di
un’altra organizzazione, imposta dal Comune.
Sto, stiamo
cercando faticosamente di riemergere.
Ma succede tante, troppe
volte che mio figlio, che ormai è adolescente, si fa
sopraffare dalla rabbia e dall'aggressività.
Anche io, da
quasi 2 anni, sono seguita - privatamente - da una
psicoterapeuta.
Però vorrei tanto poter entrare nella testa
di mio figlio per capire cosa vede lui, cosa vorrebbe che facessi o
non facessi.
E siccome questa è una cosa impossibile, mi
stavo chiedendo se può essere di aiuto poter parlare con un
adulto adhd, che si ricordi bene il suo periodo dell'adolescenza e -
ben sapendo che ogni esperienza è individuale e soggettiva -
poter vedere mio figlio con altri occhi.
Non che io non riesca a
vedere le sue difficoltà...
Ma è che a volte faccio
fatica, e quindi vorrei entrare nella sua pelle, nella sua testa, per
condividere la sua esperienza.
Perché è molto
frustrante sentirsi - a volte - inutili o, peggio, dannosi.
Mio
figlio non accetta assolutamente e non ha mai accettato la
psicoterapia.
Per lui, tutto quello che è psico-eccetera è
inaccettabile!
Quindi è veramente difficile poterlo
aiutare.
E per me, come mamma, è tremendo vederlo
così.
Lettera
firmata
8.
CAMPUS
ESTIVO AIFA “Judo e avventura” – Una
settimana a Prim’Alpe dal 9 al 16 luglio 2011
Ricordiamo
che anche quest’anno, per la terza volta, proponiamo questa
speciale vacanza ai ragazzi con ADHD tra gli 8 e i 12 anni. Come
sempre il gruppo ei bambini sarà accompagnato da uno staff
medico, da un gruppo di istruttori sportivi, da alcuni giovani
educatori e volontari dell’AIFA Onlus. Ci sono ancora pochi
posti disponibili !
Tutte le informazioni si richiedono
direttamente a segreteria@aifa.it
opp. Tel
0761.508126. Le iscrizioni si ricevono entro il mese di maggio, la
conferma verrà data alla famiglia entro il metà
giugno.
Obiettivo
del Campus: Divertirsi, aumentare l’autostima e la fiducia in
se stessi, socializzare
9.
LE
PROVE INVALSI
Nota
sullo svolgimento delle prove del SNV 2010‐2011
per gli allievi con bisogni educativi speciali.
Di fronte alle
numerose domande pervenute, l’INVALSI ritiene opportuno fornire
alcuni chiarimenti in merito alla partecipazione alle prove del
Servizio nazionale di valutazione (SNV) degli alunni con particolari
bisogni educativi, riconosciuti come tali in base alla normativa
vigente.
A titolo di premessa generale, si precisa che la presente
nota si riferisce solo ed esclusivamente alle prove del SNV (classe
II e V scuola primaria, classe I scuola secondaria primo grado,
classe II scuola secondaria secondo grado). Per la Prova nazionale
prevista nell’ambito dell’Esame di Stato conclusivo del
primo ciclo di istruzione, invece, si rinvia a quanto previsto dalle
circolari ministeriali in
materia.
http://www.invalsi.it/snv1011/documenti/Nota_sugli_alunni_con_particolari_bisogni_educativi.pdf
10.
RASSEGNA
STAMPA
-articoli
positivi:
-
Bambini iperattivi 80 in cura assieme a mamma e papà
I
casi di Adhd : anche le maestre coinvolte nei progetti La
Neuropsichiatria infantile di Udine è punto di riferimento
di
Paola Lenarduzzi
Il problema di chi non è proprio capace
di stare fermo sul banco ha una sigla precisa: Adhd.
E' il
disturbo da deficit di attenzione e iperattività, quasi sempre
- se non adeguatamente curato - premessa di devianza, abbandono
scolastico e depressione. Nella nostra provincia sono oltre 80 i
ragazzini con questo disturbo seguiti alla Neuropsichiatria infantile
dell'Azienda sanitaria 4, al Gervasutta, servizio che è centro
di riferimento per la regione e anche per il ministero della salute
riguardo all'Adhd.
E il programma di psicologi e operatori in
questo campo, mirato a far sì che il bambino ricostruisca
autostima e fiducia nelle proprie possibilità, passa
soprattutto attraverso un lavoro con i genitori. «Già il
fatto di definire correttamente il problema è un punto di
partenza fondamentale, perchè permette di guardare il proprio
figlio con altri occhi - argomenta la direttrice del servizio di
Neuropsichiatria infantile dell'Ass 4, Silvana Cremaschi -. In molti
casi infatti il bambino con Adhd viene bollato come aggressivo,
disobbediente, bullo, aggressivo, incapace di stare con i compagni. E
spesso i genitori si rivolgono al servizio con una convinzione
negativa sul proprio atteggiamento: è colpa nostra, dicono,
non riusciamo a farci obbedire, diventiamo incoerenti e
contradditori».
Da qui la necessità di
riconoscere le caratteristiche del disturbo ridefinendo il
comportamento del bambino non più in termini di colpa, ma di
disabilità. Attraverso interventi riabilitativi ed educativi
specifici, il genitore può riprendere il proprio ruolo di
sostegno e rinforzo. «Assieme a mamme e papà si
costruiscono strategie per motivare il bambino, valorizzarlo e
proporgli esperienze che gli facciano sperimentare il senso di
efficacia», così la Cremaschi spiega la scelta dei corsi
di gruppo. «L'intervento dei servizi - continua - punta a
fornire strumenti e strategie che aiutino a focalizzare l'interesse e
la motivazione riducendo l'effetto di disturbo di altri stimoli.
Tutto questo lavorando contemporaneamente sugli aspetti
psicologici per rompere il muro di rifiuto e diffidenza che il
piccolo si era già creato a causa dei precedenti insuccessi».
Mamme e papà si sottopongono anche a sedute di gruppo tra di
loro, i "parent training", nei quali si confrontano,
illustrano e discutono le strategie messe in atto per aiutare i loro
figli. Altro capitolo, strettamente connesso ai precedenti, coinvolge
gli insegnanti.
Nella cosiddetta presa in carico multimodale,
oltre agli interventi diretti sul minore, di aiuto e sostegno ai
genitori, si chiede la collaborazione e il confronto con maestri o
"prof" per poter agire sul contesto in cui il bambino vive.
«Con gli insegnanti - informa la Cremaschi - si rielaborano
progetti personalizzati sul singolo con quel particolare gruppo di
compagni. Gli interventi sono mirati a strutturare un percorso di
apprendimento in fasi brevi per obiettivi man mano più
complessi. Anche lo stile di esposizione delle lezioni viene studiato
in modo accurato per catturare l'attenzione del bambino e dei suoi
compagni».
I farmaci vengono utilizzati soltanto per un
numero ristretto di soggetti e per periodi limitati, in associazione
con l'intervento psicoeducativo. La presa in carico è comunque
complessa, richiede energie e impegno da più parti. Ma i
risultati, secondo la Cremaschi, arrivano: «Questi interventi
integrati - conclude la responsabile - riescono a evitare in questi
soggetti il sovrapporsi di disturbi dell'umore e le più gravi
situazioni di abbandono scolastico; possono di fatto cambiare la
storia naturale del disturbo».
21/04/2011
Messaggero Veneto - Ed. nazionale Pag. 25
-
Bimbi iperattivi il diritto di essere curati
Vivaci,
distratti e irruenti: aggettivi che descrivono tra della personalità,
ma anche segnali di un disturbo vero e proprio spesso sottovalutato,
che invece è importante riconoscere.
Irrequieti,
disattenti, impulsivi: certi bambini sembrano avere "l'argento
vivo addosso".
Può essere normale nell'infanzia,
ma se non si tratta solo di alcuni momenti, se la disattenzione e
l'iperattività persistono e influenzano la vita del piccolo,
allora può trattarsi di un disturbo ben preciso: la sindrome
da deficit di attenzione e iperattività (in sigla, Adhd), un
disturbo da non sottovalutare. La Società italiana di
psicopatologia (Sopsi) ha lanciato un allarme: molti bambini in
Italia soffrono di disturbo da deficit di attenzione e iperattività,
ma solo l'I,3% riceve cure. La malattia è sottostimata e
troppi bambini sono ancora costretti a convivere con questo disturbo
senza che sia diagnosticato. E l'Italia è molto indietro
rispetto alla media europea.
CHE COSA È L'ADHD L'Adhd
è considerato uno dei disturbi più diffusi
nell'infanzia e adolescenza: si stima che colpisca tra il 3 e il 5%
dei bambini al mondo, con una frequenza maggiore nei maschi. Non
esiste un'unica causa per questo disturbo e le sue origini non sono
ancora del tutto chiarite. Gli studi più recenti confermano
che si tratta di un problema neurobiologico, caratterizzato cioè
da alterazioni chimiche e anatomiche del cervello, soprattutto nelle
aree adibite all'attenzione, all'inibizione e all'autocontrollo. In
particolare si è osservato uno squilibrio tra due
neurotrasmettitori (dopamina e noradrenalina) che svolgono un ruolo
nella capacità di concentrazione. Le ricerche hanno
evidenziato anche che la sindrome tende a trasmettersi per via
familiare, ma alcuni fattori esterni possono favorirne la comparsa
(per esempio il consumo di alcol e droga durante la gravidanza).
UN
PROBLEMA SOTTOSTIMATO
Secondo la Sopsi, in l'Italia esiste un
problema culturale rispetto all'Adhd: c'è una grande
resistenza a considerarla una vera malattia non solo dalla gente
comune,
ma in primo luogo dalle istituzioni e persino da una parte
dei medici. Dati e ricerche confermano, invece, che l'Adhd è
una malattia vera e propria ed è più diffusa di quanto
si pensi. Secondo le ultime stime fornite dalla Sopsi, l'Italia ha il
più basso numero di bambini in cura in Europa (poco più
di duemila) e non perché ci siano meno malati, ma per mancata
diagnosi. In Italia solo l'I,3% dei casi di Adhd viene riconosciuto e
curato: troppo poco, rispetto a percentuali di diagnosi che in Europa
vanno dal 17% della Francia al 65% della Germania, a fronte di
un'incidenza della malattia che, in media, è del 5%.
QUALI
SONO I SINTOMI
II disturbo da deficit di attenzione e
iperattività si manifesta con comportamenti caratteristici.
Disattenzione
II
bambino si distrae con grande facilità: non riesce a mantenere
a lungo l'attenzione su un'attività, né a portare a
termine un compito che richieda grande concentrazione. Questo lo
porta ad avere scarsa cura dei dettagli, ad annoiarsi prima degli
altri e a voler cambiare spesso gioco. Un bambino con Adhd sembra non
ascoltare mai quello che gli si dice, ma spesso parla in
continuazione e, per esempio, risponde in modo irruento ancor prima
di aver ascoltato tutta la domanda. Impulsività Un bambino con
Adhd non riesce a rimandare nel tempo una risposta a uno stimolo
esterno o personale: quindi agisce senza riflettere, in maniera
appunto "impulsiva". Questo significa che tende a non
rispettare il proprio turno nelle attività quotidiane a casa,
a scuola, nei giochi; è spesso avventato e questo lo porta a
provocare danni o a farsi male. In generale, il bambino con Adhd non
riesce a controllare i propri impulsi o a impegnarsi in qualcosa che
non dia una gratificazione immediata. Iperattività Un bambino
con Adhd non sta letteralmente "mai fermo". Fatica a
rimanere seduto a lungo e anche quando lo fa, muove spesso le mani o
i piedi o compie qualche gesto, cambia posizione. Sente l'urgenza di
alzarsi, di muoversi, anche senza uno scopo ben preciso. Questa
frenesia è legata, secondo gli specialisti, a una concezione
del tempo particolare: pochi minuti sono percepiti dal bambino come
molto più lunghi del reale.
CHE COSA PROVOCA
E
importante chiarire che un bambino con Adhd non ha alcun ritardo
mentale: il disturbo non riguarda la sua intelligenza. Al tempo
stesso le difficoltà sono reali: disattenzione e iperattività
non possono scomparire con un po' di "buona volontà".
Le conseguenze sul comportamento causano non poche difficoltà.
A SCUOLA E NEI RAPPORTI CON GLI ALTRI
La scuola elementare
è il momento in cui i sintomi diventano più evidenti,
perché viene richiesto sforzo cognitivo, capacità di
organizzarsi e di integrarsi con i compagni, rispetto delle regole.
Di fronte a questi stimoli, il bambino con Adhd manifesta lentezza e
difficoltà di apprendimento (per l'incapacità di
concentrazione); difficoltà a organizzare e pianificare i
propri compiti; problemi di disciplina; continua agitazione.
A
farne le spese è il profitto scolastico, ma anche il rapporto
con insegnanti e compagni. Questo provoca ansia, insicurezza e
frustrazione nel bambino, che spesso diventa più aggressivo
della norma e assume atteggiamenti provocatori. Un bambino con Adhd
non è un compagno di giochi facile: la conseguenza è
l'esclusione, che provoca una grande sofferenza.
IN
FAMIGLIA
I genitori di un bambino sono sottoposti a un forte
stress: hanno difficoltà a gestire i comportamenti del figlio
e questo provoca tensioni quotidiane. Il motivo principale è
la mancata diagnosi: non ricevendo l'aiuto necessario, mamma e papa
non sanno come intervenire.
LA DIAGNOSI
La diagnosi
prevede diverse fasi, gestite dai servizi di neuropsichiatria
infantile in collaborazione con altri specialisti. In Italia esistono
circa 110 centri di riferimento nazionale, accreditati dal Ministero
della Salute per la diagnosi e la cura dell'Adhd. In questa fase
(come in quella di cura) il consenso e la collaborazione dei genitori
sono essenziali, perché gli specialisti devono fare una
valutazione completa del bambino e dei suoi comportamenti. Due sono
gli strumenti che stabiliscono i sintomi e i criteri di diagnosi
dell' Adhd: la "Classificazione internazionale delle malattie"
X edizione (ICD-10) dell'Organizzazione mondiale della sanità
e il "Manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali"
IV edizione (DSM-IV) dell'Associazione americana di psichiatria. La
diagnosi di Adhd consiste dunque in una serie di test
neuropsicologici e colloqui con il bambino per stabilire quali
sintomi siano presenti, con quale intensità, con che frequenza
e in quali ambiti; alcuni esami clinici come l'elettroencefalogramma,
per esaminare l'attività del cervello; se lo specialista lo
ritiene necessario, anche una risonanza magnetica; una serie di
colloqui per raccogliere le informazioni relative al bambino, ai
genitori e alla scuola. Al di là degli esami clinici, infatti,
è molto importante analizzare i comportamenti del bambino, che
devono essere cronici e manifestarsi in più ambienti,
escludendo che siano dovuti a problemi di altro genere, per esempio a
fasi transitorie di depressione o ansia.
QUANDO RIVOLGERSI
ALLO SPECIALISTA
Tutti i bambini sono vivaci e quas tutti, prima
o poi, attraversano fasi di grande irrequietezza. Come capire,
allora, se un bambino è solo molto attivo o se manifesta
sintomi di Adhd? Solo uno specialista (neuropsichiatra o psicologo
infantile, con specifica formazione sull'Adhd) è in grado di
stabilire se un bimbo ha questo disturbo.
Ma quali sono i segnali
che devono far sospettare i genitori? Secondo gli esperti, si deve
chiedere una diagnosi nei seguenti casi: quando i sintomi di deficit
di attenzione e iperattività compaiono prima dei 7 anni di
età; quando persistono per almeno 6 mesi; quando si
manifestano ripetutamente in almeno due contesti diversi (a casa, a
scuola, durante i giochi eccetera); quando la scarsa attenzione e
l'iperattività del bambino causano problemi costanti nelle sue
attività scolastiche e nei rapporti con i compagni. I
comportamenti disturbati non migliorano con lo sviluppo del bambino,
anche per questo è molto importante che i genitori non
sottovalutino certi segnali, pensando che siano normali oppure che
"gli passerà quando cresce...".
Se non curata,
l'Adhd significa per il bambino emarginazione, insicurezza e
difficoltà di apprendimento.
LA CURA
La cura
dell'Adhd mira a ridurre i sintomi e ad assicurare al bambino
l'inserimento in tutti gli ambienti sociali. Dato che il suo
benessere dipende anche dalle relazioni con i genitori e con gli
insegnanti, il trattamento deve riguardare il bambino, la famiglia e
la scuola: è la cosiddetta terapia "multimodale".
Interventi per il bambino Attraverso colloqui periodici con uno
psicologo o psichiatra specializzato nella cura dell'Adhd, si cerca
di insegnare al bambino a modificare gradualmente il proprio
comportamento migliorando l'autocontrollo. Solo nelle forme più
serie lo specialista può ritenere necessaria anche la cura
farmacologica: in media accade in due o tre casi su dieci. I farmaci
autorizzati in Italia sono il metilfenidato (stimolante della
dopamina) e la atomoxetina (inibitore della noradrenalina), che
riducono in maniera evidente i sintomi consentendo al bambino di
trarre più benefici dalla psicoterapia. Interventi per i
genitori Perché gli interventi psicologici e comportamentali
sul bambino abbiano successo, la casa non deve diventare un ambiente
ostile e ipercritico.
Il "parent training" è un
percorso che insegna ai genitori, con il sostegno di psicologi ed
educatori specializzati, a gestire il rapporto con il figlio: come
dare istruzioni chiare, rinforzare i comportamenti positivi e
ignorarne quelli problematici, evitare gli scontri e dosare le
punizioni. Interventi per gli insegnanti Anche per gli insegnanti
esiste un metodo, il "teacher training", per affrontare le
situazioni più complesse che si possono verificare in classe.
TANTI PROBLEMI SE SI TRASCURA
Se non curata, l'Adhd può
provocare seri problemi emotivi nel periodo adolescenziale, fino a
sfociare in disagio sociale. Inoltre, se il bambino sviluppa con
ritardo le capacità cognitive, questo si ripercuote poi sullo
studio e sul lavoro, compromettendole possibilità di condurre
una vita normale. Secondo gli esperti, inoltre, nei giovani e negli
adulti con Adhd non curato si riscontra maggiore propensione alla
tossicodipendenza e all'alcolismo, rischio di disadattamento e di
comportamenti antisociali o violenti, disturbi dell'umore o della
personalità. I sintomi, inoltre, non sempre scompaiono con
l'età Servizio di Silvia Doriti con la consulenza del dottar
Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze, A. 0.
Fatebenefratelli di Milano.
22/04/2011
Viver Sani e Belli - N.17 - 29 aprile 2011 Pag. 78
Ndr:
Finalmente si parla in modo corretto di ADHD, dei sintomi, dei
percorsi diagnostici e terapeutici…
-
Si parla di dislessia anche tra gli alunni
il
convegno a.p. «Dsa e Adhd: scuola e servizi, ruoli e
competenze» è il tema di un convegno organizzato
dall'associazione «Il Germoglio», con la «Re.Ma.Pe.»,
la rete delle scuole di Marsala e Petrosino e con il patrocinio
dell'Ordine regionale degli psicologi, dell'Associazione di ricerca e
intervento nella psicopatologia dell'apprendimento e
dell'Associazione medico-chirurgica lilybetana.
Da oggi a sabato,
tra i temi da affrontare ci sarà anche la dislessia, che dopo
il riconoscimento legislativo impone agli insegnanti di «adottare
alcuni strumenti compensativi e misure dispensative per gli alunni
che presentano una diagnosi del disturbo». E in questo contesto
si ritiene «necessaria la collaborazione dei genitori, dei
compagni e di quanti partecipano all'educazione»
28/04/2011
La Sicilia - Trapani Pag. 40
-
Olimpiadi a Cremona evento straordinario: grazie
Egregio
direttore, domenica Cremona è stata coinvolta in un evento
sportivo straordinario: la manifestazione a scopo benefico Olimpiadi
a Cremona. Presso tutte le società e i centri sportivi della
città si sono svolti mini tornei, gare, dimostrazioni di sport
di vastissima diffusione come di specialità poco note, che
hanno visto la partecipazione di migliaia di persone, adulti e
bambini. Tutto questo a favore di Aifa Onlus Lombardia,
l'associazione di famiglie che si occupa di bambini, ragazzi e adulti
affetti da Adhd (Disturbo da deficit di attenzione con iperattività).
È stata una giornata esaltante, che si è conclusa con
una bella cerimonia alla quale hanno preso parte numerose autorità.
A nome dell'associazione Aifa Onlus Lombardia desidero
ringraziare di cuore tutti coloro che si sono prodigati affinché
questa prima edizione di Olimpiadi a Cremona fosse un successo. E
così è stato in effetti, grazie alle società
canottieri e ai centri sportivi, alle società sportive
amatoriali, agli sponsor e ai sostenitori, a tutti coloro che si sono
dati da fare.
Un ringraziamento particolare all'amico Giovanni
Ferrari, senza la cui convinta abnegazione l'evento non sarebbe
neppure partito. E naturalmente grazie a tutti, adulti e bambini, per
la loro partecipazione entusiastica. Remo Bonardi (vice presidente
Aifa Onlus Lombardia, Cremona)
11/05/2011
La Provincia di Cremona Pag. 11
-articoli
negativi:
-Psicofarmaci
e Adhd : minori in cura anche a Modena
Psicofarmaci
e Adhd: un problema che da anni divide la comunità scientifica
e che sarà il tema dell'incontro che si terrà stasera
alla sala Pucci in via Canaletto, promosso dall'associazione
LiberaParola. E sarà l'occasione anche per inquadrare il
fenomeno nel Modenese, dove, stando ai dati dell'Ausl, i bambini in
trattamento con Ritalin e simili sarebbero davvero pochi.
I
numeri, stando al quadro fornito dall'Ausl, sono molto contenuti per
quanto riguarda le prescrizioni di psicofarmaci per l'Adhd nel
Modenese. Nel 2009, su 6219 minori in carico al servizio di
neuropsichiatria infantile, 320 risultavano i casi di Adhd
diagnosticato e solo 3 di loro erano sotto trattamento con
psicofarmaci.
Nel 2010, benché i dati definitivi non
siano ancora disponibili, il trend sarebbe stabile: in trattamento
farmacologico sarebbe lo 0,08% del totale dei minori seguiti. «Ma,
al di là dei numeri, è proprio diverso l'approccio tra
la psicoanalisi e una parte della psichiatria. Per noi è la
stessa somministrazione dello psicofarmaco nel bambino che non è
eticamente accettabile» spiega il dottor Maurizio Montanari,
psicoanalista di LiberaParola, l'associazione per organizza per
questa sera alle 20.30 alla sala Pucci di via Canaletto 108
l'incontro dal titolo "Le nuove patologie" che parlerà
proprio dell'Adhd.
Parteciperà anche Luca Poma, il
portavoce della campagna nazionale "Giù le mani dai
bambini", da anni punto di riferimento critico in Italia sul
tema.
«La pratica psicoanalitica - spiega Montanari - evita
categorie onnicomprensive che schiacciano l'individuo», come
pare proprio essere «la questione Adhd». «Sul fatto
che l'Adhd sia effettivamente una malattia - continua Montanari - il
mondo scientifico non è concorde. Infatti, perchè un
bambino riceva questa diagnosi, è sufficiente che presenti
alcuni requisiti tra i quali muovere le mani con insistenza,
distrarsi a causa di stimoli esterni, chiacchierare troppo, non
ascoltare e interrompere gli altri. Negli Stati Uniti sono 11 milioni
i bambini che utilizzano farmaci psicoattivi e il 10% della
popolazione giovanile soffrirebbe di Adhd.
In Italia sono
poco più di tremila i bambini ai quali viene somministrato
Ritalin o Strattera. Ma se venisse confermato l'ampliamento dei
criteri diagnostici previsti dal nuovo Dsm, il manuale diagnostico e
statistico delle malattie mentali, allora diventerebbero molti di più
i bambini etichettati come malati, ampliando il mercato dei
farmaci».
(cl.be.)
10/05/2011
Gazzetta di Modena - Ed. nazionale Pag. 16
Ndr:
ancora una volta vediamo la situazione italiana paragonata solamente
agli USA….e che dire del fatto che ancora si ha dubbi sulla
vera esistenza di un disturbo così invasivo come l’ADHD.
Se fossimo cattivi ci sarebbe da augurarsi che chi scrive e sostiene
queste affermazioni abbiano un figlio con ADHD, magari con tutte le
comorbilità…. Ma noi non siamo cattivi ed auguriamo ad
ognuno una vita serena e figli sani!
-"La
bimba urla? Diventerà soprano" Lo spot contro l'uso di
psicofarmaci
LA
CAMPAGNA - L'iniziativa del movimento Pensare oltre : "La
sindrome del deficit dell' attenzione non si cura con le medicine".
"Se un bimbo è vivace, non vuol dire che sia anche
malato". A sostenere questa rete ci sono oltre 70 associazioni,
federazioni, accademie e aziende, e più di 60 personaggi del
mondo della cultura, dello sport e della politica
"La
bimba urla? Diventerà soprano" Lo spot contro l'uso di
psicofarmaci
-"Non
sono malati, sono bambini"
il
caso La filosofia «Siamo sicuri che essere chiassosi,
iperattivi e disattenti equivalga a una forma di patologia?» I
testimonial Sessanta personaggi dell'arte, dello sport e della
cultura: «Anche noi siamo statipiccoli ribelli»
"Non
sono malati, sono bambini"
Campagna
al Salone del libro: "La sindrome da deficit d' attenzione non
si cura con i farmaci"
ELENA LISA TORINO
Alla fine
basterebbe sfogliare il dizionario, ma così, giusto per avere
un abbozzo d'idea sulla strada intrapresa. Perché si può
procedere con le migliori intenzioni, ma se poi si sbaglia in
partenza allora meglio saperlo subito. Prendiamo i sostenitori
neurologi, psicologi, insegnanti - della cura con psicofarmaci di una
patologia infantile che non è chiara a tutti: l'«Adhd»,
il disturbo da deficit d'attenzione ed iperattività che si
vedrebbe in bambini particolarmente attivi, disattenti a scuola,
troppo esuberanti quando giocano a pallone o si rincorrono, quelli
della serie - si diceva una volta senza troppa ansia - «bimbi
con l'argento vivo addosso, che due minuti su un libro non ci sanno
stare».
E prendiamo chi si oppone a questo metodo di cura,
come il movimento culturale «Pensare oltre» che, a dire
il vero, contesta non solo l'uso di farmaci, ma tutto l'approccio
alla questione: il «deficit di attenzione ed iperattività»
è davvero un limite, un problema di cui occuparsi e
preoccuparsi?
I questionari attraverso cui sarebbe
diagnosticabile la patologia, e che si basano sull'osservazione di
genitori e insegnanti, sono oggettivi, in grado di tracciare confini
netti tra ciò che è indole e ciò che è
malattia? E a questo punto, prima di rispondere, prendiamo il
vocabolario e cerchiamo la definizione. «Individuo - dice - è
un essere distinto da ogni altro della medesima specie e formante un
tutto che non può venire decomposto senza perdere le sue
qualità distintive». Quello etimologico va oltre: «E'
ciò che ha una personalità, un'esistenza sua speciale.
Si dice di uomo, persona».
E quindi, e a maggior ragione,
si dice di bambino. Bambini timidi, solitari, taciturni. Bambini
irrequieti, disordinati, chiassosi. Bambini assorti, meditabondi,
cervellotici. Bambini malati? La contrapposizione tra chi intravede
nei bimbi di oggi una certa problematicità e chi, invece,
ritiene che siano tali e quali a quelli di ieri, compresa la loro
vivacità, la disattenzione nel fare i compiti o l'incapacità
a restare concentrati anche davanti al cartoon preferito, è
sempre più profonda. Si allarga però la schiera di chi
si oppone all'idea che la diversità tra i bambini possa
diventare una malattia da curare. Il Piemonte è stata la prima
Regione, in Italia, a vietare la somministrazione di test e
questionari nelle scuole. Ed è stata la prima a pretendere il
consenso informato dei genitori prima di somministrare a bambini e
adolescenti farmaci e sostanze psicotrope. E' il suo capoluogo, oggi,
a promuovere una campagna di «Pensare oltre», che spiega
più di molti esperti.
Una bimba che urla? «Sarà
un soprano». Uno che non sa fare i calcoli, convinto che due
più due faccia cinque? «E' un ottimista».
A
sostenere il movimento culturale - presente al Salone del Libro di
Torino - sono oltre 70 associazioni, federazioni, accademie e
aziende, e più di 60 personaggi dell'arte, dello sport e della
cultura: da Mariangela Melato ad Alex Zanardi, da Ennio Morricone a
Mogol passando per Silver, il papà di Lupo Alberto, Elisabetta
Armiato, étoile della Scala di Milano, Iginio Sraffi,
inventore delle fatine Winx, che per il movimento culturale ha
disegnato un fumetto distribuito al Lingotto, e per Bruno Bozzetto,
il mito del cartoon italiano, autore dello spot della campagna in cui
spaventosi indici neri tentano di schiacciare una pallina ribelle.
Hanno un passato comune: da bambini sono stati «diversi».
Silver racconta di essere stato balbuziente, «di aver creato i
miei personaggi quasi fossero alter ego». E la danzatrice
ricorda: «Ero un fuoco inestinguibile, in casa mia saltavo da
una parte all'altra come una saetta». Mogol dice di essere
stato un disastro alle elementari: «Mi bocciarono, dicevano che
andavo fuori tema». E Bozzetto parla al presente: «Sono
strano fin da bambino. Ancora oggi è come se i miei pensieri
mi estraniassero dal resto del mondo». Adulti.
Adulti
malati? 5 percento La stima dei bambini affetti nel mondo da deficit
d'attenzione 1 su due Continua ad avere disturbi da adulto (i maschi
più colpiti delle femmine)
1600
in Italia
Il numero di ragazzini e adolescenti presunti «colpiti»
dall'Adhd
80
per cento
I casi in cui il problema coesiste con altri disturbi complicando la
diagnosi
13/05/2011
La Stampa - Ed. nazionale Pag. 27
Ndr:
e a noi viene da pensare: “CI RISIAMO!”….Perché
siamo noi
gli orgogliosi genitori di quella bimba, siamo noi i più
interessati a che la nostra bimba urlante diventi soprano,siamo
noi gli artefici della realizzazione di quel possibile futuro….
E'
tanto facile dire PENSIAMO OLTRE quando non si è DENTRO
alle cose
-RISPOSTA
AGLI ARTICOLI “La Bimba Urla?” e “Non sono malati,
sono bambini”
-Lettera
al Direttore di La Stampa e Repubblica firmata dai presidenti AIDAI e
AIFA Onlus
Gent.le
Direttore,
facendo riferimento all’articolo dal titolo
“Campagna al Salone del libro: La sindrome da deficit
d’attenzione non si cura con i farmaci”, comparso su “La
Stampa” il 13 maggio, intendevamo ringraziare per il
suggerimento che viene fornito al nostro lavoro di clinici. Sarebbe
molto comodo poter fare diagnosi con dei semplici questionari a
crocette. Ma purtroppo, o per fortuna, ciò non è
possibile. I questionari sono semplicemente un ausilio che ci
serve per raccogliere quante più informazioni possibili sui
diversi contesti di vita del bambino, ma il percorso di diagnosi è
molto più articolato e complesso rispetto a ciò che
viene descritto nell’articolo. Siamo certi che nelle parole di
Elena Lisa non ci sia alcun attacco alla cura e all’attenzione
che psicologi e neuropsichiatri infantili dedicano alla loro
professione; probabilmente è stata una “piccola svista”,
derivante da informazioni parziali sul complesso mondo della
psicopatologia infantile.
La vivacità è certamente
un aspetto meraviglioso della vita. Quello che probabilmente viene
sottovalutato è il fatto che quando si parla di Disturbo da
Deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADHD) non si
parla di bambini vivaci, ma di bambini che presentano un disturbo che
investe la loro vita sociale e scolastica in maniera rilevante e che,
da adulti, può condizionare pesantemente l’attività
lavorativa e le relazioni interpersonali. Per fare dei piccoli esempi
parliamo di bambini che hanno difficoltà a mantenere
l’attenzione per tempi sufficienti ad imparare le regole di un
gioco, che non riescono a gestire le operazioni necessarie per farsi
lo zaino e che spesso sono rifiutati ed emarginati dai compagni a
causa della loro impulsività emotiva. Nonostante non abbiano
problematiche di tipo intellettivo, lo scarso controllo attentivo non
permette loro di seguire la lezione ed apprendere anche concetti per
loro accessibili, subendo poi a scuola ripetuti insuccessi e
frustrazioni. Ma ciò che probabilmente conta più di
tutto è che proprio a causa di questo disturbo sono bambini
che soffrono. Purtroppo, inoltre, sia l’esperienza clinica che
la letteratura scientifica nazionale e internazionale ci insegnano
che un bambino con queste problematiche può sviluppare altri
disturbi ancora più invalidanti e complessi.
Siamo
d’accordo sull’importanza di trovare in loro, come in
chiunque, i punti di forza e le meravigliose risorse che ognuno di
noi possiede e valorizzarle, affinchè ognuno possa crescere
nella consapevolezza delle proprie capacità e non solo delle
proprie difficoltà. Nessuno che si occupi seriamente di queste
problematiche, pensa di voler snaturare o costringere il modo
d’essere spontaneo di un bambino. Ma non è facendo finta
di nulla o minimizzando con la storia dell’argento vivo o dando
la colpa ai genitori “...che non sanno più educare”
che si risolvono le difficoltà, quando sono veramente grandi
difficoltà. In quanto alle cure, dire che si pensi unicamente
a dare gli psicofarmaci e che questo si faccia con leggerezza è
semplicemente una falsità. Il trattamento previsto dalla
letteratura scientifica prevede la terapia farmacologica solo in casi
estremamente gravi e selezionati e comunque sempre nell’ambito
di un intervento multimodale che comprende un lavoro psicoedicativo
con il bambino, consulenza agli insegnanti e un programma per i
genitori. La legislazione sanitaria italiana per la farmacoterapia di
questo disturbo impone che la prescrizione dei medicinali sia ad
opera di centri specialistici individuati dalle varie Regioni (Centri
di Riferimento) costantemente monitorati dall’Istituto
Superiore di Sanità (ISS) attraverso una banca dati
sanitaria aggiornata periodicamente (Registro Nazionale); ad oggi i
pazienti inseriti in tale registro e dunque in terapia farmacologica
sono circa 2200 in tutto il territorio nazionale. La somministrazione
di un farmaco in questa patologia, come in tutte le altre,
avviene dunque solo dopo un’attenta e approfondita valutazione
diagnostica ad opera di vari specialisti. Pertanto, nessun
genitore o insegnante, o medico o psicologo può decidere di
curare con uno psicofarmaco un bambino semplicemente perchè
non sta sufficientemente attento a scuola o è “troppo
esuberante quando gioca a pallone”.
Sarebbe stato bello se
al Salone del Libro oltre ai personaggi dell’arte, dello sport
e della cultura, che in modo encomiabile non vogliono che si schiacci
una pallina ribelle (e chi lo vorrebbe!), ci fossero state anche
testimonianze di genitori che vivono la difficoltà, a volte
drammatiche, di crescere ed educare un bambino affetto da
ADHD.
Cordiali saluti
Michele Margheriti
Presidente
Associazione Italiana Disturbi di Attenzione e Iperattività
(AIDAI)
Patrizia
Stacconi
Presidente Associazione Italiana Famiglie ADHD (AIFA
Onlus)
-articoli
di interesse medico:
-
Stress in gravidanza, c'è il rischio di un bimbo
iperattivo
LONDRA
- Una donna gravemente depressa o stressata in gravidanza rischia più
di altre di avere un figlio iperattivo: è la conclusione di
uno studio dell'Istituto di Psichiatria al King's College di Londra.
Secondo la ricerca ansia e tensioni prima della nascita possono
contribuire al 15% dei casi di Adhd, la sindrome da deficit di
attenzione e iperattività che per la maggior parte dei bambini
è ereditaria. L'ipotesi dei neurologi, che hanno seguito
migliaia di bambini da prima della nascita fino alla scuola
elementare, è che gli ormoni dello stress nell'utero materno
disturberebbero il passaggio normale di neuroni tra i due emisferi
del cervello provocando una serie di problemi neurologici.
10/05/2011
La Provincia di Cremona Pag. 20
NdR:
sarebbe interessante sentire il parere di un medico/ricercatore
italiano
-articoli
di interesse vario:
-Senza
limiti: non è fantascienza Ma qual è il prezzo da
pagare?
Al
cinema Ricerca Esistono farmaci usati per aumentare le performance
cerebrali. Ma i rischi sono assuefazione e dipendenza, a volte gravi
psicosi La pellicola «Limitless» ripropone una tentazione
ricorrente
Il problema non è solo individuale, ma anche
bioetico e sociale I meccanismi di stress non possono restare
attivati a lungo, senza provocare seri danni Il potenziamento può
andare a compromettere l'identità stessa dell'individuo Si
cerca anche di modificare la memoria, cancellando ricordi spiacevoli
Roberta Villa
Senza arrivare agli eccessi declinati in
Limitless, è innegabile che la frenesia e la competizione del
mondo in cui viviamo spingano molti a cercare un "aiutino"
per tenere il passo con le esigenze del lavoro, della famiglia, dello
sport. Per analogia al doping, c'è chi pensa che fare uso di
sostanze "potenzianti", che gli esperti chiamano
neuroenhancer, sia in qualche modo sleale. «Ma soprattutto è
pericoloso - interviene Piergiorgio Strata, presidente dell'Istituto
nazionale di neuroscienze -. I meccanismi che regolano lo stress
permettono di superare situazioni di emergenza, ma non possono
restare attivati a lungo, senza fasi di recupero, a meno di provocare
seri danni all'organismo».
«Inoltre si va a
interferire con funzioni delicate come quelle cerebrali di cui ancora
conosciamo troppo poco - interviene lo psichiatra torinese Vito
Antonio Amodio -. Ancora non sappiamo quali potrebbero
essere gli
effetti a lungo termine di queste sostanze sui circuiti
neuronali».
Eppure sono stati proprio numerosi scienziati,
interpellati dalla prestigiosa rivista Nature, ad ammettere, in un
sondaggio anonimo online, che non solo le ritengono lecite (l'80% dei
quasi 1500 che hanno risposto), ma di farne personalmente uso (il
20%).
Se infatti non esiste ancora una pillola magica come l'NZT,
ci sono già sul mercato diversi farmaci che hanno una loro
indicazione terapeutica, ma che vengono usati anche off label, cioè
"fuori indicazione", da persone che non hanno disturbi e
che vogliono solo incrementare la loro concentrazione, memoria,
ideazione e così via. «Il più usato a questo
scopo è il metilfenidato, che dovrebbe essere utilizzato solo
per la sindrome da deficit di attenzione e iperattività dei
bambini, ma che, in realtà, è diffuso nei college
americani per facilitare gli studi - prosegue Strata -. In Italia è
difficile poterlo usare a questo scopo, perché la sua
prescrizione è regolamentata severamente attraverso un
registro istituito presso l'Istituto superiore di sanità».
Ci sono, poi, il modafinil, approvato per alcuni disturbi del sonno,
che invece viene utilizzato per restare svegli notti intere, o i
classici beta bloccanti, prescritti comunemente per patologie
cardiovascolari, usati invece per tenere a bada il batticuore
scatenato da una presentazione importante o da un esame.
«Non
è un fenomeno così nuovo - interviene Giovanni Umberto
Corsini, neurofarmacologo dell'Università di Pisa -. Molti
studenti in vista della maturità si appoggiavano alle
anfetamine, da cui derivano alcuni di questi prodotti, quando si
potevano facilmente acquistare in farmacia. E l'uso della cocaina per
migliorare le performance, soprattutto in termini di ideazione, è
purtroppo molto comune. Tutti, poi, ci aiutiamo con una o più
tazze di caffè».
Dov'è il limite, dunque? Qual
è la differenza? È anche una questione semantica: in
inglese la parola drug non distingue tra droga e farmaco. «Queste
sostanze, la cui efficacia nelle persone sane è ancora tutta
da dimostrare, portano però sicuramente con sé il peso
di importanti effetti collaterali - prosegue Corsini -. Possono
produrre assuefazione e dipendenza e a volte anche gravi psicosi».
«È
una questione di rapporto tra rischi e benefici - aggiunge Amodio -.
Gli effetti collaterali o la possibilità di gravi reazioni
avverse possono essere giustificati per curare una malattia, ma non
per
migliorare le proprie prestazioni». A meno che i limiti
insiti nella natura umana non siano considerati di per sé
inaccettabili. Non a caso Limitless, Senza limiti, è il titolo
del film. La nostra società non prevede battute d'arresto, la
stanchezza non è contemplata. La naturale tristezza che segue
un lutto è trattata con gli antidepressivi; la timidezza si
può trattare con una versione spray dell''ossitocina, un
farmaco nato per favorire le contrazioni uterine ma che favorisce
anche l'empatia e che, per questo, può garantire maggior
successo nelle professioni a contatto con il pubblico. È
facile intuire quanto potrebbe essere esteso il mercato di prodotti
di questo tipo e quanto i potenziali clienti sarebbero disposti a
pagare pur di ottenere il massimo da sé stessi: «Per
questo l'interesse delle case farmaceutiche in questo campo potrebbe
essere altissimo - commenta Amodio -. All'avanzare delle conoscenze
sul funzionamento del cervello, esplose negli ultimi anni grazie alle
recenti tecniche di neuroimaging, salgono alla ribalta nuove
possibili molecole da usare a questi scopi».
Oltre a
migliorare la memoria, si cerca anche come poterla modificare, per
esempio cancellando ricordi spiacevoli: «In alcuni casi ciò
potrà servire a prevenire sindromi post traumatiche, -
commenta Reichlin – ma accentua il sospetto che queste pratiche
di "potenziamento" possano andare a compromettere
l'identità stessa dell'individuo, che si forma e si evolve
anche a partire dalle sue esperienze, comprese quelle negative».
Un
lavaggio del cervello che sa davvero di fantascienza e che non si
serve solo di pillole: la rivista New Scientist ha dedicato
recentemente uno speciale approfondimento alle tecniche che
attraverso stimolazioni elettriche o magnetiche, superficiali o
profonde, potrebbero potenziare oppure inibire l'una o l'altra
funzione del cervello, controllandone l'attività. Queste
procedure già esistono e sono usate per curare formi gravi di
depressione, epilessia, Parkinson, ma, in teoria, potrebbero servire
anche ai sani. Elettrodi impiantati nel cervello, o trattamenti
periodici attraverso il cranio: questa sì che è
fantascienza. O un futuro non troppo lontano?
Esci dal cinema
dove hai visto Limitless, il nuovo film con Bradley Cooper e
Robert De Niro, e hai un solo pensiero: la voglio. L'oggetto del
desiderio è una pastiglietta trasparente, chiamata NZT, che
permette al protagonista, uno scrittore fallito e inconcludente, di
sfruttare al meglio tutte le
sue potenzialità,
trasformandolo in un mago della finanza, che addirittura aspira alla
presidenza degli Stati Uniti. Nessun moralismo nella pellicola, che
mostra i rischi di tale approccio, ma allo stesso tempo ha un finale
aperto a un'interpretazione possibilista e positiva. «Non è
fantascienza, - spiega Massimo Reichlin, docente di etica della vita
presso la facoltà di filosofia dell'Università Vita
Salute del San Raffaele di Milano - ma uno dei temi caldi della
bioetica a livello internazionale: la medicina deve limitarsi a
curare le malattie o può allargarsi a potenziare le capacità
fisiche e mentali di individui sani, fino all'ipotesi di creare una
sorta di "superuomini" in grado di prevalere sugli altri?».
01/05/2011 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 56
Ndr:
ecco un esempio di uso
improprio
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l'informazione e la divulgazione delle conoscenze sull'ADHD in
Italia, per aiutare chi, nella solitudine e nell'indifferenza, vive
la tragedia di un disturbo ancora poco riconosciuto e adeguatamente
"curato".
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