AIFA onlus Associazione
Italiana Famiglie ADHD - Rassegna Stampa Agosto 2008
Rassegna
Stampa di articoli riguardanti il Deficit d'Attenzione con Iperattività,
disturbi e problematiche ad esso correlati.
Diffuso dall'Associazione Italiana Famiglie ADHD Onlus.
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata.
Il ritaglio stampa
è da intendersi per uso privato
In
questa rassegna:
IL CAMPIONE LA MAMMA LO CURAVA CON IL RITALIN
DAL COMPUTER UNA TERAPIA CONTRO L' ’IPERATTIVITA’ DEI BAMBINI
"Non
mettete i bimbi disabili nelle classi differenziali"
L'eccezionale storia di Michael
PheLps, il nuotatore
Mi sono
recata a visitare la mostra ...
11/08/2008 IL
CAMPIONE LA MAMMA LO CURAVA CON IL RITALIN
Il bimbo iperattivo che non aveva amici - da Corriere.it
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI PECHINO - Questa è una storia americana che poteva
finire malissimo e invece - da anni - è trionfale. Inizia tra le montagne tra
Maryland e Pennsylvania, posti da «Un tranquillo weekend di paura»; culmina,
probabilmente, a Pechino. I protagonisti sono un ragazzino molto difficile
diventato un ragazzone di forza mostruosa; di quelli che - quando va male - si
vedono nei reportage tv, intervistati nel braccio della morte; e la sua mamma,
una di spiccata personalità. Tranquilli: non è - per restare al cinema - una
trama tipo «Psycho». È la super-success story di Michael Phelps. E della madre
Debbie, che è qui con lui. Che quando lui era piccolo e veniva sospeso andava a
battagliare con le maestre; che, insegnante anche lei, lo seguiva nonstop; d'
accordo col pediatra gli dava il Ritalin, farmaco per bambini iperattivi; che
soprattutto, per farlo sfogare e concentrare lo portava in piscina, arginando
crisi e scenate. Che ora, mamma olimpica d' America, è testimonial di un altro
psicofarmaco per bambini; parla alle altre mamme in conferenze e su Facebook.
Qualcuno la trova, diciamo, troppo business-oriented. Di certo lei e il figlio
sono legatissimi. E ieri dopo la conferenza stampa di Michael c' è stata, nei
corridoi, una para-conferenza stampa della mamma. Nata nella Allegany County del
Maryland, diplomata al college in West Virginia insieme al fidanzato del liceo
Fred Phelps, trasferitasi con lui fuori Baltimora, Debbie Phelps ha fatto tre
figli (anche le due grandi, Hilary e Whitney, sono state nuotatrici) e ha
divorziato quando Michael era alle elementari. La separazione non migliorò il
suo comportamento, era incapace di star fermo, era rissoso, era solitario. «Lo
prendevano in giro per le orecchie da elefante», racconta mamma Debbie. «Usciva
dagli spogliatoi in lacrime. Ma quando quelli che lo tormentavano si avvicinano
ora, lui finge di non ricordarsene. Dice, non voglio dargli la soddisfazione.
Lui riesce a trovare una motivazione in tutto, se vuole». Però il figlio ex
problematico ancora ne soffre: «Sul mio sito ci sono centinaia di ' ' amici' '
che sono andati a scuola con me. Ma nessuno mi rivolgeva la parola, allora».
Tranne, ovvio, la mamma, il dottor Wax che prescrisse il Ritalin, e l'
allenatore del North Baltimore Aquatic Center Bob Bowman. Lo vide nuotare a 11
anni ed è ancora con lui, alla University of Michigan. Bowman è considerato il
completamento tecnico-affettivo di mamma Debbie, la figura paterna che lo ha
sostenuto. Phelps preferisce dire «siamo soci d' affari», ed è anche vero (sul
sito di Phelps si possono ordinare vari loro dvd, per esempio «Butterfly
Instructional with Michael Phelps and Bob Bowman», per imparare a nuotare a
farfalla con i migliori). Per il resto, Phelps studia (marketing sportivo, anche
se a questo punto potrebbe insegnarlo), fa il testimonial pubblicitario, nuota
più di tutti (anche la domenica, anche a Natale, «così ogni anno ho 52 giorni di
allenamento più degli altri»), ha poche passioni (il poker, i videogiochi, il
suo bulldog Herman) e quando può torna dalla mamma. Quella che nei momenti neri
spiegava «Michael deve solo imparare a focalizzarsi». Ora i genitori di bambini
a cui è stato diagnosticato l' Add, Attention Deficit Disorder, vanno online a
leggere i consigli di Debbie Phelps. Però - si vorrebbe, si preferirebbe pensare
- più del Ritalin ha funzionato l' approccio pragmatico: «Michael diceva che
aveva paura a mettere la faccia in acqua. Così gli ho insegnato il dorso». Poi
dicono che uno rimane attaccato alla mamma. In certi casi pare inevitabile.
Rodota' Maria Laura Pagina 034/035
(11 agosto 2008) - Corriere della Sera
link:
http://archiviostorico.corriere.it/2008/agosto/11/bimbo_iperattivo_che_non_aveva_co_9_080811064.shtml
18/06/2008
DAL COMPUTER UNA TERAPIA CONTRO L' ’IPERATTIVITA’ DEI BAMBINI
Un'alternativa ai farmaci per trattare l'Adhd - Sanità News
Spesso sotto accusa per il loro
effetto sulla psiche dei bambini i videogiochi sono stati rivalutati dalla
ricerca medica. Andrew Campbell, della facolta' di scienze della salute
dell'universita' di Sydney, ha sviluppato con buoni risultati un trattamento
con giochi da computer per la sindrome da deficit d'attenzione ed
iperattivita' (Adhd), un disturbo neuropsichiatrico caratterizzato da
disattenzione, impulsivita' e iperattivita' motoria, che rende difficoltoso
il normale sviluppo e l'integrazione sociale dei bambini. Campbell e i suoi
collaboratori hanno scoperto che un gioco comunemente in commercio, in cui
il giocatore indossa sensori di feedback biologico e deve usare tecniche di
respirazione e di meditazione per avanzare attraverso i vari livelli, puo'
migliorare in misura notevole i livelli di stress e di concentrazione dei
pazienti di Adhd. L'innovativa ricerca ha attratto l'attenzione di un grossa
compagnia di giochi da computer di Singapore, la Nexon, che ha accettato di
finanziare un ciberlaboratorio con l'universita' di Sydney, per la
produzione congiunta di nuovi giochi terapeutici, miranti a rafforzare
l'autostima, ridurre l'ansieta' e aiutare i bambini a gestire la sindrome.
'La Nexon ritiene che vi sia un nuovo mercato per giochi terapeutici che
producano risultati reali, e noi forniremo loro la base scientifica', ha
detto Campbell. Lo psicologo spera che il trattamento offra ai genitori
un'alternativa ai controversi farmaci stimolanti usati per trattare l'Adhd.
'Non diciamo che questa sia la bacchetta magica, ma la nostra ricerca mostra
che i giochi terapeutici possono migliorare la concentrazione di chi soffre
di Adhd in misura lieve o moderata', aggiunge.
http://www.sanitanews.com/quotidiano/intarticolo.php?id=1233&sendid=400#
22/06/2008 "Non
mettete i bimbi disabili nelle classi differenziali"
Edizione napoletana Repubblica
Sull’edizione napoletana di
Repubblica, una riflessione di Antonio Nocchetti sull’integrazione
scolastica. “I bambini disabili andranno ancora a scuola? Questa domanda
andrà, in modo sempre più determinato, rivolta agli autorevoli
rappresentanti del governo. Questa domanda nasconde una terribile
contraddizione della istituzione scolastica resa evidente dalle centinaia di
ordinanze che la magistratura ha emesso in questi anni”
Tratto da la Repubblica - Napoli (di Antonio Nocchetti)
I bambini disabili andranno ancora a scuola? Questa domanda andrà, in modo
sempre più determinato, rivolta agli autorevoli rappresentanti del governo.
Questa domanda nasconde una terribile contraddizione della istituzione
scolastica resa evidente dalle centinaia di ordinanze che la magistratura ha
emesso in questi anni. Appare infatti incredibile come la possibilità di
frequentare la scuola per un alunno disabile sia garantita dal ricorso
sistematico alla giustizia da parte dei suoi genitori. Non deve sorprendere
il fatto che in questi anni le competenze siano state prima della Procura,
poi del Tar sino a giungere dinanzi al Consiglio di Stato e le decisioni di
giudici diversi per uffici e mansioni siano state identiche nel garantire
per i bambini disabili la frequenza nella scuola pubblica con gli insegnanti
di sostegno.
La scuola dell´integrazione richiede per i bambini disabili tempi adeguati e
professionalità, ma la scuola italiana non prevede per i bambini disabili
queste condizioni. Negli ultimi anni le linee guida che hanno visto
impegnati i tecnici dei ministeri dell´Economia e della Istruzione si sono
sviluppate intorno all´obiettivo di razionalizzare i costi. Questo
apprezzabile e condivisibile sforzo in un paese che paga interessi sul
debito pubblico pari a oltre 70 miliardi di euro all´anno si è concretizzato
nella ridefinizione del rapporto alunni-professori considerato troppo alto
per il nostro paese. Da più parti si sollevano legittime lamentele
sull´efficacia del nostro modello scuola, da più parti vengono tirati in
ballo i dati dell´Ocse per affermare lo stato di profondo disagio degli
studenti italiani. Tutti sono concordi, dai sindacati ai partiti politici,
nel ritenere la scuola un settore in difficoltà, ma la soluzione che si
palesa non appare all´altezza del problema.
Se la preoccupazione del governo è quella di rilanciare la crescita delle
energie culturali dell´intero Paese bisognerà partire dal considerare il
Mezzogiorno (la città di Napoli è un esempio paradigmatico con la più alta
percentuale di giovani di tutte la metropoli italiane) come quella parte del
paese che per motivi demografici e socioeconomici ha il maggiore bisogno di
"credere" nella scuola. Il rischio è quello di creare in modo strisciante un
modello scolastico che viaggia, per usare una metafora automobilistica, su
un prototipo di formula 1 nel centro-nord e su di una piccola utilitaria
usata al sud. Il rischio è infatti, nel passaggio da un modello statale puro
e improduttivo a un riforma federalista dettata dagli umori della Lega di
Bossi, quello di ritrovarsi in pochi anni con strutture scolastiche che
mostrino disomogeneità profonde lungo la penisola.
In questo contesto socioeconomico e culturale la disabilità diviene sempre
più un elemento di "disturbo", una esperienza da liquidare lentamente con
mirati accorgimenti legislativi; fissare un tetto massimo di insegnanti di
sostegno indipendente dal numero di alunni come fece il governo Prodi nella
ultima Finanziaria è stato un esempio illuminante: come se i bambini
disabili potessero auto regolamentare le proprie nascite.
Continuare a non prevedere per gli insegnanti curricolari
"obbligatoriamente" corsi di formazione è un´altra di quelle scelte che
pesano come macigni sul futuro della scuola dell´integrazione. Anche questo,
ma diremmo soprattutto questo, è il campo sul quale vince o soccombe l´idea
della scuola con i disabili: la formazione e l´aggiornamento dei principali
attori dell´integrazione, gli insegnanti, dovrebbe rappresentare lo
spartiacque tra le politiche del passato e una scuola che considera la
disabilità come una risorsa da valorizzare e non un costo da contenere. Se i
bambini disabili andranno ancora a scuola ritorna come interrogativo con
maggiore efficacia; non è interessante replicare al delirio razziale di chi
considera gli insegnanti meridionali una piaga da evitare, sarebbe
illuminante, forse, conoscere il suo pensiero sugli alunni disabili.
Ci interessa confrontare il governo sui problemi concreti, incalzare il
ministro di interrogativi sulla organizzazione del tempo scuola per i
disabili per il prossimo anno scolastico. Sappiamo altresì quanto sia
faticosa l´esperienza della scuola per un bambino disabile che vede crescere
il numero di alunni nella sua classe, ridurre le ore di sostegno
specializzato, interagire con insegnanti demotivati soprattutto perché non
qualificati. Da tempo si invoca la presenza dei volontari a fianco ai
disabili nelle scuole, questo è discutibile sotto diversi profili, il più
eclatante è quello rappresentato dal rispetto del Pei (piano educativo
individualizzato) dei bambini disabili che devono essere accompagnati da
operatori qualificati e non da volenterosi "intrusi".
Quello che ci sgomenta è lo scadimento del livello offerto da alcuni membri
di questa maggioranza: la scuola avrebbe bisogno di consigli e attenzioni
molto più serie che quelle della ricerca della carta di identità degli
insegnanti. Parimenti quello di cui avrebbe senza dubbio bisogno un governo
autorevole è di ministri e leader qualificati, intelligenti ed educati. Con
tutta evidenza ci sembra che queste qualità siano appannaggio solo di casi
sporadici nel governo Berlusconi e questo è un vero peccato per tutti i
cittadini italiani.
L´alternativa che si profila all´orizzonte per gli alunni disabili è con
tutta evidenza il ripristino delle classi differenziali, questo garantirebbe
da subito un risparmio nella spesa corrente del ministero della Istruzione
di almeno 600 milioni all´anno, risparmio ovviamente incrementabile negli
anni successivi con la progressiva formazione di classi composte da almeno
10 alunni disabili che richiederebbero risorse economiche enormemente
inferiori a quelle attuali. Il ritorno delle classi differenziali è lo
scenario che si sta delineando se non si leveranno dai partiti di
opposizione, dai sindacati, dalla società civile e della Chiesa voci
profondamente dissonanti. Speriamo che questo accada, nell´interesse non
solo dei nostri figli disabili, ma di tutti i bambini della scuola italiana
che hanno tanto bisogno di crescere con i loro fratelli più deboli.
L'eccezionale storia di Michael
PheLps, il nuotatore
22/08/2008 16 Pag. Grand Hotel N.35 - 29 AGOSTO 2008
I dottori
dicevano che era un bambino "anormale"
A nove anni la diagnosi: ADHD, sindrome del bambino iperattivo. Poi le cure
con i farmaci (contestati in Italia). Infine il trionfo: non era malato. Ma
solo speciale», ci racconta la madre Debbie
Anche se ha dichiarato che dopo questa ridda di trionfi ed emozioni sportive
vuole concentrarsi sul tema amore e magari pensare a mettere su famiglia,
per ora Micheal Phelps è solo alla sua insostituibile Debbie. Anche!
campione, anche lei imbuii ibi le. come il figlio. Insieme hanno superato
difficoltà e lottato contro pregiudizi, luoghi comuni, cattiverie. D ventitreenne
ragazzone di Baltimora dalle bracciate portentose che ha brillato alle
Olimpiadi di Pechino, l'avversario più temibile se lo porta dentro di sé,
fin dall'infanzia. È stato infatti malato di A.D.H.D. (Attention-Deficit/
Hyperactivity Disorder), ovvero "sindrome da deficit d'attenzione e
iperattività", caratterizzato da difficoltà a concentrarsi per lungo tempo
su uno stesso obiettivo, iperattività, impulsività e, nei casi peggiori,
aggressività e violenza I bambini con questo problema non stanno mai fermi,
sono agitati e ipercinetici, hanno risultati deludenti a scuola e rapporti
difficili con i coetanei. Non sempre è facile diagnosticare la loro
"malattia", che può essere scambiata semplicemente per eccesso di vivacità o
"pessimo carattere". Phelps è stato fortunato: ha avuto un madre che lo ha
aiutato a incanalare la sua energia in eccesso nell'attività sportiva
agonistica. Ma è stata dura. Quando a scuola il piccolo Michael veniva
sospeso, lei che a sua volta era insegnante andava a battagliare con le
maestre. Quando lui era incapace di concentrarsi sui libri, perché smanioso
di muoversi, lei si sedeva paziente accanto a lui, per farlo studiare.
D'accordo col pediatra che a nove anni gli aveva diagnosticato la malattia,
mamma Debbie ha sì accettato di curare Michael con il Ritalin, un farmaco
per bambini iperattivi molto contestato e discusso. Ma poi è stata lei a
scoprire la vera medicina, quando ebbe l'intuizione di portare suo figlio ad
allenarsi in piscina, perché desse libero sfogo alla sua iperattività e alla
sua forza mostruosa. «Come madre orgogliosa di tre ragazzi, nonna già due
volte e preside di una scuola media, sono abbastanza esperta dell'ambiente
in cui i ragazzi crescono oggi», spiega Debbie Phelps nel sito dedicato alle
madri di bambini affetti dalla sindrome da deficit di attenzione e
iperattività. «lo sono convinta che un trattamento adeguato, che includa una
terapia comportamentale e un supporto farmaceutico, possa davvero aiutare i
bambini e gli adolescenti affetti da ADHD». A giudicare dai risultati di suo
figlio, ci si sente davvero autorizzati a crederle! Michael Phelps, infatti,
aveva già strabiliato il suo pubblico alle Olimpiadi del 2004 ad Atene, dove
collezionò ben 8 medaglie, sei ori e due bronzi. Un ingresso da vero
protagonista ad appena 19 anni nel Pantheon olimpionico, cui sono seguite le
strepitose prestazioni a Pechino, quattro anni dopo, dove ha sbriciolato
record confermandosi il più grande nuotatore del mondo. Adesso chiamano
"alieno", "ragazzo bionico", quell'ex bimbo iperattivo che i compagni
prendevano in giro a causa delle orecchie da elefante. «Usciva dagli
spogliatoli in lacrime», ricorda la madre. «Ma quando quelli che 10
tormentavano gli si avvicinano ora, lui finge di non ricordarsene. Non
voglio dargli la soddisfazione, dice. Lui riesce a trovare una motivazione
in tutto, se vuole». Anche se poi è lo stesso Michael a notare con una punta
di amarezza: «Sul mio sito ci sono centinaia di "amici" che sono andati a
scuola con me. Ma nessuno mi rivolgeva la parola, allora». 11 piccolo,
problematico Phelps, da bambino poteva contare soltanto sulla madre Debbie,
sulle sorelle Hilary e Whitney e su Bob Bowman, l'allenatore del North
Baltimore Acquatic Centre, che lo accompagna nella preparazione atletica da
quando lui
aveva appena 11 anni. Bowman è molto più che un semplice allenatore per il
campione di nuoto, è la figura paterna che lo ha sostenuto dopo il divorzio
dei genitori, è quello che tutti considerano il complementare
tecnico-affettivo di mamma Debbie, colui che Io ha anche indirizzato alla
scelta dell'università. Phelps è tuttora iscritto al corso di marketing
sportivo dell'università del Michigan, come gli raccomandava la mamma. Ed è
la dimostrazione vivente che anche un bambino affetto dalla sindrome di
A.D.H.D, cioè un campione di irrequietudine. incostanza e disattenzione, può
diventare un campione di tenacia, resistenza, metodo. Basta che trovi il
modo giusto per sfogare ormoni, adrenalina e massa muscolare e a dove studia
negli scampoli di tempo che gli concedono gli allenamenti. E per un tipo
tosto come lui, non ci sono né festività né vacanze.
Michael si allena anche la domenica, anche a Natale. «Così ogni anno ho 52
giorni di allenamento più degli altri", dice con il suo sorriso largo, un
po' sgangherato. Ha imparato a "focalizzarsi", insomma. abbia qualcuno che
lo aiuti a "mettere ordine" e stabilire delle priorità. «Alle mamme che
hanno bambini affetti dalla sindrome di A.D.H.D. consiglio di compilare una
lista delle cose da fare», spiega la mamma di Phelps. «Con Michael io
attaccavo una lista di attività al frigorifero e gli facevo mettere degli
adesivi sopra, man mano che aveva svolto i suoi compiti. Era un piacere
aiutarlo a focalizzarsi e a crescere». Nuoto e attività fìsica hanno avuto
un ruolo fondamentale nella "guarigione" di Michael. «I nuotatori devono
sviluppare un'ottima capacità di gestione del tempo», continua la signora
Phelps. «I bambini affetti da A.D.H.D. hanno bisogno di parametri.
Per fare questo non c'è nulla di meglio che due belle corsie! Anche se la
mente di Michael si distraeva, lui poteva focalizzarsi sull'andare avanti e
indietro nella piscina. Inoltre l'acqua stessa ha un potere calmante».
Seguendo i binati tracciati sul fondo, in quel percorso ripetitivo e forzato
da un capo all'altro della vasca, Baltimora Kid è riuscito dunque a trovare
un suo equilibrio, a imbrigliare la farfalla impazzita che si agitava in
lui. Adesso la potentissima farfalla d'acqua ha dei progetti importanti, per
il suo dopo Olimpiadi. Per esempio arredare la nuova casa che ha comprato a
Baltimora, nel solito quartiere. Non ha nessuna intenzione di volare
altrove. «Devo vivere lì, mi manca la gente, l'accento, i piatti di pesce
nel mio ristorante preferito», dice. In quel quartiere l'ex bambino
iperattivo dalle orecchie a pinna, che i compagni di scuola e di vasche
prendevano in giro, ha tantissimi amici. Su una cosa, però, deve ancora "focalizzarsi":
la ricerca del grande amore. C'è da giurare che anche su questo presto saprà
stupirci.
Mi
sono recata a visitare la mostra ...
29/07/2008
Il Gazzettino Pag. XIV
PADOVA
Antonella De Robbio
Mi sono recata a visitare la mostra sulla Psichiatria all'ex Macello a
Padova. Mi sono molto meravigliata che sia la Provincia di Padova, sia i
numerosissimi enti i cui loghi sono presenti nell'opuscolo "Perchè NON accada"
non si siano accorti che dietro gli organizzatori di tale "evento multimediale"
si celi la Chiesa di
Scientology. Ecco il sito con tutti i loghi
degli enti "patrocinatori" http://www.perchenonaccada.org. Ora la suddetta
campagna contro l'abuso di farmaci antidepressivi somministrati ai bambini -
mission senza dubbio condivisibile da chiunque - è portata avvanti dal Comitato
dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU) un'organizzazione non profit fondata
dalla chiesa di Scientology e da Thomas Szasz, professore di psichiatria
all'università di Stato di New York, teorico del movimenti antipsichiatria.
Questa organizzazione si prefigge di vigilare sugli abusi della psichiatria.
Nasce in Italia nel 1974 e ottiene lo status giuridico di Onlus nel 2004. La
raccolta firme del CCDU per la campagna su citata - alla quale io stessa avevo
aderito pensando ingenuamente si trattasse di un comitato di cittadini "neutro"
- a mio avviso sta raggirando centinaia se non migliaia di cittadini, ignari
della strumentalizzazione che si sta facendo della malattia mentale al fine di
cooptare adepti. Non a caso la mostra multimediale, composta da 14 filmati - per
lo più costituiti da slogan contro la psichiatria tutta, definendola tra le
varie accuse la causa dell'olocausto e del razzismo - solo nell'ultimo e 14.mo
filmato accennava al CCDU come afferente alla Chiesa di Scientology. Ora non sta
a me entrare nel merito di detto CCDU, o del suo Presidente (membro di
Sceintology) che nasce dal corrispettivo
CCHR con sede
in California http://www.cchr.org/about_cchr/ ma credo che un ente pubblico come
la Provincia abbia il dovere di informarsi e informare i cittadini
correttamente. Quello che mi stupisce è che non si dica esplicitamente - quando
si concedono spazi pubblici quali l'ex Macello - chi siano i veri organizzatori
di una mostra. Anche perchè chi organizza una mostra può avere ideologie ben
precise che possono risultare faziose o poco rispondenti ad una corretta
informazione.