========= Rassegna Stampa  Maggio 2007  ======================
La rassegna vuole raccogliere gli articoli pubblicati sull'ADHD e usciti sui più comuni rotocalchi italiani, al fine di favorire  un aggiornamento sul tema visto dalla parte dei media. Si tratta di un servizio, molto visitato soprattutto dai giornalisti e che lascerà nel tempo anche una traccia sulla storia dell' ADHD in Italia.  
http://www.aifa.it/rassegna_stampa.htm
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato.

1)  24/04/2007 Gazzetta Ufficiale del 24.04.07: Ritalin® riammesso in Italia insieme ad Atomoxetina (Strattera ®)
2)  26/04/2007 Corriere Medico N. 12 - 19 APRILE 2007: "Adhd , l'Agenzia italiana Farmaci apre ai farmaci"
3)
 02/05/2007 Salute Europa Sito Web: "In commercio anche in Italia i farmaci per l' ADHD"
4)  03/05/2007 Farmacia.it: Ricorso al TAR contro la reintroduzione del Ritalin®
5 05/05/2007  Diagnosi e cura dell’ADHD: Comunicato stampa Associazione Italiana Famiglie ADHD onlus
6)
 08/05/2007 Repubblica.it Sito Web: La meditazione "plasma" il cervello inspessisce l'area dell'attenzione
7 19/04/2007 Corriere Medico N. 12: "Una fatica di fondo anche dopo l'infanzia"
8)  10/05/2007 Corriere di Romagna: "Deficit di attenzione e iperattività si guarisce col videogioco, il Neurofeedback"
9)  
27/04/2007 Comunicato Stampa Sinpia, Mario Negri, Collegio Nazionale Professori NPI: "In commercio anche in Italia i farmaci per l'ADHD"
10)
27/04/2007   Dichiarazione
SINPIA su "Reintroduzione in Italia trattamento farmacologico e registro per disturbo deficit attenzione iperattività’
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1) 24/04/2007 Gazzetta Ufficiale del 24.04.07: Ritalin® riammesso in Italia insieme ad Atomoxetina (Strattera®)
L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha deciso di avviare, contestualmente all’immissione nel mercato italiano di Metilfenidato ed Atomoxetina, farmaci di scelta per il Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività (ADHD), un Registro Nazionale. Il Registro è finalizzato a rispondere alle necessità di un monitoraggio dei bambini sottoposti a trattamento, a garantire accuratezza diagnostica e ad evitare un uso improprio del farmaco inquadrandolo in un percorso assistenziale adeguato unico al mondo (Farmacoviglianza Attiva).

Il Registro Nazionale per l’ADHD, coordinato dal Dipartimento del Farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’AIFA, la Conferenza Permanente degli Assessori alla Sanità ed il Ministero della Salute, definisce le procedure operative e vincola la prescrizione dei farmaci ad un protocollo diagnostico e terapeutico da parte del Centro Regionale di Riferimento e si basa sulla stretta collaborazione ed integrazione con i Servizi Territoriali di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza e con i Pediatri di Famiglia. L’incontro e’ finalizzato alla condivisione con i Pediatri di Famiglia e con gli Operatori dei Servizi Territoriali di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Neuropsichiatri Infantili, Psicologi, Terapisti), dei protocolli e delle procedure operative del Registro, per garantire la migliore assistenza ai bambini ed adolescenti con ADHD della nostra Regione

Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana
DETERMINAZIONE 19 Aprile 2007
Autorizzazione all'immissione in commercio della specialita' medicinale per uso umano «Ritalin®».  (Determinazione A.I.C./N n. 876)

DETERMINAZIONE 19 Aprile 2007
Autorizzazione all'immissione in commercio della pecialità medicinale per uso umano "Strattera®". (Determinazione n. 437/2007)

Il testo dell'atto selezionato puo' essere visualizzato all'indirizzo www.gazzettaufficiale.it

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2)  26/04/2007 Corriere Medico N. 12 - 19 APRILE 2007: "Adhd , l'Agenzia italiana Farmaci apre ai farmaci"
Approvati metilfenidato e atomoxetina ma con le giuste precauzioni per evitare abusi
FABIO FIORAVANTI
MILANO - Via libera al metilfenidato ma, con l'istituzione da parte dell'Alfa del Registro nazionale Adhd, il suo impiego in Italia sarà vincolato all'esecuzione di una diagnosi differenziale e a un piano terapeutico definito nei centri di riferimento di neuropsichiatria infantile individuati dalle Regioni.
Nonostante le critiche avanzate da alcune associazioni, la differenza rispetto agli Stati Uniti, dove l'abuso del farmaco è una realtà, non è di poco conto. «In Usa - ricorda Dante Besana, d
irettore della Struttura di neuropsichiatria infantile di Alessandria e membro del comitato tecnico- scientifico delPAifa - il metilfenidato è prescrivibile in assenza di diagnosi di Adhd anche dal medico generalista. Rispetto agli americani, inoltre, non basta la diagnosi clinica, basata sull'osservazione in più contesti, perché noi riteniamo indispensabile la definizione del grado di compromissione funzionale del bambino, attraverso specifici test». «La diagnosi viene fatta in prima battuta dai servizi di neuropsichiatria infantile (Sni)», spiega Antonella Costantino, direttore della UO di Neuropsichiatria
dell'infanzia e adolescenza, Ospedale Maggiore policlinico, Mangiagalli e Regina Elena di Milano. «In Lombardia ce ne sono circa un centinaio ma, nel caso in cui lo specialista prenda in considerazione l'impiego dei farmaci per i casi più gravi, il paziente viene inviato al Centro di riferimento, una ventina nella nostra regione, dove la diagnosi deve essere confermata e la terapia farmacologica testata con una prima dose standard anche per verificarne la tollerabilità». «Seguiranno, sempre presso il Centro di riferimento, un controllo clinico alla prima e quarta settimana per confermare la prescrizione », continua Besana. «In seguito le prescrizioni potranno essere effettuate dagli Sni sul territorio o dal pediatra ma il bambino sarà nuovamente ricontrollato dal Centro di riferimento 6, 12, 18 e 24 mesi.
Ogni anno inoltre, deve essere verificata l'opportunità di una interruzione temporanea, ad esempio nei mesi estivi, o definitiva della terapia». Gli specialisti si dichiarano quindi ottimisti sulla correttezza d'impiego del farmaco nel nostro paese. E specificano: il primo intervento sul bambino è di tipo psicoterapeutico (cognitivo e comportamentale) insieme a un lavoro psicosociale e psicoeducativo con genitori, insegnanti ed educatori. Nell'80 per cento dei casi si ottengono in questo modo buoni risultati. Nel restante 20 per cento di bambini Adhd si valuta la somministrazione di un farmaco sintomatico, ovvero il metilfenidato (psicostimolante) oppure l'atomoxetina (non psicostimolante). «La diagnosi precoce è auspicabile per evitare lo sviluppo di altre psicopatologie conseguenti all'isolamento del bambino», osserva Besana. «Tuttavia, la somministrazione del farmaco va attentamente valutata perché il metilfenidato non è privo di effetti collaterali. Interferisce sulla crescita con un ritardo stimato attorno ai 0,2 cm l'anno, recuperabili però alla sospensione della terapia, e può causare inappetenza e insonnia. Per quanto riguarda invece l'atomoxetina gli effetti collaterali sono minori ma l'effetto sui sintomi richiede un'attesa più lunga, di alcune settimane».

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3) 02/05/2007 Salute Europa Sito Web: "In commercio anche in Italia i farmaci per l' ADHD"
Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale [n. 95 del 24 aprile 2007] a breve saranno immessi in commercio il metilfenidato [Determinazione A.I.C. /N n. 876] e l'atomoxetina [Determinazione n. 437/2007], per il trattamento della sindrome da deficit di attenzione con iperattività (ADHD) nei bambini a partire dai 6 anni di età. Contemporaneamente sarà attivato il Registro Nazionale per il trattamento farmacologico dell'ADHD. Gli esperti dell'Istituto Farmacologiche Mario negri di Mlano, ritengono che si tratti di un importante passo a garanzia dei diritti all'assistenza dei bambini con ADHD e delle loro famiglie, punto di arrivo di un percorso iniziato nel 2000 e costruito in stretto raccordo tra Istituzioni, Comunità Scientifica e Associazioni dei pazienti. L'unicità del provvedimento, anche a livello internazionale, è rappresentata dal fatto che la prescrizione di questi farmaci è vincolata alla diagnosi del disturbo neuropsichiatrico effettuata da operatori della salute mentale dell'età evolutiva e che deve sempre coinvolgere, oltre al bambino, i suoi genitori, gli insegnanti e il pediatra o il medico di famiglia. Inoltre, il programma di trattamento deve prevedere la presa in carico del bambino presso un servizio di Neuropsichiatria Infantile e includere il supporto alla famiglia e al contesto di vita, e gli interventi specifici necessari. La terapia con farmaci dovrebbe essere associata solo se indicata dal neuropsichiatra infantile, in accordo con le evidenze riconosciute dalla comunità scientifica internazionale, come peraltro chiaramente indicato dalle procedure operative del Registro. Appare ora necessario disporre di una reale e adeguata rete di servizi di Neuropsichiatria Infantile che includa i servizi territoriali, i Centri di riferimento per l'ADHD e tutto quanto necessario per il pieno funzionamento del Registro Nazionale dell'ADHD. A partire da questa iniziativa formalizzata per l' ADHD è auspicabile l'estensione del modello del Registro all'uso di tutti gli psicofarmaci per i bambini e gli adolescenti con i differenti disturbi neuropsichici così da monitorare e valutare l'appropriatezza degli interventi organizzativi multiprofessionali, a tutela dei diritti dei pazienti e delle loro famiglie.

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4) 03/05/2007 Farmacia.it: RICORSO AL TAR CONTRO LA REINTRODUZIONE DEL RITALIN®
Roma - " Giù le Mani dai Bambini "® - comitato italiano per la farmacovigilanza in età pediatrica, che consorzia 125 associazioni - muove contro il Ministero della Salute e l' Agenzia Italiana del Farmaco .
Ieri è stato depositato un ricorso con procedura d'urgenza al TAR del Lazio chiedendo un provvedimento d'immediata sospensione della distribuzione in commercio di Ritalin ® (metilfenidato, prodotto da Novartis ) e Strattera ® (atomoxetina, prodotto da Eli Lilly). E' la prima volta che una Onlus italiana si oppone ad una delibera d'introduzione in commercio di uno psicofarmaco.
"Non temiamo questo confronto, perché ricorrendo al TAR ci schieriamo a favore degli interessi dei bambini italiani - ha dichiarato Luca Poma, portavoce nazionale di "Giù le Mani dai Bambini" - mentre l'AIFA continua con quest'approccio lacunoso e scientificamente discutibile a fare di fatto gli interessi delle case farmaceutiche, le quali trarranno grande beneficio dall'introduzione in commercio anche in Italia di questi potenti psicofarmaci . Il nostro desiderio non è che queste molecole non siano disponibili - ha concluso Poma - bensì che i protocolli che ne regolano la somministrazione siano davvero sicuri ed a prova di abuso: così non è, ed all'AIFA lo sanno bene, ma continuano a fare orecchie da mercante".
Il Prof. Claudio Ajmone, dell' Osservatorio Italiano per la Salute Mentale , ha dichiarato: "queste molecole, per come verranno somministrate, sono pericolose per la salute dei bambini: sopprimono un sintomo, ma a fronte di rischi gravissimi". 
Federico Bianchi di Castelbianco, noto psicoterapeuta dell'età evolutiva, dichiara: "con questi protocolli, nella migliore delle ipotesi andranno a sedare dei sintomi di bambini con disagi del comportamento, non risolvendo però alcun problema vero, e nella peggiore delle ipotesi interverranno su bambini sani che non hanno alcun bisogno di queste terapie, con esiti ovviamente disastrosi".
Dall' Università di Roma "La Sapienza" commenta Emilia Costa (1^ Cattedra di Psichiatria): " le procedure di diagnosi per come vengono proposte sono del tutto carenti, ed inoltre il dibattito in seno alla comunità scientifica sull'origine e sull'esistenza di queste sindromi è ancora aperto, e l'approccio è estremamente prudente: non si comprende come i funzionari del Ministero possano sostituirsi a buona parte della classe medica decidendo loro cosa è opportuno e cosa no per la salute dei bambini".
Dario Forasassi, a capo del team di legali che ha predisposto il ricorso, conclude: "gli estremi per una pronuncia del TAR ci sono tutti: per statuto, l'Agenzia Italiana del Farmaco deve tutelare il diritto alla salute pubblica, e con questa delibera non lo tutela affatto". Il ricorso al TAR verrà presentato ai giornalisti alla Sascha Hall di Firenze sabato 05/05 h 10:30 a margine di un convegno per la presentazione del libro "Giù le Mani dai Bambini: dalla salute dei bambini al marketing del farmaco".

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5) 05/05/2007  Diagnosi e cura dell’ADHD(Disturbo da Deficit d’Attenzione e Iperattività): cosa ne pensano le famiglie L’impatto del disturbo, il Registro nazionale ADHD. - Comunicato stampa Associazione Italiana Famiglie ADHD onlus
Firenze, 5 maggio 2007 “ADHD vuol dire sofferenza, emarginazione, bassa autostima, poche relazioni sociali, abbandono scolastico. E’ un disturbo che impatta negativamente su ogni aspetto della vita del bambino e della sua famiglia, che spesso assiste impotente a questo fenomeno”.  Con queste parole Patrizia Stacconi, Presidente di AIFA onlus (Associazione Italiana Famiglie ADHD) ha spiegato cosa significa soffrire del Disturbo da Deficit d’Attenzione e Iperattività, un disturbo neurobiologico che rappresenta uno dei principali problemi medico-sociali dell'infanzia, pienamente riconosciuto dalla comunità scientifica mondiale, inclusa l'Organizzazione Mondiale della Sanità.

Un problema complesso e purtroppo spesso trascurato, che però ha trovato la necessaria attenzione con la recentissima attivazione del Registro nazionale ADHD (la cui pubblicazione è stata fatta in Gazzetta ufficiale il 24 aprile scorso) destinato a disegnare per i bimbi e gli adolescenti ADHD un percorso assistenziale adeguato e prevenire l'uso improprio o eccessivo dei farmaci che contestualmente saranno resi disponibili per questo disturbo. Esso vincolerà la prescrizione dei farmaci alla predisposizione di un piano terapeutico semestrale da parte dei centri regionali di riferimento, stabilendo che la terapia dovrà essere avviata dal neuropsichiatra infantile, il quale sarà tenuto a verificarne con controlli l’efficacia e sicurezza. Il registro fornirà anche gli strumenti di monitoraggio e i primi dati dovrebbero essere disponibili entro un anno.

Il Registro è uno strumento che consentirà alla classe medica, e di conseguenza ai nostri  bambini ed adolescenti con questo disturbo, di poter accedere a delle possibilità di cura appositamente studiate per l’età pediatrica” – precisa Stacconi. Presso i Centri di riferimento identificati dall’istituto Superiore di Sanità il neuropsichiatria infantile e un’ equipe di specialisti, sulla base della diagnosi e delle caratteristiche del bambino, identificherà un piano terapeutico multimodale, che prevede una terapia psicologico-comportamentale sia per il bambino che per la sua famiglia e il coinvolgimento degli insegnanti, e l’eventuale scelta di un farmaco specifico nei soli casi di reale necessità”.
Siamo fiduciosi che il Registro Nazionale ADHD possa realmente garantire delle diagnosi accurate e delle terapie appropriate, tutelando i nostri figli dai rischi di un eventuale abuso” – conclude Stacconi: è certo che il Registro Nazionale rappresenta un punto di partenza e c’è ancora tanto da fare per una sua messa in funzione a pieno regime; però è già il primo passo in avanti che garantisce un diritto alla cura che, fino all’attivazione del Registro, era stato negato”.

Per ulteriori informazioni:
Presidente AIFA onlus - Patrizia Stacconi
Tel. 0761 508126


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08/05/2007 Repubblica.it Sito Web: La meditazione "plasma" il cervello inspessisce l'area dell'attenzione
Ricerca in Usa sul Vipassana, antica disciplina buddista Bastano 40 minuti al giorno. Sviluppi per la cura dell' Adhd - di LUIGI BIGNAMI

ROMA - Tre mesi di intensa meditazione possono portare la mente di una persona ad acutizzarsi al punto tale da percepire dettagli e fatti della vita di tutti i giorni. Fatti che, normalmente, ci è quasi impossibile cogliere. E' come se si aprissero le porte in un mondo molto più vasto rispetto a quello a cui siamo abituati. Secondo uno studio americano, questa disciplina vecchia di millenni può realmente aiutare a controllare e sviluppare la mente dell'uomo e potrebbe dar modo di curare una problematica della mente - che impedisce un normale comportamento e una regolare concentrazione - nota come Adhd (attention deficit hyperactivity disorder), che colpisce dal 3 al 5% dei bambini.
Spiega Richard Davidson dell'Università del Wisconsin, neuroscienziato che ha seguito la ricerca: "Alcune caratteristiche della mente che si credevano assolutamente immutabili, in realtà possono subire profonde mutazioni con esercizi continui. La gente sa che l'esercizio può aumentare le capacità del proprio corpo, ma ora le nostre ricerche dimostrano, senza ombra di dubbio, che con l'esercizio è possibile aumentare anche la capacità mentale". Porre attenzione ai fatti richiede tempo e impegno e poiché ciascuno di noi ha una limitata capacità mentale, la gran parte dei dettagli dei fenomeni che avvengono attorno a noi ci sfuggono. Un esempio tra i tanti: se due immagini vengono fatte comparire contemporaneamente su un video, una delle due non viene colta dalla mente. Il fenomeno è chiamato "cecità dell'attenzione". Ma il fatto che occasionalmente si riesca a cogliere anche la seconda immagine suggerisce che ciò possa diventare regola con un giusto esercizio della mente, che si può realizzare con la meditazione indiana. Davidson si è convinto ad approfondire tutto ciò su diretto incitamento del Dalai Lama, una decina di anni fa. Spiega Davidson: "Anche se da trent'anni praticavo personalmente la meditazione, solo allora avevo capito che era giunto il momento di approfondirla dal punto di vista scientifico. Va detto infatti, che la meditazione è un metodo che facilita la regolazione delle emozioni e dell'attenzione e non si deve pensare che sia sempre qualcosa di trascendentale". La ricerca ha permesso di scoprire che le persone che in media trascorrono una quarantina di minuti di meditazione al giorno ispessiscono le aree del proprio cervello dedite all'attenzione. "A questo punto penso sia necessario aprire una nuova strada della ricerca sul nostro cervello, che potremmo definire neuroplasticità. Essa si dovrebbe occupare della possibilità che abbiamo di cambiare la forma del cervello con l'esercizio mentale", ha spiegato Davidson. Il neuropsichiatra ha concentrato la sua ricerca sul Vipassana, che è la più antica disciplina di meditazione buddista, in quanto risale a 2.500 anni fa, e che ha tra i suoi scopi quella di ridurre la distrazione mentale e incrementare le capacità sensoriali. La ricerca attuale si è concentrata su 17 volontari che hanno accettato di immergersi per 10-12 ore al giorno in meditazione, per tre mesi di fila. A questi si è aggiunta un'ulteriore ricerca su 23 volontari che hanno ricevuto una lezione di meditazione che poi hanno eseguito per 20 minuti al giorno per una settimana. Ai volontari è poi stato sottoposto un gran numero di immagini su un video che comparivano come flash. Durante ciò una serie di elettrodi seguiva l'attività del cervello. Tutto ciò ha portato a scoprire che i volontari che si erano sottoposti alla meditazione intensiva erano in grado di cogliere un gran numero di informazioni in tempi brevissimi, mentre la seconda categoria vi riuscivano solo parzialmente e prove eseguite prima di sottoporsi alla meditazione mostrano una quasi totale incapacità nel cogliere le immagini proposte. La ricerca è stata pubblicata su PLoS Biology. Clifford Saron del Centro per lo Studio della Mente e del Cervello dell'Università della California (Usa) ha spiegato: "La nostra vita è una serie di momenti successivi di "cecità dell'attenzione", in quanto sono più le cose che ci sfuggono di quelle che sappiamo cogliere. Se quanto ha dimostrato Davidson risulterà vero, un esercizio appropriato della nostra mente può aprirci un mondo diverso". Ma come utilizzare questa scoperta per i bambini afflitti da Adhd? "Certamente non possiamo ipotizzare di sottoporli a meditazione intensiva, ma se riuscissimo a capire come essa agisce sul cervello, si potrebbe tentare di giungere a medesimi risultati per via medica". Nei prossimi cinque anni Davidson spera di arrivare a risultati concreti utili ad adulti e bambini.

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7)
19/04/2007 Corriere Medico N. 12: "UNA FATICA DI FONDO ANCHE DOPO L'INFANZIA"
IL DISTURBO DA DEFICIT di attenzione e iperattività (Adhd) è un disturbo neuro-comportamentale cronico con la massima prevalenza in età scolare (3-5 per cento) ma che tende a persistere anche in adolescenza. «Si caratterizza per la scarsa selezione degli stimoli ambientali, il mancato controllo degli impulsi (soprattutto nei maschi) e cattiva pianificazione delle azioni», spiega Dante Besana.
«Fondamentale è la diagnosi differenziale, per escludere ad esempio disturbi dell'apprendimento: se il farmaco viene somministrato in modo improprio, magari di fronte a un solo sintomo dell'Adhd, non si fa che peggiorare la situazione. Nelle forme lievi non persistono particolari problemi nell'adulto, in quelle gravi si può migliorare la qualità di vita ma, come per la dislessia, permane una fatica di fondo anche nell'età adulta».

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8) 10/05/2007 Corriere di Romagna: "Deficit di attenzione e iperattività si guarisce col videogioco: Neurofeedback"
RIMINI. Dal disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Ddai), che colpisce moltissimi bambini in età scolare, si può guarire anche senza bisogno di farmaci. In molti paesi, da anni, si pratica una terapia chiamata Neurofeedback, che consiste in un training supportato da elettroencefalografia e computer. Per capire meglio di cosa si tratta è stato organizzato un convegno dal titolo "Neurofeedback: parola difficile, apprendimento facile" che il 10 Maggio alle 21 nella sala degli Archi, in piazza Cavour. Il paziente impara a modulare le proprie onde celebrali: tramite degli elettrodi è collegato a una macchina che lo informa sullo stato delle onde rilevando il funzionamento di una data area del suo cervello. Nel caso dei bambini la visualizzazione avviene sotto forma di videogioco. Relatori: Linda e Michael Thompson e Andrea Fantini.
 

NOTA Associazione Italiana Famiglie ADHD
In merito all'articolo su riportato, riteniamo importante fare alcune precisazioni a commento della terapia riabilitativa tramite Neurofeedback.
In primo luogo si fa presente che la terapia del neurobiofeedback, pur non essendo (molto) diffusa in Italia, è uno dei previsti trattamenti per l'ADHD (approccio multimodale)che in altri paesi è già utilizzata da tempo.

Il libro dell'associazione "Vorrei scappare in un deserto e scappare" edito dal 2004, riporta a pag 162 e 163 la nota 144 nella quale si fa presente che:
"L' EEG biofeedback è considerata una tecnica che permette di alterare l'andamento delle onde cerebrali e sotto questo punto di vista la tecnica assomiglia ad un vero e proprio esercizio per il cervello.
Il training di EEG Biofeedback non è una procedura invasiva , non produce alcun dolore e viene utilizzata in generale per molte condizioni e disabilità in cui è coinvolto il funzionamento cerebrale tra cui appunto l'ADHD, i disturbi della condotta e i disturbi specifici dell'apprendimento.
I sostenitori dell'EEG Biofeedback o Neurotherapy affermano, in buona sostanza, che bambini affetti, ad esempio, da un disturbo dell'attenzione possano essere allenati ad aumentare 1'attività di quel particolare tipo di onde cerebrali associate con 1'attenzione sostenuta. Tramite elettrodi applicati alla testa viene misurata 1'attività elettrica in varie parti del cervello che a sua volta viene elaborata dal computer che fornisce un segnale , come una luce o un suono , appunto il feedback, che si ritiene possa "insegnare" ad aumentare quel certo tipo d'attività cerebrale associata , ad esempio, all'attenzione.
Questo training generalmente comporta 40-80 sessioni, ciascuna di durata di 50 minuti e oltre."

Di seguito si riporta anche il contenuto tratto
dal libro edito da McGraw-Hill di RESNICK: "Impulsività, disattenzione e iperattvità nell'adulto" - Guida al trattamento dell'ADHD che affronta l'argomento del neurofeedback sull'utilizzo della terapia negli adulti:

"Negli ultimi anni è aumentato l'interesse per il neurobiofeedback
e per il training attraverso l'elettroencefalogramma. II neurobiofeedback cerca di insegnare all'individuo a potenziare l'attività cerebrale associata all'attenzione e contemporaneamente a diminuire l'attività cerebrale associata con il sognare a occhi aperti e la distrazione. Si applicano degli elettrodi al capo per amplificare le onde cerebrali; queste ultime vengono poi trasmesse a un computer, che le trasforma in un gioco computerizzato. Alla persona viene insegnato come manipolare l'attività cerebrale ricorrendo alla concentrazione e alterando il gioco al computer. Il neurobiofeedback è stato testato come trattamento per l'emicrania, lo stress e l'ipertensione, ma la ricerca sui suoi effetti sull'ADHD è stata limitata a casi singoli e alla valutazione di miglioramenti individuali (per es., Gendar, 1996). Alcuni studi appaiono promettenti, anche se devono ancora essere progettate ricerche complete e scientificamente controllate.
II trattamento degli adulti attraverso il neurobiofeedback
è intensivo (da 2 a 5 sedute la settimana). Per gli adulti sono necessarie parecchie sedute (2540) e il trattamento è costoso se valutato sul breve termine. Tuttavia, il trattamento ha la possibilità di essere economicamente vantaggioso a lungo termine, dal momento che può ridurre o eliminare il bisogno di farmaci che nell'arco di alcuni anni risultano più costosi. I cultori del neurobiofeedback hanno iniziato a offrire evidenze dell'efficacia di questa modalità di trattamento. Sfortunatamente però, nel 1997, il Centro di Valutazione delle Tecnologie della B1ueCross Blue Shield National Association ha revisionato oltre 30 studi con il biofeedback e ha concluso che non si sono ancora potuti stabilire con certezza miglioramenti per la salute (B1ueCross B1ueShield Association Technology Evaluation Center, 1997). Per questo motivo, tale intervento non è di solito coperto dalle assicurazioni mediche, tuttavia il neurobiofeedback è una modalità di trattamento emergente per i pazienti con ADHD e perciò vale la pena di seguire le ricerche in quest' area."

Aggiungiamo anche le conclusioni, riportate nello stesso testo circa un corretto utilizzo delle terapie per l'ADHD (approccio multimodale):
"Sebbene per l'ADHD non esista un'unica cura, esiste un'efficace strategia
multidimensionale che può aiutare l'individuo a comprendere i problemi relativi all'ADHD, a controllare e a gestire i sintomi e a condurre una vita soddisfacente e produttiva. Le componenti del protocollo di trattamento di solito consistono in una migliore informazione rispetto al disturbo, farmacoterapia, psicoterapia centrata sui vari aspetti dell' ADHD e modifica ambientale.

L'educazione del paziente è l'aspetto centrale di un trattamento efficace
per l'ADHD, perché il paziente ha bisogno di essere educato a comprendere e accettare la sua condizione. È importante che il paziente comprenda le informazioni di base relative ai fondamenti genetici, alla sintomatologia e al trattamento del disturbo, in modo che possa pensare a sé in un modo nuovo e decidere di seguire un piano di trattamento multimodale. Oltre a pubblicazioni di vario tipo, i gruppi di sostegno possono rafforzare le conoscenze del paziente e fornire assistenza e supporto in misura significativa.

La gestione psicologica, assieme all'educazione del paziente, costituisce l'ingrediente di base per un trattamento farmacologico efffcace. Gli stimolanti e gli antidepressivi impiegati per trattare l'ADHD sono decisamente effícaci nell'aumentare l'attenzione, nel diminuire l’impulsività e l'attività motoria inarrestabile e nel controllare le esplosioni del carattere e la labilità emotiva. Dal momento che l’uso e il dosaggio dei farmaci richiedono un attento monitoraggio, un'interazione basata sulla cooperazione tra lo psicoterapeuta e il medico curante sarà di grande beneficio per il paziente. Tuttavia, i farmaci non sono efficaci in eguale misura per tutti i pazienti ADHD e anche se i farmaci riescono ad alleviare alcuni sintomi non sono in grado di controllare o inibire il comportamento problematico neIl’ADHD. Pertanto, i farmaci non dovrebbero rappresentare l'unica modalità di trattamento, ma essere impiegati come complemento per gli altri trattamenti, come la psicoterapia e gli altri interventi psicosociali. Il neurobiofeedback potrebbe eliminare il bisogno di una gestione farmacologica prolungata.

La psicoterapia è necessaria per aiutare i pazienti ad affrontare e risolvere problemi personali, familiari, interpersonali e lavorativi che tendono a svilupparsi a causa dei comportamenti correlati all'ADHD: i tipi di psicoterapia generalmente adottati comprendono terapia individuale, psicoeducativa, di coppia e di gruppo. Tuttavia, i clinici dovrebbero prestare particolare attenzione perché, a causa delle peculiarità della sintomatologia dell' ADHD, potrebbero rendersi necessari adattamenti e modifiche rispetto alla tradizionale forma della relazione paziente-psicoterapeuta.

Infine, i pazienti devono imparare a modificare e ristrutturare gli ambienti in cui vivono per ridurre, per quanto possibile, l'espressione dei sintomi di ADHD. Uno dei compiti del clinico è di insegnare ai pazienti quali potrebbero essere l’ambiente e lo stile di vita ottimali. II clinico aiuta il paziente a comprendere se stesso, i suoi valori, talenti, interessi e debolezze, e poi lo guida a trovare o creare l’ambiente fisico e sociale appropriati dove sentirsi a proprio agio e comportarsi al meglio.
In conclusione, un'efficace strategia di trattamento multimodale dovrebbe non soltanto aiutare i pazienti a prendersi carico del loro ADHD, ma anche aiutarli a trovare speranza, ottimismo e incoraggiamento e a sapere
che possono avere prospettive di vita migliori, più produttive e felici."

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9)
27/04/2007 Comunicato Stampa Sinpia, Mario Negri, Giunta Collegio Nazionale Professori NPI: "In commercio anche in Italia i farmaci per l'ADHD
Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale [n. 95 del 24 aprile 2007] a breve saranno immessi in commercio il metilfenidato (Ritalin®) [Determinazione A.I.C. /N n. 876] e l'atomoxetina (Strattera®) [Determinazione n. 437/2007], per il trattamento della sindrome da deficit di attenzione con iperattività (ADHD) nei bambini a partire dai 6 anni di età. Contemporaneamente sarà attivato il Registro Nazionale per il trattamento farmacologico dell’ADHD. Riteniamo che si tratti di un importante passo a garanzia dei diritti all’assistenza dei bambini con ADHD e delle loro famiglie, punto di arrivo di un percorso iniziato nel 2000 e costruito in stretto raccordo tra Istituzioni, Comunità Scientifica e Associazioni dei pazienti. L’unicità del provvedimento, anche a livello internazionale, è rappresentata dal fatto che la prescrizione di questi farmaci è vincolata alla diagnosi del disturbo neuropsichiatrico effettuata da operatori della salute mentale dell’età evolutiva e che deve sempre coinvolgere, oltre al bambino, i suoi genitori, gli insegnanti e il pediatra o il medico di famiglia. Inoltre, il programma di trattamento deve prevedere la presa in carico del bambino presso un servizio di Neuropsichiatria Infantile e includere il supporto alla famiglia e al contesto di vita, e gli interventi specifici necessari. La terapia con farmaci dovrebbe essere associata solo se indicata dal neuropsichiatra infantile, in accordo con le evidenze riconosciute dalla comunità scientifica internazionale, come peraltro chiaramente indicato dalle procedure operative del Registro.
Appare ora necessario disporre di una reale e adeguata rete di servizi di Neuropsichiatria Infantile che includa i servizi territoriali, i Centri di riferimento per l’ADHD e tutto quanto necessario per il pieno funzionamento del Registro Nazionale dell’ADHD. A partire da questa iniziativa formalizzata per l’ADHD è auspicabile l’estensione del modello del Registro all’uso di tutti gli psicofarmaci per i bambini e gli adolescenti con i differenti disturbi neuropsichici così da monitorare e valutare l’appropriatezza degli interventi organizzativi multiprofessionali, a tutela dei diritti dei pazienti e delle loro famiglie.
Dr. Maurizio Bonati ( IRFMN ) Dr. Franco Nardocci (SINPIA)  Prof. Filippo Calamoneri (GCNPONPI)
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10) 27/04/2007   STATEMENT DELLA SINPIA SUL DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE E IPERATTIVITA’
La Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza ha redatto e approvato da tempo due Linee Guida(1) sul Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) ed ha analogamente espresso il proprio parere relativamente all’utilizzo degli psicofarmaci in età evolutiva(2). Negli ultimi mesi si è determinata una situazione di particolare allarme in seguito a notizie diffuse sui mass-media ed attraverso opuscoli distribuiti in tutta Italia sull’ADHD.
Per questo la SINPIA ritiene fondamentale riassumere i punti salienti di tali documenti e la propria posizione in merito alla doverosa presa in carico dei bambini e adolescenti con ADHD e delle loro famiglie.
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......la presa in carico dei bambini e ragazzi con ADHD e delle  loro famiglie richiede quindi la disponibilità di una rete di servizi che siano in grado di erogare quanto necessario dal punto di vista non farmacologico e farmacologico. L’intero percorso di inquadramento diagnostico e tutti i trattamenti non farmacologici e farmacologici andrebbero effettuati all’interno dei Servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, in stretto raccordo e coordinamento con scuola, pediatria di base, famiglie e agenzie del territorio. Il carico di lavoro necessario per valutare e seguire in modo adeguato i bambini e i ragazzi con ADHD è consistente (circa 13 ore per la diagnosi, e almeno 15 ore/anno per la presa in carico di base, senza considerare eventuali interventi riabilitativi) e richiede una formazione e strumenti specifici, che devono poter essere garantiti.
Per garantire un corretto approccio e un percorso diagnostico-terapeutico “protetto”, a tutela del paziente e della sua famiglia, è stato strutturato dalle Autorità regolatorie italiane il Registro Nazionale dell’ADHD (3), che ha rappresentato un passaggio essenziale del percorso per la reintroduzione controllata del Metilfenidato in Italia, conclusosi con provvedimento AIFA del marzo 2007. Nello stesso percorso si collocano ora anche gli altri farmaci per il trattamento dell’ADHD, come l’Atomoxetina, introdotta in Italia per mutuo riconoscimento dallo stesso provvedimento AIFA. Il protocollo e le procedure operative del Registro vincolano la prescrizione dei farmaci per il trattamento dell’ADHD in età pediatrica alla predisposizione di un piano terapeutico semestrale da parte di un Centro di riferimento, a cui la ristretta quota di piccoli pazienti che hanno necessità di associare un trattamento farmacologico a quello non farmacologico dovrebbero essere inviati dai servizi territoriali di NPIA che li hanno in carico. Il protocollo e le procedure operative del Registro sono stati presentati e discussi con tutti i rappresentanti dei Centri di riferimento nazionali componenti la rete di sorveglianza, con le società scientifiche (Società Italiana di Pediatria, Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Associazione Culturale Pediatri, Federazione Italiana Medici Pediatri, Centro per la Salute del Bambino), le Associazioni (Associazione Italiana Famiglie ADHD, Movimento “Giulemanidaibambini”, Associazione Italiana Disturbo dell’Attenzione e Iperattività).
Per struttura e modalità operative, il Registro rappresenta uno strumento unico a livello internazionale, in grado di garantire ai bambini e agli adolescenti con ADHD (e alle rispettive famiglie) un percorso diagnostico e terapeutico basato sulle evidenze, unitamente al monitoraggio e alla valutazione dell’assistenza prestata. E’ evidente che l’esistenza di una adeguata rete di servizi di NPIA che garantisca la presa in carico dei ragazzi con ADHD in raccordo con scuola e pediatri di base, rappresenta unitamente al Registro la miglior tutela contro il rischio di abuso di trattamenti farmacologici e di uso strumentale del sospetto diagnostico di ADHD. Nella pratica purtroppo si rileva che quanto è necessario per una adeguata e monitorata presa in carico dei bambini con ADHD e delle loro famiglie non è realmente ed equamente disponibile nella realtà italiana. La situazione dei servizi di NPIA è spesso molto critica, poiché nonostante diversi richiami normativi nazionali e regionali ad un modello integrato e completo, sia in termini di professionalità (neuropsichiatri, psicologi, terapisti della neuropsicomotricità dell’età evolutiva, fisioterapisti, logopedisti, educatori ecc) sia in termini di strutture (polo territoriale, polo ospedaliero, comunità terapeutiche, servizi semiresidenziali ecc), la situazione reale risulta essere estremamente variabile da una Regione all’altra e a volte addirittura tra aree diverse della stessa Regione, con livelli di disomogeneità di risorse a disposizione e di interventi conseguentemente erogati davvero notevoli, che lasciano alla sensibilità di singoli amministratori locali scelte che dovrebbero invece essere di scenario.
Da quanto sopra specificato appare necessario che gli enti di governo sia nazionali che locali attivino strategie per garantire una reale ed adeguata rete di servizi di NPIA che includa i servizi territoriali, i Centri di riferimento per l’ADHD e tutto quanto necessario per il funzionamento del Registro Nazionale dell’ADHD, onde permettere non solo la corretta declinazione del percorso di presa in carico dei bambini e degli adolescenti con ADHD in stretto contatto con la scuola e i servizi sanitari di base, ma anche il monitoraggio e la valutazione dell’appropriatezza degli interventi organizzativi multiprofessionali, a tutela dei diritti dei pazienti e delle loro famiglie.

Note:
(1) Linee-guida per la diagnosi e la terapia farmacologica del Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività (ADHD) in età evolutiva e Linee guida del trattamento cognitivo comportamentale dei disturbi da deficit dell'attenzione con iperattività (ADHD), entrambe approvate nel 2002 e reperibili su www.sinpia.eu nella sezione linee guida
(2) La Terapia farmacologia in Neuropsichiatria Infantile, approvato nel dicembre 2005, reperibili su www.sinpia.eu nella sezione documenti-documenti approvati dal Consiglio Direttivo
(3) http://www.iss.it/binary/adhd/cont/ADHD%20uso%20razionale%20dei%20farmaci.1166700771.pdf
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