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Rassegna Stampa Giugno 2007
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La
rassegna vuole raccogliere gli articoli pubblicati sull'ADHD e usciti sui più
comuni rotocalchi italiani, al fine di favorire un aggiornamento sul tema visto
dalla parte dei media. Si tratta di un servizio, molto visitato soprattutto dai
giornalisti e che lascerà nel tempo anche una traccia sulla storia dell' ADHD in
Italia.
http://www.aifa.it/rassegna_stampa.htm
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata.
Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato.
1)
Maggio 2007 Management della
Sanità:
"Mazzotta
nuovo direttore neuropsichiatria infantile all'Asl 4 di Terni"
2)
25/05/2007 Il Piccolo ED. NAZIONALE:
Deficit di attenzione
3)
N.
108 27 Maggio 2007 - NOI GENITORI & FIGLI inserto AVVENIRE:
Vivaci anche troppo,
ADHD una malattia ancora negata
4) 16/05/2007 Donna e
Mamma N.224 APRILE 2007 "Iperattività e
disattenzione"
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1)
Maggio 2007 Management della
Sanità: "Mazzotta
nuovo direttore neuropsichiatria infantile all'Asl 4 di Terni"
Nuovo responsabile della struttura complessa di neuropsichiatria infantile per
l'AsI 4 di Terni. È Giovanni Mazzotta, uno dei maggiori esperti italiani nel
settore. Mazzotta è Professore associato e Direttore della Scuola di
specializzazione in Neuropsichiatria infantile dell'Università degli studi di
Perugia, che proprio lui ha attivato a Terni. "L'obiettivo - afferma - è offrire
risposte omogenee ed efficaci a famiglie, bambini e adolescenti su tutto il
territorio provinciale". Non solo. Dal primo marzo è operativa, nel centro
dell'ex Sim infanzia, anche la Struttura complessa di neuropsichiatria infantile
dell'AsI 4 di Terni, di cui Mazzotta è ora responsabile. "Con la nomina del
responsabile provinciale - dichiara Imolo Fiaschini, Direttore Generale dell'AsI
- abbiamo dato una prima risposta concreta e di alto profilo ai bambini e
adolescenti con disturbi neurologici e psichiatrici e alle famiglie che
necessitano di aiuto e sostegno. Altri obiettivi strategici che intendiamo
perseguire a breve sono la qualificazione del servizio e la creazione di una
Scuola di specializzazione in Neuropsichiatria infantile per i neolaureati in
medicina e chirurgia che intendono specializzarsi in questa disciplina". Il
progetto è stato realizzato grazie all'impegno congiunto della Regione Umbria,
dell'Università degli Studi di Perugia, e dell'AsI 4. "L'attivazione della
Scuola di specializzazione a Terni è un progetto ambizioso e scientificamente
valido - spiega Mazzotta - visto che siamo la prima e unica realtà universitaria
Italiana a formare sul campo, i futuri medici e gli specialisti. L'attività
della struttura complessa dell'AsI - continua - è finalizzata alla diagnosi e al
trattamento di diverse condizioni: ritardo mentale, disturbi pervasivi dello
sviluppo, kinesipatie encefaliche, malattie neuromuscolari, epilessia, disturbi
del linguaggio e dell'apprendimento, deficit di attenzione/iperattività e
cefalee". Il prossimo obiettivo è far diventare la struttura ternana Centro di
riferimento regionale per la omogeneizzazione dei trattamenti terapeutici
specifici rivolti ai ragazzi con deficit dell'attenzione e iperattività. Presso
la struttura complessa di neuropsichiatria infantile dell'AsI 4 sono attive
anche due case famiglia e il Centro diurno 'Baobab' per offrire risposte mirate
e individuali a bambini e adolescenti (fascia d'età 0-18 anni) con disturbi
psichiatrici
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2)
25/05/2007 Il Piccolo ED. NAZIONALE:
Deficit di attenzione
Patrizia Stacconi
Presidente Associazione italiana famiglie Adhd onlus
A nome dell'Associazione italiana famiglie Adhd onlus desidero esprimere un
commento a proposito del dibattito in corso in tema di deficit di attenzione e
iperattività e psicofarmaci, argomento molto dibattuto sulle pagine dei giornali
degli ultimi mesi.
Siamo nati come associazione nel 2002 come rete di supporto e di mutuo-aiuto tra
famiglie in difficoltà che vivevano impotenti ogni giorno la condizione di
emarginazione e di isolamento sociale e scolastico dei propri figli. Ancora oggi
l'Adhd è un disturbo poco conosciuto e poco diagnosticato e per il quale, fino
all'attivazione del registro nazionale Adhd, è stato consentito un accesso alla
cura estremamente limitato rispetto al bisogno, a causa della scarsità delle
risorse sul territorio.
Chi contesta l'esistenza di questo disturbo, al di là del fatto che esso è
pienamente riconosciuto dalla comunità scientifica mondiale, inclusa
l'Organizzazione mondiale della sanità, dovrebbe provare a condividere la
sofferenza di un bambino Adhd, emarginato dai compagni di classe, infelice,
senza
amici, senza legami con i coetanei, che non ha fiducia in se stesso, anche a
causa degli insuccessi scolastici, pur avendo nella maggior parte dei casi
un'intelligenza vivace o spesso anche sopra la media.
Siamo fiduciosi che il Registro nazionale Adhd, varato ufficialmente con il
recente decreto del 24 aprile scorso, possa realmente garantire delle diagnosi
accurate e delle terapie appropriate, tutelando i nostri figli dai rischi di un
eventuale abuso. Il Registro è infatti uno strumento che consentirà alla classe
medica, e di conseguenza ai nostri bambini e adolescenti con questo disturbo, di
poter accedere a delle possibilità di cura appositamente studiate per l'età
pediatrica, presso i Centri di riferimento regionali identificati dall'Istituto
superiore di sanità. Qui un'équipe di specialisti, sulla base della diagnosi e
delle caratteristiche del bambino, identificherà un piano terapeutico
multimodale, che prevede una terapia psicologico-comportamentale sia per il
bambino sia per la sua famiglia e il coinvolgimento degli insegnanti, e
l'eventuale scelta di un farmaco specifico nei soli casi di reale necessità.
È certo che l'attivazione del Registro rappresenta un punto di partenza
importante, anche se c'è ancora tanto da fare per la sua messa in funzione a
pieno regime; però è già il primo passo in avanti che garantisce un diritto alla
cura precedentemente negato.
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3)
N. 108 27 Maggio 2007 - NOI
GENITORI & FIGLI inserto AVVENIRE
VIVACI ANCHE TROPPO
SALUTE Sono disattenti, disturbano in
classe, si rendono insopportabili ai compagni. Ma non sono maleducati, piuttosto
malati. L'Adhd, il Disturbo da deficit di attenzione e iperattività, si può
controllare a volte ricorrendo anche ai farmaci. Fa discutere il via libera al
Ritalin per il trattamento dei bambini.
di Nicoletta Martinelli
Psicofarmaci ai bambini? C'è chi dice no.
Ha aperto il dibattito e acceso le polemiche il ritorno del Ritalin, che
l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha sdoganato per la cura dell'Adhd, sigla
che sta per Attention deficit hyperactivity disorder e che si traduce in
italiano con Disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Sono due i
farmaci approvati il mese scorso dall'Agenzia: il metilfenidato, prodotto da
Novartis (il principio attivo del Ritalin, appunto), e 1'atomoxetina (che sta
alla base dello Strattera) messa in commercio da Lilly. Entrambi gli
psicofarmaci possono venir prescritti esclusivamente da centri specialistici
dopo un rigido iter diagnostico. Regole ferree per prevenire ogni abuso: perché
è giusto salvaguardare i diritti di chi ha veramente bisogno di questi farmaci
senza, comunque, dimenticare che sono da considerarsi una risorsa - l'ultima - a
cui ricorrere quando tutto il resto è già stato tentato.
«Come si fa a immaginare che un genitore somministri con leggerezza gli
psicofarmaci ai propri figli?». Patrizia Stacconi è presidente dell'Associazione
italiana famiglie Adhd: «Adhd vuol dire sofferenza, emarginazione, bassa
autostima, poche relazioni sociali, scarso rendimento scolastico. Mio figlio -
racconta Patrizia - non è un iperattivo classico, appartiene al sottotipo
disattento, sempre con la testa tra le nuvole... ». Cosa che ha reso ancor più
difficile mettere a fuoco il problema e approdare a una diagnosi. «Per anni
abbiamo brancolato nel buio più totale. Lui presentava un deficit di attenzione
associato a dislessia e disgrafia ma non era del genere vivace, che disturba la
lezione e quindi cattura per forza l'attenzione. Veniva messo in un angolo. Non
solo dalle insegnanti, che si limitavano a classificarlo come poco dotato, ma
anche dai coetanei. Un tipo così non è un buon compagno di giochi perché non si
dimostra abbastanza pronto, non è sveglio né simpatico. Alla fine, anche i
soggetti come lui, esattamente come quelli troppo vivaci, finiscono emarginati e
incompresi. Non c'è da stupirsi se, tenuti alla larga da tutti, finiscano con il
diventare aggressivi». Alla cura farmacologica, Patrizia si è convinta quando il
figlio aveva già 15 anni, dopo aver intrapreso senza risultati apprezzabili la
strada della terapia comportamentale: «Ci siamo sottoposti a sedute di parent
training, abbiamo fatto ricorso alla logopedia e alla psicoterapia. Ma mio
figlio - spiega - presentava una situazione ormai abbastanza grave, con disturbi
dell'apprendimento che non miglioravano neppure quel tanto necessario ad avere
la sufficienza a scuola. Certo, grazie all'aiuto del logopedista la dislessia
era migliorata. Ma leggere bene un testo, concentrandosi sulla pronuncia
corretta, non significa comprenderne anche il significato e memorizzarlo».
Grazie al farmaco, che allora non era
prescrivibile né reperibile in Italia, il disturbo del figlio di Patrizia ha
avuto - come la definisce lei -«un'evoluzione benigna. La terapia farmacologica
ha aiutato e potenziato le sue prestazioni. Adesso non soffre più come prima. E
noi con lui. Non c'è niente di peggio che disperarsi per la disperazione di tuo
figlio». Di bambini e adolescenti come il figlio di Patrizia Stacconi, stando ai
dati che indicano la presenza dell'Adhd nel 3/4 per cento della popolazione
pediatrica, ce n'è almeno uno per classe.
«Possibilissimo. Per questo il ruolo delle insegnanti è fondamentale. Anche
perché, in qualche caso, sono sufficienti pochi accorgimenti, i consigli giusti
ai genitori perché imparino a gestire il disturbo e a tenere sotto controllo la
situazione. In qualche altro caso si ricorrerà alla terapia comportamentale, in
rarissime circostanze al farmaco»: Lucia Rizzi, milanese, ha alle spalle una
trentennale carriera da insegnante e una decennale esperienza con i bambini
iperattivi. «Il mio interesse per l'Adhd è cominciato a causa di un mio allievo,
dieci anni fa. Gli altri insegnanti - racconta - volevano che fosse allontanato
dalla scuola perché era indisciplinato, disturbava continuamente rendendo
impossibili le lezioni, infastidiva i compagni. Io mi opposi. E fui l'unica». A
quei tempi Lucia Rizzi neppure sapeva cosa fosse l'Adhd ma riusciva
istintivamente a stabilire con il bambino una relazione corretta, ottenendo che
le sue ore - quelle di italiano - fossero proficue anche per lui. «Nel
frattempo, i genitori del piccolo erano stati indirizzati a uno specialista
newyorkese. Quando partirono per gli Stati Uniti mi chiesero se ero disposta a
incontrare quel neuropsichiatra. Accettai».
Da allora, ogni anno, Lucia trascorre le vacanze scolastiche presso il Child
Development Centre di Irvine, in California, una struttura destinata ai bambini
iperattivi. «Il centro - spiega l'insegnante - è gestito direttamente dagli
specialisti dell'Università di Irvine. Lì viene applicata la terapia
comportamentale che negli Stati Uniti è obbligatoria nei casi di Adhd e
coinvolge sia i genitori sia gli insegnanti. Lì ho imparato e continuo a
imparare quello che oggi insegno a mia volta alle famiglie alle prese con l'Adhd
e alle scuole che ne fanno richiesta». Negli scorsi due anni l'ospedale San
Paolo, a Milano, ha arruolato Lucia perché tenesse questo genere di corsi,
gratuitamente, alle mamme e ai papà interessati, «ma quest'anno non sono
arrivati i fondi necessari per replicare l'esperienza». Anche Lucia è stata una
bambina iperattiva: «Così come lo è stato mio figlio e due dei miei nipotini.
Mio figlio, che oggi è laureato e felice padre di famiglia, quando andava al
liceo, piuttosto che rimanere seduto in classe lavava i vetri delle finestre,
nei corridoi. Le bidelle lo adoravano... ».
ADHD UNA MALATTIA ANCORA NEGATA
Sul Disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd) molto è stato detto
e scritto. «E molto detto e scritto a sproposito. C'è ancora chi si ostina a
mettere in dubbio l'esistenza della malattia, considerando l'Adhd un'invenzione
degli psichiatri. C'è ancora chi preferisce parlare di bambini vivaci piuttosto
che di bambini malati»: Maria Giulia Torrioli è professore associato di
Neuropsichiatria infantile all'Università Cattolica di Roma. La differenza tra
la vivacità pura e semplice e i sintomi della malattia è presto detta: «Se un
bambino ne combina di tutti i colori, subisce le punizioni per la propria
irrequietezza a casa e a scuola, e vive felice e contento allora tutto va bene.
Certamente - chiarisce Maria Giulia Torrioli - quel soggetto non ha l'Adhd. Sono
il disagio, la sofferenza che il bambino dimostra per quel che gli capita, per
l'emarginazione di cui finisce per essere vittima a fare la differenza. Quando
siamo davanti a un bambino che oltre a essere vivacissimo e distratto è anche
triste, non ha amici e viene evitato dai compagni di classe, allora è chiaro -
conclude la neuropsichiatra - che quel bambino soffre di un disagio. Il pediatra
deve indirizzarlo da uno specialista».
L'Adhd colpisce il 4 per cento della popolazione pediatrica: come dire che ogni
classe - considerando una media di 24, 25 alunni - ha il proprio soggetto
iperattivo. Cogliere la differenza tra un comportamento normale - seppur
esagerato - e uno patologico non sembra affatto semplice. Come si fa a
riconoscere un possibile caso di Adhd? «I sintomi cardine sono l'iperattività-impulsività
e la distraibilità. Il deficit attentitivo - ci tiene a precisare Torrioli - non
va confuso con la scarsa intelligenza. I bambini con Adhd sono spesso brillanti,
dotati di grande intuito ma hanno problemi a controllare gli impulsi motori, a
mantenere la concentrazione. Sono bambini simpatici ma insostenibili. Sentono la
necessità di toccare continuamente le cose e le persone, non sono aggressivi ma
risultano appiccicosi, irritano i compagni di classe che, alla fine, li trovano
insopportabili».
Non tutti sono vivaci: «Esiste anche un sottotipo disattento - spiega ancora
Torrioli - quello che noi chiamiamo "l'astronauta", un soggetto che ha sempre la
testa tra le nuvole, perennemente in un altro mondo».
Iperattivi si nasce: « l'Adhd ha una causa biologica. La forma più comune, il
40/50 per cento dei casi, ha origine genetica - spiega Torrioli - e già la mamma
o il papà erano affetti dal disturbo. Si tratta di una patologia cronica che può
durare qualche anno e risolversi nella preadolescenza o ad adolescenza conclusa.
In una ventina di casi su cento, l'iperattività si protrae anche in età adulta».
Ma la terapia farmacologica è sempre necessaria? «Affatto. In molti casi -
continua la neuropsichiatra - è sufficiente un intervento psicoeducativo che
coinvolge il bambino, la famiglia, la scuola. Si tratta fondamentalmente di
aiutare gli adulti di riferimento, coloro che vivono a più stretto contatto con
lui e la sua malattia, a capirne le difficoltà e a imparare a gestirle.
Purtroppo, a volte, tutto questo non basta e per dare al bambino una qualità di
vita accettabile e, a quel punto, è necessario ricorrere alla terapia
farmacologica. Che però è sintomatica, elimina o attenua i sintomi, non cura la
malattia».
N.M.
CONTRO GLI ABUSI DI PASTICCHE ORA, C'E UN REGISTRO NAZIONALE
Ai bambini che soffrono di AdhD la
terapia farmacologica non viene mai prescritta a cuor leggero.
Il percorso che porta alla somministrazione del metilfenidato e dell'atomoxetina
segue un protocollo preciso mentre l'attivazione del Registro nazionale Àdhd -
uno strumento inedito nei panorama internazionale - assicura un'assistenza
mirata :e un impiego dei medicinali controllato, appropriato e al sicuro dal
rischio di abusi. Pietro Panei che fa parte del Dipartimento di ricerca e
valutazione dei farmaci dell'Istituto superiore di sanità - ha materialmente
ideato il registro. E inizia spiegando che «i genitori devono sempre far
riferimento al proprio pediatra di fiducia. Toccherà a lui valutare se il
bambino ha bisogno di una consulenza sé presenta quei sintomi di disagio
psichico che la richiedono». E a questo punto che entrano in scena i servizi
territoriali di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza: «A questi
centri il pediatra di base deve indirizzare la famiglia e ad essi tocca il
compito di fare la diagnosi - spiega Panei - e di suggerire una terapia». Che
non è per forza farmacologica: «No. Si ricorre comunque a una terapia
psicomportamentale, a una riabilitazione neurocognitiva, alla terapia familiare.
Nell'80 per cento dei casi sono sufficienti. C'è però una piccola percentuale di
pazienti per cui questi trattamenti non sono sufficienti. Ed è allora che si
valuta l'opportunità di prescrivere il farmaco».
La tappa successiva del piccolo paziente
e della famiglia sono i Centri regionali di riferimento per la terapia
farmacologica dell'Adhd un'ottantina sparsi sul territorio nazionale: solo li -
se viene ritenuto opportuno - verrà attivato un percorso terapeutico a base di
Ritalin o Strattera. E' un percorso semestrale che i genitori possono anche
rifiutarsi di intraprendere, nel qual caso si continua con la terapia
psicologica senza uso dei farmaci. «Se i genitori acconsentono -spiega Pietro
Panei - si inizia la terapia con un controllo fissato dopo una settimana per
verificare la tolleranza del farmaco e il successivo alla fine del primo messe
per valutare l'efficacia della terapia. Se quest'ultimo risulta positivo si
procede per cinque mesi con controlli mensili. Trascorso il semestre si fa una
rivalutazione globale per il rinnovo della terapia o per la sua sospensione se i
risultati sono considerati sufficienti». Ogni bambino in cura farmacologica
viene inserito in un registro: «In forma assolutamente anonima - garantisce
Panei - senza neppure le iniziati del nome. Sono sufficienti il sesso, il mese e
l'anno di nascita, il Comune di residenza. L'identità sarà nota esclusivamente
al medico che lo ha in cura e sul registro corrisponderà a un codice
alfanumerico».
N,M. ;
PSICOFARMACI AI BAMBINI, TROPPE POLEMICHE
Contro la somministrazione del Ritalin ai
bambini si batte in prima fila la campagna - che ha anche preso una forma
associativa - "Giù le mani dai bambini". Attiva dal 2004 contesta sia il ricorso
ai farmaci per la cura dell'iperattività, sia l'esistenza stessa dell'Adhd,
un'invenzione - a sentir loro - di pseudo specialisti e di genitori interessati
a dare una calmata ai figli esuberanti. Lo scorso 8 maggio il comitato ha
chiesto le dimissioni dei vertici dell'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, per
aver «omesso o deliberatamente taciuto» informazioni sui rischi degli
psicofarmaci. L'Aifa è stata accusata di aver preferito nella somministrazione
dei farmaci "una rete a maglie larghe" per agevolare l'interesse di chi vende e
non invece a "maglie strette" per salvaguardare la salute dei piccoli».
Ma il prezzo di una confezione da 30 compresse di metilfenidato dovrebbe
aggirarsi intorno ai 6 euro e mezzo e il protocollo di terapie prevede
l'assunzione di 2 compresse al giorno: il prodotto, di conseguenza, rientra
nella fascia bassa dei prezzi dei farmaci di nuova approvazione e questo perchè
è una molecola vecchia, con costi di ricerca recuperati. L'Italia, tra l'altro,
dove la richiesta resta comunque molto bassa, non è un mercato appetibile per le
case farmaceutiche: dove sta dunque il business. Appunto. "Giù le mani dai
bambini" - che vanta considerevoli relazioni istituzionali, organizza convegni e
divulga materiale non sempre appropriato attraverso la rete, ha anche una
propagine, un'ulteriore campagna - nata nel 2006 - che si chiama "Perchè non
accada anche in Italia" e che ha prodotto un manuale dai toni discutibili,
illustrato da Bruno Bozzetto, e sottoscritto da personaggi del calibro di
Claudio Baglioni, Yuri Chechi, Giorgio Faletti, Sophia Loren (tanto per citarne
alcuni) e patrocinato dal segretariato sociale della RAI.
In entrambe le campagne ricorre in continuazione il nome di Luca Poma e di
Roberto Cestari, entrambi vicini a Scientology: il CCDU, il Comitato dei
cittadini per i diritti umani, che promuove "Perchè non accada anche in Italia"
e di cui Cestari è presidente è ampiamente connesso con la Chiesa di Scientology,
la religione fondata nel 1954 da Ron Hubbard.
E' noto che Scientology si oppone alla psichiatria, considerandola una fola: le
potenzialità degli esseri umani, che dopo ogni ogni morte prendono possesso si
un nuovo corpo garantendo così l'immortalità dello spirito, comprendono il
potere di guarire dalle malattie con la forza del pensiero.
Oltre alla facoltà di abbandonare il corpo fisico per vagare nello spazio in
forma incorporea.
N.M.
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16/05/2007
Donna e Mamma N.224 APRILE 2007 "Iperattività
e disattenzione"
di Roberto C. Sonaglia
Riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come una malattia seria e
invalidante, l'Adhd "rivendica" il diritto di essere adeguatamente curata. Anche
in Italia DOPO QUASI VENTANNI di attesa, ultimo tra i Paesi europei, l'Italia ha
deciso di affrontare seriamente il problema dell'Adhd, il "disturbo da deficit
attentivo con iperattività" (che malgrado il nome non va confuso con la normale
vivacità di un bambino), reintroducendo l'unico farmaco in grado di combattere
questa discussa malattia dell'età evolutiva: si tratta del metilfenidato,
commercializzato con il nome di Ritalin, e della sua recente evoluzione, l'atomoxetina.
* La notizia, comunicata nel gennaio scorso dall'Istituto superiore di sanità e
dall'Agenzia del farmaco, è importante per due motivi.
Innanzi tutto restituisce la speranza alle 70-80.000 famiglie che hanno un
figlio affetto dai gravi problemi di concentrazione e autocontrollo tipici dell'Adhd:
di questi bambini, alcune migliaia presentano la forma più severa e invalidante,
curabile con lo psicofarmaco "proibito" di cui finora i genitori più
intraprendenti sono stati costretti a rifornirsi all'estero con molti sacrifici.
Una polemica tutta italiana.
In secondo luogo, con il nuovo provvedimento le autorità sanitarie prendono
posizione rispetto ad alcune "campagne" che da qualche anno denunciano un non
ben definito abuso infantile di psicofarmaci, contestando a genitori e
psichiatri di "drogare" i figli un po' vivaci e di promuovere screening di massa
nelle scuole per schedare e curare i bambini indisciplinati. Si tratta di tesi
prive di fondamento scientifico ma di forte impatto emotivo sull'opinione
pubblica: malgrado gli ammonimenti dell'Unione europea e del Consiglio d'Europa
sul pericolo rappresentato da chi vorrebbe privare i bambini di medicine spesso
indispensabili, questi gruppi di pressione sono riusciti comunque a creare
allarme tra le famiglie e gli insegnanti, ritardando l'adozione del Ritalin nel
nostro Paese.
"Le campagne ideologiche contro la psichiatria fanno presa perché molta gente
trova inimmaginabile che sofferenze mentali ed esistenziali possano coinvolgere
bambini e ragazzini", denuncia Franco Nardocci, presidente della Società
italiana di neuropsichiatria infantile. "Ma è troppo facile giudica- ;. per chi
non vive situazioni drammatiche, per chi non ha un bambino depresso, autistico o
iperattivo.
Così, sfruttando l'ingenuità del pubblico, qualcuno continua a definire
'inventata a tavolino dalle case farmaceutiche' una malattia come l'Adhd
riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nei primi anni '90,
dall'Unione europea e da tutte le società scientifiche del pianeta.
"Non vivace ma sofferente". Ma vediamo più da vicino questa malattia che,
secondo qualcuno, esisterebbe soltanto a fini commerciali (malgrado il fatto che
il Ritalin sia ormai un generico a basso prezzo e i suoi potenziali utenti si
riducano a poche migliaia). * La sindrome da deficit d'attenzione e iperattività
è una patologia assai complessa, multifattoriale, contraddistinta cioè da una
serie di manifestazioni cliniche - come scarsità di concentrazione, mancanza di
autocontrollo, incapacità di posticipare seppure di poco una gratificazione -
che possono compromettere anche gravemente lo sviluppo mentale, l'apprendimento
scolastico e le relazioni sociali di un ragazzino.
"Tra i malfunzionamenti neurologici, si osserva che il cervello ha difficoltà
nel bloccare le risposte automatiche", spiega Alessandro Zuddas, neuropsichiatra
infantile dell'università di Cagliari, uno dei massimi esperti europei di Adhd.
"Il bambino, così, non riesce a controllare le reazioni spontanee e quindi i
propri comportamenti. La sua impulsività e frenesia motoria sono dovute a una
percezione del tempo alterata: il trascorrere di qualche minuto per noi equivale
a un'ora per lui. Spiegazioni, raccomandazioni e lezioni scolastiche si
trasformano in impegni interminabili, sfiancanti. Il bambino ben presto si
distrae e non impara coi ritmi dei coetanei (neppure a leggere e scrivere, nei
casi più seri), ricavandone ansia, bassa autostima, comportamenti provocatori,
pessime relazioni con adulti e coetanei, violazione sistematica delle regole e
dei diritti altrui. Non curare il disturbo fin dalle fasi iniziali equivale a
fargli saltare una serie di tappe evolutive e cognitive che non recupererà mai
più e che peseranno sul suo futuro di adulto.
"È un disturbo neurobiologico", secondo Paolo Curatolo, ordinario di
Neuropsichiatria infantile all'università di Roma Tor Vergata, già presidente
della Società internazionale di neurologia infantile, "soltanto un maggiore
interesse della sanità pubblica per l'Adhd potrà frenare la disinformazione e
porre fine a situazioni dolorose quanto paradossali: In aggiunta alle sofferenze
legate alla malattia, le mamme e i papa dei bambini affetti dalle forme gravi
vengono spesso guardati con ostilità dagli altri genitori e dagli insegnanti,
come se fossero incapaci di crescere i propri figli. Si tratta invece di un
problema neurobiologico che non c'entra con l'educazione: gli studi sui gemelli
hanno dimostrato che la radice del disturbo è genetica per il 75% e ambientale
per il 25%. E per ambiente si intende soprattutto l'habitat prenatale. Sembra
infatti che sulle probabilità di contrarre la patologia, che si manifesta
generalmente in età scolare, influiscano anche il fumo durante il primo
trimestre di gravidanza, il parto pretermine e un basso peso alla nascita." L'Adhd
è dunque una malattia organica, che presenta alterazioni e atrofìe in alcune
aree della corteccia frontale, visibili con la risonanza magnetica e la
tomografìa a emissione di positroni, e una produzione irregolare di dopamina e
noradrenalina, le sostanze che permettono alle cellule cerebrali di scambiarsi
le informazioni.
Ma la terapia è prima di tutto psicologica malgrado le evidenze fìsiologiche, la
diagnosi resta affidata a un'accurata analisi dei sintomi comportamentali, che
devono essere cronici e manifestarsi in tutti gli ambienti frequentati dal bimbo
(soprattutto la casa e la scuola). Individuato il disturbo, stabilito con
certezza che non si tratti di una fase transitoria di ansia o depressione, si
interviene di norma con una terapia psicoeducativa basata sul controllo
dell'aggressività e l'aumento dell'autostima (il piccolo si rende conto di
essere diverso e ne soffre). È importante sottolineare che questo è il metodo
fondamentale di cura dell'Adhd. All'opzione farmacologica si ricorre solo in
extremis, se ogni altro intervento è fallito.
"Ed è anche la filosofia con cui la sanità pubblica intende agire", conferma
Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario
Negri. "Non certo ricorrendo indiscriminatamente agli psicofarmaci (che potranno
essere somministrati soltanto nei centri specializzati di riferimento e non dai
pediatri), ma elaborando per ciascun bambino un apposito piano psicoterapeutico
e comportamentale che coinvolga genitori, insegnanti, scout, società sportive,
eccetera. Per quanto riguarda il metilfenidato e l'atomoxetina, il loro consumo
sarà rigidamente monitorato mediante un registro nazionale. A questo punto, con
i protocolli più rigidi d'Europa, parlare di abuso farmacologico è assurdo."
Per saperne di più
INTERNET
www.epjcentro.iss.it/ problemi/attenzione/attenzione.htm sito
tematico sull'Adhd dell'Istituto superiore di sanità
www.aidai.it è il sito dell'Associazione italiana disturbo dell'attenzione e
iperattività.
www.aifa.it l'AlFA è l'associazione che riunisce le famiglie con bambini affetti
da ADHD.
xenu.com-it.net/txt/ritalin.htm tutto sui retroscena delle campagne di "farmacovigilanza",
pilotate o ispirate dalla setta americana di Scientology.
LIBRI
Autori vari, II bambino iperattìvo e disattento.
Come riconoscerlo ed intervenire per aiutarlo. Franco Angeli, 12 euro Nicola
Ghezzani,
Crescere in un mondo malato. Bambini e adolescenti in una società in crisi.
Franco Angeli, 14 euro
II Ritalin®,
bugie e verità
L'hanno brevettato nel 1954 ed è probabilmente il medicinale più studiato al
mondo. Ma anche il più discusso. Ogni qual volta si sente denunciare l'abuso di
psicofarmaci ai minori si può star certi che si sta parlando di lui, il
metilfenidato o Ritalin ®.
"Nel 1989 il produttore lo ritirò dal mercato italiano perché classificato come
stupefacente", racconta Pietro Panei, pediatra, epidemiologo e responsabile
scientifico del Progetto Adhd dell'Istituto superiore di sanità. "Allora l'iperattività
era poco conosciuta e il farmaco, uno stimolante, veniva usato più che altro
dagli studenti per stare svegli o dimagrire. Questi effetti vagamente simili
all'anfetamina si ottenevano 'sniffando' il prodotto, non certo assumendolo come
devono fare i ragazzi in cura. Preso per bocca e sotto ferreo controllo medico,
il metilfenidato non altera le normali funzioni psichiche, ma entra in azione
soltanto quando serve regolando i neurotrasmettitori (dopamina e noradrenalina)
in alcune aree cerebrali e permettendo di aumentare l'interesse, la
concentrazione e la motivazione.
Il nuovo prodotto, l' atomoxetina, agisce chimicamente in modo leggermente
diverso e gli effetti positivi si osservano in un tempo più lungo. Entrambi
possono essere più o meno indicati a seconda del tipo di paziente." Ma quanto se
ne consumerà in definitiva dopo la reintroduzione? "Se stiamo all'esperienza
francese, i soggetti iperattivi che in Italia dovranno ricorrere anche alla
farmacoterapia si aggireranno intorno al 10-20%, quindi al massimo 10-15.000
bambini.
"Oltre a definire "droghe" questi farmaci, le campagne di farmacovigilanza
tentano di gettare nel panico i genitori dichiarando che il metilfenidato e l'atomoxetina
aumentano il rischio di infarti e di suicidi. C'è qualche verità?
"Non essendo in grado di compiere studi per conto loro, questi gruppi riportano,
stravolgendoli, le controindicazioni allegate ai medicinali e i dati statistici
elaborati dalle agenzie come la Food and Drug Administration americana",
risponde Panei. "Ma basta darsi la pena di leggerli, e si scopre che centinaia
di altri medicinali sono costretti a riportare effetti collaterali analoghi e
che le probabilità di problemi cardiaci, morte improvvisa e spinte suicide sono
allo stesso livello dell'aspirina."
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