========= Rassegna Stampa  Giugno 2007  ======================
La rassegna vuole raccogliere gli articoli pubblicati sull'ADHD e usciti sui più comuni rotocalchi italiani, al fine di favorire  un aggiornamento sul tema visto dalla parte dei media. Si tratta di un servizio, molto visitato soprattutto dai giornalisti e che lascerà nel tempo anche una traccia sulla storia dell' ADHD in Italia.  
http://www.aifa.it/rassegna_stampa.htm
La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato.

1)  Maggio 2007 Management della Sanità: "Mazzotta nuovo direttore neuropsichiatria infantile all'Asl 4 di Terni"
2)  25/05/2007 Il Piccolo ED. NAZIONALE: Deficit di attenzione
3)  N. 108 27 Maggio 2007 - NOI GENITORI & FIGLI inserto AVVENIRE: Vivaci anche troppo, ADHD una malattia ancora negata
4)
16/05/2007 Donna e Mamma N.224 APRILE 2007 "Iperattività e disattenzione"
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1) Maggio 2007 Management della Sanità: "Mazzotta nuovo direttore neuropsichiatria infantile all'Asl 4 di Terni"
Nuovo responsabile della struttura complessa di neuropsichiatria infantile per l'AsI 4 di Terni. È Giovanni Mazzotta, uno dei maggiori esperti italiani nel settore. Mazzotta è Professore associato e Direttore della Scuola di specializzazione in Neuropsichiatria infantile dell'Università degli studi di Perugia, che proprio lui ha attivato a Terni. "L'obiettivo - afferma - è offrire risposte omogenee ed efficaci a famiglie, bambini e adolescenti su tutto il territorio provinciale". Non solo. Dal primo marzo è operativa, nel centro dell'ex Sim infanzia, anche la Struttura complessa di neuropsichiatria infantile dell'AsI 4 di Terni, di cui Mazzotta è ora responsabile. "Con la nomina del responsabile provinciale - dichiara Imolo Fiaschini, Direttore Generale dell'AsI - abbiamo dato una prima risposta concreta e di alto profilo ai bambini e adolescenti con disturbi neurologici e psichiatrici e alle famiglie che necessitano di aiuto e sostegno. Altri obiettivi strategici che intendiamo perseguire a breve sono la qualificazione del servizio e la creazione di una Scuola di specializzazione in Neuropsichiatria infantile per i neolaureati in medicina e chirurgia che intendono specializzarsi in questa disciplina". Il progetto è stato realizzato grazie all'impegno congiunto della Regione Umbria, dell'Università degli Studi di Perugia, e dell'AsI 4. "L'attivazione della Scuola di specializzazione a Terni è un progetto ambizioso e scientificamente valido - spiega Mazzotta - visto che siamo la prima e unica realtà universitaria Italiana a formare sul campo, i futuri medici e gli specialisti. L'attività della struttura complessa dell'AsI - continua - è finalizzata alla diagnosi e al trattamento di diverse condizioni: ritardo mentale, disturbi pervasivi dello sviluppo, kinesipatie encefaliche, malattie neuromuscolari, epilessia, disturbi del linguaggio e dell'apprendimento, deficit di attenzione/iperattività e cefalee". Il prossimo obiettivo è far diventare la struttura ternana Centro di riferimento regionale per la omogeneizzazione dei trattamenti terapeutici specifici rivolti ai ragazzi con deficit dell'attenzione e iperattività. Presso la struttura complessa di neuropsichiatria infantile dell'AsI 4 sono attive anche due case famiglia e il Centro diurno 'Baobab' per offrire risposte mirate e individuali a bambini e adolescenti (fascia d'età 0-18 anni) con disturbi psichiatrici

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2)  25/05/2007 Il Piccolo ED. NAZIONALE: Deficit di attenzione
Patrizia Stacconi
Presidente Associazione italiana famiglie Adhd onlus

A nome dell'Associazione italiana famiglie Adhd onlus desidero esprimere un commento a proposito del dibattito in corso in tema di deficit di attenzione e iperattività e psicofarmaci, argomento molto dibattuto sulle pagine dei giornali degli ultimi mesi.
Siamo nati come associazione nel 2002 come rete di supporto e di mutuo-aiuto tra famiglie in difficoltà che vivevano impotenti ogni giorno la condizione di emarginazione e di isolamento sociale e scolastico dei propri figli. Ancora oggi l'Adhd è un disturbo poco conosciuto e poco diagnosticato e per il quale, fino all'attivazione del registro nazionale Adhd, è stato consentito un accesso alla cura estremamente limitato rispetto al bisogno, a causa della scarsità delle risorse sul territorio.
Chi contesta l'esistenza di questo disturbo, al di là del fatto che esso è pienamente riconosciuto dalla comunità scientifica mondiale, inclusa l'Organizzazione mondiale della sanità, dovrebbe provare a condividere la sofferenza di un bambino Adhd, emarginato dai compagni di classe, infelice, senza
amici, senza legami con i coetanei, che non ha fiducia in se stesso, anche a causa degli insuccessi scolastici, pur avendo nella maggior parte dei casi un'intelligenza vivace o spesso anche sopra la media.
Siamo fiduciosi che il Registro nazionale Adhd, varato ufficialmente con il recente decreto del 24 aprile scorso, possa realmente garantire delle diagnosi accurate e delle terapie appropriate, tutelando i nostri figli dai rischi di un eventuale abuso. Il Registro è infatti uno strumento che consentirà alla classe medica, e di conseguenza ai nostri bambini e adolescenti con questo disturbo, di poter accedere a delle possibilità di cura appositamente studiate per l'età pediatrica, presso i Centri di riferimento regionali identificati dall'Istituto superiore di sanità. Qui un'équipe di specialisti, sulla base della diagnosi e delle caratteristiche del bambino, identificherà un piano terapeutico multimodale, che prevede una terapia psicologico-comportamentale sia per il bambino sia per la sua famiglia e il coinvolgimento degli insegnanti, e l'eventuale scelta di un farmaco specifico nei soli casi di reale necessità.
È certo che l'attivazione del Registro rappresenta un punto di partenza importante, anche se c'è ancora tanto da fare per la sua messa in funzione a pieno regime; però è già il primo passo in avanti che garantisce un diritto alla cura precedentemente negato.
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 3) N. 108 27 Maggio 2007 - NOI GENITORI & FIGLI inserto AVVENIRE
VIVACI ANCHE TROPPO
SALUTE Sono disattenti, disturbano in classe, si rendono insopportabili ai compagni. Ma non sono maleducati, piuttosto malati. L'Adhd, il Disturbo da deficit di attenzione e iperattività, si può controllare a volte ricorrendo anche ai farmaci. Fa discutere il via libera al Ritalin per il trattamento dei bambini.
di Nicoletta Martinelli


Psicofarmaci ai bambini? C'è chi dice no. Ha aperto il dibattito e acceso le polemiche il ritorno del Ritalin, che l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha sdoganato per la cura dell'Adhd, sigla che sta per Attention deficit hyperactivity disorder e che si traduce in italiano con Disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Sono due i farmaci approvati il mese scorso dall'Agenzia: il metilfenidato, prodotto da Novartis (il principio attivo del Ritalin, appunto), e 1'atomoxetina (che sta alla base dello Strattera) messa in commercio da Lilly. Entrambi gli psicofarmaci possono venir prescritti esclusivamente da centri specialistici dopo un rigido iter diagnostico. Regole ferree per prevenire ogni abuso: perché è giusto salvaguardare i diritti di chi ha veramente bisogno di questi farmaci senza, comunque, dimenticare che sono da considerarsi una risorsa - l'ultima - a cui ricorrere quando tutto il resto è già stato tentato.
«Come si fa a immaginare che un genitore somministri con leggerezza gli psicofarmaci ai propri figli?». Patrizia Stacconi è presidente dell'Associazione italiana famiglie Adhd: «Adhd vuol dire sofferenza, emarginazione, bassa autostima, poche relazioni sociali, scarso rendimento scolastico. Mio figlio - racconta Patrizia - non è un iperattivo classico, appartiene al sottotipo disattento, sempre con la testa tra le nuvole... ». Cosa che ha reso ancor più difficile mettere a fuoco il problema e approdare a una diagnosi. «Per anni abbiamo brancolato nel buio più totale. Lui presentava un deficit di attenzione associato a dislessia e disgrafia ma non era del genere vivace, che disturba la lezione e quindi cattura per forza l'attenzione. Veniva messo in un angolo. Non solo dalle insegnanti, che si limitavano a classificarlo come poco dotato, ma anche dai coetanei. Un tipo così non è un buon compagno di giochi perché non si dimostra abbastanza pronto, non è sveglio né simpatico. Alla fine, anche i soggetti come lui, esattamente come quelli troppo vivaci, finiscono emarginati e incompresi. Non c'è da stupirsi se, tenuti alla larga da tutti, finiscano con il diventare aggressivi». Alla cura farmacologica, Patrizia si è convinta quando il figlio aveva già 15 anni, dopo aver intrapreso senza risultati apprezzabili la strada della terapia comportamentale: «Ci siamo sottoposti a sedute di parent training, abbiamo fatto ricorso alla logopedia e alla psicoterapia. Ma mio figlio - spiega - presentava una situazione ormai abbastanza grave, con disturbi dell'apprendimento che non miglioravano neppure quel tanto necessario ad avere la sufficienza a scuola. Certo, grazie all'aiuto del logopedista la dislessia era migliorata. Ma leggere bene un testo, concentrandosi sulla pronuncia corretta, non significa comprenderne anche il significato e memorizzarlo».


Grazie al farmaco, che allora non era prescrivibile né reperibile in Italia, il disturbo del figlio di Patrizia ha avuto - come la definisce lei -«un'evoluzione benigna. La terapia farmacologica ha aiutato e potenziato le sue prestazioni. Adesso non soffre più come prima. E noi con lui. Non c'è niente di peggio che disperarsi per la disperazione di tuo figlio». Di bambini e adolescenti come il figlio di Patrizia Stacconi, stando ai dati che indicano la presenza dell'Adhd nel 3/4 per cento della popolazione pediatrica, ce n'è almeno uno per classe.
«Possibilissimo. Per questo il ruolo delle insegnanti è fondamentale. Anche perché, in qualche caso, sono sufficienti pochi accorgimenti, i consigli giusti ai genitori perché imparino a gestire il disturbo e a tenere sotto controllo la situazione. In qualche altro caso si ricorrerà alla terapia comportamentale, in rarissime circostanze al farmaco»: Lucia Rizzi, milanese, ha alle spalle una trentennale carriera da insegnante e una decennale esperienza con i bambini iperattivi. «Il mio interesse per l'Adhd è cominciato a causa di un mio allievo, dieci anni fa. Gli altri insegnanti - racconta - volevano che fosse allontanato dalla scuola perché era indisciplinato, disturbava continuamente rendendo impossibili le lezioni, infastidiva i compagni. Io mi opposi. E fui l'unica». A quei tempi Lucia Rizzi neppure sapeva cosa fosse l'Adhd ma riusciva istintivamente a stabilire con il bambino una relazione corretta, ottenendo che le sue ore - quelle di italiano - fossero proficue anche per lui. «Nel frattempo, i genitori del piccolo erano stati indirizzati a uno specialista newyorkese. Quando partirono per gli Stati Uniti mi chiesero se ero disposta a incontrare quel neuropsichiatra. Accettai».
Da allora, ogni anno, Lucia trascorre le vacanze scolastiche presso il Child Development Centre di Irvine, in California, una struttura destinata ai bambini iperattivi. «Il centro - spiega l'insegnante - è gestito direttamente dagli specialisti dell'Università di Irvine. Lì viene applicata la terapia comportamentale che negli Stati Uniti è obbligatoria nei casi di Adhd e coinvolge sia i genitori sia gli insegnanti. Lì ho imparato e continuo a imparare quello che oggi insegno a mia volta alle famiglie alle prese con l'Adhd e alle scuole che ne fanno richiesta». Negli scorsi due anni l'ospedale San Paolo, a Milano, ha arruolato Lucia perché tenesse questo genere di corsi, gratuitamente, alle mamme e ai papà interessati, «ma quest'anno non sono arrivati i fondi necessari per replicare l'esperienza». Anche Lucia è stata una bambina iperattiva: «Così come lo è stato mio figlio e due dei miei nipotini. Mio figlio, che oggi è laureato e felice padre di famiglia, quando andava al liceo, piuttosto che rimanere seduto in classe lavava i vetri delle finestre, nei corridoi. Le bidelle lo adoravano... ».

ADHD UNA MALATTIA ANCORA NEGATA
Sul Disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd) molto è stato detto e scritto. «E molto detto e scritto a sproposito. C'è ancora chi si ostina a mettere in dubbio l'esistenza della malattia, considerando l'Adhd un'invenzione degli psichiatri. C'è ancora chi preferisce parlare di bambini vivaci piuttosto che di bambini malati»: Maria Giulia Torrioli è professore associato di Neuropsichiatria infantile all'Università Cattolica di Roma. La differenza tra la vivacità pura e semplice e i sintomi della malattia è presto detta: «Se un bambino ne combina di tutti i colori, subisce le punizioni per la propria irrequietezza a casa e a scuola, e vive felice e contento allora tutto va bene. Certamente - chiarisce Maria Giulia Torrioli - quel soggetto non ha l'Adhd. Sono il disagio, la sofferenza che il bambino dimostra per quel che gli capita, per l'emarginazione di cui finisce per essere vittima a fare la differenza. Quando siamo davanti a un bambino che oltre a essere vivacissimo e distratto è anche triste, non ha amici e viene evitato dai compagni di classe, allora è chiaro - conclude la neuropsichiatra - che quel bambino soffre di un disagio. Il pediatra deve indirizzarlo da uno specialista».
L'Adhd colpisce il 4 per cento della popolazione pediatrica: come dire che ogni classe - considerando una media di 24, 25 alunni - ha il proprio soggetto iperattivo. Cogliere la differenza tra un comportamento normale - seppur esagerato - e uno patologico non sembra affatto semplice. Come si fa a riconoscere un possibile caso di Adhd? «I sintomi cardine sono l'iperattività-impulsività e la distraibilità. Il deficit attentitivo - ci tiene a precisare Torrioli - non va confuso con la scarsa intelligenza. I bambini con Adhd sono spesso brillanti, dotati di grande intuito ma hanno problemi a controllare gli impulsi motori, a mantenere la concentrazione. Sono bambini simpatici ma insostenibili. Sentono la necessità di toccare continuamente le cose e le persone, non sono aggressivi ma risultano appiccicosi, irritano i compagni di classe che, alla fine, li trovano insopportabili».
Non tutti sono vivaci: «Esiste anche un sottotipo disattento - spiega ancora Torrioli - quello che noi chiamiamo "l'astronauta", un soggetto che ha sempre la testa tra le nuvole, perennemente in un altro mondo».
Iperattivi si nasce: « l'Adhd ha una causa biologica. La forma più comune, il 40/50 per cento dei casi, ha origine genetica - spiega Torrioli - e già la mamma o il papà erano affetti dal disturbo. Si tratta di una patologia cronica che può durare qualche anno e risolversi nella preadolescenza o ad adolescenza conclusa. In una ventina di casi su cento, l'iperattività si protrae anche in età adulta». Ma la terapia farmacologica è sempre necessaria? «Affatto. In molti casi - continua la neuropsichiatra - è sufficiente un intervento psicoeducativo che coinvolge il bambino, la famiglia, la scuola. Si tratta fondamentalmente di aiutare gli adulti di riferimento, coloro che vivono a più stretto contatto con lui e la sua malattia, a capirne le difficoltà e a imparare a gestirle. Purtroppo, a volte, tutto questo non basta e per dare al bambino una qualità di vita accettabile e, a quel punto, è necessario ricorrere alla terapia farmacologica. Che però è sintomatica, elimina o attenua i sintomi, non cura la malattia».

N.M.

CONTRO GLI ABUSI DI PASTICCHE ORA, C'E UN REGISTRO NAZIONALE
Ai bambini che soffrono di AdhD la terapia farmacologica non viene mai prescritta a cuor leggero.
Il percorso che porta alla somministrazione del metilfenidato e dell'atomoxetina segue un protocollo preciso mentre l'attivazione del Registro nazionale Àdhd - uno strumento inedito nei panorama internazionale - assicura un'assistenza mirata :e un impiego dei medicinali controllato, appropriato e al sicuro dal rischio di abusi. Pietro Panei che fa parte del Dipartimento di ricerca e valutazione dei farmaci dell'Istituto superiore di sanità - ha materialmente ideato il registro. E inizia spiegando che «i genitori devono sempre far riferimento al proprio pediatra di fiducia. Toccherà a lui valutare se il bambino ha bisogno di una consulenza sé presenta quei sintomi di disagio psichico che la richiedono». E a questo punto che entrano in scena i servizi territoriali di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza: «A questi centri il pediatra di base deve indirizzare la famiglia e ad essi tocca il compito di fare la diagnosi - spiega Panei - e di suggerire una terapia». Che non è per forza farmacologica: «No. Si ricorre comunque a una terapia psicomportamentale, a una riabilitazione neurocognitiva, alla terapia familiare. Nell'80 per cento dei casi sono sufficienti. C'è però una piccola percentuale di pazienti per cui questi trattamenti non sono sufficienti. Ed è allora che si valuta l'opportunità di prescrivere il farmaco».

La tappa successiva del piccolo paziente e della famiglia sono i Centri regionali di riferimento per la terapia farmacologica dell'Adhd un'ottantina sparsi sul territorio nazionale: solo li - se viene ritenuto opportuno - verrà attivato un percorso terapeutico a base di Ritalin o Strattera. E' un percorso semestrale che i genitori possono anche rifiutarsi di intraprendere, nel qual caso si continua con la terapia psicologica senza uso dei farmaci. «Se i genitori acconsentono -spiega Pietro Panei - si inizia la terapia con un controllo fissato dopo una settimana per verificare la tolleranza del farmaco e il successivo alla fine del primo messe per valutare l'efficacia della terapia. Se quest'ultimo risulta positivo si procede per cinque mesi con controlli mensili. Trascorso il semestre si fa una rivalutazione globale per il rinnovo della terapia o per la sua sospensione se i risultati sono considerati sufficienti». Ogni bambino in cura farmacologica viene inserito in un registro: «In forma assolutamente anonima - garantisce Panei - senza neppure le iniziati del nome. Sono sufficienti il sesso, il mese e l'anno di nascita, il Comune di residenza. L'identità sarà nota esclusivamente al medico che lo ha in cura e sul registro corrisponderà a un codice alfanumerico».
N,M. ;


PSICOFARMACI AI BAMBINI, TROPPE POLEMICHE
Contro la somministrazione del Ritalin ai bambini si batte in prima fila la campagna - che ha anche preso una forma associativa - "Giù le mani dai bambini". Attiva dal 2004 contesta sia il ricorso ai farmaci per la cura dell'iperattività, sia l'esistenza stessa dell'Adhd, un'invenzione - a sentir loro - di pseudo specialisti e di genitori interessati a dare una calmata ai figli esuberanti. Lo scorso 8 maggio il comitato ha chiesto le dimissioni dei vertici dell'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, per aver «omesso o deliberatamente taciuto» informazioni sui rischi degli psicofarmaci. L'Aifa è stata accusata di aver preferito nella somministrazione dei farmaci "una rete a maglie larghe" per agevolare l'interesse di chi vende e non invece a "maglie strette" per salvaguardare la salute dei piccoli».

Ma il prezzo di una confezione da 30 compresse di metilfenidato dovrebbe aggirarsi intorno ai 6 euro e mezzo e il protocollo di terapie prevede l'assunzione di 2 compresse al giorno: il prodotto, di conseguenza, rientra nella fascia bassa dei prezzi dei farmaci di nuova approvazione e questo perchè è una molecola vecchia, con costi di ricerca recuperati. L'Italia, tra l'altro, dove la richiesta resta comunque molto bassa, non è un mercato appetibile per le case farmaceutiche: dove sta dunque il business. Appunto. "Giù le mani dai bambini" - che vanta considerevoli relazioni istituzionali, organizza convegni e divulga materiale non sempre appropriato attraverso la rete, ha anche una propagine, un'ulteriore campagna - nata nel 2006 - che si chiama "Perchè non accada anche in Italia" e che ha prodotto un manuale dai toni discutibili, illustrato da Bruno Bozzetto, e sottoscritto da personaggi del calibro di Claudio Baglioni, Yuri Chechi, Giorgio Faletti, Sophia Loren (tanto per citarne alcuni) e patrocinato dal segretariato sociale della RAI.
In entrambe le campagne ricorre in continuazione il nome di Luca Poma e di Roberto Cestari, entrambi vicini a Scientology: il CCDU, il Comitato dei cittadini per i diritti umani, che promuove "Perchè non accada anche in Italia" e di cui Cestari è presidente è ampiamente connesso con la Chiesa di Scientology, la religione fondata nel 1954 da Ron Hubbard.
E' noto che Scientology si oppone alla psichiatria, considerandola una fola: le potenzialità degli esseri umani, che dopo ogni ogni morte prendono possesso si un nuovo corpo garantendo così l'immortalità dello spirito, comprendono il potere di guarire dalle malattie con la forza del pensiero.
Oltre alla facoltà di abbandonare il corpo fisico per vagare nello spazio in forma incorporea.
N.M.


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16/05/2007 Donna e Mamma N.224 APRILE 2007 "Iperattività e disattenzione"
di Roberto C. Sonaglia
Riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come una malattia seria e invalidante, l'Adhd "rivendica" il diritto di essere adeguatamente curata. Anche in Italia DOPO QUASI VENTANNI di attesa, ultimo tra i Paesi europei, l'Italia ha deciso di affrontare seriamente il problema dell'Adhd, il "disturbo da deficit attentivo con iperattività" (che malgrado il nome non va confuso con la normale vivacità di un bambino), reintroducendo l'unico farmaco in grado di combattere questa discussa malattia dell'età evolutiva: si tratta del metilfenidato, commercializzato con il nome di Ritalin, e della sua recente evoluzione, l'atomoxetina. * La notizia, comunicata nel gennaio scorso dall'Istituto superiore di sanità e dall'Agenzia del farmaco, è importante per due motivi.
Innanzi tutto restituisce la speranza alle 70-80.000 famiglie che hanno un figlio affetto dai gravi problemi di concentrazione e autocontrollo tipici dell'Adhd: di questi bambini, alcune migliaia presentano la forma più severa e invalidante, curabile con lo psicofarmaco "proibito" di cui finora i genitori più intraprendenti sono stati costretti a rifornirsi all'estero con molti sacrifici. Una polemica tutta italiana.
 In secondo luogo, con il nuovo provvedimento le autorità sanitarie prendono posizione rispetto ad alcune "campagne" che da qualche anno denunciano un non ben definito abuso infantile di psicofarmaci, contestando a genitori e psichiatri di "drogare" i figli un po' vivaci e di promuovere screening di massa nelle scuole per schedare e curare i bambini indisciplinati. Si tratta di tesi prive di fondamento scientifico ma di forte impatto emotivo sull'opinione pubblica: malgrado gli ammonimenti dell'Unione europea e del Consiglio d'Europa sul pericolo rappresentato da chi vorrebbe privare i bambini di medicine spesso indispensabili, questi gruppi di pressione sono riusciti comunque a creare allarme tra le famiglie e gli insegnanti, ritardando l'adozione del Ritalin nel nostro Paese.

"Le campagne ideologiche contro la psichiatria fanno presa perché molta gente trova inimmaginabile che sofferenze mentali ed esistenziali possano coinvolgere bambini e ragazzini", denuncia Franco Nardocci, presidente della Società italiana di neuropsichiatria infantile. "Ma è troppo facile giudica- ;. per chi non vive situazioni drammatiche, per chi non ha un bambino depresso, autistico o iperattivo.
Così, sfruttando l'ingenuità del pubblico, qualcuno continua a definire 'inventata a tavolino dalle case farmaceutiche' una malattia come l'Adhd riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nei primi anni '90, dall'Unione europea e da tutte le società scientifiche del pianeta.
"Non vivace ma sofferente". Ma vediamo più da vicino questa malattia che, secondo qualcuno, esisterebbe soltanto a fini commerciali (malgrado il fatto che il Ritalin sia ormai un generico a basso prezzo e i suoi potenziali utenti si riducano a poche migliaia). * La sindrome da deficit d'attenzione e iperattività è una patologia assai complessa, multifattoriale, contraddistinta cioè da una serie di manifestazioni cliniche - come scarsità di concentrazione, mancanza di autocontrollo, incapacità di posticipare seppure di poco una gratificazione - che possono compromettere anche gravemente lo sviluppo mentale, l'apprendimento scolastico e le relazioni sociali di un ragazzino.

"Tra i malfunzionamenti neurologici, si osserva che il cervello ha difficoltà nel bloccare le risposte automatiche", spiega Alessandro Zuddas, neuropsichiatra infantile dell'università di Cagliari, uno dei massimi esperti europei di Adhd. "Il bambino, così, non riesce a controllare le reazioni spontanee e quindi i propri comportamenti. La sua impulsività e frenesia motoria sono dovute a una percezione del tempo alterata: il trascorrere di qualche minuto per noi equivale a un'ora per lui. Spiegazioni, raccomandazioni e lezioni scolastiche si trasformano in impegni interminabili, sfiancanti. Il bambino ben presto si distrae e non impara coi ritmi dei coetanei (neppure a leggere e scrivere, nei casi più seri), ricavandone ansia, bassa autostima, comportamenti provocatori, pessime relazioni con adulti e coetanei, violazione sistematica delle regole e dei diritti altrui. Non curare il disturbo fin dalle fasi iniziali equivale a fargli saltare una serie di tappe evolutive e cognitive che non recupererà mai più e che peseranno sul suo futuro di adulto.

"È un disturbo neurobiologico", secondo Paolo Curatolo, ordinario di Neuropsichiatria infantile all'università di Roma Tor Vergata, già presidente della Società internazionale di neurologia infantile, "soltanto un maggiore interesse della sanità pubblica per l'Adhd potrà frenare la disinformazione e porre fine a situazioni dolorose quanto paradossali: In aggiunta alle sofferenze legate alla malattia, le mamme e i papa dei bambini affetti dalle forme gravi vengono spesso guardati con ostilità dagli altri genitori e dagli insegnanti, come se fossero incapaci di crescere i propri figli. Si tratta invece di un problema neurobiologico che non c'entra con l'educazione: gli studi sui gemelli hanno dimostrato che la radice del disturbo è genetica per il 75% e ambientale per il 25%. E per ambiente si intende soprattutto l'habitat prenatale. Sembra infatti che sulle probabilità di contrarre la patologia, che si manifesta generalmente in età scolare, influiscano anche il fumo durante il primo trimestre di gravidanza, il parto pretermine e un basso peso alla nascita." L'Adhd è dunque una malattia organica, che presenta alterazioni e atrofìe in alcune aree della corteccia frontale, visibili con la risonanza magnetica e la tomografìa a emissione di positroni, e una produzione irregolare di dopamina e noradrenalina, le sostanze che permettono alle cellule cerebrali di scambiarsi le informazioni.
Ma la terapia è prima di tutto psicologica malgrado le evidenze fìsiologiche, la diagnosi resta affidata a un'accurata analisi dei sintomi comportamentali, che devono essere cronici e manifestarsi in tutti gli ambienti frequentati dal bimbo (soprattutto la casa e la scuola). Individuato il disturbo, stabilito con certezza che non si tratti di una fase transitoria di ansia o depressione, si interviene di norma con una terapia psicoeducativa basata sul controllo dell'aggressività e l'aumento dell'autostima (il piccolo si rende conto di essere diverso e ne soffre). È importante sottolineare che questo è il metodo fondamentale di cura dell'Adhd. All'opzione farmacologica si ricorre solo in extremis, se ogni altro intervento è fallito.
"Ed è anche la filosofia con cui la sanità pubblica intende agire", conferma Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. "Non certo ricorrendo indiscriminatamente agli psicofarmaci (che potranno essere somministrati soltanto nei centri specializzati di riferimento e non dai pediatri), ma elaborando per ciascun bambino un apposito piano psicoterapeutico e comportamentale che coinvolga genitori, insegnanti, scout, società sportive, eccetera. Per quanto riguarda il metilfenidato e l'atomoxetina, il loro consumo sarà rigidamente monitorato mediante un registro nazionale. A questo punto, con i protocolli più rigidi d'Europa, parlare di abuso farmacologico è assurdo."

Per saperne di più
INTERNET
www.epjcentro.iss.it/ problemi/attenzione/attenzione.htm sito tematico sull'Adhd dell'Istituto superiore di sanità
www.aidai.it è il sito dell'Associazione italiana disturbo dell'attenzione e iperattività.
www.aifa.it l'AlFA è l'associazione che riunisce le famiglie con bambini affetti da ADHD.
xenu.com-it.net/txt/ritalin.htm tutto sui retroscena delle campagne di "farmacovigilanza", pilotate o ispirate dalla setta americana di Scientology.
LIBRI
Autori vari, II bambino iperattìvo e disattento.
Come riconoscerlo ed intervenire per aiutarlo. Franco Angeli, 12 euro Nicola Ghezzani,
Crescere in un mondo malato. Bambini e adolescenti in una società in crisi. Franco Angeli, 14 euro

II Ritalin®, bugie e verità
L'hanno brevettato nel 1954 ed è probabilmente il medicinale più studiato al mondo. Ma anche il più discusso. Ogni qual volta si sente denunciare l'abuso di psicofarmaci ai minori si può star certi che si sta parlando di lui, il metilfenidato o Ritalin ®.
"Nel 1989 il produttore lo ritirò dal mercato italiano perché classificato come stupefacente", racconta Pietro Panei, pediatra, epidemiologo e responsabile scientifico del Progetto Adhd dell'Istituto superiore di sanità. "Allora l'iperattività era poco conosciuta e il farmaco, uno stimolante, veniva usato più che altro dagli studenti per stare svegli o dimagrire. Questi effetti vagamente simili all'anfetamina si ottenevano 'sniffando' il prodotto, non certo assumendolo come devono fare i ragazzi in cura. Preso per bocca e sotto ferreo controllo medico, il metilfenidato non altera le normali funzioni psichiche, ma entra in azione soltanto quando serve regolando i neurotrasmettitori (dopamina e noradrenalina) in alcune aree cerebrali e permettendo di aumentare l'interesse, la concentrazione e la motivazione.
Il nuovo prodotto, l' atomoxetina, agisce chimicamente in modo leggermente diverso e gli effetti positivi si osservano in un tempo più lungo. Entrambi possono essere più o meno indicati a seconda del tipo di paziente." Ma quanto se ne consumerà in definitiva dopo la reintroduzione? "Se stiamo all'esperienza francese, i soggetti iperattivi che in Italia dovranno ricorrere anche alla farmacoterapia si aggireranno intorno al 10-20%, quindi al massimo 10-15.000 bambini.
"Oltre a definire "droghe" questi farmaci, le campagne di farmacovigilanza tentano di gettare nel panico i genitori dichiarando che il metilfenidato e l'atomoxetina aumentano il rischio di infarti e di suicidi. C'è qualche verità?
"Non essendo in grado di compiere studi per conto loro, questi gruppi riportano, stravolgendoli, le controindicazioni allegate ai medicinali e i dati statistici elaborati dalle agenzie come la Food and Drug Administration americana", risponde Panei. "Ma basta darsi la pena di leggerli, e si scopre che centinaia di altri medicinali sono costretti a riportare effetti collaterali analoghi e che le probabilità di problemi cardiaci, morte improvvisa e spinte suicide sono allo stesso livello dell'aspirina."

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