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Il
Pediatra di famiglia (PdF) © Il Medico Pediatra, 2, 10, aprile 2001 |
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di Vincenzo Nuzzo e Raffaele D'Errico |
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Introduzione |
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I problemi di condotta
rappresentano una delle più frequenti patologie con cui si confronta
oggi il PdF e spesso si associano a
patterns di “iperattività”, cioè di inadeguato controllo
dell’attività motoria. Il nucleo fisiopatogenetico e clinico che
permette di definire adeguatamente l’ADHD non è però l’iperattività,
bensì un Disturbo di Concentrazione (DC) di natura eminentemente
organica, per cui la migliore definizione del problema è di Disturbo
dell’Attenzione, o Attention Deficit Disorder (ADD).
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Definizione e rilevanza |
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I sintomi
centrali dell’ADD sono dunque essenzialmente:
disattenzione, impulsività, iperattività. Nella loro realtà clinica
questi sintomi si organizzano e si manifestano con una serie di aspetti
complessi, nell’ambito dei quali non devono mai essere persi di vista,
per cui vanno sempre distinti i sintomi puri (“core symptoms”)
dai profili sintomatologici specifici (aggressività, disturbo socialità,
immaturità, isolamento....) e dai problemi comportamentali associati
(di cui il più frequente è quello
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La storia naturale |
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E' caratterizzata da persistenza fino all’adolescenza in circa due terzi dei casi, e fino all’età adulta in circa un terzo se non addirittura la metà dei casi. Esso significativamente si associa a disturbi dell’adattamento sociale (personalità antisociale, alcoolismo, criminalità), basso livello accademico ed occupazionale, problemi psichiatrici. La sua presenza, e soprattutto persistenza, rappresenta uno dei migliori predittori in età infantile di cattivo adattamento psicosociale in età adulta. Le forme comorbide sono più correlate ad una serie di profili sintomatologici negativi per quanto riguarda il rapporto con l’ambiente e inoltre con veri e propri profili psichiatrici e, quindi, hanno una peggiore prognosi.
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La prevalenza |
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Varia molto secondo gli strumenti utilizzati e le realtà
socio-antropologiche in cui è studiato, per cui i numeri variano tra il
2 ed il 18% della popolazione in età scolare, ma la stima migliore
sembra essere quella del 5-10%.
La prevalenza tende, infatti, ad essere notevolmente sovrastimata
con il solo uso degli strumenti diagnostici di screening (DSM-III-R e
DSM IV), basati come sono su sintomi comportamentali. Nella stima
estrema, infatti, la prevalenza dell’ADD si ridurrebbe dal 18 al 3.9%
dopo la valutazione con modelli diagnostici di secondo livello.
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Eziologia e fisiopatologia |
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Il
Disturbo di Concentrazione (DC) con iperattività è determinato da
un’alterazione congenita del trasporto post-neuronale
neurotrasmettitori cerebrali (dopamina e noradrenalina).
La complessa funzione di controllo dell’attenzione è la risultante
dell’azione coordinata del talamo, del sistema pallido-striatale,
della corteccia frontale e di quella parieto-occipitale, in un gioco
reciproco di attivazione ed inibizione, che mantiene il SNC aperto alla
ricezione di impulsi sensoriali significativi con conseguente
appropriatezza di reazione. Una
serie di ricerche ha sottolineato l’importanza di influssi
dietetici, attraverso un meccanismo tossico ed allergico. I risultati
di queste ricerche, però, sono contrastanti, perciò non sembra che
questi fattori abbiano effettivamente un’importanza centrale L’ambiente
non ha importanza genetica primaria nel DC, ma ne ha secondariamente per
la gravi conseguenze psico-emotive degli “insuccessi” e frustrazioni
nel campo relazionale, sociale e scolastico, con disturbi
comportamentali secondari che spesso accentuano e confondono gli stessi
sintomi di iperattività ed impulsività con cui il disturbo si
presenta. In questo senso la patogenesi dell’intero sistema di sintomi
dell’ADD si può considerare effetto della confluenza di fattori
neuro-biologici e psicosociali.
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Identificazione e diagnosi |
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Le
manifestazioni cliniche dell’ ADHD possono essere classificate in 3
tipi prevalenti (Block 98): ADD-H hyperactive form (iperattività/impulsività);
ADD-I inattentive form (forma tranquilla, femmine, problemi di
apprendimento; ADD-C comorbid form (problemi comportamentali di tipo
opposizionale, aggressione, delinquenza, basso QI). La
diagnosi definitiva dell’ADHD si basa su tecniche osservazionali
(video-camera), basate sulla rilevazione di sintomi che consistono in
particolari e riconoscibili alterazioni della mimica facciale e della
qualità e quantità del movimento generale. Sebbene i dati non siano
stati ancora pubblicati, questi sono stati recentemente categorizzati da
pediatri e psicologi di lingua tedesca. Il
Pediatra di Famiglia (PdF) svolge un ruolo centrale nell’ambito di un
network diagnostico che coinvolge figure professionali di 2° livello,
oltre che genitori ed insegnanti. Centrale in quest’attività
diagnostica sono la conoscenza approfondita del bambino e della
famiglia, l’intervista diagnostica psico-sociale e la somministrazione
dei questionari DSM, mentre ai livelli successivi saranno utilizzati
l’osservazione standardizzata con video-camera,
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Trattamento |
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Sebbene siano state discusse
diverse modalità di trattamento dell’ADHD, dopo diversi studi che
confermavano l’efficacia del metilfenidato (MF) e l’inefficacia delle sole misure
psicoeducazionali,
la parola Indispensabile
in tutte le fasi della terapia è la collaborazione di insegnanti e
genitori.
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Conclusioni |
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Essendo l’ADD o
ADHD, una
problematica molto diffusa tra i bambini in età scolare, ed essendo
essa parte di una problematica, i disturbi di condotta, che è oggi una
delle espressioni più sensibili dell’ormai diffusissimo disagio
psicosociale del bambino e della famiglia, in una società in cui il
volto della patologia pediatrica prevalente è negli ultimi decenni
profondamente cambiato, il PdF deve familiarizzarsi con essa e svolgere
un ruolo centrale nella sua diagnosi e trattamento. |
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