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Alle
ore 3 sono stato mandato alla lavagna e ho fatto il buffone perché mi ero
dimenticato di fare le divisioni e non le ho fatte.
La
maestra mi ha detto: - Chi le ha fatte le divisioni? Scommetto che le ha
fatte papà, vero?
Io
rispondo: - Le ho fatte con l'aiuto di mio papà.
Una
volta che non ho fatto le divisioni, i compagni visto che la maestra era
girata (cioè distratta) mi ridevano in faccia e mi veniva da ridere e la
maestra mi ha detto "buffone".
Durante
il compito commento. Dopo, la maestra mi ha mandato al posto e ha
rimproverato Davide. Però quando ero alla lavagna mi insultavano i
compagni e anche la maestra. Dopo quando mi ha mandato al posto mi sono
detto da solo: - Non mi piace la matematica! - e la maestra si pensava che
era riferito a lei invece era rivolto a me stesso.
NB.
Le parole "rivolto a me stesso" non sono state scritte in quanto
era suonata la campanella di fine lezione.
Un
bambino ADHD, Palermo 20/11/2002
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Sono un ragazzo di 14
anni ADHD che fino ad oggi è stato preso per stupido, non di certo dai miei genitori, ma dagli insegnanti,
che dopo averli conosciuti li ho odiati fino a questo momento...
Ho iniziato la prima elementare con una maestra di nome Maria, molto brava, ma dopo circa
sei mesi è andata in pensione perché non ce la faceva più e per sostituirla
è venuta una maestra di nome Tiziana... Da quando è arrivata lei sono
iniziati i miei problemi e per parecchi anni i miei genitori hanno pensato che era
sua la colpa, poi si è scoperto che non era così... Una volta ero lì a parlare con un compagno e lei,
tranquilla, mi ha disse di smettere di chiacchierare... Io continuai
imperterrito e lei mi diede una sberla, non uno scappellotto ma proprio una
sberla (probabilmente era un po' instabile). A ginnastica, alle scuole elementari,
c'era un insegnante di nome Davide, probabilmente un po' vivace, che alla fine delle sue
lezioni mi dava sempre pedate nel di dietro e si metteva a ridere, ma non
lo faceva solo con me, ma anche con altri compagni un po' vivaci e senza
una ragione... Poi ricordo che c'era un uomo di nome Giacomo che mi faceva sostegno
pedagogico, un lavoro che avrei voluto fare anch'io da grande perché mi
sarei divertito a giocherellare con le cose che devono poi bisogna far fare ai bambini,
come fargli trovare le differenze in due diverse immagini o fargli fare i cruciverba, in pratica comprare il giornalino della settimana enigmistica e farglielo fare mentre loro
bevono il caffè o fanno altre cose personali... Ricordo che Giacomo mi spiegava una cosa, poi
me ne diceva un'altra e poi mi faceva fare un compito che riguardava la prima cosa ed io gli
dicevo che non sapevo farlo e lui mi sgridava tantissimo... C'era anche un altro maestro
che mi diceva che ero stupido e mi prendeva sempre in giro...
Tutte queste cose le ho dovute passare per cinque anni, fino in quinta
elementare, poi sono stato bocciato e ho ripetuto la quinta, ma quando c'era un tema, prima che mi venissero le idee in testa ci voleva almeno
mezzora per cui la maestra si avvicinava e mi diceva: "Non sai cosa scrivere?".
Allora mi parlava un po' e poi mi lasciava stare in pace cosicché le idee mi venivano e
cominciavo a scrivere, pur facendo molti errori di ortografia...
INSOMMA LASCATEGLI IL TEMPO DI PARLARE A QUESTI ADHD, ALTRIMENTI NON COMBINERANNO MAI
NIENTE!
Un ragazzo ADHD, 12/02/2003
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Lui
ha vissuto tanto male tutti gli anni di scuola, spesso scappava nei boschi
già da piccolo e allora lo andavo a cercare, mentre lui passava delle ore
angoscianti. Un giorno mi ha portata nel bosco e mi ha detto: "Vedi,
mamma, io mi nascondevo sempre qui..."
Un
bambino ADHD, Canton Ticino 14/02/2003
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Qualche
giorno fa, in un momento tranquillo mio figlio mi ha detto: "Sai
mamma è come se io avessi due cervelli: uno dove ce l'hanno tutti e
l'altro nella bocca, ma il problema è che quello che ho nella bocca, non
lo controllo io e dice cose che non vorrei direi...".
Un
bambino ADHD, Roma 17/02/2003
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Nel
suo diario (comprensibile solo a me), che una volta ha lasciato in vista,
ho letto "Il mio grande sogno è quello di avere un amico, un
grande amico...".
Vorremmo
poterglielo regalare, ma è proprio una delle poche cose che non si
trovano in commercio...
Un
bambino ADHD, Roma 17/02/2003
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Io sono cattivo perché disubbidisco spesso ai miei genitori e li faccio arrabbiare.
Io sono irrequieto perché quando mi chiedono di stare fermo io non ci riesco.
Io sono svogliato perché quando la maestra mi dice di svolgere il compito sento una grande fatica che mi impedisce di farlo.
Io sono geloso perché quando la mamma fa le coccole alla mia sorellina soffro pensando che la mamma vuole più bene a lei che a me.
Io sono un confusionario perché per attirare l’attenzione dei compagni invento sempre qualcosa di burrascoso che fa arrabbiare la maestra.
Io sono trasandato perché quando mi vesto indosso i vestiti nel modo sbagliato.
Io sono ribelle perché trasgredisco le regole che non capisco.
Io sono cialtrone perché perdo continuamente tutto nonostante che ripeta a me stesso di stare più attento.
Io sono sconclusionato perché quando faccio i compiti non riesco a scrivere in modo decente e non li porto quasi mai a termine.
Io sono distratto perché a scuola quando scorgo dalla finestra il volo di una farfalla non presto più attenzione a quel che avviene in classe.
Io sono sognatore perché uso la mia fantasia per non sentire la mia ansia.
Io sono infelice perché non riesco a capire il motivo di essere diverso dagli altri e di non poter vivere spensieratamente.
Io sono triste perché sento dentro di me un gran vuoto che niente e nessuno riesce a colmare.
Io sono disperato perché a volte neanche il babbo e la mamma riescono a capirmi.
Io sono un bambino che tenta in tutti modi di mostrarvi chi sono, ma voi adulti lo capite?
Un
bambino ADHD, Firenze 12/11/2004
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