Torna all'Home Page

   STORIE VERE  RACCONTATE DA ...   GENITORI    INSEGNANTI   BAMBINI   FRATELLI   PARENTI   ADULTI-ADHD   

Storie di tutti i giorni di bambini ADHD raccontate dai genitori...


Quando ci capita di avere un problema sentiamo spesso la necessità di condividerlo con gli altri e soprattutto di sentirci confortati ascoltando chi, come noi, ha dovuto affrontare le stesse traversie...

Questo accade anche e soprattutto per le famiglie che da anni affrontano la dura battaglia quotidiana, storie di tutti i giorni, con i propri figli affetti da ADHD. 

E' una lotta con bambini difficili, ma soprattutto contro chi circonda loro e le loro famiglie... Incomprensioni e accuse rivolte a noi genitori per non essere riusciti ad educare i nostri figli, accuse che dopo anni spesso si fanno convinzione anche negli stessi genitori, quando nessuno riesce a dare loro una giustificazione plausibile del perché il proprio bambino sia così. Sono le accuse dei parenti, degli amici, dei genitori dei compagni di scuola, talvolta anche degli insegnanti, e non di rado, dei medici...

Ecco, perché queste pagine. Forse è la pagina più importante di questo progetto on-line, perché raccoglie le testimonianze di chi ha affrontato questa battaglia e magari la ha anche vinta. E' la voce di quella verità che vuole farsi sentire, che vuole raccontare le storia di tutti i giorni che è fatta di diagnosi errate o tardive, di incomprensioni, di poca collaborazione, di terapie spesso inutili e protratte nel tempo senza speranza...

Grazie a quanti hanno permesso la pubblicazione delle proprie storie, contribuendo così a questo progetto d'amore.


...la sofferenza che c'è attorno alle famiglie che hanno un bambino ADHD è troppo forte, per non sentire le loro urla di dolore.

La nostra è stata sempre una famiglia molto unita e con tutti i nostri limiti abbiamo cercato di dare una giusta ed equilibrata educazione ai nostri bambini. Questo figlio, però, è stato un bambino sempre “problematico” anche se molto sensibile, perspicace, intelligente. All’inizio pensavamo si trattasse di “un fatto caratteriale”, poi abbiamo pensato che probabilmente stavamo “sbagliato tutto”... Ma il momento decisivo fu l'inizio della scuola elementare: fu subito un gran disastro! La sua attenzione era praticamente zero, sempre in continuo movimento, incapace di imparare una tabellina o una poesia… A casa era una lotta continua riuscirlo a tenere fermo per studiare… Alla fine della seconda classe i suoi risultati erano estremamente scadenti, in modo particolare nelle materie che più necessitavano di concentrazione. Fu così che "il caso" volle che ne parlassimo ad un amico, un collega, anche lui pediatra, il quale appena ascoltò la storia propose di incontraci. Aveva avuto un’ampia formazione in psicoterapia e lunga esperienza in Germania sui disturbi psicosociali nei bambini, per sospettare ciò che poi si dimostrò fondato: era affetto dalla “Sindrome da deficit di attenzione e iperattività”, quella che gli americani chiamano con l’acronimo ADHD. La tristezza più grande, però, fu quella di accorgerci che di questa condizione morbosa non ne sapeva quasi niente nessuno e che l’unico farmaco ritenuto da sempre di prima scelta, soprattutto dopo gli ultimi studi effettuati in America sulla genetica dell’ADHD, e considerato in tutto il mondo scientifico spesso necessario per il trattamento di questo grave disturbo, era assente dalle farmacie italiane da oltre dieci anni. Fu così che l’amico e collega pediatra pensò che fosse giunto il momento di far sentire al nostro Ministero della Sanità la voce dei pediatri italiani che, per la loro diffusione sul territorio e la loro vicinanza ai bambini, erano senza alcun dubbio quelli che maggiormente avvertivano il problema dell’assenza del farmaco nel nostro paese. Nacque così, per la sua sensibilità - attraverso le pagine di "Pediatria On-Line" - quella famosa petizione che raccolse le firme di centinaia di pediatri italiani e i cui effetti non tardarono a farsi sentire. Immediata, infatti, fu la risposta del Ministro, che considerò necessaria la registrazione e la ricommercializzazione del Metilfenidato nelle uniche farmacie europee dove questo farmaco era impossibile acquistare: quelle italiane! Di lì, poi, una cascata di articoli diffamatori sui pediatri, sulla psicofarmacoterapia, su chi veniva incolpato di "voler sottrarre ai propri bambini l'innata esuberanza" attraverso l'uso di droghe, mentre in Italia c'era gia chi, come Francesco Renzulli - pediatra italo-americano che da oltre 15 anni dedicava i suoi interessi e il suo tempo allo studio e alla terapia dell'ADHD - strillava, come una voce nel deserto, per denunciare il mondo scientifico italiano di essere l'artefice di una sofferenza nascosta e misconosciuta dallo strano nome ADHD. Leggiamo assieme le ultime parole di una sua lettera scritta alla fine del luglio 1998: «La mancata conoscenza e l’impossibilità di cura dell’ADHD sono agghiaccianti e indegne di un paese civile. Non solo si ignora un grosso capitolo della patologia umana, ma questo vuoto viene giocoforza riempito da diagnosi “sostitutive”, con conseguenti terapie inutili e dannose. Non possiamo perdere altro tempo, ma dobbiamo prontamente correggere la rotta, pena la mancata cura dei bambini, adolescenti ed adulti in grosse difficoltà che avrebbero invece un destino ben diverso, pena uno smacco pesante alla medicina italiana». Nel frattempo, noi continuavamo a lottare contro i disturbi secondari che l'ADHD aveva scatenato in nostro figlio, ma soprattutto con l'enorme difficoltà di procurarci il farmaco... Con l'inizio della terapia la concentrazione e i risultati scolastici, grazie all'attenta e sensibile collaborazione degli insegnanti non tardarono a farsi vedere e dopo l'insufficienza del primo quadrimestre, venne promosso a pieni voti, con la soddisfazione delle maestre e la gioia dei genitori. Come spesso accade quando ti trovi con un figlio malato di un qualcosa di cui nessuno ti sa dire niente, abbiamo cominciato a studiare e fare ricerca bibliografica. Più imparavamo e più ci rendevamo conto che era impensabile, vista l’elevata incidenza della malattia e dei suoi importanti risvolti psicosociali, continuare a stare con le braccia conserte. Gli impegni di lavoro ed extra, però, portavano Raffaele troppo tempo lontano da casa e questo rappresentava un problema enorme nella gestione e nell'approccio psicologico con nostro figlio, che avvertiva molto la mancanza del padre. A questo punto ci rendemmo conto che, nella sofferenza il nostro bambino voleva sentirci entrambi vicini. Fu così che Raffaele decise di abbandonare ogni impegno puramente scientifico, politico e sindacale e, assieme a Giulia, cominciano a dedicarsi con tutte le loro forze ed energie alla cura di questo bambino così sensibile, ma allo stesso tempo tanto fragile. 
Ma la sofferenza che c'è attorno alle famiglie che hanno un bambino ADHD è troppo forte per non sentire le loro - talvolta silenziose - urla di dolore. 

Ecco, perché nasce questo sito e il Progetto "Parents for Parents". La nostra idea parte dalla convinzione che anche qualcosa di tremendamente brutto, come può sembrare ciò che è "capitato" a noi, può trasformarsi in qualcosa di bello, se impariamo a condividere e ad aiutare chi, nella sofferenza, ci chiederà una mano.

 

Raffaele e Giulia D'Errico, Napoli 1/5/2001   


Siamo stati già da molti medici e non abbiamo avuto mai una risposta chiara...

Ho un bambino di  7 anni, Luca, che ha sempre dato problemi fin da quando era piccolo per la sua estrema vivacità ed ora a scuola gli insegnanti si lamentano perché non sta un attimo fermo, non apprende bene e litiga sempre con i compagni. Il rendimento scolastico è quindi pessimo.
Anche noi  a casa abbiamo grossissimi problemi con lui. In che modo possiamo sapere se il nostro bambino ha questo problema e se può avere le cure di cui lei parla? Siamo stati già da molti medici e non abbiamo avuto mai una risposta chiara a tal punto che abbiamo iniziato a dubitare un po' della preparazione della categoria... Abbiamo visto che la scuola di provenienza è molto importante e non di tutte le scuole abbiamo una buona opinione, specie di quella psiconalitica. Mi perdoni quest'impudenza, ma siamo abbastanza provati da quello che abbiamo vissuto fin'ora...


Lettera firmata. Napoli, 26/6/2001   


...sono la mamma disperata di un bambino di 11 anni.

Egregio Dottore, sono la mamma disperata di un bambino di 11 anni. Ho letto per caso su un opuscolo un articolo scritto da lei che parlava di questa "malattia" e quasi non credevo ai miei occhi: tutti i sintomi descritti corrispondono esattamente al modo di comportarsi di mio figlio! Come mai nessun insegnante, sia delle elementari che delle medie, era a conoscenza di questa patologia? Mio figlio, considerato un ragazzino di un'intelligenza particolare, a scuola è sempre stato un disastro e quest'anno (prima media) ha rischiato addirittura la bocciatura! Ai colloqui i professori mi ripetevano tutti la stessa cosa: ha moltissime capacità, è simpatico ma non fa i compiti, si rifiuta di lavorare in classe, si alza continuamente, disturba i compagni; perfino in palestra è insopportabile! A casa non ne parliamo, siamo continuamente in lotta: ti sfida fino allo sfinimento ed è sempre in castigo. A dire la verità, l'idea che ciò possa essere dovuto ad un problema reale mi spaventa e mi preoccupa molto, allo stesso tempo però mi consola la speranza che il problema si possa risolvere. Oltre allo studio, una delle cose che mi preoccupa moltissimo è che se non riesco a "domarlo" a soli 11 anni, tra qualche anno cosa farò? Abito a Verona e le chiedo gentilmente di darmi qualche indicazione su come fare per approfondire la cosa.

 

Lettera firmata. Verona, 7/7/2001   

Il ragazzo ha ricevuto la diagnosi di ADHD ed è in trattamento con ottimi risultati...


Anni di psicoterapia senza nessun risultato...Io e mio marito non ci arrenderemo...

Gentile Dottore, mia figlia ha 14 anni e solo ieri ha ricevuto diagnosi di ADHD. Premetto che mio marito ed io abbiamo basato il nostro rapporto sull'amore e sul rispetto reciproco e che abbiamo un'altra figlia più grande, educata, stimata e rispettosa delle regole...
I suoi problemi di attenzione, di concentrazione, di apprendimento e di comportamento si sono manifestati fin dai primi anni di vita e non sono stati pochi gli specialisti, anche di chiara fama, a cui ci siamo rivolti per capire. Alcuni hanno diagnosticato un ritardo mentale lieve, altri hanno legato i suoi problemi alla sfera emozionale, non sono mancate esplicite anche se cortesi accuse per la nostra incapacità di genitori di darle delle regole o di aver commesso degli errori gravi di comunicazione. Anni di psicoterapia senza nessun risultato! Il percorso scolastico di nostra figlia è stato un calvario: gli insuccessi e le conseguenti frustrazioni hanno portato nostra figlia ad abbandonare la scuola a gennaio 2001 (3° media). Grazie però all'intelligenza ed alla sensibilità della Preside ha potuto presentarsi privatamente all'esame e conseguire la licenza media. Ma le difficoltà scolastiche di mia figlia sono passate in secondo piano da quanto il suo comportamento ha assunto toni preoccupanti: compagnie inadeguate e pericolose, uso di droghe leggere, una notte passata fuori casa, piccoli furti... Alle punizioni reagisce violentemente e sabato si è ferita volontariamente ad un braccio. Di qui la nostra decisione di far visitare la ragazza da questo Professore, psichiatra per adulti, e ieri per la prima volta abbiamo sentito parlare di ADHD... Oggi, dopo una breve ricerca in Internet ho trovato lei e una speranza: il Ritalin. ll Professore, però, alla nostra richiesta di farmacoterapia, ci ha proposto il Depakin... Mi domando: quale terapia? E poi: mia figlia ha ancora una chance per migliorare la sua vita? Mio marito ed io non ci arrenderemo facilmente ma abbiamo bisogno di aiuto. Grazie!

 

Lettera firmata. Genova, 27/8/2001   

La ragazza ha ricevuto la diagnosi di ADHD ed è in trattamento farmacologico col Ritalin con ottimi risultati. «Non sembra più lei! Ora è tranquilla, più serena, riesce addirittura a fare il cruciverba...»


...il Sistema Sanitario Nazionale ci ha offerto un panorama di rimedi inefficaci...

Vorremmo raccontare l'esperienza che abbiamo vissuto con l'utilizzo del Ritalin su nostro figlio di 6 anni, perché speriamo, così, di poter essere d'aiuto ad altre famiglie. 
Il Ritalin ha recuperato drasticamente il nostro bambino, portandolo alla "normalità" ed evitando un sicuro ritardo nel suo sviluppo psico-fisico e motorio. L' iperattività si è mostrata all'età di 3 anni. Il livello della malattia ha avuto un incremento tale da comprometterne la scolarità (all'asilo passava intere giornate in castigo), favorire l'isolamento dal gruppo degli altri bambini (li disturbava di continuo) e determinare l'esclusione da ogni attività sportiva (è stato "cacciato" dalla scuola di judo, di tennis, da quella di nuoto). Un iter di questo tipo ci stava portando molto velocemente ad una situazione di handicap, visto il progressivo e veloce allargarsi di una forbice nello sviluppo psicomotorio di nostro figlio rispetto ai suoi coetanei. Inoltre, la patologia stava cominciando ad interferire sulla psiche stessa del bambino che, riconoscendo la propria incapacità a svolgere le normali attività svolte dai suoi coetanei, cominciava a deprimersi e a riconoscersi in un modello negativo con distruzione della propria autostima (diceva cose del tipo "sono cattivo", "non sono capace", "non posso farlo"...).
Riconoscere la patologia, identificare il miglior trattamento è stato un iter lungo e difficile visto che in Italia il disturbo è poco riconosciuto come tale, e soprattutto trattato impropriamente. In due anni il Sistema Sanitario Nazionale ci ha offerto un panorama di rimedi inefficaci, costosi, frustranti per la loro inadeguatezza e assoluta mancanza di risposta nei confronti del problema: siamo passati dalla psicomotricità alla logopedia, fino al trattamento psicoanalitico congiunto di tutto il nucleo familiare.
Uno psichiatra riconoscendo che il farmaco d'elezione sarebbe stato il Ritalin ma non potendo prescriverlo, ci ha indicato una terapia a base di un antidepressivo rivelatosi inutile. Da allora la mia ricerca su Internet e il vostro sito. Dall'analisi delle esperienze vissute da altri genitori, ci siamo convinti che il Ritalin sarebbe stata la soluzione ottimale. Consci dei limiti del farmaco e dei possibile effetti collaterali è partita la ricerca che si è poi conclusa felicemente con l'incontro fortuito con un medico esperto. Il bambino è così in terapia con Ritalin dal dicembre 2000 ed ha una risposta terapeutica con 5 mg di Ritalin, somministrazione che ripetiamo 2-3 volte al giorno a seconda del livello di attenzione richiesto dalle attività da svolgere. Non abbiamo riscontrato alcun effetto collaterale. Grazie all'uso del Ritalin, il bambino ha concluso con discreto successo la prima elementare e attualmente è iscritto alla seconda classe. L' insegnante di sostegno è stata entusiasta dei progressi ottenuti dal bambino, specie in considerazione del quadro iniziale che le si è presentato a settembre dello scorso anno. 

 

Lettera firmata. Capri (NA), 19/9/2001    


Lecco: cacciato da scuola a 6 anni perché irrequieto...

Un bimbo di 6 anni che frequentava la prima elementare del Collegio privato San'Antonio di Busnago (Milano) sarebbe stato allontanato da scuola dopo soli cinque giorni di lezione. Lo ha riferito la madre, che abita in centro fra le province di Lecco e Milano, sostenendo che «certo mio figlio sarà anche irrequieto, non lo nego. Ma non meritava di essere cacciato. Mi ha raccontato di essere stato prima lasciato in un corridoio e poi di essere stato messo in una classe da solo. Secondo i dirigenti del collegio è meglio che mio figlio vada in un altro istituto dove può essere assistito meglio, ma ora cosa faccio? Alla scuola pubblica non possono prenderlo perchè è troppo tardi per chiedere un insegnante di sostegno». Il bimbo viene definito «incontenibile» dal direttore della scuola che aggiunge: «Abbiamo agito solo per il suo bene. E' giusto che sia seguito da insegnanti specializzati. Non mi risulta, del resto, sia mai stato abbandonato in una classe da solo. In ogni caso non ha mai corso pericoli». Ora però il bimbo è a casa e nonostante i suoi 6 anni non ha ancora la possibilità di andare a scuola.

(AGI) Cli/Gmt/Pav/- Lecco, 25 set. - 250912 Set 01  

Non sappiamo se questo bambino sia affetto da ADHD, ma la definizione "incontenibile" e l'atteggiamento usato dagli insegnati lo lasciano supporre. Il caso è emblematico semplicemente perchè storie come questa, in bambini ADHD, sono frequentissime.


...una maestra lo chiamava "tonto" e lo teneva in piedi vicino alla cattedra...

Francesco, in età prescolare, era  una bambino curioso e pieno di interessi voleva che gli leggessi molte cose con argomenti prevalentemente scientifici ma non aveva mai mostrato interesse per la lettura e la scrittura. La storia del suo problema comincia con la prima elementare anche se, con quello che sappiamo adesso, possiamo dire che c’erano stati anche prima parecchi segnali, ma noi non ce ne eravamo resi conto. Prima elementare in un paese con insegnanti per niente preparate sui disturbi di apprendimento e tragiche dal punto di vista umano (picchiavano e urlavano) poichè Francesco non riusciva a leggere e scriveva commettendo molti errori. In seconda elementare lo mandiamo in un’altra sede della stessa scuola pensando che, superato il trauma, tutto si sarebbe risolto, ma niente: leggeva male ed appariva sempre distratto in classe, mentre le maestre consentivano che i suoi compagni lo riprendessero in coro mentre leggeva (lo abbiamo saputo l’anno dopo). Terza elementare comincia a restare indietro con il programma da studiare: facciamo i compiti assieme ma non riesce a ricordare quello che studia e legge in modo stentato, sillabando e sbagliando o invertendo alcune lettere nonostante le continue esercitazioni, motivo per cui in quegli anni lo sottoponiamo a ben 4 visite oculistiche! Francesco è un bambino tranquillo ma si alza spesso dalla sedia e ogni scusa è buona: acqua, merenda, pipì, i fratelli... Presta attenzione a tutto quello che accade in casa e fuori. Una maestra lo ha chiamato "tonto" davanti a me e lo teneva in piedi vicino alla cattedra “per farlo stare attento”. Non sapevamo più cosa fare con Francesco e con le maestre era inutile parlare perché, nonostante riferissi le nostre difficoltà da anni, non ero creduta ne presa in considerazione. Per caso a settembre leggemmo un articolo di Repubblica che parlava di dislessia e disgrafia e ci rivolgemmo ad un Istituto di neuropsichiatria infantile dove, a gennaio, avemmo la diagnosi di disturbo di apprendimento, ma la situazione non migliorò molto. Dopo un anno la logopedista disse che non era più necessario il suo intervento, le maestre continuavano a far leggere Francesco in classe e lui continuava ad evadere dalla vita scolastica pensando ad altro. I compiti occupavano tutta la nostra vita, anche l’estate, ma Francesco, nonostante le continue frustrazioni, era dispiaciuto e non indifferente al suo rendimento scolastico. Finite le elementari, con grossi sacrifici e sconsigliati dagli esperti dell’istituto, ci siamo rivolti ad una scuola privata dove abbiamo ricevuto affetto e rispetto e anche se gli insegnanti non erano esperti in disturbi dell’apprendimento hanno saputo ridare a Francesco, durante le scuole medie, la curiosità e la voglia di apprendere, la stessa che aveva da piccolo. I risultati, però, erano troppo pochi, così ci siamo rivolti ad uno psicoterapeuta per cercare di capire se ci fossero altre cause, ma lui, dopo averlo esaminato a lungo, ci rassicurò dicendo che “andava tutto bene, era ben strutturato e prima o poi si sarebbe sbloccato”. Così, finite le medie, l’anno scorso lo abbiamo scritto di nuovo ad una scuola pubblica: un liceo scientifico sperimentale dove si trova bene dal punto di vista umano ma ad aprile aveva la media del  4 e mezzo. Di nuovo per caso venimmo a sapere che una nostra amica aveva fatto esaminare suo figlio da una esperto in ADHD per cui, senza molta convinzione, andammo anche noi. Il Dottore riscontrò in Francesco tutti i sintomi del deficit dell’attenzione e qualcosa dell’impulsività. Dal 5 maggio del 2001 ha cominciato a prendere il Ritalin e in una settimana è diventato un altro ragazzo: ha recuperato in un mese di scuola tutte le materie, salvo inglese, studia da solo, legge con lentezza ma comprende il testo e lo memorizza, riposa tranquillo la notte. Si è come svegliato da un lungo sonno e fa progetti, organizza il suo tempo anche a lunga scadenza cosa che non aveva mai fatto. Ma di tutti i cambiamenti che ha attraversato, quest’ultimo, non so perché, è quello che più mi ha colpito: programma il suo futuro! Forse perché adesso anche noi, per la prima volta dopo tanti anni, siamo più sereni e fiduciosi per il suo futuro.

 

Lettera firmata. Roma, 28/9/2001    


Abbiamo capito che il mondo che hai intorno ha paura della diversità, rifiuta i diversi, i problematici, gli handicappati...

Alessandro è stato trovato che aveva all'incirca un anno di vita completamente abbandonato sotto una panchina del dispensario delle Suore Salesiane di un piccolo paese in Haiti (Caraibi), nel novembre del 1990. Era molto grave, denutrito, varie ferite nel corpo. Ricevette le prime cure e poi la Suora responsabile trovò una nutrice che si occupasse di lui. La Suora telefonò a noi chiedendoci se desideravamo accogliere Alessandro e quindi avviare le pratiche per l'adozione internazionale. Abbiamo detto subito di "si" ad Alessandro, e l'accogliemmo concretamente tra le nostre braccia e nella nostra casa dopo sei mesi, nel Giugno del 1991. Alessandro è il primo dei  nostri 4 figli. Con lui abbiamo adottato anche Marinella, di un anno più giovane di Alessandro, e subito dopo 4 mesi del loro ingresso nella nostra famiglia, Paola mia moglie partorì Anna. Diventammo, così, nel 1991, in pochi mesi, da giugno a ottobre, genitori di tre figli, nel progetto genitoriale adottivo e naturale. Dio aveva esaudito pienamente e prontamente le nostre preghiere. Dopo 2 anni, nel '93, abbiamo desiderato e concepito responsabilmente Mariachiara, figlia desiderata e preziosa quanto gli altri. Alessandro è sempre stato un bambino stupendo, gioioso, solare, trasparente, affettuoso, con un grandissimo bisogno di essere amato, ma un bambino sempre in movimento, mai fermo, con la testa sempre altrove, mai attento a niente. Fin dalla scuola materna, aveva grandi difficoltà a portare a termine le consegne date, stare dentro le regole, intessere buone e serene relazioni con i coetanei. Ma la bomba scoppiò quando fece l'ingresso alla suola elementare. Lì Alessandro rivelò nella sua totalità tutti i bisogni interiori, psicologici, affettivi, relazionali. Un bambino con una grande iperattività, con un grave deficit dell'attenzione; tutto ciò gli creava grande difficoltà nel comportamento, nelle relazioni con i bambini, con le insegnanti, e tante volte degenerava con aggressività verbale e anche fisica, vivendo grandi conflitti. Emerse anche difficoltà dell'apprendimento e una lieve epilessia che venne trattata, con buon risultato clinico, con un apposito farmaco. Alessandro era la grande preoccupazione delle insegnanti, del dirigente scolastico, dei catechisti (suore e sacerdote compresi), per cui, anche su loro consiglio, cominciammo la lunga peregrinazione dai vari "esperti" del mondo scientifico. Anche noi genitori eravamo preoccupati e avevamo bisogno di sapere, capire, conoscere ciò che avveniva in nostro figlio e come poterlo aiutare concretamente. Come genitori abbiamo molto battagliato e combattuto con grande determinatezza al fianco di nostro figlio, per aiutarlo ad essere accolto, accettato, integrato. Più si collaborava con insegnanti, esperti medici e operatori, più la situazione veniva accolta e si cercava per ogni ambito di creare serenità e aiuto concreto. Abbiamo capito che il mondo che hai intorno ha paura della diversità, rifiuta i diversi, i problematici, gli handicappati. E' più facile eliminare, puntare il dito, accusare, usare la cattiveria anzicché tirarsi su le maniche e aiutare, comprendere, accogliere, amare, essere vicini, solidali. Ora Alessandro ha quasi 12 anni. E' stato analizzato e valutato in questi anni da tanti "esperti", ma nessuno aveva mai parlato di ADHD. Poi, il caso. Leggiamo un articolo scritto da Giulia e Raffaele D'Errico, autori del Progetto ADHD "Parents for Parents", e identifichiamo subito in quei sintomi il nostro Alessandro. Nasce così in noi la speranza. Riusciamo a contattare il Dr.D'Errico che ci invita a rivolgerci al centro di riferimento più vicino a noi. E proprio in questi giorni, dopo tanti anni, è giunta la  diagnosi di ADHD e prescritto il farmaco Ritalin. Stiamo attendendo di averlo e somministrarlo con la posologia prescritta dall'esperto medico neuropsichiatra. Alessandro sarà controllato e monitorato e seguito. Noi, come genitori, crediamo che accanto al percorso psicoterapico e psicopedagogico che Alessandro continuerà a fare, il contributo del farmaco potrà aiutare nostro figlio nel suo comportamento e nell'attenzione, migliorando a scuola, nel sociale, a casa. Tutto ciò speriamo possa portare in Alessandro maggior autostima, serenità, buone relazioni con i compagni, non più rifiuti dai genitori dei compagni, non più paure e difese da parte degli insegnanti. Anche noi genitori, speriamo, respireremo un po' di più. Puntiamo sul positivo. Crediamo che tutto quello che abbiamo vissuto, anche se con fatica e sacrificio, ci ha aiutati a crescere, ci ha fortificati come persone, come coppia, come famiglia; la nostra fede è cresciuta. L'importante in tutto questo è non stare soli, isolati o nell'ignoranza, bisogna chiedere aiuto, e chiederlo alle persone giuste che hanno esperienza e competenza specifica in questo campo, e saper cogliere tutto ciò che c'è di buono e di sano per darlo ai nostri figli, perchè diventino persone serene, equilibrate che vadano incontro al loro futuro con gioia e speranza. 

 

Franco e Paola Crivellari. Rosolina (RO), 29/10/2001     


...un atteggiamento dei medici che faceva ricadere le colpe sulle scelte dei genitori, al punto da prevedere una psicoterapia per noi !

La mia professione è quella dell'ingegnere e sino a tre anni fa mai avrei sognato di approfondire temi come l'ADHD. A ciò sono stato indotto dall'aiuto ed il sostegno che sentivo e sapevo di dover fornire al mio terzo bambino, Giovanni, attualmente di otto anni. La fede nel Signore, nella Sua Provvidenza e nel Suo aiuto, pienamente condivisa con mia moglie, non poteva essere certo disgiunta da un serio impegno anche sul fronte della conoscenza di questa sindrome e di tutti gli aspetti ad essa collegati. A ciò sono stato indotto, in modo definitivo, dal modo di fare dell'Istituto di Neuropsichiatria Infantile dell'Università di (...) al quale ci eravamo rivolti: una diagnosi chiaramente vaga, una netta presa di posizione sull' inutilità di approfondire le cause dei problemi, una semplice terapia cognitiva da svolgere presso un terapista privato non essendoci disponibilità presso la stessa struttura universitaria (terapia pure da noi seguita per un anno senza frutti), un atteggiamento che faceva ricadere le colpe sulle scelte dei genitori (per cui, ad esempio, le stereotipie o l'ossessività sarebbero derivate dalle richieste di competenza fatte dai genitori!) al punto da prevedere una psicoterapia per noi genitori... Tutti questi elementi che ci hanno fatto comprendere che dovevamo prendere noi in mano la situazione, che eravamo veramente stati "presi in giro", eravamo stati in mano a persone che non conoscevano il problema, un problema oltretutto abbastanza complesso, perchè Giovanni riceverà diagnosi di ADHD, ma con associate altre comorbidità.
E così quella Provvidenza, in cui crediamo fortemente, ci ha fatto conoscere, dopo qualche settimana, il Dott. (...), con formazione, studi, specializzazione e pratica decennale negli Stati Uniti, nel quale abbiamo trovato un'esperienza professionale, un intuito clinico, una competenza, una umanità  ed un'attenzione assolutamente straordinarie. Dopo qualche mese abbiamo conosciuto anche il Dott. (...), con il quale abbiamo condiviso tante riflessioni su questi temi.
Il mio intervento rappresenta una reazione giusta e doverosa per riportare un "problema" nei suoi termini reali ed in una prospettiva di verità scientifica e soprattutto un sostegno ed un riconoscimento pubblico a quei pochi professionisti impegnati nell'ADHD e che troppo spesso, negli ultimi tempi, sono stati coinvolti in un modo così vile in interviste tali da essere presentati come "spacciatori di sostanze stupefacenti, di droga per i nostri bambini". Naturalmente sono a disposizione con mia moglie per fornire a tutti i genitori la nostra modestissima esperienza (Coordinatore Gruppo genitori di Roma Progetto "Parents for Parents").  Questo impegno vissuto come genitori che hanno approfondito la conoscenza del disturbo di cui sono affetti i propri bambini fa si che possiamo condividere con le famiglie che ci contattano tutte le gioie, le sofferenze, le speranze e le conoscenze che andiamo acquisendo di giorno in giorno sui problemi di nostro figlio. Questo ci permette anche di ipotizzare che quel bambino che vediamo o che conosciamo possa essere affetto dall'ADHD e, così come è accaduto, inviarlo ad un esperto e ridare speranza a quei genitori spesso distrutti. Quella mamma ogni volta che ci incontra ci ringrazia benedicendoci. La nostra storia è solo un esempio, che dimostra che siamo ancora nel periodo delle "ombre" per l'ADHD: abbiamo bisogno di persone competenti, oneste, coraggiose, umili, desiderose di conoscere, studiare, sperimentare, verificare, per aiutare veramente in modo concreto i bambini e le loro famiglie. Sono poi convinto che iniziare a conoscere ed approfondire l'ADHD e le sue comorbidità porterà ad un serio approfondimento anche delle altre patologie neuropsichiatriche in età evolutiva più gravi. Conseguentemente anche la neurologia e la psicofarmacologia clinica verranno pienamente conosciute ed approfondite, per cui l'approccio farmacologico non verrà più visto come un demonio, ma una base, spesso fondamentale, per la terapia.

 

Enzo e Mariagrazia Aiello. Roma, 7/11/2001    


...i professori lo accusavano di pigrizia e di immaturità, la nostra frustrazione, le costanti sgridate, per non parlare delle punizioni fisiche e castighi vari !

Sono la mamma di un ragazzo che ha appena compiuto 15 anni e al quale è stato diagnosticato solo da un anno presso l'Ospedale la sindrome ADHD, nonostante fosse costantemente da loro seguito per una forma di epilessia (Piccolo Male), risoltasi con una cura farmacologia nel giro di un anno. In terza elementare ha dovuto cambiare scuola perchè i suoi risultati scolastici erano decisamente negativi, evitando la bocciatura grazie alla mia costante presenza ed al mio instancabile aiuto nei compiti di casa... A scuola non riusciva mai a finire nulla, non sapeva mai quali compiti aveva per il giorno dopo, perdeva sempre tutto, era disattento, non stava mai fermo, i suoi quaderni erano disordinati, non stava alle regole nemmeno dei margini o delle righe dei fogli su cui scriveva, ed il rapporto con le sue insegnanti era diventato estremamente negativo. Per inciso ha iniziato le elementari sapendo già leggere speditamente dall'età di 5 anni, era interessato di argomenti scientifici, leggeva libri avidamente, conosceva tanti argomenti. Iscritto ad una scuola privata si è trovato in una classe di 11 bambini ed ha potuto essere seguito dalla sua insegnante (che molto ha sopportato, anche le sue reazioni aggressive), con un intervento pressocché individualizzato, riuscendo così ad ottenere ottimi risultati anche se a costo di un costante controllo e logorio nervoso da parte di tutti noi che non sapevamo spiegarci il suo rifiuto ad assumersi le responsabilità nel suo lavoro scolastico e il rispetto delle regole. Ma tant'è, dicevamo che doveva ancora maturare! Ricordo che in questo periodo era già seguito all'Ospedale anche dalla psicoterapeuta che non ha riconosciuto le sue difficoltà, accontentandosi di riscontrare in lui un elevato Q.I.
Comunque, le elementari sono state superate brillantemente, gli unici problemi erano di carattere comportamentale. Con la frequenza della scuola media i problemi di rendimento scolastico si sono invece ripresentati in misura maggiore: il suo professore di matematica dichiarava che non capiva assolutamente la materia, i temi in classe mai finiti, i professori lo accusavano di pigrizia e di immaturità, gli scontri anche fisici con i compagni, la nostra frustrazione, le costanti sgridate, per non parlare delle punizioni fisiche e castighi vari. Ne parlavo con la psicologa dell'Ospedale che continuava a fargli test su test, ribadendo la sua grande intelligenza e motivando le sue difficoltà con motivi di carattere psicodinamico all'interno della classe.
Nel frattempo, su di un numero di Psicologia Contemporanea leggo un articolo che parla dell'ADHD e ci riconosco mio figlio. Ne parlo con la psicologa la quale scarta decisamente l'ipotesi.
(Non ho detto che mia nipote, che ora ha 24 anni, residente negli Stati Uniti, dall'età di 2 è affetta da ADHD, diagnosticata prontamente all'ingresso della scuola elementare e curata subito con farmaci).
Mio figlio terminerà con grande difficoltà la scuola media, ma nonostante le sue capacità intellettive, non lo iscriviamo alla scuola che sarebbe stata ideale per i suoi interessi, il Liceo Scientifico, ma ad una scuola di ripiego a carattere sperimentale, il Liceo di Scienze Sociali, nella quale ci sembra stia sprecando il suo tempo ed il suo talento... Comunque, anche qui i risultati sono mediocri ed ha problemi con i bulli della classe che lo maltrattano (lui è piccolo rispetto ai suoi coetanei, non è ancora sviluppato) e lo deridono perchè è sempre insicuro e disattento in tutto. Il nostro sconforto è sempre maggiore. Mia cognata, viste le sue costanti difficoltà e conoscendo lo stato pessimo cui sono arrivati i nostri rapporti con nostro figlio, continua a consigliarci di cercare qualcuno in Italia che sappia diagnosticare l'ADHD. Finalmente mi metto alla ricerca partendo dal nome del Professor Cornoldi, autore dell'articolo su Psicologia Contemporanea; dopo varie ricerche arrivo a scoprire che nello stesso reparto dove mio figlio era stato seguito per anni c'è una psichiatra che si occupa dell'ADHD e che finalmente gli fa la giusta diagnosi.
Veniamo quindi all'intervento proposto: cura farmacologica con ESTO (L-alfa-glicerofosforiletanolamina monoidrata, categoria: attivatore cerebrale) in flaconi da 500 mg, da assumersi una volta al giorno per periodi di un mese, da alternare ad uno in sospensione, per l'intero periodo scolastico; è stata proposta, inoltre, terapia psicologica con una dottoressa specializzata in tecniche metacognitive e che applica il metodo studiato dal Prof.Cornoldi. Questo un anno fa: il fatto è che i risultati sono minimi... Ha lievemente migliorato il suo comportamento, nel senso che riesce ad assolvere a minime incombenze giornaliere del tipo prepararsi lo zaino, scegliersi gli abiti, non perdere il treno al mattino, senza il bisogno di un nostro costante intervento. Le sue difficoltà di organizzazione però rimangono: sbaglia i compiti di matematica perchè non riporta un segno algebrico o lo inverte, prende brutti voti nei compiti scritti perchè non li finisce o se li finisce sono cortissimi ed incompleti, non riesce ad ottenere buone valutazioni orali in quelle materie nelle quali i professori preferiscono affidarsi a concetti spiegati da loro che non a quelli scritti sui libri di testo... Lui non riesce a prendere appunti...non ce la fa!!!
Ecco, ho finito! Ma non ho detto tutto, ci sarebbero mille particolari da raccontare, ma ho scritto a voi perchè ho bisogno di tentare ancora l'ultima possibilità: il Ritalin o quant'altro possa aiutare mio figlio a migliorare.
Le mie domande sono: chi gli può prescrivere eventualmente questa cura? Nel caso poi avessimo ottenuto la prescrizione, come procurarsi il farmaco, visto che in Italia non è commercializzato?

 

Lettera firmata, Albera Ligure 20/11/2001     


...fummo mandati da un neuropsichiatra infantile che riteneva che problemi di questo tipo potessero avere una base reumatologica e/o allergica. 

Abitiamo a Verona e abbiamo due figli; un maschio ed una femmina rispettivamente di 10 e 8 anni. Nostro figlio è stato un bimbo vivace da sempre. Questo suo carattere deciso e a volte duro (non accettava volentieri nemmeno le coccole) ci ha sempre colpito, ma non abbiamo mai pensato a nulla di particolare. Era sempre in un atteggiamento quasi di sfida, del tipo "vediamo se la regola di ieri è ancora valida oggi"! Durante la scuola materna il bambino era sicuramente vivace ma gestibile. Le insegnanti, alla fine della scuola materna, erano soddisfatte per come lui avesse imparato a rispettare le normali regole. Nello stesso periodo iniziammo, comunque, una terapia psicologica (che consisteva in due sedute settimanali da 30 minuti di rilassamento), per cercare di aiutare il bambino ad avere più fiducia in se stesso e a migliorare l'autocontrollo. Anche noi avemmo degli incontri mensili con lo psicologo per migliorare l'ambiente familiare e la nostra coerenza educativa. L'inizio della scuola elementare fu un disastro: per nostro figlio, che non riusciva a rispettare le regole e i tempi nuovi, ed anche per noi che ci sentimmo cadere il mondo addosso! Quello che ci veniva descritto non sembrava lui e anche le maestre della scuola materna furono sorprese. Il bambino veniva ripreso duramente da una maestra, mentre un'altra era indifferente a tutto quello che faceva (si circondava con le sedie e giocava a sparare). Dopo un acceso incontro con maestre, direttrice, e psicologo (che scaricò sull'istituzione scolastica l'incapacità di gestire in maniera adeguata nostro figlio) decidemmo, approfittando del trasloco, di inserire il bambino in un'altra realtà scolastica dove c'erano delle brave insegnanti (così, almeno ci era stato detto), di cui una era anche psicologa! La seconda elementare iniziò malissimo. Insegnanti prevenute e, oseremmo dire, cattive. Un giorno nostro figlio fu lasciato libero di mettere l'aula a soqquadro. Abbiamo visto con i nostri occhi (ci avevano chiamato dal lavoro) un'aula con tutti i banchi a terra, le sedie ammassate, cartelle buttate ovunque: un inferno! Quando arrivammo trovammo il bambino abbattuto e avvilito; infatti le maestre non erano intervenute per impedire i suoi eccessi, limitandosi ad allontanare i compagni. Vi lascio immaginare la nostra angoscia! Pensavamo di aver spostato il bambino in una scuola migliore, trovammo invece incomprensione, ma soprattutto cattiveria. Nell'immediato incontro con la Direttrice Didattica e le Insegnanti ci fu una battaglia senza esclusione di colpi. Alla fine la Direttrice, riconoscendo implicitamente le nostre ragioni, ci propose di trasferire il bambino in un'altra scuola dello stesso circolo. Accettammo e al rientro dalle vacanze pasquali (a meno di due mesi dalla fine dell'anno scolastico!) nostro figlio entrò in quella che sarebbe stata la sua classe definitiva. Trovammo subito un ambiente diverso. Il gruppo insegnanti riusciva a far rientrare nella normalità i comportamenti di disturbo e di rabbia del bambino. Finalmente! Durante la terza elementare le insegnanti ci riferirono però che, nonostante il loro impegno, era difficile fare lezione, poichè nostro figlio continuava a disturbare e a mantenere tempi d'attenzione brevi.
Gli incontri con il solito psicologo nel frattempo continuavano, come pure le sedute di rilassamento (erano ormai tre anni), ma senza risultati. Ci diceva "... non ha problemi, pian piano imparerà a controllarsi. Ognuno ha i propri tempi. E' la scuola che si deve adeguare". Su nostra richiesta pressante (non ci convinceva l'assenza di risultati), fummo mandati da un neuropsichiatra infantile che riteneva che problemi di questo tipo potessero avere una base reumatologica e/o allergica. Nostro figlio è stato così sottoposto ad una serie di prelievi ematici per il controllo di particolari parametri. Oltre a ciò il neuropsichiatra ci richiese un paio di visite da parte di un medico omeopata in provincia di Bolzano che diagnosticò un'allergia alle lecitine e analoghi. Seguimmo le indicazioni terapeutiche e la conseguente dieta, ma anche questa volta senza alcun risultato. Interrompemmo quest'ultima terapia e i rapporti con il neuropsichiatra, dopo aver appurato, attraverso indagini allergologiche tradizionali, l'assenza di allergie. Tra la fine di maggio e l'inizio di giugno del 2000 vedemmo una trasmissione di Superquark sull'ADHD, dove fu intervistato il Prof.Tondo. Nel vedere le immagini del servizio ci sembrava di vedere nostro figlio. La redazione ci diede il recapito sia del Prof.Tondo che del Dr.Renzulli. Durante l'estate del 2000 il bambino fu visitato da quest'ultimo che gli diagnosticò un deficit dell'attenzione, peraltro non molto grave. Prima di iniziare la terapia con il Ritalin il bambino fu sottoposto a due sedute di ipnosi, presso una neuropsichiatra infantile, al solo fine di chiarire se fossero esistite difficoltà nei rapporti tra noi e nostro figlio. Non emerse nulla e con l'inizio della scuola avviammo la terapia farmacologica, interrompendo le sedute di rilassamento con lo psicologo. Dopo alcune settimane di scuola le insegnanti ci fecero notare che il bambino mostrava improvvisamente una maggiore capacità di concentrazione. Da allora gli insegnanti sanno che il bambino segue la terapia farmacologica verso la quale non hanno dimostrato avversione, si sono anzi dimostrati interessati a conoscere meglio questo disturbo. Attualmente nostro figlio segue abbastanza bene l'attività didattica in classe senza disturbare. Il rendimento scolastico sta lentamente migliorando, anche se le lacune accumulate negli anni precedenti, soprattutto in matematica, rallentano i progressi a discapito dell'autostima. Per noi non è stato facile accettare l'idea che nostro figlio avesse bisogno di farmaci e riconoscere che qualcosa, in lui, non andava bene. Grazie ai consigli del Dr.Renzulli, da un mese il bambino è seguito nei compiti a casa da una persona estranea alla famiglia, per evitare di appesantire il clima familiare, già sottoposto a dure prove ed anche per rendere il bambino più autonomo nello studio. 

 

Lettera firmata, Verona 9/12/2001     


...Questo si chiama "Miracolo"! 

Abbiamo voluto aspettare per raccontare la nostra esperienza, perchè volevamo che fosse la testimonianza di una storia andata a buon fine...
Siamo genitori di un bambino al quale è stato diagnosticata l'ADHD. Dall'età di un anno ci accorgemmo che era un bambino difficile e strano nel comportamento, piangeva con facilità e senza motivo, era intrattabile, incontenibile, irrequieto. Ha sempre mancato di autocontrollo, tanto da sembrare un bambino disinibito. Mia moglie non ricorda momenti di tenerezza in braccio, perché il bambino preferiva correre e distrarsi continuamente, lanciare tutto in aria, molto distruttivo. Da un lato era acuto e attento, non gli sfuggiva niente e a noi questo sembrava molto positivo. Adesso nostro figlio ha sei anni e peggiora tantissimo quando usciamo di casa, quando è alle feste ed in compagnia con altri bambini o cuginetti suoi coetanei. Nei compleanni i regali non li guarda neppure perché distratto, bisticcia, si agita e finisce la giornata sconvolto e distrutto. Nelle gite si dimentica della nostra presenza, non mangia, non sta seduto, è sempre in movimento, l'unica cosa che gli interessa è correre. Dopo varie visite specialistiche all'Ospedale di Neuropsichiatria infantile, una TAC, un ricovero (mandato via dall'ospedale perché disturbava) gli venne correttamente diagnosticato il "Disturbo da deficit di attenzione/iperattività". Il problema però fu il progetto terapeutico. In questo periodo gli vennero proposti degli incontri trimestrali con il neuropsichiatra e che consistevano nel far fare al bambino quello che voleva lui... Non riscontravamo, ovviamente, nessun miglioramento... A noi non venne dato nessun consiglio psicoeducativo adatto al suo problema. Alla scuola materna le maestre riuscirono ad insegnargli ben poco, perché affermavano che lo distraeva anche la mosca che volava, non stava attento, non rispettava le regole, disturbava i suoi compagni che lavoravano, distruggendo i loro lavori. Dalla mensa lo esonerammo in quanto non mangiava e si arrabbiava tanto e dopo era esausto ed irritabile e pertanto decidemmo di fargli frequentare la scuola solo al mattino, con grande gioia delle maestre. Sperando che con il tempo sarebbe maturato, (così affermavano medici e maestre) siamo arrivati alla prima elementare ed i problemi sono cresciuti maggiormente. Non riesce a stare seduto nel banco durante le lezioni, esce fuori dall'aula senza permesso e chiacchiera molto, si dimentica le matite e quant'altro altro, ritorna a casa con i compiti incompleti e disordinati. A volte piange sostenendo che è stanco, ma ultimamente abbiamo scoperto che mente per nascondere i suoi falli. Parla sempre e pensa ad alta voce, canta, non è per niente timido, anzi. Nella scuola in pochi giorni lo conoscono in molti e la maestra di matematica ha affermato che è un bambino "esibizionista". E' comunque molto intelligente e un bambino meraviglioso. Eravamo esausti di questa situazione e cercando questa sindrome su Internet abbiamo scoperto il vostro sito. Le testimonianze di altri genitori "incompresi" come noi ci hanno molto aiutati, ma la speranza si è accesa quando abbiamo scoperto e che era possibile affrontare questa turba con una terapia farmacologica. Ci siamo così subito rivolti al Centro della nostra Regione, da voi indicato nel sito, quello di Cagliari, e con grande gioia abbiamo scoperto un'equipe di medici espertissimi e competenti su questa problematica. In soli tre giorni di ricovero nostro figlio è stato sottoposto a visite di ogni tipo, test ed esami specialistici. Adesso è in terapia farmacologica con il "Ritalin" e siamo meravigliati, contenti ed ancora increduli del miglioramento che in soli due giorni di terapia nostro figlio ha mostrato. Tutti i sintomi sopradescritti non esistono più, è sereno, pensa, non parla eccessivamente, non è indisponente, non è irritante, anzi è più simpatico ed ha un atteggiamento amorevole. Vuole svolgere i compiti da solo, è riuscito a fare i disegni da solo per un'ora senza fermarsi, cosa che per lui era un grosso problema. Non s'incanta ma è veloce, riesce a capire meglio ed a ragionare, e meno stupido e sciocco, sembra più maturo, insomma non è più iperattivo ed è più concentrato. Questo si chiama "Miracolo"! Vogliamo allora rivolgerci a quei genitori un po' increduli: il bambino con la terapia diventa "normale", non è "sedato", non è "allucinato", ma è sereno. Cari genitori vi vogliamo incoraggiare, perché anche noi eravamo sconfortati, delusi e stanchi, ma sappiate che questa sindrome è curabile, non aspettate a domani, ma muovetevi adesso!
Grazie a voi per il vostro progetto: che Dio vi benedica!

 

Lettera firmata, Sassari 14/12/2001     


... mi sentivo in colpa quando mi facevano capire che la sua scarsa autonomia poteva dipendere dal mio metodo educativo e che dovevo lasciarlo fare da solo...

Il più grande dei miei figli ha 15 anni e da poco gli è stato diagnosticato il "Disturbo dell'attenzione con cenni di impulsività", associato ad uno stato ansioso (da indagare ulteriormente). Si tratta di una variabile dell'ADHD, più difficile forse da evidenziare, per cui vorrei trasmettere la mia esperienza, affinché possa essere d'aiuto ad altri genitori. Lui, all'asilo e a scuola, non è mai salito sui banchi, non disturbava (semmai innervosiva!), perché s'isolava in un mondo suo, che a casa chiamavamo "fantasia" (dove emetteva, in sincronia con le mani, anche dei suoni strani) e che insieme avevamo deciso di controllare, inventandoci una porticina (che lui mimava sempre con le manine) dalla quale poteva entrare e uscire. Era lì, mi è stato detto, che forse scaricava la sua iperattività (?), mentre io pensavo giocasse e non immaginavo che a poco a poco questo "suo mondo" avrebbe invaso la sua vita. Per il resto a me sembrava un bambino normalissimo se non addirittura speciale! La sua creatività mi lascia ancora adesso senza fiato. Come non avere il rammarico di non aver capito prima il suo disagio? Di avergli fatto involontariamente del male? Io non colpevolizzo nessuno, ma in questi giorni ho sentito il bisogno di chiedergli scusa da parte di tutti, me compresa, per averlo fatto sentire molte volte inadeguato, pigro, superficiale, senza grinta…Per fortuna, in questi anni ho continuato a fare la mamma non valutando le prestazioni di mio figlio con un voto! A scuola lo devono fare…ma a casa una mamma aiuta naturalmente e istintivamente…Così anche se al figlio non gli manca un braccio, ma vede che per qualche motivo non riesce a vestirsi da solo e nei tempi richiesti, lo aiuta…anche se per gli insegnanti, forse, io ero iperprotettiva! 
Certo mi sentivo in colpa quando mi facevano capire che la sua scarsa autonomia poteva dipendere dal mio metodo educativo e che dovevo lasciarlo fare da solo. Così, esasperata dal dubbio, a volte lo facevo, ma la situazione inevitabilmente peggiorava e per fortuna tornavo sui miei passi! Essendo madre di 4 bambini, in questi anni mi accorgevo di non essere io il problema, perché non mi comportavo nello stesso modo con gli altri figli: non mi veniva richiesto! Quando lui usciva da scuola (a tempo pieno), alle elementari, era sempre infinitamente stanco e guardando i suoi quaderni, invece, notavo che aveva fatto così poco…Spesso, così, finivamo a casa non sempre in un clima sereno. Già alla scuola materna un'insegnante lo chiamava "lumaca", mentre alle elementari, i compagni, "polentina" e alle medie, la preside, "tartaruga"! Eppure a casa era un vulcano di idee e alla sera si faceva fatica a fargli chiudere la giornata. Il suo malessere era davvero "invisibile"! C'era questo divario enorme fra le cose che lui sapeva fare, specialmente nell'ambito artistico, dove era curioso, imprevedibile, a volte geniale…ma quando doveva organizzarsi o applicarsi in cose anche semplici, lui si perdeva nel bosco. E allora io lo aiutavo per non creargli troppe frustrazioni…mi sembrava non le meritasse. 
Mio figlio non saliva sui banchi, ma dimenticava compiti, quaderni, maglie…è sempre stato inaffidabile! 
Non è mai stato aggressivo ma, anche adesso, perde il controllo, per una piccola ferita, la sua soglia del dolore è bassissima…sembrano capricci. Lui che fin da piccolissimo era così precoce in tutto: già a 5 anni era appassionato alla storia e alla scienza e conosceva tutti i nomi più difficili dei dinosauri sui quali costruiva libretti, maschere e documentari alla Piero Angela… Poi, arrivato a scuola, non riusciva a portare a termine consegne molto più facili, si estraniava…sembrava addirittura dormisse! E così alle medie scrivevano sulle pagelle che era "settoriale", perché sembrava ascoltare solo quando gli faceva comodo. Anche il suo maestro delle elementari sorrideva (e non si stupiva), quando ultimamente parlavamo del perseverare del suo strano comportamento e mi consolava dicendo che anche con lui aveva avuto spesso solo picchi di concentrazione, dalle 8 alle 8 e 12... Ma era così bravo a Teatro quando lo faceva recitare! Lui che disegnava sempre e ovunque: mostri fantastici, sangue, scheletri e siccome non riusciva a correre o scattare, come i compagni, lo consolavamo apprezzandolo come artista. Poi, invece, sognava, in un suo tema, di scoprire le "pillole energetiche" che lo avrebbero fatto sentire finalmente uguale agli altri. 
Sono tanti i bellissimi ricordi che ho di questo figlio, ma sempre un po' velati dalla fatica di guidarlo fra le regole della vita quotidiana. In tutta questa lettera ho sempre scritto al "passato", perché spero che adesso, avendo iniziato un percorso con lo psicologo alla scoperta di strade alternative e di strategie per arrivare ad obiettivi semplici, ma indispensabili, possa finalmente prendere in mano la sua vita. Non ho preclusioni per una terapia farmacologia se sarà necessaria, anzi è mio dovere, come genitore conoscere e non escludere nessun aiuto rispetto alla sua malattia (perché di malattia finalmente ho capito che si tratta!) 
Ultimamente lui si è convinto che frequentando le scuole superiori, e quindi con più difficoltà, non ce la farà, il suo disturbo evidentemente, negli anni, ha abbassato anche la sua autostima, ma io, alla sua domanda su cosa gli succederà in futuro, ho cercato di spiegargli che in questi anni è come se gli fosse cresciuto molto un braccio e l'altro meno, ma che per fortuna con la consapevolezza, la buona volontà, e "forse qualcos'altro", sappiamo che questo braccino si potrà "tirare" per cui, fortunato lui, gli rimarrà comunque quel braccio più lungo degli altri…e sarà quello che forse lo renderà speciale oltre che sereno!  Intanto, sto provando personalmente cosa vuol dire non avere l'attenzione e la concentrazione necessaria visto che, assorbita da tutti questi pensieri, in questo periodo, brucio padelle, dimentico chiavi, borse, arrivo e rispondo in ritardo….
Buon 2002 a tutti!!!

 

Lettera firmata, Bolzano 8/1/2002    


Perché un bambino ADHD non deve prendere il Ritalin? 

Siamo genitori che rispettano i propri figli, ne abbiamo tre, li abbiamo voluti e cerchiamo di dare loro il meglio, sia come opportunità educative e morali, sia come attenzione affettiva e psicologica alla loro crescita fisica e mentale. Viviamo in un bellissimo paesino della collina monferrina. I nostri figli hanno spazi aperti in cui giocare, gridare, correre liberamente, arrampicarsi sugli alberi; hanno opportunità culturali che spaziano dai numerosi libri presenti nella nostra casa, alla fruizione di mostre, viaggi istruttivi effettuati con noi, frequentazioni di gruppi che sono lontani, nel loro essere, dagli stereotipi a cui si riferiscono i mass-media quando ci attaccano, fanno parte cioè del C.A.I. che propone la conoscenza della montagna e la sua frequentazione con escursioni, arrampicate, ecc. L'utilizzo della televisione nella nostra casa è limitatissima e molto controllata; non ci riconosciamo proprio nella descrizione della famiglia tipica proposta negli articoli comparsi di recente su vari riviste del nostro paese e in particolare su "Metrò". 
Veniamo ora a Michele, il nostro secondogenito, ragazzo di 15 anni con quoziente di intelligenza superiore alla media. Per via della propria incapacità di controllare la propria attenzione, con relativa difficoltà di organizzazione strategica del proprio operato, Michele ha subito continue frustrazioni soprattutto dall'ambiente scolastico, perchè considerato svogliato, disattento, incapace di applicarsi, non per motivi indipendenti dalla sua volontà - come è invece nel caso di ragazzi che come lui sono affetti dall' ADHD - ma per il suo continuo rifiuto delle regole. La "pasticca" alla quale si riferisce la signora Cesarano sull'articolo comparso su "Metrò" è il Ritalin, un farmaco utilizzato, da anni negli Stati Uniti e in Europa per la cura di questo disturbo, un farmaco che NON E' UNA DROGA, almeno non lo è per questi bambini. Nostra nipote che vive in America dall'età di 2 anni (ora ne ha 25), è stata curata con questo farmaco dall'ingresso nella scuola elementare, senza presentare sintomi di assuefazione o dipendenza; è una bellissima ragazza, si è laureata a pieni voti e ora lavora all'ONU, serena e lontanissima dall'idea di drogarsi !!! Questi nostri bambini iperattivi e con la testa tra le nuvole, che dimenticano spesso le loro incombenze, irresponsabili, che passano ore e ore a fantasticare per fuggire dalle difficoltà che incontrano nel concentrarsi, nati con un deficit a livello della chimica neuronale che impedisce il controllo degli impulsi nervosi che regolano l'attenzione, non devono essere curati? Un miope non deve portare gli occhiali? O un diabetico non deve prendere l'insulina? O un epilettico non deve prendere gli anticonvulsivanti? PERCHE' UN BAMBINO ADHD NON DEVE PRENDERE IL RITALIN? Noi non siamo diabetici e non prendiamo l'insulina perchè sarebbe dannosa, non siamo epilettici e non prendiamo gli anticonvulsivanti perchè sarebbero dannosi; non siamo ADHD e non prendiamo il Ritalin perchè sarebbe dannoso. Tutto sta nell'uso che si fa di un determinato farmaco e a questi bambini serve!
Informatevi meglio, giornalisti, per favore, e non offendete più la nostra dignità e la nostra intelligenza!

Lettera firmata, Alessandria 4/2/2002     


Questi bimbi devono aver la possibilità di dimostrare quello che valgono e Dio solo sa quanto vorrebbero fare ma non ce la fanno...

Sono la mamma di Alex un bambino di 8 anni cui è stato diagnosticato l'ADHD. Vi scrivo per farvi sapere chi sono e la mia disponibilità nel contribuire alla lotta per l'aiuto dei nostri bambini.
Carissimi Amici, volevo ringraziarvi per tutte le informazioni che sono riuscita ad avere grazie al vostro sito (mi avete indicato la strada tanto cercata). Alex fin dalla nascita gridava la sua turba, purtroppo mi ci sono voluti 8 lunghi anni per capire di cosa si trattava. Ogni mamma capisce se il proprio figlio ha un disagio ed io inconsciamente l'ho sempre saputo. Descrivere cosa si prova a vivere con un bambino ADHD è inspiegabile: è un rapporto fatto di odio, amore e un sentimento nuovo ancora da scoprire; solo chi vive tutto questo può capire. Alex è stato il mio primo bambino, dunque la mia prima esperienza; pensavo che fosse tutto normale quello che stavo passando, ma poi è arrivato Luca il mio secondo bambino che oggi ha 3 anni. Da quel momento ho iniziato a notare le differenze e fra i due c'era un abisso. E' stato proprio in quel momento che ho deciso di andare fino in fondo, io dovevo sapere cosa aveva il mio bambino. In prima e seconda elementare Alex non era una cima ma con l'aiuto di mio marito Gianni abbiamo gestito al miglio i compiti e lo studio. Il comportamento però era davvero impossibile. Tutti mi dicevano di stare calma, di aspettare che il bambino maturasse quindi si sarebbe anche calmato. Io però mi ero data una scadenza: la terza elementare, classe in cui subentrano più materie e quindi più concentrazione. Come immaginavo Alex non riesce a stare dietro a niente, eppure ama la preistoria, i dinosauri e la formazione del pianeta terra. Sembra tutto così strano: lui vorrebbe con tutte le sue forze, ma non ci riesce, così non potendo stare al passo con i suoi compagni nello studio preferisce  fare il bullo al punto da non poterlo più gestirlo ne a casa ne a scuola. Disperata vado dal pediatra e che chiedo tutte le analisi possibili da fare, entro in ospedale per un giorno e ci rimango cinque. La mia grande fortuna che nel reparto pediatria c'è un nuovo primario specializzato in bambini con sindrome ADHD. Dopo esami e accertamenti vari l'esito della sindrome risulta positivo, mi sembra di impazzire, in un attimo il mondo mi crolla addosso. Certo il professore ci ha messo di fronte il peggio della situazione e di quello che può portare questa sindrome. In quei giorni ho sofferto molto, per non avere saputo prima tutto questo, per la rabbia di non sapere e soprattutto per l'informazione che nella nostra regione non c'era. Ho pianto così tanto in quei giorni cosi difficili fra rabbie e sensi di colpa che Alex mi ha chiesto: "Mamma perchè piangi?" Ed io gli ho risposto: "Vedi Alex, oggi ho scoperto una cosa molto importante per me, ricordi tutte le volte che mi dicevi mamma io non ce la faccio, io non ci riesco, io non mi ricordo, pensavo che tu mi prendessi in giro ma ora ho capito che mi dicevi la verità." E lui con una espressione molto sollevata mi ha detto. "Mamma finalmente adesso lo hai capito!!!". Per aiutare Alex il professore mi propone la dieta oligoantigenica per il bambino con iperattività e deficit di concentrazione accompagnati dai testi di Connor's. La Dieta è difficilissima, ma noi vogliamo provare. Io, intanto cerco ancora fino a che trovo le Vostre informazioni utilissime per me, perchè con queste ho potuto coinvolgere parenti, amici, maestre, dottori e persone con lo stesso problema. Inizialmente pensavo che gli altri mi evitassero o comunque non volessero capire il mio problema, ma poi mi sono accorta di essere circondata da persone molto solidali nei miei confronti, iniziando dalle maestre che stanno lavorando bene con Alex (essendo anche per loro una nuova esperienza) si danno molto da fare nel sapere e nel gestire questa sindrome. Sono persone intelligenti che guardano il domani di questo bambino e soprattutto persone umane che vedono con gli occhi del cuore questo disturbo. A proposito di volevo dire a tutte quelle persone che ogni giorno
hanno contatti con bambini e ragazzi di informarsi su questo disturbo, ma non mettendo la testa sotto la sabbia o pensando che quel bambino è cattivo e basta. Questi bimbi devono aver la possibilità di dimostrare quello che valgono e Dio solo sa quanto vorrebbero fare ma non ce la fanno, quindi informatevi e informate.
Aiutare persone in difficoltà spesso aiuta anche noi stessi. Alex ora è seguito dal professore, dalla dietista da un psicologo, dalla scuola e le cose stanno andando per il meglio, ma non sono ancora soddisfatta. E' così che tramite la Vostra conoscenza e la conoscenza di una coppia di genitori che vivono da parecchi anni la mia stessa esperienza e alla proposta di fondare un centro che sia in grado di aiutare ed informare quanti ne abbiano bisogno anche in Alto Adige, ho aderito con il cuore pieno di nuove speranze e la carica che serve per andare avanti nella lotta per questi bambini. Prima possibile avrò anch'io il collegamento con internet così che il continuo contatto con Voi nel Progetto Parents for Parents mi darà la possibilità di dare un aiuto e un'informazione ancora più completa a tutto il bene che state già facendo. Così ho deciso di mettere Alex nelle mani di chi sa fare il suo lavoro e solo lui deciderà cosa è meglio, perchè anche Alex ha tutti i diritti di essere se stesso, di tirare fuori le sue vere potenzialità. Con questa lettera voglio anche dire a tutte quelle persone che vivono l'ombra di questa sofferenza, che non è sempre tutto buio, alzando gli occhi al cielo troviamo il raggio di sole che ci illumina. Basta essere sinceri con noi stessi e avere la carica, l'energia giusta per affrontare tutto questo senza nascondersi. Nessuno di noi ha scelto la vita che voleva fare, ma probabilmente questi bambini hanno scelto noi come genitori perchè solo noi abbiamo la carica e l'amore per aiutarli nel loro cammino, raccogliendo le soddisfazioni che questi bambini così sensibili ci daranno.
Un abbraccio Anna.

Lettera firmata. Bolzano 4/2/2002     



Mio Dio: come capisco queste mamme!

Quanti dolori deve sopportare una mamma e poi una mamma con un bambino ADHD! Doversi continuamente scontrare con le situazioni più frustranti, che noi ben conosciamo, e alle quali il proprio figlio e noi genitori siamo sottoposti, a causa del suo disturbo: sentire che il proprio bimbo è il "cattivo " della classe, vivere il proprio figlio come una "croce", arrivare ad avere con lui atteggiamenti aggressivi che in cambio provocano altra aggressività ed opposizione... Mio Dio: come capisco queste mamme!... E poi deve sentirsi in colpa per aver pensato che la soluzione c'è ed è quella proposta dal medico, ma qualcuno dice che nulla ha di sperimentato... Coraggio mamma, non abbandonare l'idea del Ritalin, se non trovi altre soluzioni, convinciti di andare da un medico esperto... Vedrai che la vita del tuo bambino e, di conseguenza la tua, cambieranno completamente, così come è successo a noi! Ti capisco, sai? Quando si è continuamente martellati da una campagna così denigratoria sul Ritalin, che definire "terroristica " è un eufemismo, è molto difficile essere sicuri di se ed "osare" di "drogare ed avvelenare" il proprio figlio! Erano le cose che pensavo anch'io quando, 18 anni fa, mia cognata mi parlava della sua bambina alla quale, negli Stati Uniti, dove abitavano, avevano diagnosticato l'ADHD e proposto la cura con il Ritalin! Le dicevo che era matta, che stava drogando sua figlia, che questi americani sono solo presi dalla mania dell'efficienza a tutti i costi, che la colpa era della scuola...
Ora, quella bimba ha 25 anni: è una splendida ragazza, alta (è cresciuta nonostante il Ritalin!), laureata a pieni voti (lei che si "incantava" e seguiva i suoi pensieri e non riusciva a stare al passo delle coetanee), lavora all'ONU, è una persona serena ed appagata e per niente DROGATA O MALATA! Lei, quando sentiva le mie lamentele su mio figlio, sulla sua incapacità a stare al ritmo con gli altri, ad organizzarsi, a concentrarsi, ad ottenere buoni risultati scolastici, a controllare la sua impulsività aggressiva e oppositiva, mi ripeteva che stavo sbagliando, che lui non lo faceva apposta, che era un bambino ADHD e mi scongiurava di cercare qualche medico che lo aiutasse, così come era stata aiutata lei...
Purtroppo in Italia, tu sai, è da poco che si conosce questo disturbo e, anche se forse con un po' di ritardo, grazie soprattutto a questa rete di "Carbonari impavidi" che i cari Raffaele e Giulia hanno fondato, finalmente la nostra vita è cambiata... così come auguro succeda al più presto a te e al tuo bambino.
Ti saluto caramente. 

 

Lettera firmata, ad una mamma. Alessandria, 21/3/2002    


"Ho dovuto studiare per ottenere questo, non è stata la bacchetta magica...ma finalmente magicamente adesso riesco a studiare e capisco quello che faccio!"

E' impossibile immaginare la nostra gioia dopo aver ricevuto dalla scuola, proprio in questi giorni, la pagella di nostro figlio e vedere il "miracoloso" cambiamento avvenuto in soli due mesi! Non posso pensare a quando con la pagella del primo quadrimestre mi era stata allegata, d'ufficio, una lettera che sottolineava la situazione problematica e a rischio per la promozione di quest'anno del nostro ragazzo... Poi la diagnosi di ADHD e quindi l'inizio di un trattamento con Ritalin...
Ecco le valutazioni a febbraio e quelle ricevute nella "pagellina" di aprile:

Febbraio 

Aprile

Religione 

7

7

Italiano 

5

7

Storia 

4

6

Tedesco 

4

6

Inglese 

4

7

Diritto 

5

6

Matematica 

2

7

Biologia 

5

6

Disc. pittoriche

7

8

Disc. plastiche

7

8

Disc. geometriche

4

6

Storia dell'Arte

5

6

Ed. Fisica

6

6

Quando mi dicevate che tutto questo sarebbe successo era comunque difficile immaginarlo e soprattutto immaginare il nostro stato d'animo di oggi...Vedere nostro figlio finalmente gratificato dal suo impegno e capace di realizzare finalmente i suoi buoni propositi...! Leggere nel suo sguardo l'orgoglio e la soddisfazione di chi si applica e ottiene risultati! Per prima cosa mi ha detto "Ho dovuto studiare per ottenere questo, non è stata la bacchetta magica...ma finalmente magicamente adesso riesco a studiare e capisco quello che faccio!"
Sono cose che voi sapete già, ma che mi piace ripetere per confermare che la buona volontà di questi ragazzi era davvero frenata...sono così felice per lui! Sono felice di aver creduto nell'aiuto terapeutico farmacologico...la fatica e le frustrazioni di questi anni potevano certo essergli risparmiate prima, ma ci sentiamo comunque fortunati per come stanno le cose adesso... anche il rapporto in famiglia, come c'è da immaginarsi, è migliorato di pari passo!!!
Non sono svaniti tutti i problemi...qualcosa da sistemare penso ci sarà sempre per il disagio della sua malattia ...ma conoscere questi "limiti" per noi e per tutte le famiglie è davvero indispensabile!
Ho voluto mandarvi i suoi progressi proprio come si fa con "i parenti"... perchè mi siete tanto cari e occuperete sempre un posto speciale nei miei pensieri!
Il mio grido è: Viva la vita!

 

Lettera firmata. Madre un ragazzo ADHD. Bolzano, 15/4/2002     


Sono una mamma disperata...aiutatemi!

Sono una mamma disperata. Mio figlio é seguito da uno psicologo da quattro anni, ma ho avuto pochi risultati, la scuola mi sta distruggendo. Davide è un bambino iperattivo con disturbo di attenzione; a scuola è spesso in castigo perchè disturba e non rispetta i compagni e nemmeno le insegnanti. In alcune circostanze è anche aggressivo: pochi giorni fa ha colpito con una gomitata il viso di una bambina provocandole un ematoma. Frequenta la quinta elementare in un piccolo paesino (in classe sono in sette) ed è stato sospeso per tre giorni e non so se questo sia il modo giusto per punirlo, dal momento che le insegnanti sanno che lo sto portando dallo psicologo per i suoi problemi. Il periodo scolastico è stato un calvario: spesso stata richiamata per il suo comportamento dalle insegnanti e frequenti telefonate brusche di genitori dei compagni di scuola, per la sua impulsività. Aiutatemi! Comincio ad essere stanca...

 

Lettera firmata, 15/5/2002     


Vorrei scappare in un deserto e gridare...

Ho un solo figlio di 11 anni, in quinta elementare, in un piccolo paesino della provincia di Varese vicino al Lago Maggiore. E' cinque anni che lo accompagno dallo psicologo, ha fatto tanti controlli, psicomotricità ed ora sta facendo un colloquio individuale, ma il problema c'è sempre e io non reggo più... Oggi ho chiesto allo psicologo se gli si può dare il Ritalin, ma mi ha risposto "assolutamente no"! Il bambino intanto è troppo nervoso, ormai da parecchio tempo dorme male e si sveglia con le occhiaie... Comincio a penso che sia un bambino disturbato da qualcosa. Non riesce ad avere nemmeno un amico. La scuola lo condanna: è sempre richiamato, è appena stato sospeso, e non so se sia servito... E' sempre in castigo perché infastidisce i compagni, si comporta in modo negativo pur di attirate l'attenzione... Le insegnanti sono stufe, io ho un lavoro part-time per cui le maestre mi hanno chiesto al pomeriggio di tenerlo a casa e questo, penso, non sia giusto... Lui vuole restare a scuola e anche alla mensa, ma da fastidio. Ho cominciato a pensare che potesse essere un bambino ADHD. Non so più con chi parlare... Chi non ha il problema non mi può capire. Quando arrivo davanti alla scuola per prendere mio figlio, tutti mi guardano male, come se la colpa fosse mia del fatto che mio figlio sia così. La madre di un suo compagno di classe mi ha detto che io e mio marito non sappiamo fare i genitori e che non è possibile che mio figlio quasi tutti i giorni disturba sempre i suoi... Vorrei scappare in un deserto e gridare...

 

Lettera firmata. Una mamma di Varese, 27/5/2002    

 

 Il libro ispirato da questa lettera... 


Lui è così felice quando si alza e sa che è quel giorno andrà a cavallo.

Volevo raccontarvi che finalmente, dopo tanti mesi di attesa, hanno assegnato un posto (tramite ASL) di ippoterapia a nostro figlio. Visto che la sanità qui non riconosce come patologia vera e propria l'ADHD, il motivo di questa prescrizione è stata la neurofibromatosi di cui è affetto, ma la nostra cara dottoressa di Monaco mi ha assicurato che gli farà molto bene anche sotto l'aspetto dell'ADHD, in quanto è costretto - in via giocosa - a relazionarsi con il cavallo, a imparare di prevedere le reazioni che le sue azioni provocheranno sul cavallo e a imparare determinate regole, se vuole che il cavallo faccia quello che vuole lui. Deve imparare che il cavallo non ama che gli si scorazza come un pazzo intorno alle gambe, ecc.ecc. E' una forma di rispetto che va imparata!
Va due volte la settimana, sempre per 50 minuti circa. Inizialmente una volontaria guidava il cavallo e la terapista gli faceva prima prendere confidenza con questo animale (che è sempre lo stesso) e poi gli faceva fare delle ginnastiche usando una palla per migliorare l'equilibrio e abituarlo a reggersi in groppa. Le ultime due volte invece è lui da solo a poter condurre il cavallo tenendo lui le redini e l'obiettivo è di fare - sempre andando al passo - dei percorsi che la terapista gli dice di fare. Piccoli slalom, a destra, dritto, poi a sinistra - e lui è felicissimo di questa cosa.

Ovviamente non riesce sempre a far fare alla sua "Lisetta" quello che vuole lui ma inizia a intuire che la cavalla non è un giochino o un qualcosa che si "comanda" secondo i propri capricci - inizia a capire che anche Lisetta ha bisogno di "ordini" molto chiari per sapere dove deve andare e cosa deve fare.

Prima di montare, deve "pulire" il cavallo con due attrezzi diversi e al termine della lezione si deve sempre ricordare di dare un piccolo premio, una mela o una carota alla Lisetta.

Noi non ci credevamo neanche più - abbiamo fatto la visita per questa terapia in un centro a Milano a gennaio. Ci hanno chiamato a fine maggio! Lui è così felice quando si alza e sa che è quel giorno andrà a cavallo. Per lui è una grande cosa.
Volevo condividere questa bella notizia con voi.

Ogni tanto, dopo tanta posta triste e disperata, oggi un messaggio felice e di speranza!

Lettera firmata. Milano, 13/6/2002      


Vorremmo evitare di sentirci ripetere che il nostro bambino "è fatto così", che "dobbiamo tenercelo" e soprattutto che "crescendo passerà"!

E' difficile raccontare il vissuto di una famiglia con un bambino ADHD e se la famiglia ha "al suo attivo" altri 7 bambini. E' un vissuto fatto di lotte che non finiscono mai, di differenze continuamente rimarcate, di dispetti che aumentano l'esclusione (almeno all'interno del nucleo famigliare), mentre fuori sembrano ritrovare un'inaspettata solidarietà fraterna.
Ogni giorno è una fatica nuova, la fatica di una famiglia che scegliendo di essere così numerosa ha deciso di "essere diversa" o almeno sentirsi tale in un paese che non riconosce alle famiglie i sacrifici e le lotte per crescere i figli e le rinunce inevitabili a tante cose come le vacanze o certi sport molto amati ma troppo costosi, a momenti di intimità spesso solo sognati, a cose che la maggior parte delle persone danno per scontate e che per noi restano solo un sogno... E poi Lorenzo, così generoso e così affettuoso ed estremamente sensibile, con quella sua incapacità a stare fermo che gli ha regalato però una manualità sorprendente e una muscolatura da vero atleta anche se spesso non riesce ad essere agile come vorrebbe perché mette troppa foga e non riesce più a coordinarsi in modo appropriato...
Lorenzo e la scuola che non lo vuole da sempre. Alla materna sempre in castigo come un vero Lucignolo sempre additato come il peggiore di tutti e le frasi non dette o sussurrate che colpivano come manganellate al cuore: "...logico con tutti quei fratelli!". Eppure quei fratelli sembravano capire che il tempo dedicato a Lorenzo doveva inevitabilmente essere maggiore del tempo che potevamo dedicare a loro..... 
Poi ha inizio il vero incubo, la scuola elementare, e Lorenzo termina la prima classe senza saper né leggere né scrivere, anche se gli viene concesso di potersi muovere senza dover restare seduto continuamente nel banco. Lui, però, avverte che è diverso dagli altri e che non è in grado di riuscire dove loro invece riescono e questo, dalla seconda classe diventa motivo di dispetto e aggressività nei confronti di quelli che vede come troppo diversi da lui e quindi inevitabilmente "nemici"…
Inizia così l'inesauribile lista dei richiami a noi e poi le richieste di allontanamento da parte degli altri genitori e noi lì a sentirci impotenti e arrabbiati nel difendere quel figlio che assorbiva quasi la totalità del nostro tempo e delle nostre attenzioni, mentre gli occhi degli altri eravamo colpevoli di chissà quale crimine perché la nostra scelta fondamentale era aver accettato la vita sempre e inevitabilmente con tutto l'amore possibile, per tutti nella stessa misura e con le differenze sostanziali di attenzione e comportamento che ogni figlio richiede. 
E poi la grande sofferenza di non riuscire a gestire quel figlio così diverso da tutti gli altri, che troppo spesso ti costringe ad azioni che ti riempiono di sofferenza e dolore e a pensieri che cerchi di allontanare e soluzioni da trovare, ma davanti vedi solo il vuoto, un vuoto che non sai come riempire... Sai però che devi trovare una soluzione perché hai delle responsabilità verso gli altri figli che come te soffrono e sperano...
Ma loro crescono e le difficoltà aumentano e i litigi diventano sempre più violenti tanto che spesso fai fatica a dividerli perché quando la rabbia esplode non è certo facile contenerla. Per Lorenzo si avvicina improrogabilmente il passaggio alla scuola media e sai che sarà difficile perché se adesso è completamente "fuori" semplicemente perché una delle maestre è in maternità e la supplente con i suoi 27 anni ha il metodo di una 90enne e lo chiama "somaro", alle medie i professori saranno tanti e sicuramente non avranno tempo per "stare dietro a lui"…
Per sua fortuna dalla terza elementare ha avuto una delle due maestre che lo ha accettato, amato ed ha saputo aiutarlo facendogli fare progressi sorprendenti seppur sempre molto limitati per quanto riguarda l'apprendimento, però è riuscita a renderlo parte della classe e a farlo accettare dagli altri compagni. E' riuscita ad utilizzare per alcune ore un'insegnante di sostegno prevista per un altro bambino con handicap accertato, mentre invece Lorenzo è "solo uno scalmanato", oltre alle ore interamente regalate da lei e dalla sua collega per aiutare Lorenzo a recuperare…
E poi c'è un fratello che sembra avere problemi di dislessia e discalculia ma la scuola pubblica dice che sono tutte stupidaggini e che "non ha voglia di studiare": peccato che in seconda media conta ancora sulle dita e a 5 anni faticava a riconoscere i vari colori eppure non è daltonico!
Ogni nuovo giorno porta con se nuove fatiche e nuove lotte e chi vive fuori non vede o non vuol vedere, non capisce o non vuol capire, e che - come dice un'amica - bisogna essere ammalati di ottimismo per costruire una famiglia come la nostra e siamo convinti che solo guardando al futuro con speranza e amore si potranno ottenere buoni risultati.
Noi oggi speriamo davvero di non essere costretti ad abbandonare questo nostro Bel Paese che sembra dimenticarsi dei suoi figli costringendo le famiglie nella solitudine e nella povertà delle informazioni e delle cure, ma soprattutto dimenticandosi di attuare politiche adeguate al fine di dare pari opportunità a tutte le famiglie.
La nostra speranza è che bambini come i nostri che hanno la necessità di cure a costi elevati possano trovare risposta attraverso i canali della sanità pubblica e che i medici di base si sensibilizzino al problema indirizzandoli verso le giuste competenze che, naturalmente, esistano, ma soprattutto vorremmo evitare di sentirci ripetere che il nostro bambino "è fatto così", che "dobbiamo tenercelo" e soprattutto che "crescendo passerà"!

Lettera firmata. 23/3/2003      


...si è diffusa la voce che Luca è un bambino irrecuperabile e violento, per cui nessuno lo vuole!

Sono la mamma di un bambino molto speciale (ADHD). Vi lascio immaginare le difficoltà che abbiamo nel crescere un bambino così particolare e tutto è ancora più difficile per il fatto che viviamo in una piccola città dove l'ignoranza e il pregiudizio la fanno da padrone. 

La nostra vita è diventata un inferno da quando il nostro piccolo angelo va a scuola... Quest'anno è stato promosso in terza elementare ma ha già cambiato due istituti scolastici! Le insegnanti non hanno accettato la diagnosi fatta dai medici per cui hanno continuato a bollarci come maleducati e a chiamare il nostro bambino "teppista"... Naturalmente non provano neppure a mettere in atto le strategie consigliate per la gestione in classe di un bambino iperattivo intervenendo con la forza per arginare i comportamenti tipici del disturbo e "massacrandolo verbalmente" a tal punto che nell'ambiente scolastico ormai è una furia, aggressivo e tagliato fuori da ogni attività...
Da quasi un mese è in terapia con il Ritalin. Lo staff medico che lo ha in cura mi ha consigliato di cambiargli nuovamente istituto ma si è diffusa la voce che Luca è un bambino irrecuperabile e violento, che noi genitori siamo portatori di guai e per tale motivo nessun circolo didattico lo ha accettato.Questo in breve il nostro dramma: combattiamo da soli contro questo male, nessuno vuole stare o impegnarsi con nostro figlio (nemmeno i frati della parrocchia!) e addirittura uno dei suoi insegnanti ci ha detto che nella scuola pubblica non c'è posto per quelli come Luca: che non esiste un posto per quelli come lui! 

Grazie per aver raccolto il mio sfogo: da quando ho conosciuto la vostra associazione mi sento meno sola.

Lettera firmata. 28/7/2003      


...ma che Paese è?!

Sono dieci anni che so che mio figlio soffre di ADHD e che combatto da sola in Italia con medici ignoranti e del tutto incapaci. Non so quante terapie inutili e quante frustrazioni... Nel mio paese si cura questa malattia da più di 25 anni... Finalmente a 14 anni, Gabriele è stato diagnosticato da un neuropsichiatra il quale, all'inizio dei nostri incontri, ha ammesso di non sapere niente dell'ADHD! Fortunatamente è una persona intelligente e colta per cui ha fatto ricerche e si è documentato e finalmente possiamo ricominciare a vivere noi e lui con l'aiuto del Ritalin. E' però del tutto inconcepibile che tutt'ora in Italia non si possa trovare questo farmaco... Ma che paese è uno come l'Italia che da più importanza al Viagra che ad una medicina capace di curare questi bambini/ragazzi cosi sofferenti, senza parlare delle loro famiglie?! Mi hanno sempre detto che l'Italia è una nazione dove i bambini sono altamente considerati: devo dire che non condivido quest'opinione quando, per colpa di una lobby testarda e ben collegata, lasciamo marcire i nostri figli in queste condizioni! Che vergogna! Mio figlio ormai è grande e il fatto di aver ricevuto diagnosi di ADHD cosi tardi potrebbe voler dire che rischia di trascinarsi questo problema anche in età adulta: pensate che peso, che mutuo per la sua vita!
E' con piacere che abbiamo scoperto il vostro sito, uno dei pochi in Italia, e vi siamo grati per tutti i vostri sforzi e l'aiuto che date a persone come noi. Con molto piacere diventeremo soci dell'AIFA!
Gabriele ha cominciato ad accettare la sua malattia e ci fa tante domande. Abbiamo stampato alcuni capitoli del vostro sito e vorremmo sapere se ci sono dei gruppi di supporto per ragazzi della sua età a Roma e se ci sono delle pubblicazioni che potrebbe leggere per aiutarlo a capire meglio... Purtroppo c'è ancora tanta ignoranza sull'ADHD! Quando ci siamo incontrati con un'insegnante della sua scuola, all'inizio dell'anno, e l'abbiamo informata che "nostro figlio soffre della Sindrome da Deficit dell'attenzione", lei ci ha candidamente risposto: "Ah, si sente trascurato?"! Non aggiungo altro!
Firmato: due genitori che vedono finalmente la luce ma non certo grazie alla ...sanità italiana!

Lettera firmata. 20/11/2003      


Finalmente siamo riusciti a darle l'aiuto di cui aveva bisogno!

Cara Associazione, sono il genitore di una bambina ADHD che, dopo aver tribolato per più di tre anni, è riuscito oggi, grazie all'AIFA, a ricevere una corretta diagnosi per mia figlia di ADHD in comorbilità con un ritardo mentale moderato. Dalla consapevolezza che in Italia non abbiamo strutture atte a dare un supporto concreto ai bambini ed alle famiglie che convivono con questo disturbo, sono mosso dal desiderio di diventare referente così da poter apportare il mio modesto contributo a tutte quelle famiglie che ancora oggi cercano una speranza ma che molto spesso non sanno che strada prendere.
Sono genitore di 4 figli. La terza di 9 anni ha cominciato a parlare e camminare dopo l'età di tre anni mentre il pediatra ci diceva che non tutti i bambini parlano alla stessa età e che dunque non c'era da preoccuparsi.
Quando però ha iniziato a frequentare la scuola abbiamo capito che c'era qualcosa che non andava, per cui nel settembre del 2001 ci siamo recati al [cita noto ospedale Lombardo] dove ancora ad oggi aspettiamo una risposta. Nel novembre dello stesso anno, tramite internet, ho trovato che [cita un noto istituto neurologico della Lombardia] era il migliore in Italia per cui ho prenotato e dopo qualche mese siamo stati ricoverati per undici giorni e dimessi con la frase "attendete il responso diagnostico"! Dopo circa un mese riceviamo una documentazione (non una diagnosi) dove veniva descritto che si riscontrava nella bambina un ritardo psicomotorio associato ad iperattività e si consigliava di avviare terapie di logopedia e psicomotricità. Dopo più di un anno ho chiamato per prenotare un controllo ed ho dovuto tribolato per oltre un altro anno per per essere richiamati... Nel frattempo non ci davamo pace perché le cose non andavano bene, per cui decidemmo di portare la nostra bambina al [cita noto ospedale ligure], poi al [cita nota Clinica Universitaria del Lazio] e infine al [cita nota Clinica Universitaria della Sicilia], ma nessuno sapeva dirci cosa avesse. Cosi il 21 ottobre 2003, finalmente, siamo ritornati alla primo ospedale lombardo che ci accolse, in Day Hospital, dove una dottoressa ci disse che "non sapevano ancora la bambina cosa avesse" e che riguardo alla prognosi non si pronunciava... Comunque, ancora ad oggi, aspettiamo di ricevere una diagnosi ed una terapia. Non rassegnato, dopo qualche giorno sono andato in Germania a casa di parenti con l'obiettivo di far visitare nostra figlia da un neuropsichiatra infantile. Arrivato in Germania a Colonia, questi miei parenti mi accompagnarono dal loro pediatra il quale, dopo aver visitato la bambina, mi disse che aveva una malattia molto comune nei bimbi di quell'età, ma che dovevo portarla da un neuropsichiatra che lui stesso mi indicò. Appena arrivati, quel professore mi disse che la bambina aveva una malattia che poteva essere curata con il Ritalin, farmaco che sicuramente non avremmo trovato in Italia e che loro, invece, danno dietro prescrizione di un neuropsichiatra infantile. Mi disse anche che in Germania esistevano centri specializzati per diagnosticare e seguire questa malattia.
Tornato in Italia ho cominciato a navigare su internet e dalla parola Ritalin,che non sapevo cosa fosse, sono arrivato all'AIFA. Poi ho partecipato al convegno che si è tenuto il 15 novembre a Roma dove ho conosciuto Enzo e Mariagrazia Aiello i quali mi anno fatto capire molte cose e sopratutto mi anno incoraggiato tantissimo. Durante il congresso quando ho ascoltato i criteri diagnostici del DSM IV mi è sembrato di vedere mia figlia. Dopo aver letto tutto il vostro sito, il libro "Vorrei scappare in un deserto e gridare...", manuali sull'ADHD e libri dell'Erikson, mi sono fatto per così dire" una cultura" a tal punto che cominciai a pensare che avesse questo disturbo. E non mi sbagliai! Infatti, 15 dicembre abbiamo ricoverato nostra figlia a Cagliari e il professor Zuddas e la sua equipe hanno formulato la diagnosi e prescritto una terapia multimodale: due Ritalin da 10mg al giorno, terapia logopedica, consigli e continui contatti la dottoressa, il tutto coadiuvato da un pedagogista che abbiamo trovato in zona. Finalmente siamo riusciti a darle l'aiuto di cui aveva bisogno.

Oggi riesce a seguire la scuola, sta imparando a leggere e scrivere, a casa riesce a stare seduta e quando andiamo fuori tutti notano che Miriam è molto migliorata.
E' proprio dalla gioia che scaturisce da questo miglioramento che nasce il desiderio di poter aiutare altri... Per volontà di Dio abbiamo conosciuto un'altra famiglia con un bambino con le stesse problematiche e, dopo averli indirizzati nel centro giusto, anche loro cominciano a vedere il figlio migliorare giorno dopo giorno.

Lettera firmata. 26/01/2004      


Alla fine ha detto che preferisce maggiormente il cavallo che le sue insegnanti...

Oggi Andrea [bambino ADHD n.d.r] ha svolto la sua prima lezione di equitazione. Devo dire che si è trovato subito a suo agio con il cavallo ed ha interagito benissimo con l'animale. Alla fine della lezione mi ha detto che preferisce maggiormente il cavallo che le sue insegnanti di scuola! In verità mi riesce proprio difficile dargli torto visto che già il primo giorno di inizio del nuovo anno scolastico si è visto stracciare dalla maestra tre fogli del quaderno di matematica perchè non riusciva a fare una greca in cui era raffigurato un cane che andavava disegnato alla perfezione contando i relativi quadretti!
Che pazienza che ci vuole con queste persone... 

Alle volte finisci per
rassegnarsi all'ignoranza che lo circonda...
Lettera firmata, 23/9/2004

 

Matteo [bambino ADHD n.d.r] deve ancora iniziare il cavallo ma siccome abbiamo il maneggio davanti a casa ieri portando a spasso il cane si è fermato a salutare le istruttrici, ha legato fuori il cane che non può entrare, ed è andato a trovare il suo cavallo preferito Artù, e ha aiutato l'istruttrice! Ha spiegato alcune cose ad un bambino che faceva lezione ed è tornato a casa tutto orgoglioso di sè perchè si è sentito istruttore per un momento e questo gli ha dato gioia e stima di sè.
Per quel che riguarda l'ignoranza i miei figli sono disgrafici e le insegnanti delle elementari continuano a dirgli "Scrivi meglio: non si capisce niente!" attraverso delle note con tanti punti esclamativi... E' un po' come dire a uno che che porta gli occhiali di leggere senza...
Così va il mondo, sempre pieno di gente insensibile ai problemi degli altri, concentrata solo su sè stessa.

Lettera firmata, 1/10/2004


Mio figlio è tornato da scuola dicendo che è uno stupido...

Giovedì 21 novembre avrò l'ennesimo colloquio con le insegnanti riguardo al problema di mio figlio di otto anni che frequenta la terza elementare. Quast'anno ha cambiato l'insegnante di matematica e come dice il proverbio "sai chi lasci ma non sai chi trovi"! Ci siamo imbattuti così in un'insegnante che non è nemmeno degna di essere chiamate tale, che lo terrorizza con continue urla e strappi di fogli del quaderno. Immancabilmente fa piangere qualche bambino della classe umiliandolo in maniera VERGOGNOSA. La maestra in questione è già stata contattata all'inizio dell'anno scolastico dalla psicopedagogista di mio figlio che le ha spiegato cos'è l'ADHD e quali strategie usare con questi bambini. Risultato: mio figlio è tornato da scuola dicendomi che è uno stupido e che gli tremano le gambe quando in classe entra questa maestra. Giovedì avrò insieme alla dottoressa psicopedagogista un nuovo colloquio con le insegnanti ma, sinceramente, mi sento parecchio scoraggiata perchè ti accorgi come non ci sia la volontà di capire e soprattutto di aiutare i bambini in generale! Scusate lo sfogo, ma forse voi mi potete capire!
Un abbraccio a tutti da una mamma amareggiata

 

Lettera firmata, 23/11/2004


Abbiamo il terrore di entrare nei negozi, nei ristoranti...

Sono il papà di un bambino di quattro anni al quale è stata attaccata l'etichetta di "bimbo iperattivo". Fino a questa mattina ho sempre creduto che fosse una parola che indicasse semplicemente un bambino un po' più vivace degli altri, almeno prima che leggessi l'articolo apparso su Specchio (supplemento di La Stampa del sabato), il quale mi ha non solo aperto gli occhi, ma ha fatto capire tutti i comportamenti di mio figlio notevolmente preoccupanti, del tipo il bambino che scappa improvvisamente in mezzo alla strada , crisi nevrasteniche in mezzo alla folla che con fare altezzoso ti guarda come se fossi io che con qualche sistema medioevale torturi mio figlio, etc... Nonostante diverse visite presso logopediste e psicoterapeute varie, non mi è stata mai descritto ne tanto meno mai ipotizzato che mio figlio potesse avere l'ADHD come ho avuto il piacere di leggere sul vostro sito. Abbiamo il terrore di entrare nei negozi, nei ristoranti. Mia moglie ed io siamo stati oggetto di minacce provenienti da passanti che, disgustati, dichiaravano di chiamare le assistenti sociali... Mia moglie avendo un carattere poco forte viene continuamente malmenata da nostro figlio con morsi, sberle, etc.... Lui è seguito da un'insegnante di sostegno poichè abbiamo accettato di firmare un documento sul quale veniva evidenziato un handicap. Abbiamo anche accettato che nostro figlio avesse bisogno di un aiuto che noi genitori non potevamo dare e questa insegnante, dimostrando una professionalità notevole, è riuscita ad inserire nostro figlio all'interno di gruppi di lavoro facendolo restare seduto per quasi un'ora. Chiedo scusa se la mia lettera è disordinata, ma io e mia moglie siamo disperati, non sappiamo più cosa fare, non riusciamo a capire neanche cosa nostro figlio ci vuole dire, in quanto non parla ancora sufficientemente bene, se non facendoci indicare tutte le volte ciò che vuole, oppure facendogli ripetere più volte la parola fino a quando mia moglie ed io riusciamo a capire qualcosa. Nessuno ci ha mai parlato di ADHD e di malattia vera e propria con tanto di terapie mirate. A chi possiamo rivolgerci visto che nonostante una risonanza magnetica ed un esame del sangue per scongiurare un eventuale causa da sofferenza fetale, nessun medico ci ha mai consigliato e tanto meno destinato ad eventuali esami o test specifici. Ormai in paese siamo tutti additati come maltrattatori di figli, mio figlio è stato soprannominato Attila... mi aspetto tutti i giorni di sentire suonare alla porta qualche assistente sociale. Oltre a mio figlio abbiamo un'altra bambina di sette anni, la quale per fortuna è una bimba bravissima e che sino ad ora non ci ha mai dato alcun problema, anzi ci riempie continuamente di soddisfazioni. Inizialmente ho parlato di etichetta in quanto mio figlio viene trattato ed additato come se avesse un'etichetta sulla fronte. E' possibile che dopo due anni di logopedia, di pet terapy, e di altre terapie con nomi impronunciabili, seguite da personale medico e paramedico, nessuno ci abbia mai parlato di ADHD?
Scusate per questo mio disordinato grido di aiuto, ma a quanto pare nella ntre il pediatra ci diceva che non tutti i bambini parlano alla stessa età e che dunque non c'era da preoccuparsi.
Quando però ha iniziato a frequentare la scuola abbiamo capito che c'era qualcosa che non andava, per cui nel settembre del 2001 ci siamo recati al [cita noto ospedale Lombardo] dove ancora ad oggi aspettiamo una risposta. Nel novembre dello stesso anno, tramite internet, ho trovato che [cita un noto istituto neurologico della Lombardia] era il migliore in Italia per cui ho prenotato e dopo qualche mese siamo stati ricoverati per undici giorni e dimessi con la frase "attendete il responso diagnostico"! Dopo circa un mese riceviamo una documentazione (non una diagnosi) dove veniva descritto che si riscontrava nella bambina un ritardo psicomotorio associato ad iperattività e si consigliava di avviare terapie di logopedia e psicomotricità. Dopo più di un anno ho chiamato per prenotare un controllo ed ho dovuto tribolato per oltre un altro anno per per essere richiamati... Nel frattempo non ci davamo pace perché le cose non andavano bene, per cui decidemmo di portare la nostra bambina al [cita noto ospedale ligure], poi al [cita nota Clinica Universitaria del Lazio] e infine al [cita nota Clinica Universitaria della Sicilia], ma nessuno sapeva dirci cosa avesse. Cosi il 21 ottobre 2003, finalmente, siamo ritornati alla primo ospedale lombardo che ci accolse, in Day Hospital, dove una dottoressa ci disse che "non sapevano ancora la bambina cosa avesse" e che riguardo alla prognosi non si pronunciava... Comunque, ancora ad oggi, aspettiamo di ricevere una diagnosi ed una terapia. Non rassegnato, dopo qualche giorno sono andato in Germania a casa di parenti con l'obiettivo di far visitare nostra figlia da un neuropsichiatra infantile. Arrivato in Germania a Colonia, questi miei parenti mi accompagnarono dal loro pediatra il quale, dopo aver visitato la bambina, mi disse che aveva una malattia molto comune nei bimbi di quell'età, ma che dovevo portarla da un neuropsichiatra che lui stesso mi indicò. Appena arrivati, quel professore mi disse che la bambina aveva una malattia che poteva essere curata con il Ritalin, farmaco che sicuramente non avremmo trovato in Italia e che loro, invece, danno dietro prescrizione di un neuropsichiatra infantile. Mi disse anche che in Germania esistevano centri specializzati per diagnosticare e seguire questa malattia.
Tornato in Italia ho cominciato a navigare su internet e dalla parola Ritalin,che non sapevo cosa fosse, sono arrivato all'AIFA. Poi ho partecipato al convegno che si è tenuto il 15 novembre a Roma dove ho conosciuto Enzo e Mariagrazia Aiello i quali mi anno fatto capire molte cose e sopratutto mi anno incoraggiato tantissimo. Durante il congresso quando ho ascoltato i criteri diagnostici del DSM IV mi è sembrato di vedere mia figlia. Dopo aver letto tutto il vostro sito, il libro "Vorrei scappare in un deserto e gridare...", manuali sull'ADHD e libri dell'Erikson, mi sono fatto per così dire" una cultura" a tal punto che cominciai a pensare che avesse questo disturbo. E non mi sbagliai! Infatti, 15 dicembre abbiamo ricoverato nostra figlia a Cagliari e il professor Zuddas e la sua equipe hanno formulato la diagnosi e prescritto una terapia multimodale: due Ritalin da 10mg al giorno, terapia logopedica, consigli e continui contatti la dottoressa, il tutto coadiuvato da un pedagogista che abbiamo trovato in zona. Finalmente siamo riusciti a darle l'aiuto di cui aveva bisogno.

Oggi riesce a seguire la scuola, sta imparando a leggere e scrivere, a casa riesce a stare seduta e quando andiamo fuori tutti notano che Miriam è molto migliorata.
E' proprio dalla gioia che scaturisce da questo miglioramento che nasce il desiderio di poter aiutare altri... Per volontà di Dio abbiamo conosciuto un'altra famiglia con un bambino con le stesse problematiche e, dopo averli indirizzati nel centro giusto, anche loro cominciano a vedere il figlio migliorare giorno dopo giorno.

Lettera firmata. 26/01/2004      


Alla fine ha detto che preferisce maggiormente il cavallo che le sue insegnanti...

Oggi Andrea [bambino ADHD n.d.r] ha svolto la sua prima lezione di equitazione. Devo dire che si è trovato subito a suo agio con il cavallo ed ha interagito benissimo con l'animale. Alla fine della lezione mi ha detto che preferisce maggiormente il cavallo che le sue insegnanti di scuola! In verità mi riesce proprio difficile dargli torto visto che già il primo giorno di inizio del nuovo anno scolastico si è visto stracciare dalla maestra tre fogli del quaderno di matematica perchè non riusciva a fare una greca in cui era raffigurato un cane che andavava disegnato alla perfezione contando i relativi quadretti!
Che pazienza che ci vuole con queste persone... 

Alle volte finisci per
rassegnarsi all'ignoranza che lo circonda...
Lettera firmata, 23/9/2004

 

Matteo [bambino ADHD n.d.r] deve ancora iniziare il cavallo ma siccome abbiamo il maneggio davanti a casa ieri portando a spasso il cane si è fermato a salutare le istruttrici, ha legato fuori il cane che non può entrare, ed è andato a trovare il suo cavallo preferito Artù, e ha aiutato l'istruttrice! Ha spiegato alcune cose ad un bambino che faceva lezione ed è tornato a casa tutto orgoglioso di sè perchè si è sentito istruttore per un momento e questo gli ha dato gioia e stima di sè.
Per quel che riguarda l'ignoranza i miei figli sono disgrafici e le insegnanti delle elementari continuano a dirgli "Scrivi meglio: non si capisce niente!" attraverso delle note con tanti punti esclamativi... E' un po' come dire a uno che che porta gli occhiali di leggere senza...
Così va il mondo, sempre pieno di gente insensibile ai problemi degli altri, concentrata solo su sè stessa.

Lettera firmata, 1/10/2004


Mio figlio è tornato da scuola dicendo che è uno stupido...

Giovedì 21 novembre avrò l'ennesimo colloquio con le insegnanti riguardo al problema di mio figlio di otto anni che frequenta la terza elementare. Quast'anno ha cambiato l'insegnante di matematica e come dice il proverbio "sai chi lasci ma non sai chi trovi"! Ci siamo imbattuti così in un'insegnante che non è nemmeno degna di essere chiamate tale, che lo terrorizza con continue urla e strappi di fogli del quaderno. Immancabilmente fa piangere qualche bambino della classe umiliandolo in maniera VERGOGNOSA. La maestra in questione è già stata contattata all'inizio dell'anno scolastico dalla psicopedagogista di mio figlio che le ha spiegato cos'è l'ADHD e quali strategie usare con questi bambini. Risultato: mio figlio è tornato da scuola dicendomi che è uno stupido e che gli tremano le gambe quando in classe entra questa maestra. Giovedì avrò insieme alla dottoressa psicopedagogista un nuovo colloquio con le insegnanti ma, sinceramente, mi sento parecchio scoraggiata perchè ti accorgi come non ci sia la volontà di capire e soprattutto di aiutare i bambini in generale! Scusate lo sfogo, ma forse voi mi potete capire!
Un abbraccio a tutti da una mamma amareggiata

 

Lettera firmata, 23/11/2004


Abbiamo il terrore di entrare nei negozi, nei ristoranti...

Sono il papà di un bambino di quattro anni al quale è stata attaccata l'etichetta di "bimbo iperattivo". Fino a questa mattina ho sempre creduto che fosse una parola che indicasse semplicemente un bambino un po' più vivace degli altri, almeno prima che leggessi l'articolo apparso su Specchio (supplemento di La Stampa del sabato), il quale mi ha non solo aperto gli occhi, ma ha fatto capire tutti i comportamenti di mio figlio notevolmente preoccupanti, del tipo il bambino che scappa improvvisamente in mezzo alla strada , crisi nevrasteniche in mezzo alla folla che con fare altezzoso ti guarda come se fossi io che con qualche sistema medioevale torturi mio figlio, etc... Nonostante diverse visite presso logopediste e psicoterapeute varie, non mi è stata mai descritto ne tanto meno mai ipotizzato che mio figlio potesse avere l'ADHD come ho avuto il piacere di leggere sul vostro sito. Abbiamo il terrore di entrare nei negozi, nei ristoranti. Mia moglie ed io siamo stati oggetto di minacce provenienti da passanti che, disgustati, dichiaravano di chiamare le assistenti sociali... Mia moglie avendo un carattere poco forte viene continuamente malmenata da nostro figlio con morsi, sberle, etc.... Lui è seguito da un'insegnante di sostegno poichè abbiamo accettato di firmare un documento sul quale veniva evidenziato un handicap. Abbiamo anche accettato che nostro figlio avesse bisogno di un aiuto che noi genitori non potevamo dare e questa insegnante, dimostrando una professionalità notevole, è riuscita ad inserire nostro figlio all'interno di gruppi di lavoro facendolo restare seduto per quasi un'ora. Chiedo scusa se la mia lettera è disordinata, ma io e mia moglie siamo disperati, non sappiamo più cosa fare, non riusciamo a capire neanche cosa nostro figlio ci vuole dire, in quanto non parla ancora sufficientemente bene, se non facendoci indicare tutte le volte ciò che vuole, oppure facendogli ripetere più volte la parola fino a quando mia moglie ed io riusciamo a capire qualcosa. Nessuno ci ha mai parlato di ADHD e di malattia vera e propria con tanto di terapie mirate. A chi possiamo rivolgerci visto che nonostante una risonanza magnetica ed un esame del sangue per scongiurare un eventuale causa da sofferenza fetale, nessun medico ci ha mai consigliato e tanto meno destinato ad eventuali esami o test specifici. Ormai in paese siamo tutti additati come maltrattatori di figli, mio figlio è stato soprannominato Attila... mi aspetto tutti i giorni di sentire suonare alla porta qualche assistente sociale. Oltre a mio figlio abbiamo un'altra bambina di sette anni, la quale per fortuna è una bimba bravissima e che sino ad ora non ci ha mai dato alcun problema, anzi ci riempie continuamente di soddisfazioni. Inizialmente ho parlato di etichetta in quanto mio figlio viene trattato ed additato come se avesse un'etichetta sulla fronte. E' possibile che dopo due anni di logopedia, di pet terapy, e di altre terapie con nomi impronunciabili, seguite da personale medico e paramedico, nessuno ci abbia mai parlato di ADHD?
Scusate per questo mio disordinato grido di aiuto, ma a quanto pare nella nostra città nessuno è capace di aiutarci! Forse solo voi mediante i contatti che di sicuro avrete potrete indirizzarmi presso qualche centro più competente.

 

Lettera firmata, 21/05/2005


In classe ci stava come un leone nella gabbia e fare i compiti era un'impresa titanica...

Sono la mamma di un ragazzino straordinario, dotato di una spiccata intelligenza e sensibilità, che oggi ha tredici anni. Purtroppo sono rimasta sola ad allevare questo bimbo che fin dai primi anni dimostrava una vivacità "insolita". Inutile credo citare le centinaia di episodi nei quali la nostra pazienza è stata messa veramente a dura prova, a cominciare dal fatto che fino a 18 mesi il bimbo dormiva pochissimo e quasi mai la notte! Fortunatamente i miei genitori mi sono sempre stati accanto, con comprensione e infinito amore hanno seguito il mio bambino senza mai perdersi d'animo neppure per un minuto, durante le ore in cui lavoravo.
Poi è iniziata la scuola, che dire... un disastro! Ed è iniziato anche il mio pellegrinaggio attraverso medici, psicologi, neuropsichiatri, strutture pubbliche, professionisti privati, etc... Niente, il nulla più assoluto.
Al termine dei vari test psicologici e intellettivi, dei vari esami di laboratorio, dell'EEG in tutte le salse (da sveglio, nel sonno, in privazione da sonno), addirittura della TAC, il risultato era lo stesso: bambino perfettamente normale, quoziente intellettivo piuttosto alto, sano come un pesce. Eppure non apprendeva quasi nulla, in classe ci stava come un leone nella gabbia e fare i compiti era un'impresa titanica che finiva puntualmente in una crisi di nervi mia o di mio figlio o di entrambe!
Le insegnanti tuonavano quotidianamente contro la sottoscritta e la mia famiglia per la nostra incapacità educativa (quante umiliazioni!), gli psicologi criticavano apertamente le insegnanti ritenute per lo più incapaci di svolgere il loro lavoro, e il bambino intanto passava ore nei corridoi della scuola appresso ai bidelli o addirittura in giardino da solo come un cagnolino randagio.
Più male che bene, terminano comunque le scuole elementari, da qui in poi i problemi ovviamente si ingigantiscono ogni giorno che passa. Intanto mio figlio non è più un bambino, frustrazioni e umiliazioni quotidiane lo rendono aggressivo e arrogante, è sempre più nervoso anche a casa, le punizioni sono all'ordine del giorno e non ottengono alcun effetto, anzi peggiorano ulteriormente la situazione.
E purtroppo a fine anno arriva anche la prima bocciatura. "Ripetere l'anno gli farà bene!", dicono le insegnanti e quasi quasi anche io mi convinco, ma invece va sempre peggio. Inizia a marinare la scuola, a fumare e starsene in giro tutto il giorno.
Eppure ogni volta che discutevo con lui, mettendolo di fronte alle proprie responsabilità, sembrava sinceramente pentito, provava rimorso nel dare così tante preoccupazioni a me e ai nonni, in particolare al nonno al quale era legatissimo. Prometteva che ce l'avrebbe messa tutta per migliorare, piangeva, ma poi tutto ricominciava da capo. Così arriva anche la seconda bocciatura... non riuscivo a crederci!
Ore e ore di colloqui con le insegnanti, con la preside, con l'ennesimo psicologo, dal quale peraltro erano state proprio loro ad inviarmi non erano servite a niente. Ho pregato le docenti di mio figlio (tutte donne e mamme) fino alle lacrime perchè non gli facessero questo, perchè cercassero di aiutarlo in qualche modo. Ho addirittura dato la mia parola che, se promosso, lo avrei portato via dalla loro scuola, ma è stato tutto inutile.
Quest'estate, cercando nuovamente in internet qualc">Torna su